Ad un anno …

Ad un anno preciso dall’accordo per evitare esternalizzazione della Rete WIND e per essere antesignani di un accordo che non scaricasse sui lavoratori i guai ed i debiti manageriali (di proprietà passate, in particolare), resto convinto, ancora di più, ancora una volta, che quell’accordo (che deve ancora realizzarsi, deve ancora completarsi) sia stato lungimirante.

Abbia tutelato noi dipendenti sebbene ci sia molto costato in termini economici e di migliorie acquisite. Abbiamo evitato che l’azienda divenisse uno spezzatino, dopo la Rete, sicuramente altri settori sarebbero stati ceduti, venduti, esternalizzati.
Indietro non si torna.
L’accordo va realizzato, va reso operativo perché tornare indietro significa perdere tutto, perdere l’azienda e soprattutto il lavoro, non significa ritornare invece alle condizioni passate, perché le condizioni passate erano figlie di un mercato diverso, di un’economia delle TLC e dell’Italia completamente diverse.
Non capirlo e/o non dirlo significa farsi del male, significa prendere in giro le persone.

Ci siamo mossi in anticipo proprio per non arrivare “con acqua alla gola anche se era già giunta al labbro inferiore”.
Proprio per i debiti (specie per gli interessi), proprio perché a partire da Telecom, Vodafone, Ericsson (aziende che hanno 5-6-10 volte il nostro fatturato) l’unica risposta è sempre e solo licenziare i dipendenti, tagliare stipendi (noi abbiamo tagliato le prestazioni accessorie allo stipendio), proprio per assicurare investimenti futuri e soprattutto conservare il nostro posto di lavoro, abbiamo accettato noi tutti di sottoscrivere quell’accordo.

Sono fiducioso nella nostra azienda ovvero nel nostro lavoro, ma restiamo tutti con gli occhi attenti affinchè nessuno resti al palo, nessuno resti fermo.
Cambiare è complicato ma è possibile.
La flessibilità è necessaria ma non deve diventare sfruttamento e precarietà.
Insieme come abbiamo sempre fatto, possiamo garantirci e tutelare il nostro futuro, la nostra dignità, la nostra autonomia, cioè il nostro lavoro.
Il sindacato ha il suo valore, il suo senso solo se diventa NOI, se comprende ed ascolta i LAVORATORI e li rappresenta con dignità, onestà e determinazione.

http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/23609_wind-conti-zavorrati-dai-debiti.htm

Wind, conti zavorrati dai debiti

OPERAZIONI FINANZIARIE

La holding che controlla la società telefonica (in mano ai russi di Vimpelcom) ha quasi 12 miliardi di indebitamento. Frutto perverso del leverage con cui Sawiris comprò l’azienda dall’Enel.


Dopo Telecom Italia anche Wind sarà vittima del leverage? È quanto emerge da un’analisi del Sole 24ore sull’indebitamento della società telefonica controllata da Vimpelcom, che fa capo al magnate russo Mikhail Fridman (nella foto).
Quando Wind venne ceduta a Vimplecom da un altro magnate (l’egiziano Naguib Sawiris che a sua volta l’aveva comprata dall’Enel), postava nel bilancio 2012 un consistente utile di 200 milioni. È bastato un anno per vedere sparire del tutto il nero dalla botton line dei conti ed apparire al suo posto un rosso di 43 milioni, nonostante un carico fiscale praticamente dimezzato rispetto all’anno del passaggio di mano. L’anno seguente il precipizio, con una perdita di 346 milioni. Ed anche quest’anno non saranno rose e fiori tanto che il Sole 24ore stima che a fine 2013 le perdite si aggireranno attorno ai 400 milioni.
Difficile, però, mettere sotto accusa la gestione di Maximo Ibarra, oggi alla guida operativa della società italiana. Il momento è duro per tutti ed anche per Wind che comunque è riuscita a crescere nel mobile (ha 23 milioni di clienti) e resistere nel fisso con Infostrada (3 milioni di clienti). Anche se calo dei consumi e guerra dei prezzi fra gli operatori minano l’Arpu e non agevolano i risultati della gestione industriale.
Ma gli sforzi nel miglioramento della gestione operativa nonostante il difficilissimo momento del mercato rischiano di non bastare a riportare in utile i conti. Su di essi infatti pesa una zavorra di quasi 12 miliardi di debiti che grava su Wind Telecom, la cassaforte che controlla la società operativa. Sono la dote lasciata da Sawiris ed i cui effetti al momento dell’ingresso dei russi erano stati occultati da un impressionante partita straordinaria attiva di 542 milioni che aveva più che abbellito il conto economico.
Negli anni successivi, venuta a mancare questa partita, sono emersi tutti i problemi legati al servizio di un debito dovuto proprio all’ingresso di Sawiris che, come Roberto Colaninno con Telecom Italia, ha spostato i debiti del veicolo finanziario con cui era entrato in Wind proprio sulla società italiana, che in pratica si è indebitata per comprare se stessa.
Risultato: oggi la holding paga ogni anno 1,6 miliardi di soli interessi a fronte di un mol di 3,4 miliardi. Una situazione difficile da sostenere, soprattutto in tempi di consumi deboli e prezzi bassi.

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