Le classi separate sono RAZZISTE

Senza tanti giri di parole e pur non entrando nel merito del decreto Gelmini sulla riforma unilaterale della scuola e dell’università (razionalizzare non significa tagliare), mi fa rabbia la proposta di riservare classi dedicate ai bambini, figli di immigrati.

Questo è razzismo, alimentato anche da media irresponsabili (notate il differente commento per lo stesso reato commesso da un italiano o da un immigrato).

La motivazione principale di chi sostiene questa tesi è che così i bambini italiani non “perdono tempo” per cercare di “attendere” i nuovi arrivati e che la classe dedicata porterà vantaggi agli stessi bambini immigrati. Nulla di più ipocrita e falso nonché lontano dalla realtà.

Ma la tanta agognata ed auspicata integrazione che in tanti desiderano (forse solo a chiacchiere) come la vogliamo realizzare ?

Le scuole sono l’elemento fondamentale per lo scambio culturale e linguistico.

Anche con le classi “di soli italiani”, le insegnanti hanno difficoltà a seguire pedissequamente i programmi, anche perché mancando le insegnanti di sostegno (per risparmiare) le  maestre o devono abbandonare gli alunni “più lenti” oppure rallentare le attività formative al fine di portare tutti ad un livello scolastico accettabile.

Il problema della lingua (i ragazzi apprendono in men che non si dica) può essere più rapidamente superato con specifici corsi post-scolastici, ma come sempre mancano soldi, maestre, aule, strutture e strumenti.

Come sempre, non si vogliono affrontare i problemi nella loro complessità, ma seguire istinti triviali e razzisti che vanno respinti. I ghetti non li vogliamo.

(pubblicato su QV n°6 pag. 4)

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