Giancarlo Siani avrebbe compiuto 50 anni il 19-9-2009

Giancarlo Siani, un grande uomo, un grande giornalista ammazzato da luridi camorristi e lasciato solo, come spesso accade, da chi doveva proteggerlo ovvero le istituzioni, lo Stato ma anche da noi cittadini.

Riporto una nota di Giuseppe Mastrolia

50 anni fa, il 19 settembre 1959, nacque a Napoli il giornalista Giancarlo Siani, assassinato dalla camorra il 23 settembre 1985, quattro giorno dopo aver compiuto 26 anni . Siani iniziò sin da giovanissimo a scrivere per il periodico “Osservatorio sulla camorra”, focalizzando il proprio lavoro sulle gerarchie delle famiglie camorristiche che comandavano la malavita di Torre Annunziata e della zona oplontina. In seguito lavorò come corrispondente de “Il Mattino” dalla sede distaccata di Castellamare di Stabia. Il 10 giugno 1985 il giovane giornalista pubblicò un articolo contenente delle rilevazioni, ottenute grazie ad un amico carabiniere, dalle quali emerse che il clan Nuvoletta – organizzazione contrapposta al disegno cutoliano ed esponente della “Nuova Famiglia” – con una “soffiata” rese possibile l’arresto del boss Valentino Gionta, catturato a Poggio Vallesano subito dopo aver lasciato la tenuta del boss Lorenzo Nuvoletta – in seguito i collaboratori di giustizia hanno rivelato che l’arresto di Gionta fu il prezzo pagato dal clan per ottenere un patto di non belligeranza con il capo storico della camorra casertana, Antonio Bardellino. La notizia pubblicata da “Il Mattino” mise in cattiva luce il clan Nuvoletta che, “vendendo” il boss Valentino Gionta alla polizia, furono etichettati come degli “infami ” dagli altri clan partenopei. I capo-clan Lorenzo e Angelo Nuvoletta si riunirono più volte per discutere su come eliminare Siani, decisero di farlo quattro mesi dopo l’uscita dell’articolo. Giancarlo Siani fu ucciso in Via Vincenzo Romaniello, alle 20.50 di mercoledì 25 settembre mentre stava tornando a casa dei genitori, residenti al Vomero. Per l’omicidio, il 15 aprila 1997, sono stati condannati all’ergastolo i tre mandanti Angelo Nuvoletta, Valentino Gionta e Luigi Baccante e gli esecutori materiali del delitto Ciro Cappuccio e Armando Del Core. Il 27 marzo 2009 è uscito “Fortàpasc”, un film diretto da Marco Risi, che racconta gli ultimi quattro mesi di vita del cronista partenopeo.

Giancarlo Siani, un esempio per chi crede nella verità.

In seguito è riportato il testo dell’articolo scritto da Siani e pubblicato il 10 giugno 1985 da “Il Mattino”:

Potrebbe cambiare la geografia della camorra dopo l’arresto del super latitante Valentino Gionta. Già da tempo, negli ambienti della mala organizzata e nello stesso clan dei Valentini di Torre Annunziata si temeva che il boss venisse «scaricato», ucciso o arrestato.
Il boss della Nuova famiglia che era riuscito a creare un vero e proprio impero della camorra nell’area vesuviana, è stato trasferito al carcere di Poggioreale subito dopo la cattura a Marano l’altro pomeriggio. Verrà interrogato da più magistrati in relazione ai diversi ordini e mandati di cattura che ha accumulato in questi anni. I maggiori interrogativi dovranno essere chiariti, però, dal giudice Guglielmo Palmeri, che si sta occupando dei retroscena della strage di Sant’Alessandro.
Dopo il 26 agosto dell’anno scorso il boss di Torre Annunziata era diventato un personaggio scomodo. La sua cattura potrebbe essere il prezzo pagato dagli stessi Nuvoletta per mettere fine alla guerra con l’altro clan di «Nuova famiglia», i Bardellino. I carabinieri erano da tempo sulle tracce del super latitante che proprio nella zona di Marano, area d’influenza dei Nuvoletta, aveva creduto di trovare rifugio. Ma il boss di Torre Annunziata, negli ultimi anni, aveva voluto «strafare».
La sua ascesa tra il 1981 e il 1982: gli anni della lotta con la «Nuova camorra organizzata» di Raffaele Cutolo. L’11 settembre 1981 a Torre Annunziata vengono eliminati gli ultimi due capizona di Cutolo nell’area vesuviana, Salvatore Montella e Carlo Umberto Cirillo. Da boss indiscusso del contrabbando di sigarette (un affare di miliardi e con la possibilità di avere a disposizione un elevato numero di gregari) Gionta riesce a conquistare il controllo del mercato ittico.
Con una cooperativa, la Do. Gi. pesca (figura la moglie Gemma Donnarumma), mette le mani su interessi di miliardi. È la prima pietra della vera e propria holding che riuscirà a ingrandire negli anni successivi. Come «ambulante ittico», con questa qualifica è iscritto alla Camera di Commercio dal ‘68, fa diversi viaggi in Sicilia dove stabilisce contatti con la mafia. Per chi può disporre di alcune navi per il contrabbando di sigarette (una viene sequestrata a giugno al largo della Grecia, un’altra nelle acque di Capri) non è difficile controllare anche il mercato della droga.
È proprio il traffico dell’eroina uno degli elementi di conflitto con gli altri clan in particolare con gli uomini di Bardellino che a Torre Annunziata avevano conquistato una fetta del mercato. I due ultimatum lanciati da Gionta (il secondo scadeva proprio il 26 agosto) sono alcuni dei motivi che hanno scatenato la strage. Ma il clan dei Valentini tenta di allargarsi anche in altre zone. Il 20 maggio a Torre Annunziata viene ucciso Leopoldo Del Gaudio, boss di Ponte Persica, controllava il mercato dei fiori di Pompei. A luglio Gionta acquista camion e attrezzature per rimettere in piedi anche il mercato della carne. Un settore controllato dal clan degli Alfieri di Boscoreale, legato a Bardellino.
Troppi elementi di contrasto con i rivali che decidono di coalizzarsi per stroncare definitivamente il boss di Torre Annunziata. E tra i 54 mandati di cattura emessi dal Tribunale di Napoli il 3 novembre dell’anno scorso ci sono anche i nomi di Carmine Alfieri e Antonio Bardellino. Con la strage l’attacco è decisivo e mirato a distruggere l’intero clan. Torre Annunziata diventa una zona che scotta. Gionta Valentino un personaggio scomodo anche per gli stessi alleati. Un’ipotesi sulla quale stanno indagando gli inquirenti e che potrebbe segnare una svolta anche nelle alleanze della «Nuova famiglia». Un accordo tra Bardellino e Nuvoletta avrebbe avuto come prezzo proprio l’eliminazione del boss di Torre Annunziata e una nuova distribuzione dei grossi interessi economici dell’area vesuviana. Con la cattura di Valentino Gionta salgono a ventotto i presunti camorristi del clan arrestati da carabinieri e polizia dopo la strage.
Ancora latitanti il fratello del boss, Ernesto Gionta, e il suocero, Pasquale Donnarumma.

http://periodicoitaliano.info/2009/09/19/oggi-giancarlo-siani-avrebbe-compiuto-50-anni/

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