Terra

Un brutto colpo a freddo il decreto legge approvato ieri da Consiglio dei Ministri sulle privatizzazioni dei servizi pubblici locali. Un passaggio che chiude una epoca, preso ancora una volta senza informare i cittadini e coinvolgere i Comuni.

Sono liquidati quei pochissimi margini concessi alle amministrazioni locali dalla legge del parlamento varata non più tardi dell’Agosto 2008, di mantenere la gestione in house nei servizi fondamentali come l’acqua.

La 133 art. 23 bis appunto, è stata superata e pure già rappresentava un duro colpo per la gestione pubblica, introduceva l’obbligo alla gara e l’ingresso dei privati, ma con ancora alcune possibilità di scelta da parte dei comuni, i quali, dopo essere passati sotto i controlli delle diverse autority, potevano optare per una gestione del servizio “in house”, fuori cioè dal mercato finanziario.

Si chiude così il lungo e duro scontro politico ed istituzionale sulle privatizzazioni dei servizi pubblici locali; uno scontro che va avanti dal 2002 e ha contrapposto da una parte molti enti locali e alcuni partiti e d’altra i due poli politici di centro destra e di centro sinistra uniti.

E’ l’addio alle gestioni “in house”, e cade così l’ultimo bastione di “resistenza”eretto dai comuni e dalle province. Di questo si è trattato, ora è il via alla mercificazione totale dell’acqua potabile nel nostro paese.

Ma vediamo prima cosa sono le gestioni in house

In sostanza sono SPA interamente nelle mani dei comuni consorziati, sulla quale i comuni stessi esercitano il “controllo analogo” a quello dei propri uffici, è riconosciuta dalla normativa Europea tanto è che la Francia e il Comune di Parigi la stanno perseguendo in un ottica di vera ripubblicizzazione. La Spagna e la Germania la stanno applicando in alcune grandi città ed è tuttora adottata dal Belgio, dall’Olanda, dal Lussemburgo, nonché da 64 ATO italiani, 61 dei quali hanno passato il vaglio dell’autority, compresi quelli di Milano Città e Provincia.

Sono state una mediazione onorevole e temporanea per il movimento dell’acqua che con 400000 firme  e una legge di iniziativa popolare chiedeva la piena ripubblicizzazione del servizio idrico.

Una mediazione ottenuta principalmente dalla resistenza o riottosità ( così è stata definita da partiti e confindustria) dei comuni a perdere autonomia e ruolo decisionale sui servizi e beni comuni come l’acqua potabile, che si è sostanziata in numerose iniziative, la più forte delle quali è stato il referendum promosso da 144 comuni lombardi trasversalmente rappresentati.

E’ stata una riottosità che più volte messa sotto accusa, che i partiti hanno chiesto di stroncare, ma che ha spesso trovato il sostegno oltre che nella Sinistra radicale anche nelle posizioni prese dalla Lega:  nel 2003 con l’articolo 14 nella finanziaria che introduceva le in house, nel 2006 con il referendum lombardo poi nel 2008 con l’emendamento alla legge 133, art . 23bis, con il quale appunto introduceva quelle salvaguardie del pubblico, oggi rimosse dal decreto, alle quale si sono aggrappati per tanto, numerosi comuni e 64 ATO.

Ecco, il decreto legge dell’altra sera fa saltare queste salvaguardie entro il 2011 e fa un passo in più, chiede che anche nell’affidamento tramite gara a società miste  la quota di partecipazione del pubblico non può superare il 40% e nelle quotate esistenti deve scendere al di sotto del 30% entro il 2012. E’ un decreto palesemente incostituzionale che gli enti locali dovrebbero impugnare.

Con il decreto cade la foglia di fico, l’imbroglio, con la quale molti amministratori, in particolare toscani ed emiliani hanno cercato di rintuzzarci nel passato, e cioè che con il 51%  il loro controllo sarebbe stato garantito. Adesso cosa faranno? Domanda retorica….

Siamo ad una svolta; dicevo che tutta la nostra acqua potabile sarà privatizzata e con questo come paese entriamo a piè pari nel disegno delle multinazionali di mercificare universalmente un bene comune fondamentale come l’acqua. Anzi ne siamo la punta avanzata.

Entro il 2011 sarà obbligatorio mettere a gara l’intero Servizio idrico nazionale e tutti gli addetti ai lavori sanno benissimo che le gare le vinceranno tutte un cartello di imprese ben definito: ACEA – IRIDE/ENIA/ HERA – A2A dentro alle quali i pacchetti azionari di Suez Lyonnes des Eaux e Veolia la faranno da padroni, assieme ai Caltagirone, ai Pisante e alle banche.

Poteri locali, partecipazione dei cittadini, democrazia, federalismo… parole…vuote. queste SPA verranno consegnati i rubinetti d’Italia e decideranno la politica dell’acqua in tutti i territori.

Ma questa svolta, il decreto porta la firma Fitto- Calderoli, si realizza cioè con l’accordo della Lega e questa è la novità, che chiude il cerchio degli intrecci politico – affaristici.

Quali siano le contropartite, cosa si sia giocata ancora una volta la Lega non mi è dato sapere, penso però che la Lega con l’acqua, dopo Alitalia…ecc si è giocata la credibilità di essere il partito dei territori, dei loro beni comuni e della loro autonomia.

Ora la parola è ai movimenti sociali, ai giornalisti liberi, agli uomini di cultura, ai Sindacati che si eprimino una buona volta, ai sindaci, alla loro capacità di indignarsi ancora e di sapersi mobilitare in due battaglie assolutamente complementari: sui tempi brevi quella di fermare o modificare il decreto e l’altra articolata sui territori di chiedere a comuni e regioni di cambiare statuti e leggi regionali affinché affermino che l’acqua è un bene pubblico privo di interesse economico (10.9.2009)

Emilio Molinari

(Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua)

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