Jobs Act alla francese

Il Jobs Act alla francese (El Khomri) se da un lato evidenzia come gli immigrati possano raggiungere importanti ruoli istituzionali (un esempio da imitare) invece mi fa ribollire il sangue per la solita e continua ricetta liberale e capitalistica di “rendere più libera e flessibile l’economia”.
Cioè la solita bugia di schiavizzare le persone, non considerando che oltre al turno di lavoro esiste “un turno orario” più importante, quello personale, familiare, di esistenza.
E sempre “cu stu fatt” che le persone non si possono licenziare facilmente … e basta !!!!! C’avit accis a salute


Alcuni dettagli tratti da www.rassegna.it

Il diritto del lavoro francese stabilisce una durata massima dell’orario di lavoro di 10 ore al giorno e di 48 ore alla settimana, comprese le ore di straordinario (al netto delle ore di straordinario, la settimana lavorativa attuale è di 35 ore). La legge El Khomri prevede di portare il limite giornaliero a 12 ore, su base di un contratto collettivo e per motivi legati all’aumento dell’attività dell’impresa o per motivi organizzativi. Il limite settimanale verrebbe invece portato a 60 ore

Attualmente, la remunerazione delle ore supplementari è maggiorata del 25% per le prime otto ore e del 50% per quelle successive. Un accordo aziendale può però ridurre tutte queste maggiorazioni ad appena il 10%, a condizione che questo non contrasti con un accordo settoriale. La legge El Khomri abrogherebbe quest’ultima condizione.

Il diritto del lavoro francese riconosce alle imprese in difficoltà la facoltà di derogare ad alcune norme sui salari e sull’orario di lavoro, stipulando degli accordi collettivi – detti anche accordi difensivi – finalizzati al mantenimento dell’occupazione. Con accordi detti invece offensivi, la legge El Khomri concederebbe la medesima facoltà anche in momenti di sviluppo dell’impresa, come la conquista di nuovi mercati o l’ottenimento di nuovi contratti. L’impresa potrebbe insomma far lavorare di più i propri dipendenti per rispondere a nuovi bisogni del mercato.

Saranno validi gli accordi soltanto se firmati da organizzazioni sindacali che rappresentino almeno il 50% dei lavoratori (in Francia il tasso medio di adesione ai sindacati è attualmente inferiore al 7%). Il testo prevede anche la possibilità di indire referendum aziendali se la richiesta viene da un sindacato che rappresenti almeno il 30% dei lavoratori. Se l’accordo è approvato dalla maggioranza dei lavoratori non può essere contestato dai sindacati, neanche se maggioritari

Oggi quando un’impresa può addurre per un licenziamento motivi economici, anziché personali, il lavoratore ha meno possibilità di opporsi. Se questa riforma del lavoro entrerà in vigore, un’impresa potrà licenziare adducendo come ragione una diminuzione degli ordini o del fatturato in un arco di tempo che varia in funzione della dimensione dell’impresa. Quattro trimestri di riduzione dell’attività economica saranno sufficienti a giustificare un licenziamento da parte di un’impresa con oltre 300 dipendenti, mentre per le imprese con meno di 11 dipendenti sarà sufficiente un solo trimestre di calo dell’attività.

Attualmente, ogni lavoratore ingiustamente licenziato può fare ricorso alConseil de prud’homme e ottenere così un’indennità, il cui importo può essere liberamente stabilito dai giudici, che lo determinano caso per caso. La legge El Khomri impone invece dei limiti massimi alle indennità di licenziamento stabilite da un Conseil de prud’homme, in funzione soprattutto degli anni d’anzianità. Per fare un esempio, un lavoratore con un’anzianità compresa tra due e cinque anni potrà pretendere al massimo un’indennità pari a sei mesi di salario.

Con questa riforma del lavoro verrebbero anche abolite le visite mediche al momento dell’assunzione, obbligatorie attualmente per tutti i nuovi assunti al fine di inquadrare i rischi potenziali cui il lavoratore potrebbe essere esposto. La legge El Khomri prevede di restringere quest’obbligo ai soli lavoratori esposti a rischi particolari, lasciando per tutti gli altri soltanto l’obbligo di una visita d’informazione e di prevenzione che può essere effettuata da un professionista della salute (per esempio, un infermiere).

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