A voi i profitti, a noi l'esternalizzazione

Evidentemente non basta lavorare con professionalità ed impegno; evidentemente non basta che l’azienda per la quale lavori produce utili sbandierandoli ai quattro venti, si fregi di premi e riconoscimenti internazionali per la qualità del lavoro svolto.

Ci sarà sempre “il ragioniere di turno” che magari non capendo nulla di lavoro, fatica, attività, di sacrificio, di abnegazione e soprattutto dell’impatto sociale che le sue scelte produce, crede che vendendo o esternalizzando attività dunque PERSONE, l’azienda guadagnerà qualche spicciolo e nel frattempo lascia con lo spettro ed il terrore di perdere il posto di lavoro tantissimi lavoratori.

Allora capisci che i profitti, i premi, le stock option e tutte le amenità (non ho scritto menate) sono utili a far ingrassare il loro portafogli, mentre a noi invece restano le briciole e le esternalizzazioni.

Wind è in utile da 23 trimestri e negli ultimi 6 anni ha visto tre cambi di proprietario, tutti evidentemente attratti dalla possibilità di fare cassa. E se non riescono a guadagnare tanto quanto si aspettano, invece che innovare, ridurre  gli sprechi allora esternalizzano, gettando in angoscia migliaia di famiglie.

Ma quale miglioria dei servizi, quale efficientamento … a voi i soldi ed a noi una vita precaria e da precari.

Leggo rassegnazione e rabbia negli occhi di tanti lavoratori. La rassegnazione è pericolosa perché inizialmente produce un atteggiamento supino e passivo, incute timore e subalternità in chi resta, ma crea anche la consapevolezza che non ci si sente più parte di un progetto sociale, umano ed anche economico, crea disfattismo, menefreghismo, relativismo; ma questo a voi non interessa, anzi proverete a sfruttarci ancora di più.

La rabbia di chi va via, di chi vede un tetro futuro può portare a gesti inconsulti, irrazionali. Beninteso che le mie parole sono frutto di ciò che vedo e sento, non di ciò che auspico.

Le Organizzazioni Sindacali più volte hanno espresso la volontà di trovare una soluzione concertata il cui fondamento è il mantenimento delle attività dentro Wind. Avremmo bisogno di un Governo presente, autorevole, che dia certezze, ma faccio prima a credere alla Befana.

Le rassicurazioni aziendali non bastano più e nessuno si sente ne può sentirsi al sicuro. In questo momento di forte crisi sociale ed economica in cui versa l’Italia (e non solo), è importante discutere e confrontarsi con l’azienda ma è ancor più importante che i lavoratori tutti si compattino, evitino frizioni e soprattutto prendano coscienza che i diritti, tra cui il lavoro, non si barattano.

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