Ecco il volto del padrone Vodafone

Non solo il mancato rinnovo del CCNL TLC di tutte le aziende del settore, non ultimo la legge Fornero che ha dato maggiori possibilità alle aziende per licenziare (con colpevole approvazione anche da parte di partiti che dicono di difendere i lavoratori), ma la Vodafone prosegue nel suo pessimo obiettivo di utilizzare i lavoratori come merce o come stracci.
Dopo l’estate, Vodafone annunciò di voler licenziare tre lavoratori (di cui due in Campania) per “motivi economici”.
Ci furono diverse proteste nonostante la scarsa sindacalizzazione in azienda ed anche un comunicato da parte SLC-CGIL Campania e UILCOM-UIL Campania dove si affermava di aver raggiunto un’intesa con l’azienda Vodafone sul non procedere con i licenziamenti in Campania.

Purtroppo nulla è valso e proprio in questi giorni l’azienda Vodafone persiste nel voler  licenziare “per motivi economici” utilizzando la legge Fornero i tre lavoratori, di cui due in Campania.

Prendermela con il Governo, i partiti ed anche i sindacati che non hanno impedito l’approvazione della legge è fin troppo facile ma ora dobbiamo porre un argine all’applicazione di questa legge che non solo crea problemi ai lavoratori in un momento di profonda crisi economica e sociale, ma anche legislativi con molti giudici che hanno difficoltà nell’interpretare la riforma nel suo complesso.

Tocca a noi lavoratori e cittadini difenderci, facendo capire ai sindacati che devono lottare per tutelare appieno i lavoratori, chiedendo obbligatoriamente ai nostri parlamentari, in previsione delle elezioni di febbraio 2013, di modificare questa legge. Non ci tutelano ? Non li votiamo (ma ricordiamoci che votare è fondamentale, è vitale per la nostra democrazia sebbene il concetto di democrazia è sempre più un vago ricordo nel nostro Paese)

In pratica, nonostante gli stipendi da nababbo per molti manager (l’A.D. Colao guadagna 17 milioni di euro l’anno ”qui il link dell’intervista “) ed i risultati economici in contrazione ma comunque positivi, l’azienda licenzia in maniera meschina, rendendo definitivo il licenziamenti in 27 giorni.

Cosa prevede la legge Fornero sui licenziamenti per motivi economici
Un dipendente licenziato dall’azienda senza un valido motivo, prima della riforma, aveva sempre diritto a tornare al proprio posto. Ora l’obbligo di reintegro esiste soltanto se il licenziamento è avvenuto per gravi discriminazioni razziali, sessuali, politiche o sindacali. Se invece la ragione è di tipo economico, il lavoratore ha diritto a percepire soltanto un risarcimento in denaro, tra 12 e 24 mensilità di stipendio.
In queste situazione (licenziamento per motivo economico), il lavoratore non ha mai diritto a essere reintegrato nell’organico, se non in un caso: quando il motivo dello stesso licenziamento è insussistente o manifestamente infondato.
La riforma Fornero prevede che un giudice disponga il reintegro del dipendente ogni qualvolta il motivo disciplinare del licenziamento è inesistente, manifestamente infondato oppure rientra tra le lievi insubordinazioni nei confronti dei superiori, punibili con una semplice sanzione, se previsto dai contratti collettivi di lavoro.

Dopo la Legge Fornero i licenziamenti individuali per “motivi economici” hanno subito un’impennata, nella diffusa convinzione che una qualunque motivazione basata su fatti “non manifestamente insussistenti” consenta ai datori di lavoro di liberarsi di lavoratori sgraditi, correndo il rischio, al massimo, di dover pagare un indennizzo fissato nei suoi limiti massimi, appunto, in 24 mensilità.
Se il dipendente è stato mandato via dall’azienda per motivi disciplinari la decisione spetta al giudice, che può scegliere se imporre il reintegro o la semplice liquidazione di un risarcimento a carico dell’impresa.

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