Archivio della categoria: Economia

Jobs Act alla francese

Il Jobs Act alla francese (El Khomri) se da un lato evidenzia come gli immigrati possano raggiungere importanti ruoli istituzionali (un esempio da imitare) invece mi fa ribollire il sangue per la solita e continua ricetta liberale e capitalistica di “rendere più libera e flessibile l’economia”.
Cioè la solita bugia di schiavizzare le persone, non considerando che oltre al turno di lavoro esiste “un turno orario” più importante, quello personale, familiare, di esistenza.
E sempre “cu stu fatt” che le persone non si possono licenziare facilmente … e basta !!!!! C’avit accis a salute


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Vecchia e Nuova CdS (Wind)

Sulla INTRANET aziendale sono riportate alcune utili spiegazioni inerenti la busta paga e “la nuova solidarietà”

Prima di soffermarmi sul calcolo operato spiegato dall’azienda, alcune considerazioni

IL PERCHE’

Chi di voi ha letto la email sui bilanci Wind, sa che l’azienda è in rosso da alcuni anni (quest’anno il bilancio è positivo grazie alla vendita delle torri a Galata/Cellnex) e questo ha comportato, assieme alla situazione dell’economia italiana, un forte ridimensionamento delle spese aziendali.

Non le ritengo giuste, non mi piacciono come non piacciono a voi, ma per scongiurare licenziamenti abbiamo sottoscritto gli accordi di solidarietà che il Job Act nell’ottobre 2015 ha ulteriormente peggiorato dal punto di vista economico. Se non cambia la politica economica  del Governo, siamo sempre schiacciati e messi nell’angolo.

LA DIFFERENZA DI IMPORTO CON LA VECCHIA CDS

La parte spinosa ….. Prima avevamo il 70% (in realtà 60% + 10% aggiuntivo) ora invece il funzionamento è come la cassa Integrazione (ma non siamo in cassa integrazione) ecco il perché della dicitura CIGS SOLID e TRATT. CIGS SOLID

Abbiamo ricevuto oggi circa 48,31 euro per ogni giorno di solidarietà (l’esempio è su un FT ed è calcolato secondo la nota aziendale presente sulla intranet).

Prima avevamo il 70% della giornata di lavoro, che è cosa diversa dal ricevere una cifra e basta, a prescindere.

Presupponendo 110 euro a giornata lavorativa, prima avevamo 77€ lordi  (il 70% di 110). Quindi abbiamo perso ulteriori 33 euro lordi

In realtà se consideriamo il 60% della giornata lavorativa, avremmo dovuto avere 66 euro lordi per giornata e dunque rispetto ai 48,31 euro ORA ricevuti abbiamo perso invece ulteriori 18 euro lordi

IL RECUPERO WELFARE

L’accordo sindacale recente prevede che la differenza NETTA tra quanto ricevuto (quindi il netto di 48,31 euro) e quanto avremmo ricevuto al netto del 60% sia restituito sottoforma di spesa/acquisto beni da gennaio 2017.

IL CALCOLO AZIENDALE

Ecco il link che spiega il calcolo dei 48,31 euro ricevuti

http://intranet.wind/funzione/FWI0117/Pagine/Trattenuta-solidarieta.aspx

Le tasse sul reddito dei dipendenti sono alte, troppe ed in crescita

I soldi dello Stato sono pochi ma gli incentivi, gli sconti fiscali diamoli ai dipendenti, non in progetti inutili (tipo Ponte Messina), non a sconti su assunzioni senza un progetto e che creano anche disparità nelle gare di appalto (vedi Almaviva e Gepin), oppure sprecandoli per puri calcoli elettorali/politici (non accorpando il referendum alle elezioni politiche, che ci costa 300 milioni di euro

Credo che sia fondamentale che il governo e gli imprenditori rivedano le loro pessime idee sul salario e sulle tasse, che si avanzino proposte concrete sul mantenere i posti di lavoro, aumentare i salari e diminuire le tasse ai dipendenti, che sono volano anche per i consumi.

tassesulsalarioIn base allo studio “Taxing Wages” dell’Ocse il prelievo complessivo di tasse e contributi sulla retribuzione lorda  nel 2015 è:

  • In aumento, al 49% per lavoratore single, senza figli (4° posto paesi OCSE)
  • In aumento, al 39,9% per famiglia monoreddito con due figli (terzo posto paesi OCSE)
  • Per il Costo totale del lavoro siamo al 15° posto (54.484 dollari per dipendente) e siano al 19ç per salario lordo (41.250 dollari). In pratica i salari dei lavoratori italiani sono tra i più tassati
  • In Italia il cuneo fiscale deriva da imposte sul reddito pari al 17,5% (dal 16,7% del 2014), contributi a carico del dipendente per il 7,2% e contributi a carico del datore di lavoro per il 24,3%. Al primo posto per costo totale del lavoro c’è la Svizzera, con 74.255 dollari, davanti al Belgio (74.137) e alla Germania (71.579).
  • Passando al salario lordo, in Italia, dove risulta pari a 41.250 dollari, registra un prelievo complessivo del 32,6%, derivante da un’incidenza delle imposte sul reddito pari al 23,1% e da contributi sociali per il 9,5%.
  • Dal 2000 al 2015, mentre nella media Ocse è disceso dello 0,7%, dal 36,6% al 35,9%, in Italia è salito dal 47,1% del 2000 al 49% dello scorso anno. Disallineamento ancor più sensibile a partire dal 2009 – cioè negli anni della crisi – quando nell’area Ocse il cuneo fiscale è sceso dello 0,9%, mentre in Italia è salito del 2,2%.

Bisogna aggiungere altro ? Siete ancora convinti che i nostri redditi siano così alti  e quindi bisogna abbassarli per abbassare il costo del lavoro ?

Per il lavoro ai giovani, per pensioni più decenti ed eque

Sabato 2 aprile 2016 ci sarà una manifestazione nazionale per rimettere al centro della discussione politica le pensioni, ma è un argomento che non riguarda solo i pensionati.

Gli obiettivi della manifestazione che si terrà anche a Napoli con un corteo che partirà dalle 09:30 da Piazza Dante e si dirigerà verso Piazza Matteotti, sono:

  • difesa delle pensioni e rivisitazione degli importi
  • lavoro ai giovani (se allungano l’età per andare in pensione, si creeranno meno opportunità per i giovani)
  • rendere più flessibili le regole per andare in pensione
  • rafforzare la previdenza complementare

Come vedete, il sindacato continua nella sua battaglia di difesa dei lavoratori, dei pensionati ed avere la forza, il contributo, il sostegno ma anche le critiche non può che renderci TUTTI più forti.

Cambiare si può, si deve, è possibile

Il contesto storico che stiamo attraversando è arduo, complesso, diverso dal passato; la globalizzazione ed un capitalismo sempre più imperante ed avido, un individualismo sfrenato , lo sfruttamento di interi popoli nonché delle risorse terrestri ha modificato tanti paradigmi e riferimenti culturali e sociali.

CoraggioDiRibellarsiNon conosco la soluzione, per ora comprendo come voi solo le difficoltà di ognuno di noi, ma parto da un assunto fondamentale … che fin quando non ci riconosceremo, in quanto lavoratori, come un’unica entità, saremo sempre sfruttati, derisi, sottopagati, sviliti.

E quando vedi negli occhi di lavoratori sia la paura per la perdita del posto di lavoro, sia la rabbia nel non volersi arrendere, che la speranza di poter mutare un tetro futuro già scritto, nonché la vicinanza e la solidarietà di altri lavoratori che “non hanno fatto finta di non vedere o che si sono girati dall’altra parte”, allora possiamo finalmente definirci donne e uomini degni di questo nome, che lottano per se stessi (come collettività) e per il futuro dei propri figli

A difesa del lavoro e dei lavoratori

Comunicazione da parte delle RSU Wind SLC-CGIL Campania

Noi ringraziamo ogni lavoratore Wind, sia coloro che sono intervenuti alla manifestazione del 30/3/2016 al Centro Direzionale, ma anche tutti gli altri che si sono interessati, hanno chiesto informazioni, hanno espresso solidarietà e disponibilità.
Essere CGIL significa anche questo, essere solidali perchè a prescindere dalla matricola o “dal cappellino aziendale”, siamo tutti lavoratori.
Continueremo la nostra battaglia per il lavoro, a tutela dei lavoratori, in Wind ma anche in ogni altra azienda per difendere il nostro futuro, per una società più equa, giusta, solidale.
 Almaviva - 20160330 - Grazie della partecipazione

Presidio per Gepin ed Almaviva

Stamattina, ma anche domani, saremo impegnati a dare sostegno e forza (non solo morale) alle lavoratrici Gepin ed Almaviva.

Perché mai farlo ? Perchè può interessarci ?

Non è solo l’importante questione di solidarietà ed attenzione verso persone che hanno un grosso problema ovvero la perdita del lavoro, alias soldi (e già questo dovrebbe essere più che sufficiente)

No, è anche la necessità di attirare l’attenzione del Governo verso un settore strategico per l’Italia.

E’ la necessità di mettere al centro dell’attenzione il lavoro ed i lavoratori, sempre più schiacciati nel salario e nei diritti, oramai considerati solo un costo.

E’ la necessità di creare politiche che creino lavoro e non speculazione (prendo i soldi degli incentivi e poi licenzio).

Perché se questo settore, anche in aziende diverse dalla nostra, inizia a perdere importanti pezzi, saremo più deboli e la debolezza attaccherà anche noi.

Ed allora bisogna essere compatti, coesi, uniti come lavoratori, presentarsi davanti al padrone senza alcuna matricola di appartenenza e rivendicare il nostro diritto/dovere a lavorare, ad avere un sostegno economico,  a considerare il lavoro anche uno strumento di libertà ed autonomia.

Fintanto ci saranno persone, esseri umani che hanno a cuore concretamente le sorti di altre persone, il mondo sarà ancora un luogo degno di poter essere vissuto.
Fintanto prevarranno logiche personalistiche, favori e vantaggi personali e non collettivi, fintanto ognuno baderà al piccolo o grande tornaconto senza mai porsi in discussione, abbiamo il dovere di reagire, anche violentemente ai soprusi, che siano ” in famiglia o fuori da essa”.

Almaviva - 20160330 - Comunicato

Call center, finalmente le clausole sociali

Ecco una notizia che ti fa sentire bene come RSU ma soprattutto come lavoratore … aver tutelato dei lavoratori, applicando una legge fortemente voluta dai lavoratori e dal sindacato e che rappresenta una salvaguardia id dignità e di civiltà … se cambi la ditta, i lavoratori “cambiano cappellino” ma continuano a lavorare.

http://www.rassegna.it/articoli/call-center-telecom-applica-la-clausole-sociali

Salvaguardati oltre 400 posti di lavoro nel cambio di un appalto Telecom a Matera grazie all’applicazione delle nuove regole sugli appalti. Azzola (Slc Cgil): accordo storico, ora Poste Italiane ed Enel facciano lo stesso

“Oggi è stato sottoscritto uno storico verbale di incontro che, per il cambio di appalto delle attività di Telecom gestite a Matera, applica le clausole sociali, diventate legge lo scorso 13 febbraio, salvaguardando così oltre 400 posti di lavoro”. A darne notizia è Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.

“Il Ministero dello Sviluppo Economico, a partire dal Viceministro Bellanova, ha avuto un ruolo fondamentale – spiega Azzola – coordinando un tavolo con Istituzioni locali, Telecom in qualità di committente, le due aziende del settore Abramo e Youtility, e che ha portato alla sottoscrizione di un verbale per gestire il passaggio delle attività, oggi svolte da Datacontact, a un nuovo soggetto giuridico composto pariteticamente dalle due imprese citate”.

Il verbale prevede la salvaguardia di tutto il personale coinvolto e la permanenza dell’attività a Matera attraverso l’applicazione delle clausole sociali, che prevedono la continuità del rapporto di lavoro con l’appaltatore subentrante. “Molto positivo anche l’atteggiamento assunto da Telecom Italia – sottolinea il segretario Slc – che ha accettato di assumersi la responsabilità sociale dei lavoratori già utilizzati in precedenza nella commessa oggetto di cambio di appalto”.

Per la prima volta, dunque, si realizza un cambio di appalto evitando che le conseguenze vengano pagate unicamente dai lavoratori. “È senz’altro la strada giusta – afferma ancora Azzola – ma ora è necessario affrontare con la stessa logica e con la stessa determinazione i cambi di appalto realizzati dalle gare realizzate da Poste Italiane e Enel, per le quali, ad oggi, si prospetta unicamente la strada del licenziamento per gli oltre 3000 lavoratori coinvolti“.

Secondo la Slc Cgil è infatti “inaccettabile” che, da un lato, “un soggetto privato come Telecom accetti il confronto per rispettare le norme di civiltà inserite dal Parlamento nel Ddl ‘Appalti‘”, mentre dall’altro, “aziende con importante partecipazione pubblica quali Poste e Enel ad oggi non abbiano sentito la stessa esigenza, scaricando sul Governo e sulle Istituzioni locali migliaia di licenziamenti”.

Di qui la richiesta del sindacato al vice ministro di “promuovere analoghi tavoli di confronto anche con queste aziende”, per salvaguardare l’occupazione del personale già impegnato nelle commesse oggetto di cambio di appalto e “evitando drammi sociali in aree particolarmente gravate da fenomeni di disoccupazione e carenza di lavoro”.

“Gli oltre 450 licenziamenti aperti dal gruppo Gepin e le migliaia annunciati da Almaviva vanno affrontati con la  medesima modalità – insiste Azzola – chi ha vinto la gara deve farsi carico di garantire la continuità del rapporto di lavoro al personale coinvolto. Se la premessa è questa si potrebbe realmente trasformare l’attività di call center in un lavoro industriale utile a risolvere le migliaia di richieste che quotidianamente i clienti e cittadini pongono – conclude il segretario Slc – attraverso il consolidamento del settore e l’avvio degli investimenti necessari a favorire la digitalizzazione del Paese”.

 

Riflessioni di Azzola (SLC-CGIL) dopo il CDA Telecom del 7-11-2013

Vi riporto questo stralcio  (del quale ho arbitrariamente sottolineato alcune parti) della lettera del Segretario Nazionale SLC-CGIL Michele Azzola al Presidente Letta su TELECOM.
Lo faccio perché “interessarsi” di Telecom è importante non solo perché siamo tutti lavoratori ed anche dello stesso settore, ma impatta anche su Wind, essendo l’azienda che di fatto ha un grosso bacino di utenza, moltissimi lavoratori e certe “sue scelte” incidono pesantemente su tutto il settore, come ad esempio la  vendita di alcuni asset (le torri BTS), il mancato (per ora) scorporo della rete, ecc.

Telecom: Azzola (Slc Cgil) a Letta, Telecom non è affare personale
“Le decisioni di cedere asset strategici all’estero, di non distribuire i dividendi sulle azioni ordinarie e di emettere un convertendo da 1,3 miliardi di euro sono tra loro collegate e non sono nell’interesse dell’azienda, dei piccoli azionisti nè del Paese. Però gli interessi delle banche vengono comunque sempre tutelati” dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.

Il rilancio di una società che ha circa 28 miliardi di indebitamento non può passare infatti attraverso dismissioni di asset che producono risultati finanziari positivi ed un risibile aumento di capitale travestito (il convertendo) finalizzato esclusivamente a proteggere la quota di dividendo delle banche (la cedola per tre anni del 6,125%) che lo hanno sottoscritto.

La riduzione dimensionale di una società non potrà infatti che avere inevitabilmente ripercussioni negative sull’occupazione e sul reddito nazionale in cambio di un marginale aumento della profittabilità nel breve termine funzionale tra l’altro a pagare la cedola (ossia un dividendo per pochi) del convertendo.

Il piano industriale approvato dal CDA del 7 novembre, conferma tutte le preoccupazioni che il sindacato ha manifestato dopo l’accordo intervenuto tra i soci di Telco che assegna a Telefonica il controllo di fatto della società.
Un piano industriale tutto ispirato a fare “cassa” nell’immediato, ma che, di fatto, creerà le condizioni per cui fra pochi anni l’Ebidta dell’azienda subirà contraccolpi tali da non consentire la sopravvivenza dell’azienda italiana.

Sulla scia di quanto già fatto dai “capitani coraggiosi” si sceglie la finanza “creativa” con la vendita, e il conseguente riaffitto, delle torri e degli immobili perseverando su scelte che hanno defraudato il patrimonio della società lasciandone in eredità canoni di locazione, per il patrimonio venduto, a canoni elevatissimi rispetto le condizioni di mercato.

Inoltre, si sceglie di vendere la controllata Tim Argentina, che realizza un aumento dei profitti del 24% nell’ultimo anno, sapendo che la vendita di Tim Brasil è solamente rinviata al momento in cui il controllo di Telefonica sarà operativo e l’antitrust Brasiliano imporrà la dismissione della stessa in considerazione che Telefonica è già presente su quel mercato con il primo operatore.
Infine, vista l’assoluta indisponibilità di Telefonica a varare un aumento di capitale, che resta l’unica soluzione plausibile per il rilancio degli investimenti necessari al Paese, si aumenta l’indebitamento aziendale con un bond convertibile che, in considerazione del rating di Telecom, sarà collocato a tassi di interesse elevatissimi garantendo i dividendi a pochi “fortunati” che contribuirà a trasferire risorse dalle casse di Telecom a quelle delle banche che gestiranno l’operazione, continuando a spolpare un’azienda che solo quindici anni fa era il quinto operatore mondiale.
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Ad un anno …

Ad un anno preciso dall’accordo per evitare esternalizzazione della Rete WIND e per essere antesignani di un accordo che non scaricasse sui lavoratori i guai ed i debiti manageriali (di proprietà passate, in particolare), resto convinto, ancora di più, ancora una volta, che quell’accordo (che deve ancora realizzarsi, deve ancora completarsi) sia stato lungimirante.

Abbia tutelato noi dipendenti sebbene ci sia molto costato in termini economici e di migliorie acquisite. Abbiamo evitato che l’azienda divenisse uno spezzatino, dopo la Rete, sicuramente altri settori sarebbero stati ceduti, venduti, esternalizzati.
Indietro non si torna.
L’accordo va realizzato, va reso operativo perché tornare indietro significa perdere tutto, perdere l’azienda e soprattutto il lavoro, non significa ritornare invece alle condizioni passate, perché le condizioni passate erano figlie di un mercato diverso, di un’economia delle TLC e dell’Italia completamente diverse.
Non capirlo e/o non dirlo significa farsi del male, significa prendere in giro le persone.

Ci siamo mossi in anticipo proprio per non arrivare “con acqua alla gola anche se era già giunta al labbro inferiore”.
Proprio per i debiti (specie per gli interessi), proprio perché a partire da Telecom, Vodafone, Ericsson (aziende che hanno 5-6-10 volte il nostro fatturato) l’unica risposta è sempre e solo licenziare i dipendenti, tagliare stipendi (noi abbiamo tagliato le prestazioni accessorie allo stipendio), proprio per assicurare investimenti futuri e soprattutto conservare il nostro posto di lavoro, abbiamo accettato noi tutti di sottoscrivere quell’accordo.
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Cassazione: le ferie non godute sono monetizzabili

Da http://www.lavoroediritti.com/2013/08/cassazione-le-ferie-non-godute-sono-monetizzabili/

La Corte di Cassazione, con sentenza nr. 18168 dello scorso 26 luglio, ha affermato che, in caso di mancata fruizione delle ferie, anche senza responsabilità del datore di lavoro, spetta comunque al lavoratore l’indennità sostitutiva.

La pronuncia è giunta in Cassazione a seguito del ricorso proposto dalla Regione Calabria contro la sentenza d’appello che, riteneva monetizzabili le ferie di cui il lavoratore non aveva goduto, anche se, una specifica disposizione pattizia (art. 18, comma 9, c.c.n.l. del 6/7/1995) prevedeva tale monetizzazione solo nell’ipotesi in cui le ferie spettanti non fossero state fruite per esigenze di servizio, situazione nella specie non sussistente.

Gli Ermellini, richiamano al riguardo, il principio giurisprudenziale secondo cui, “in relazione al carattere irrinunciabile del diritto alle ferie, garantito anche dall’art. 36 Cost. e dall’art. 7 della direttiva 2003/88/CE (v. la sentenza 20 gennaio 2009 nei procedimenti riuniti c-350/06 e c-520/06 della Corte di giustizia dell’Unione europea), ove in concreto le ferie non siano effettivamente fruite, anche senza responsabilità del datore di lavoro, spetta al lavoratore l’indennità sostitutiva che ha, per un verso, carattere risarcitorio, in quanto idonea a compensare il danno costituito dalla perdita di un bene (il riposo con recupero delle energie psicofisiche, la possibilità di meglio dedicarsi a relazioni familiari e sociali, l’opportunità di svolgere attività ricreative e simili) al cui soddisfacimento l’istituto delle ferie è destinato.
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