Cgil, la ricetta per sbloccare i rinnovi

Da Rassegna.it

A gennaio, il governo annunciava in pompa magna che la missione di dividere il sindacato era compiuta ed il nuovo modello contrattuale – separato appunto – sarebbe stata la panacea per la crisi. Ora che molte vertenze contrattuali sono alle porte, l’entusiasmo del governo-datore di lavoro sfuma nel nulla, e il ministro della Funzione pubblica critica il modello e dichiara, nei fatti, la sua inapplicabilità. Con il rischio che ciò diventi l’inaccettabile alibi per non rinnovare i contratti dei lavoratori pubblici. Nelle categorie regna sovrana l’articolazione.

Nei meccanici, Cisl e Uil si sono assunte l’onere di alfieri della rottura, non solo con una piattaforma separata, ma attraverso la disdetta del contratto nazionale che non è e non può essere un loro patrimonio privato, non solo per la firma della Fiom, ma ancor più per il voto dei lavoratori che lo approvarono. Se nei meccanici abbiamo visto una voglia di cesura della loro storia, nelle altre categorie si verificano soluzioni diverse ed alleanze diverse, e nei fatti una difficoltà delle categorie di Cisl e Uil ad applicare l’accordo separato.

Abbiamo già raccontato le piattaforme:
l’avvio e la rottura unitaria degli alimentaristi, la discussione degli edili, il confronto tra piattaforme diverse nelle telecomunicazioni, nei chimici, nei tessili e via enumerando. Si apre quindi una stagione contrattuale molto complessa che – come non ci stancheremo mai di dire – è l’opposto di quel che servirebbe nella crisi, è l’opposto delle attese dei lavoratori. I fatti si sono già incaricati di dimostrare che non funziona costruire un meccanismo che sottrae alla realtà la misura dell’inflazione e alle parti la funzione negoziale. In tempi non sospetti evidenziammo che l’Ipca depurata, pensata per non tutelare i salari, si sarebbe rivelata un boomerang. Si preferì la rottura.

Per la Cgil, il filo conduttore delle piattaforme è tracciato: una risposta salariale concreta, la difesa della funzione del contratto, l’attenzione ai temi dell’occupazione. Durante l’estate, abbiamo assistito al moltiplicarsi dei paladini di mille forme diverse di “contrattazione”, dalle gabbie salariali, alla partecipazione agli utili; una rincorsa a distrarre dai problemi dell’autunno. Proposte diverse, ma tutte con un tratto comune, indebolire il contratto nazionale di lavoro, aumentare le diseguaglianze, un’idea di contrattazione decentrata contro, non per allargare e redistribuire.

La constatazione che il modello non funziona è sotto gli occhi di tutti. Può essere un’occasione, un’opportunità positiva, per ritrovare conclusioni unitarie ai tavoli contrattuali. Può essere l’occasione, a partire dai segnali lanciati da Confindustria, per scrivere una nuova agenda di priorità e proposte per contrastare la crisi e immaginare un futuro, affermando un ruolo autonomo delle parti sociali. Se no meglio decidere una fase di transizione – un ponte – che dia risposte ai salari, per uno, due anni e concentri le energie sulle proposte per uscire al meglio dalla crisi.

Susanna Camusso (segretaria confederale della Cgil)

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *