Riforma dei contratti

Il rinnovo contrattuale nazionale, nonché   la relativa riforma, impatta direttamente sui lavoratori (norme e denaro) ma, anche dopo la questione Alitalia, crea una spaccatura tra le stesse organizzazioni sindacali.

L’unità sindacale è importante perché la divisione dei lavoratori favorisce solo le imprese (dividi et impera), ma bisogna anche essere consapevoli che in nome dell’unità sindacale non è possibile acconsentire a proposte che danneggino gli stessi lavoratori.

Il contratto TLC scade a dicembre 2008 e probabilmente sarà il primo che si rinnoverà  con le nuove “indefinite” modalità contrattuali.

Ma quali sono le differenze tra le proposte ?

Premesso che non è possibile che qualche sigla sindacale si dichiari d’accordo sulla riforma dei contratti senza che il confronto sia terminato, un po’ come la vertenza Alitalia dove le stesse sigle non solo non respinsero l’ultimatum governativo (non si discute con gli ultimatum), ma diedero l’OK con 24 ore di anticipo, senza nessun accordo per iscritto ed anche per settori per i quali non erano rappresentativi.

Con la proposta di Confindustria economicamente non solo non recuperiamo l’inflazione ma modificando  il “valore punto” i rinnovi salariali saranno in realtà negativi. Ci  fregano !!!!!!

Noi proponiamo salvaguardie per recuperare l’inflazione, certezze sugli aumenti salariali alla scadenza del contratto, aumenti legati alla produttività ma in un quadro di tutele e “di garanzie minime”, democrazia e rappresentanza sindacale certificata, limitazione del “dumping contrattuale” (cioè rincorsa al ribasso tra contratti).

Le imprese offrono aumenti solo sulla produttività,  scarso recupero inflazione (escludendo dal calcolo i prodotti energetici ed alimentari), deroghe normative e salariali x aziende, penalità per sindacati che non rispettano i contratti, ma non per le aziende, sgravi fiscali solo per II livello.

Torniamo alla piattaforma unitaria sindacale proposta da CGIL CISL UIL.

 (pubblicato su QV n°6 pag.1)

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