Il paese dei finti cattolici | Camminando Scalzi…Walking Barefoot

Il paese dei finti cattolici | Camminando Scalzi…Walking Barefoot.

Abbiamo sicuramente sentito tutti parlare della discussa sentenza della Corte Europea, che “vieta” l’esposizione di simboli religiosi nelle classi degli alunni.

Partiamo prima di tutto dal simbolo religioso, quel famoso crocifisso di cui si è tanto -troppo- parlato in questi ultimi giorni. La crocifissione di Gesù è l’ultimo atto della sua vita in terra, il suo sacrificio per salvare l’umanità dai propri peccati. E’ una tortura violenta, sanguinaria, è il momento più drammatico e forse più alto di tutta la storia di Cristo. Comincia ad essere utilizzata come simbolo dai cristiani intorno al IV secolo, quando l’imperatore Costantino vietò la pena capitale eseguita in questa maniera e cominciò il processo di conversione. Nel 692, al Concilio di Trullo, fu deciso di utilizzare la crocifissione di Gesù -non la croce o il crocifisso, come spesso detto in questi giorni- come simbolo fondante della religione cristiana.

Passano quei millequattrocento anni (anno più anno meno), e nel frattempo il mondo cambia. La Chiesa (intesa come Istituzione chiesa Cattolica) conosce diversi momenti bui e meno bui, e arriva pian piano in un’epoca moderna, dove comincia a perdere il suo “potere” così tanto radicato nei secoli. E si ritrova in un posto che non è più il suo. Il mondo è andato avanti, la Chiesa è rimasta ferma.

Il suo è un potere concreto che si è sempre basato -nel passato remoto- sull’ignoranza, sulla poca cultura, sulla facilità con cui si influenzava la gente. Ma la società evolve, la cultura cambia, le persone cominciano ad informarsi. E si arriva così al giorno d’oggi, era in cui c’è poco posto per LA religione, e il mondo comincia sempre di più a diventare un colorato mosaico composto dalle più disparate forme di credo. Si giunge, naturalmente, all’abbandono lento ma costante della visione della Chiesa Cattolica come centro del mondo, grazie all’inesorabile aumento dell’informazione e del livello culturale medio. E’ un mondo che sta andando sempre di più nella direzione della multiculturalità, del rimescolarsi di popoli, dei colori, spiritualità delle più disparate con un unico, dichiarato, obiettivo comune: l’integrazione. E’ un mondo che non vuole più essere diviso in compartimenti stagni, con Maometto da una parte e Gesù dall’altra. Basta fare un giro in una qualsiasi grande città europea: passeggiano per strada indiani, turchi, marocchini, ebrei, bianchi, neri, ognuno con la sua vita. L’uomo d’affari, il fattorino, lo yuppi in carriera, e così via.

Noi però viviamo in Italia. Da noi l’indiano lo vediamo al semaforo a lavare i vetri, i neri li affondiamo sui loro barconi della disperazione, e disinfettiamo i sedili dei treni dove viaggia gente che ha la sfortuna di avere il colore della pelle diverso dal giallo-spaghetti di noi pizzapizzamariscià. Viviamo in Italia, il paese dove la Chiesa Cattolica ha il suo Stato (!!!), il paese che professa una laicità mai dimostrata nel concreto, il paese che non fa pagare l’ICI ai preti, che “regala” l’otto per mille, che promuove le scuole private gestite da ecclesiasti (Cattolici), che si indigna quando viene varata una regola che è forse la più importante della cultura cattolica: il rispetto del prossimo.

L’Unione Europea, nei suoi intenti di creare uno stato unitario che rappresenti l’unione di tutte le culture di tutte le nazioni che la compongono, si sta muovendo chiaramente verso questa moderna e sacrosanta (è proprio il caso di dirlo) direzione. Dare a tutti lo stesso valore, rispetto, uguaglianza. Questo nel concreto vuol dire anche vietare l’esposizione di simboli religiosi nelle scuole.
Mettetevelo tutti bene in testa: non è una questione di religione, di mancato rispetto, di scavalcare il potere (!!!) della Chiesa. Si tratta semplicemente di permettere alle nuove generazioni di crescere in un clima più libero possibile nei luoghi di istruzione, posti in cui è necessario il massimo equilibrio, la massima serenità, la massima uguaglianza. E mettiamoci bene in testa anche quest’altra cosa: l’epoca del “ognuno a casa propria” è finita. C’è la necessità impellente di imparare a convivere con le più diverse forme culturali presenti su questo disastrato pianeta. E poco importa che io sia cattolico, tu musulmano, lui protestante e quell’altro ancora buddista. La scuola è un centro di istruzione e di formazione, deve essere un luogo “culturalmente neutro”. Il rispetto per il prossimo finisce nel momento in cui obblighiamo un bambino di un’altra religione a stare in un luogo dove c’è un simbolo che non lo rappresenta. Come fa a rapportarsi con gli altri, con la realtà che lo circonda, come fa ad integrarsi con gli altri, e gli altri ad integrarsi con lui, se gli spariamo in faccia ogni giorno che lui è un “diverso”?
La questione è tutta qua; spinosa, fastidiosa da raccontare, ma è tutta qua. Bisogna esser ciechi per non vederla.

Non è difficile immaginare il perché di tante polemiche. La Chiesa (intesa sempre come istituzione-stato, sia chiaro, non come credo) sta lentamente, ma inesorabilmente, perdendo il potere di influenza che ha accumulato ed esercitato per secoli e secoli. Con l’avvento dell’era dell’Informazione, la gente ha cominciato a ragionare con la propria testa. E questo allo Stato Vaticano non sta bene. I fedeli sono business, soldi che girano, e i soldi che girano sono potere.Perché se un giorno la maggioranza della gente (e in questo caso la speranza nelle nuove generazioni è tanta) smettesse di stare così tanto appresso all’istituzione Chiesa e magari si concentrasse a rivedere il rapporto con la religione come una cosa intima, personale, dove nessuno deve e può metter bocca, l’istituzione Chiesa andrebbe via via sparendo. E’ l’ennesima anomalia tutta italiana, perché in nessun altro paese moderno e civile di questo mondo sarebbe accaduto quello che è successo, che so, per il caso Englaro.

Sul mondo politico e sulle sue reazioni al “verdetto” della Corte europea non c’è molto da dire. Nel senso che ci ritroveremmo a dire le stesse cose che sono state dette pertanti altri argomenti. L’incoerenza impera. Tutti improvvisamente, chinando il capo, si professano cattolici, si schierano in difesa del Cristianesimo e diventano squallidi paladini di una guerra che non gli appartiene, né a loro né allo stato italiano. C’è chi discrimina il prossimo, c’è chi va con le prostitute, c’è chi organizza le ronde punitive, chi rimbalza i barconi della speranza, chi fa leggi contro gli immigrati. Gente che sarebbe radiata in tronco dall’albo del buon Cristiano Cattolico, semmai questo esistesse. Eppure sono tutti lì a farsi belli, come se ci fosse una sorta di riverente “rispetto” per l’Istituzione Chiesa, che non va mai inimicata, per carità. Tutto questo in uno Stato che, ribadisco, si professa laico e moderno.

In definitiva bisogna fare tutti un passo indietro. Non è certo esponendo un proprio simbolo nei luoghi pubblici che si dimostra il proprio credo, non è certo imponendolo. Il proprio credo si professa nelle opere, nelle azioni, nel modo di vivere e nella moralità. E, pensandoci bene, queste sono tutte cose che devono rimanere “relegate” nella sfera personale di ogni individuo, sia esso cristiano ortodosso, cattolico, protestante, musulmano, buddista, animista o creda nella chiesa Jedi.

Noi siamo un paese laico. Lasciate che i nostri figli crescano in un paese laico.

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