Più lavoro meno soldi

E’ strano che le merci possano circolare senza restrizioni per effetto della globalizzazione, mentre per le persone ci sono forti limitazioni che, in un generale impoverimento economico e culturale ed  un crescente spirito local/nazionalistico, talvolta sfociano in intolleranza.

Questa globalizzazione, non solo non ha distribuito le ricchezze, ma ha aumentato le disparità (gli esseri umani si spostano per necessità proprio verso le nazioni più ricche e foriere di queste disparità). Non ha  esportato diritti e progresso sociale, frutto di secoli di battaglie sociali e culturali

Invece di esportare tutele e diritti sindacali, esportiamo ricchezza e competenza impiantando le nostre fabbriche altrove,  cosicché le aziende (e solo loro) abbiano bassissimi costi (trasporto, manodopera) e lautissimi guadagni. E noi “mondo occidentale” invece di ribaltare questo scenario, abbassiamo i salari, mentre i prezzi alla vendita dei nostri prodotti restano alti facendo crescere l’inflazione. Se l’inflazione cresce, aumentano i tassi d’interesse delle banche, specie sui mutui (che rendono le famiglie ancora più povere ).

I contratti in scadenza si rivalutano in base all’inflazione programmata (1,7%) e non a quella reale (4-4,5%) Uno scempio, un ladrocinio   ed il ministro Tremonti, che a giusta ragione vuole colpire la speculazione (come in concreto?), ma non può ridurre la questione del rinnovo economico dei contratti ad una decisione imposta da Bruxelles per frenare l’inflazione, altrimenti non capiamo l’utilità del suo ruolo.

Riappropriamoci del nostro futuro.

(pubblicato su Quattro Venti n°2 pag.1)

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