Vodafone e Wind studiano la «fuga» – Il Sole 24 ORE

Vodafone e Wind studiano la «fuga» – Il Sole 24 ORE.

Il mercato TLC è in continuo fermento o evoluzione come direbbe qualcun altro.
Mi preoccupo principalmente del ritorno professionale per i lavoratori, del mantenimento anzi della crescita dei posti di lavoro ben consapevoli che le sfide ovvero i cambiamenti del mercato del lavoro vanno affrontati ben consci e consapevoli del proprio ruolo, della propria condizione ovvero di lavoratore.

Ecco l’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore.

Scacco a Telecom Italia sulla banda ultralarga. Mentre la Cassa depositi e prestiti, quindi il ministero dell’Economia (quindi il Governo italiano) ha scelto con decisione il progetto delle reti internet superveloci di Metroweb al posto di quelle dell’ex monopolista della telefonia (si veda l’articolo sopra), anche sul fronte dei clienti-concorrenti le prossime mosse all’orizzonte potrebbero risultare un boccone amaro per il gruppo guidato da Franco Bernabè e Marco Patuano. Vodafone e Wind, per quanto riguarda tutta l’infrastruttura della telefonia fissa (quindi rispettivamente con Teletu e Infostrada) starebbero per abbandonare l’affitto dell’ultimo miglio in rame proprio da Telecom per passare alla fibra di Metroweb. Il concetto è: Vodafone e Wind, già tra un paio d’anni, potrebbe richiedere l’unbundling non più al loro fornitore storico e “naturale” – Telecom Italia – ma a Metroweb.

Quasi uno scherzo del destino se si pensa che nei mesi scorsi, sul fronte regolamentare, una delle battaglie più dure e impegnate portate avanti (legittimamente) di Telecom fu quella sulle regole Ngn (Next generation networks, le reti di nuova generazione) e in particolare sulla necessità di scongiurare l’obbligo di quell’unbundling della fibra che ora invece potrebbe fare qualcun altro, sfilando a Telecom clienti preziosi che ancora viaggiano sul rame.

La firma definitiva tra Vodafone e Wind da un lato e Metroweb dall’altro per la migrazione della propria base clienti da Telecom a Metroweb dovrebbe arrivare tra un paio di settimane ma è sui dettagli che le società stanno ragionando. Intanto, almeno per ora, si parla di unbundling per la città di Milano, un’area pregiata che però non è certo la totalità del Paese: in tutto 160mila linee, mentre a livello complessivo ci sono 40mila edifici da “passare”, per un investimento infrastrutturale di 100 milioni di euro. Ma il colpo grosso sarebbe un altro. In questo momento una delle clausole più calde del maxi-contratto che il gruppo guidato dall’amministratore delegato Alberto Trondoli starebbe portando a casa è l’impegno di Vodafone e Wind a operare il “salto” dal rame di Telecom alla propria fibra anche nelle altre 29 città nelle quali Metroweb sta realizzando l’Ngn con un investimento di 4,5 miliardi.

In più sulla telefonia fissa c’è anche Fastweb, che guarda caso dal novembre scorso aveva rilevato una quota dell’11% della stessa Metroweb, la società fondata insieme con Aem nel 1999. Ma, fatto noto, Fastweb è sul mercato da mesi e tra gli acquirenti più accreditati c’è Vodafone, che nell’estate scorso mancò di pochissimo lo shopping. Il deal saltò per una questione di prezzo, con la società di telefonia mobile guidata in Italia da Paolo Bertoluzzo arrivata a offrire 2,5 miliardi contro i 2,9 miliardi proposti dagli svizzeri (quando la valutazione iniziale era invece di 4,6 miliardi).

Ora il risiko delle telecomunicazioni si complica e Telecom dovrà mettere in campo il suo potenziale d’innovazione per non soccombere, tenendo sempre a bada il nodo del debito.

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