Lo straining

…. non è una parolaccia, ma una specifica forma di malessere e disagio sul luogo di lavoro.

Spesso si parla di mobbing  per individuare ogni situazione di malessere e disagio sul luogo di lavoro, nell’ambito clinico ed anche – più recentemente – nel panorama giuridico (prevalentemente giurisprudenziale ma anche normativo) ma sempre più spesso vengono delineate con maggiore precisione delle varie situazioni di conflittualità lavorativa che danneggiano il lavoratore, ma anche l’organizzazione aziendale così come, in senso più ampio, la collettività.


Lo Straining, si differenzia dal Mobbing, per il modo in cui è perpetrata l’azione vessatoria., ovvero mentre il mobbing è una situazione lavorativa di conflittualità sistematica, persistente ed in costante progresso, in cui una o più persone vengono fatte oggetto di azioni ad alto contenuto persecutorio da parte di uno o più aggressori in posizione superiore, inferiore o di parità, con lo scopo di causare alla vittima danni di vario tipo e gravità, lo straining è “una situazione di stress forzato sul posto di lavoro, in cui la vittima subisce almeno una azione che ha come conseguenza un effetto negativo nell’ambiente lavorativo, azione che oltre ad essere stressante, è caratterizzata anche da una durata costante. La vittima è in persistente inferiorità rispetto alla persona che attua lo straining (strainer). Lo straining viene attuato appositamente contro una o più persone, ma sempre in maniera discriminante”.

Lo straining è stato per la prima volta definito anche in sede giurisprudenziale (Trib. Bergamo, 21 aprile 2005, Bertoncini est.) che, dopo aver disposto una consulenza tecnica nominando il dott. Ege, ha richiamato i principi distintivi sopra riportati ed ha concluso che per lo straining è sufficiente una singola azione con effetti duraturi nel tempo (come nel caso di gravissimo demansionamento, di marginalizzazione, o di svuotamento di mansioni).

In termini civilistici l’incidenza dello straining sul contratto di lavoro deriva essenzialmente dalla violazione dell’art. 2087 c.c. combinata, più di frequente, con l’art. 2103 c.c. (“L’’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”).

I sette parametri per riconoscere lo Straining1

Parametri per il riconoscimento dello Straining Requisiti
1. Ambiente lavorativo Il conflitto deve svolgersi sul posto di lavoro
2. Frequenza Le conseguenze dell’azione ostile devono essere costanti
3. Durata Il conflitto deve essere in corso da almeno sei mesi
4. Tipo di azioni Le azioni subite devono appartenere ad almeno una delle cinque categorie del “LIPT Ege3
5. Dislivello tra gli antagonisti La vittima è in una posizione costante di inferiorità
6. Andamento secondo fasi successive La vicenda ha raggiunto almeno la II fase (“Conseguenza percepita come permanente”) del Modello Ege di Straining a quattro fasi4
7. Intento persecutorio Nella vicenda devono essere riscontrabili uno scopo politico e un obiettivo discriminatorio

Note bibliografiche:
1 Fonte: Harald Ege, Oltre il Mobbing. Straining, Stalking e altre forme di conflittualità sul posto di lavoro, p. 93

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Un pensiero su “Lo straining

  1. Elisa

    …E’ fondamentale raccogliere prove da presentare in fase di processo, testimonianze di persone che hanno il coraggio di dire la verità a riguardo e soprattutto NON MOLLARE MAI! Mai sentirsi in colpa, mai sentirsi in difetto poiché la stragrande maggioranza delle volte le azioni mobbizzanti vengono messe in atto da persone spinte da sentimenti di inferiorità, invidia, gelosia e cattiveria. Tenere duro, questa è l’unica arma. Se si è innocenti e puliti se ne esce a testa alta sempre, il problema è di chi si fa soggiogare e non ha nemmeno l’orgoglio per capire che la dignità umana personale è inviolabile da certi individui miseri.
    Chi riconosce di subire mobbing deve farsi coraggio e cercare supporto da chi è preposto a farlo, se ci si abbandona ai maltrattamenti la spirale negativa inghiotte mente, animo e fisico ed allora è la fine.
    Combattere sempre e non abbassare mai la testa, forza!

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