La Ricongiunzione impossibile, medicina amara di un Sistema in agonia

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Sistema di riferimento

L’Italia è il paese dei campanili, delle classi sociali, dei gruppi di potere o d’influenza. Questa frammentazione si è riflessa sull’atomizzazione del sistema previdenziale. Sono nati Istituti, Casse e Fondi per ogni categoria di lavoratori: pubblici e privati, statali ed enti locali, autonomi e dipendenti, parasubordinati e liberi professionisti. E nell’ambito di queste macro divisioni altri di Fondi e casse: piloti, ferrotranvieri, ostetrici, gas, clero, coltivatori diretti, artigiani, commercianti, architetti, avvocati, medici e così via. E poi si distingue tra Fondi alternativi, sostitutivi, integrativi del Fondo dell’assicurazione generale obbligatoria.

Ogni micro sistema ha avuto (e in parte conserva) il suo Consiglio di amministrazione, i suoi Comitati (a gestione sindacale), la sua piramide burocratica, il suo bilancio, le sue regole di accesso alla pensione e il suo sistema di calcolo. Ogni gruppo ha accumulato e difeso nel tempo i suoi privilegi, chiamati specificità o peculiarità connaturali alla tipologia di lavoro. Così abbiamo avuto le pensioni calcolate sull’ultima retribuzione rivalutata, pensioni liquidate con appena 14 anni 6 mesi di servizio e tanto altro. Anche l’aliquota di contribuzione è diversificata, tanto a carico dei datori di lavoro tanto a carico dei lavoratori.

Erano gli anni dell’euforia della crescita, della spesa facile. Gli anni in cui i lavoratori superavano di gran lunga i pensionati. Poi il ciclo si è invertito e la scure dei tagli si è abbattuta su tutti al fine di porre un freno alla spesa e di perseguire un minimo di equità sociale tra tutti i lavoratori. Sono così state eliminate molte sperequazioni non giustificate dalla tipologia di lavoro.

Ad iniziare dalla riforma Amato e passando per le riforme Dini-Prodi-Maroni–Sacconi fino ad arrivare all’ultima sforbiciata della Fornero, tutte le Gestioni sono state interessate da un progressivo innalzamento dell’età pensionabile e da nuovi e meno favorevoli sistemi di calcolo della pensione. A soffrirne maggiormente sono stati i lavoratori che avevano goduto di maggiori privilegi.

La normativa delle ricongiunzioni

In questo scenario s’inserisce la triste esperienza di quanti si sono trovati, per le diverse vicissitudini della vita, con posizioni contributive frammentate in diverse Gestioni, con la conseguenza di non raggiungere i requisiti per la pensione in nessuna gestione.

Per far fronte agli effetti più acuti del sistema intervenne la legge 322/58 che consentiva la costituzione della posizione assicurativa gratuita a quanti non maturavano il diritto a pensione presso “forme obbligatorie di previdenza sostitutive dell’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti o ad altre forme di previdenza”.

Il DPR 1092/73 prevede il computo, a titolo gratuito, presso lo Stato dei servi resi allo Stato o ad altri Enti, con iscrizione all’INPS o ad altri Fondi (artt. 11 e 12).

In seguito il malessere si è acuito ed è intervenuta la legge 29/79 che prevede:

  • la ricongiunzione nel Fondo dei Lavoratori Dipendenti dei contributi versati nellaGestioni speciale dei lavoratori autonomi, che avviene con il pagamento di un onere da parte del richiedente. L’onere è giustificato dal passaggio da un regime meno conveniente a uno più conveniente (art. 1);
  • la ricongiunzione presso l’INPS dei periodi contributivi maturati in ordinamenti pensionistici “alternativi” senza oneri per il richiedente. Il diverso trattamento rispetto al primo caso, era giustificato dal fatto che i contributi passavano da un regime pensionistico più conveniente ad uno meno conveniente (INPS), per i diversi requisiti di accesso e di calcolo della pensione (art. 1). Dallo 01 luglio 2010 anche tale tipo di ricongiunzione è diventato oneroso (legge 122/2010);
  • la ricongiunzione, a titolo oneroso, dall’INPS ad altri Fondi (art. 2)

Nel 1990 è intervenuta la legge n. 45 che rende possibile ricongiungere i periodi di contribuzione versati presso le varie casse di previdenza per i liberi professionisti con quelli esistenti presso le gestioni obbligatorie di previdenza per i lavoratori dipendenti, pubblici o privati, o per lavoratori autonomi.

Sono parimenti ricongiungibili i periodi di contribuzione presso diverse gestioni previdenziali per liberi professionisti. Anche tale tipo di ricongiunzione è oneroso.

Le innovazioni della legge 30 luglio 2010, n. 122

Nel 2009 il sistema previdenziale fu interessato da una rivoluzione copernicana, che metteva in discussione e ribaltava la stessa concezione del ruolo della donna. Ancora una volta per rompere il blocco sociale cristallizzato a tutela di diritti considerati acquisiti per sempre, la scossa avveniva dall’Europa.

La Corte di giustizia, con sentenza Ue C-46/07, condannava l’Italia perché “ mantenendo in vigore una normativa in forza della quale i dipendenti pubblici hanno diritto a percepire la pensione di vecchiaia a età diverse a seconda che siano uomini o donne, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi di cui all’art. 141 CE”.

Per conformarsi al giudicato, il governo, in astratto, si sarebbe potuto muovere su due direttrici, o abbassare l’età pensionabile degli uomini (fissata a 65 anni) o innalzare quella delle donne (fissata a 60 anni). In concreto, nel quadro di un generale innalzamento dell’età pensionabile e tenuto conto dell’enorme debito pubblico, non restava che innalzare l’età pensionabile delle donne.

Così, dopo lunghe discussioni, il DL 78/2010 (convertito nella legge 122/2010), recependo la sentenza della Corte di giustizia, stabilì un graduale innalzamento dell’età pensionabile delle lavoratrici iscritte alle forme esonerative dell’Ago, fino 65 anni di età, mentre per le iscritte Inps il requisito rimaneva fermo a 60 anni.

Ragioni di equità e di sostenibilità dell’intero sistema pensionistico avrebbero voluto che il governo cogliesse l’assist della Corte europea per parificare anche l’età pensionabile degli iscritti a tutte le altre gestioni. Questo non fu possibile per le trasversali resistenze di chi sempre si oppone al nuovo a tutela d’interessi consolidati (ma il dato era tratto e la riforma Fornero ha sanato l’anomalia).

La sperequazione dell’età pensionabile tra pubblico e privato avrebbe spinto molte donne del settore pubblico ad aggirare la norma sulla diversa età pensionabile, trasferendo la contribuzione all’INPS dove improvvisamente i requisiti della pensione di vecchiaia erano diventati più favorevoli.

Per evitare tale concreto rischio, lo stesso DL 78/2010 abrogò la legge 322/1958. Così anche la ricongiunzione dai fondi alternativi all’INPS dovrà avvenire a titolo oneroso, come tutte le altre forme di ricongiunzione, dal 1° luglio 2010. Sotto tale profilo l’innovazione oltre che a un criterio di opportunità sembra rispondere a un criterio di equità tra i lavoratori.

Prima del 1° luglio 2010 la ricongiunzione nel Fondo Lavoratori Dipendenti (INPS) dei periodi contributivi maturati in ordinamenti pensionistici “alternativi” avveniva senza oneri per il richiedente. Era trasferita all’INPS solo la contribuzione relativa ai periodi ricongiunti, maggiorata d’interessi al tasso annuo del 4,50%.

Ora, invece, come dispone l’articolo 12, comma 12septies, della legge 122/2010, 2010 le ricongiunzioni dai fondi alternativi all’INPS avverrà sempre a titolo oneroso.

Pertanto, coloro che a decorrere dal 1° luglio 2010 si avvalgano della facoltà di cui all’articolo 1 della legge n. 29/1979 sono tenuti al versamento di una somma pari al cinquanta per cento della differenza fra l’importo dell’onere di ricongiunzione e l’ammontare dei contributi e degli interessi trasferiti dagli ordinamenti interessati.

L’onere della ricongiunzione è determinato con le norme che disciplinano la liquidazione della pensione con il sistema retributivo o con quello contributivo, tenuto conto della collocazione temporale dei periodi oggetto di riscatto, così come previsto dall’art. 2, comma 4, del D.Lgs. n. 184/1997.

Un sistema da cambiare

L’importo che si dovrebbe versare è certamente molto alto, direi improponibile ad un lavoratore, ma è solo la medicina non il male del sistema. Il male risiede nell’atomizzazione del sistema pensionistico e nelle sue sperequazioni.

I privilegi come un virus hanno contaminato l’intero sistema con ricadute negative su migliaia di lavoratori che si vedono costretti a ricorrere all’istituto della ricongiunzione per unificare i propri contributi o alla cosiddetta totalizzazione che prevede il penalizzante calcolo contributivo.

Ma è sbagliato scagliarsi contro l’istituto della ricongiunzione che è solo l’effetto di un sistema pensionistico sbagliato.

Fino a quanto l’onere della ricongiunzione ha colpito gli autonomi nessuno ha mosso un dito. Ora che colpisce delle fasce di lavoratori, che hanno versato i loro contributi in sistemi che godevano d’insostenibili privilegi, testate giornalistiche di opposte linee editoriali gridano allo scandalo. E tacciono persino i tentativi di quanti, per sfuggire all’innalzamento dell’età pensionabile presso l’INPDAP, vorrebbero rifugiarsi, senza onere alcuno, nel porto INPS diventato improvvisamente più sicuro e accogliente.

Io credo che le critiche dovrebbero essere tese ad eliminare il malanno al quale la ricongiunzione vuol porre rimedio, ovvero la frammentazione delle gestioni pensionistiche, nonché il groviglio delle regole di finanziamento, di accesso e di calcolo della pensione.

Infatti, i tentativi legislativi nella direzione dell’accorpamento degli Enti e di una maggiore uniformità di trattamento sono ancora incompleti e raffazzonati. Più che a vere fusioni si assiste ad una sommatoria di sistemi diversi nel “calderone” INPS, con regole, bilanci, organi di gestione immutati.

Credo che sia giunto il tempo di omogeneizzare il sistema, di frullare il minestrone nel calderone INPS, in modo che tutti versino con la medesima aliquota contributiva, tutti abbiano le medesime regole per il raggiungimento dei requisiti pensionistici ed il calcolo della pensione.

Non si può continuare a giocare su due piani, da una parte lasciare i privilegi e dall’atra pretendere di passare da un sistema all’altro in modo gratuito. Né pretendere che questo privilegio sia concesso solo a chi è maggiormente tutelato anche per la posizione che occupa.

(Altalex, 21 novembre 2012. Articolo di Ettore Vita)

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