In caso di malattia (visita controllo, reperibilità, licenziamento)

in caso di malattia, ricordiamoci di far valere i nostri diritti stando anche attenti a non commettere “disattenzioni”.

Capita spesso che i medici che effettuano la visita di controllo, giungano al di fuori dell’orario che per il settore privato e per il nostro CCNL  resta sempre la fascia 10-12 e 17-19.
Se avete la necessità impellente di un controllo  medico, di un’ulteriore visita insomma vi dovete allontanare dal domicilio per motivi strettamente ed unicamente legati alla patologia, vi ricordo che è opportuno avvisare in azienda e soprattutto è necessario che abbiate una giustificazione per iscritto da parte del medico o della struttura ospedaliera presso la quale vi siete fatti controllare.
Avvisate in azienda se ovviamente sussistono le condizioni fisiche e psicologiche per poterlo fare.

I controlli possono essere effettuati tutti i giorni, compresi i festivi e le domeniche.

Una volta ricevuta la visita, non si è più tenuti a rispettare le fasce di reperibilità e si è passibili anche di licenziamento in caso di inadempienze.

 Approfondimento

L’assenza alla visita di controllo viene sanzionata solo in mancanza di giustificato motivo. Quanto ai caratteri di tale giustificato motivo, si è formata una interpretazione piuttosto restrittiva:
L’assenza alla visita di controllo, per non essere sanzionata dalla perdita del trattamento economico di malattia, può essere giustificata, oltre che dal caso di forza maggiore, da ogni situazione la quale, ancorché non insuperabile e nemmeno tale da determinare, ove non osservata, la lesione di beni primari, abbia reso indifferibile altrove la presenza personale dell’assicurato, come la concomitanza di visite mediche, prestazioni sanitarie o accertamenti specialistici, purché il lavoratore dimostri l’impossibilità di effettuare tali visite in orario diverso da quello corrispondente alla fasce orarie di reperibilità. Tale accertamento di fatto, rimesso al giudice del merito, è sindacabile dalla Corte di legittimità solo per violazione di legge o per illogicità e contraddittorietà della motivazione. (Nella specie la Corte ha ravvisato detti vizi nel capovolgimento della gerarchia dei valori protetti – insito nella motivazione della sentenza cassata secondo cui la lavoratrice avrebbe dovuto farsi seguire non dallo specialista prescelto, ma da uno qualsiasi prossimo alla propria abitazione -, nella omessa considerazione che la visita dal medico di fiducia era stata fissata fuori delle fasce orarie, nell’illogico addebito alla assistita del ritardo dovuto agli impegni del medico nonché nell’omesso esame delle circostanze concrete in ordine alla possibilità di fissazione della visita in modo da non interferire con le fasce).
Cass. civ., sez. Lavoro 23-11-2004, n. 22065 – Pres. Senese S – Rel. De Matteis A – P.M. Finocchi Ghersi R (Diff.) – Cherubini c. INPS 

Con due sentenze sull’argomento – la 1942/90 e la 4940/94 – la suprema corte ha tuttavia limitato gli obblighi di reperibilità, insegnando che tale obbligo di reperibilità nelle fasce stabilite vale fino a che il medico fiscale non abbia effettuato la propria visita ed accertato l’infermità, dopo di che stare a casa non è più obbligatorio:
A norma dell’art. 5, quattordicesimo comma, del D.L. 12 settembre 1983 n. 463 (convertito, con modifiche, dalla legge n. 638 del 1983), una volta accertato dalla visita del medico di controllo lo stato di malattia del lavoratore e formulato il relativo giudizio prognostico, non sussiste un obbligo del lavoratore di rispettare le fasce orarie di reperibilità ai fini di ulteriori accertamenti domiciliari in ordine al permanere delle condizioni patologiche – e va pertanto escluso che l’assenza del medesimo in sede di una successiva ispezione domiciliare possa comportare decadenza dall’indennità per il periodo di malattia già accertato – atteso il carattere eccezionale della limitazione della libertà di movimento imposta dal regime delle cosiddette fasce orarie di reperibilità e tenuto anche conto che la persistenza dell’obbligo anzidetto si tradurrebbe nella imposizione di un forzato riposo quotidiano non sempre compatibile con gli opportuni metodi di cura, quanto ai tempi ed ai luoghi della medesima.
Cass. civ., sez. Lavoro 10-03-1990, n. 1942 – Pres. CHIAVELLI A – Rel. MOLLICA F – P.M. LANNI S (CONF) – I.N.P.S. c. GAMBADORO (massima 2) 
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L’assenza alla visita di controllo costituisce di per sé anche violazione dei doveri di diligenza del lavoratore nei confronti del suo datore di lavoro, e può essere sanzionata perfino con il licenziamento.
In questo senso:
In tema di controlli sulle assenze per malattia dei lavoratori dipendenti, volti a contrastare il fenomeno dell’assenteismo e basati sull’introduzione di fasce orarie entro le quali devono essere operati dai servizi competenti accessi presso le abitazioni dei dipendenti assenti dal lavoro, ai sensi dell’art. 5, comma quattordicesimo, d.l. 12 settembre 1983 n. 496, convertito con modificazioni dalla legge n. 638 del 1983, la violazione da parte del lavoratore dell’obbligo di rendersi disponibile per l’espletamento della visita domiciliare di controllo entro tali fasce assume rilevanza di per sè, a prescindere dalla presenza o meno dello stato di malattia e può anche costituire giusta causa di licenziamento. (Rigetta, App. Bolzano, 26 Giugno 2006)
Cass. civ., sez. Lavoro 11-02-2008, n. 3226 – Pres. IANNIRUBERTO Giuseppe – Est. AMOROSO Giovanni – P.M. DESTRO Carlo – C.L.B.H. c. SYSTEM SERVICE S.R.L. ”’

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