Archivio della categoria: Fondo pensione

Fondo pensione in generale

Per il lavoro ai giovani, per pensioni più decenti ed eque

Sabato 2 aprile 2016 ci sarà una manifestazione nazionale per rimettere al centro della discussione politica le pensioni, ma è un argomento che non riguarda solo i pensionati.

Gli obiettivi della manifestazione che si terrà anche a Napoli con un corteo che partirà dalle 09:30 da Piazza Dante e si dirigerà verso Piazza Matteotti, sono:

  • difesa delle pensioni e rivisitazione degli importi
  • lavoro ai giovani (se allungano l’età per andare in pensione, si creeranno meno opportunità per i giovani)
  • rendere più flessibili le regole per andare in pensione
  • rafforzare la previdenza complementare

Come vedete, il sindacato continua nella sua battaglia di difesa dei lavoratori, dei pensionati ed avere la forza, il contributo, il sostegno ma anche le critiche non può che renderci TUTTI più forti.

TELEMACO – In caso di licenziamento

Telemaco è il fondo pensione complementare delle Telecomunicazioni.
Nel caso in cui si interrompa, per scelta o subendo, il rapporto lavorativo, ecco le due situazioni che si verrebbero a creare, ovvero riscossione della propria posizione o anticipo della prestazione cioè dell’importo pensionistico.

Il riscatto della posizione maturata
In presenza di situazioni di particolare delicatezza e rilevanza attinenti alla tua vita lavorativa, puoi inoltre riscattare, in tutto o in parte, la posizione maturata, indipendentemente dagli anni che ancora mancano al raggiungimento della pensione. In tal caso devi inviare apposita domanda a TELEMACO mediante raccomandata A.R.

Entro sei mesi dal ricevimento della domanda, TELEMACO provvede alla liquidazione della posizione individuale.
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Telemaco: fusione di due comparti

dal 1° luglio 2013 prenderà avvio l’operazione di fusione per incorporazione del comparto Crescita (Orange) nel comparto Bilanciato (Yellow).
L’operazione si concluderà il 31 dicembre 2013 con la chiusura del comparto Crescita e il trasferimento degli iscritti in tale comparto a quello Bilanciato.

Dal 1° luglio 2013 non sarà più consentita la scelta del comparto Crescita, sia al momento dell’adesione che in quella di cambio comparto.
Dal 1° ottobre al 30 novembre 2013, prima che la fusione abbia effetto, sarà consentito agli iscritti al comparto Crescita di trasferire la propria posizione ad un altro comparto, senza costi aggiuntivi e anche se hanno già effettuato un cambio comparto nei 12 mesi precedenti. Il trasferimento avrà efficacia il 31 dicembre 2013.

Il 31 dicembre 2013 il comparto Crescita verrà chiuso e le posizioni previdenziali degli iscritti a tale comparto saranno trasferite nel comparto Bilanciato sulla base dei valori quota del 31 dicembre 2013.
La fusione avrà efficacia dal 1° gennaio 2014.
Le motivazioni, le modalità e le tempistiche dell’operazione sono illustrate nella  Circolare 3/2013.

Pensione "per i quindicenni"

Dal sito http://job.fanpage.it/in-pensione-di-vecchiaia-chi-ha-15-anni-di-contributi-versati-entro-il-1992/ leggo e riporto, sintetizzando

I lavoratori “quindicenni”, ossia coloro che hanno 15 anni di contributi versati all’Inps prima del 31 dicembre 1992, possono accedere alla pensione di vecchiaia pur non avendo 20 anni di contribuzione previsti dalla riforma pensioni del Governo Monti.
Qui la circolare INPS
l Ministero del lavoro Elsa Fornero ha dato il via libera all’emissione da parte dell’Inps di una circolare contenente una deroga a quanto previsto dalla riforma pensioni per la nuova pensione di vecchiaia, ossia l’estensione a tutti dei 20 anni di contributi minimi per l’accesso.

“Saranno 65 mila i cittadini italiani cui spetteranno i cosiddetti contributi silenti, ovvero i contributi versati per 15 anni che rischiavano di non essere più recuperati”, secondo il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua.

Il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali ha ordinato all’Inps di emettere una circolare in merito per chiarire il quadro circa il mantenimento del diritto di queste decine di migliaia di lavoratori ad accedere alla pensione di vecchiaia con i requisiti contributivi di 15 anni della Riforma Amato del 1992. E puntualmente, l’Inps ha emesso la circolare n. 16 del 1 febbraio 2013, a chiarimento di tutto.
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Il Ministro Fornero sulle ricongiunzioni: se non danno vantaggio non vanno pagate

Da Corriere.it
Dopo una lunga intervista con Report, il Ministro arriva alla conclusione: coloro che non traggono un vantaggio evidente dalla ricongiunzione non devono pagare. Pagherà solo chi riceve pensioni alte fino a 15mila euro al mese. Estratto di un’inchiesta che andrà in onda prossimamente a Report. – Bernardo Iovene

La Ricongiunzione impossibile, medicina amara di un Sistema in agonia

http://www.altalex.com/index.php?idstr=38&idnot=60156

Sistema di riferimento

L’Italia è il paese dei campanili, delle classi sociali, dei gruppi di potere o d’influenza. Questa frammentazione si è riflessa sull’atomizzazione del sistema previdenziale. Sono nati Istituti, Casse e Fondi per ogni categoria di lavoratori: pubblici e privati, statali ed enti locali, autonomi e dipendenti, parasubordinati e liberi professionisti. E nell’ambito di queste macro divisioni altri di Fondi e casse: piloti, ferrotranvieri, ostetrici, gas, clero, coltivatori diretti, artigiani, commercianti, architetti, avvocati, medici e così via. E poi si distingue tra Fondi alternativi, sostitutivi, integrativi del Fondo dell’assicurazione generale obbligatoria.

Ogni micro sistema ha avuto (e in parte conserva) il suo Consiglio di amministrazione, i suoi Comitati (a gestione sindacale), la sua piramide burocratica, il suo bilancio, le sue regole di accesso alla pensione e il suo sistema di calcolo. Ogni gruppo ha accumulato e difeso nel tempo i suoi privilegi, chiamati specificità o peculiarità connaturali alla tipologia di lavoro. Così abbiamo avuto le pensioni calcolate sull’ultima retribuzione rivalutata, pensioni liquidate con appena 14 anni 6 mesi di servizio e tanto altro. Anche l’aliquota di contribuzione è diversificata, tanto a carico dei datori di lavoro tanto a carico dei lavoratori.

Erano gli anni dell’euforia della crescita, della spesa facile. Gli anni in cui i lavoratori superavano di gran lunga i pensionati. Poi il ciclo si è invertito e la scure dei tagli si è abbattuta su tutti al fine di porre un freno alla spesa e di perseguire un minimo di equità sociale tra tutti i lavoratori. Sono così state eliminate molte sperequazioni non giustificate dalla tipologia di lavoro.

Ad iniziare dalla riforma Amato e passando per le riforme Dini-Prodi-Maroni–Sacconi fino ad arrivare all’ultima sforbiciata della Fornero, tutte le Gestioni sono state interessate da un progressivo innalzamento dell’età pensionabile e da nuovi e meno favorevoli sistemi di calcolo della pensione. A soffrirne maggiormente sono stati i lavoratori che avevano goduto di maggiori privilegi.

La normativa delle ricongiunzioni

In questo scenario s’inserisce la triste esperienza di quanti si sono trovati, per le diverse vicissitudini della vita, con posizioni contributive frammentate in diverse Gestioni, con la conseguenza di non raggiungere i requisiti per la pensione in nessuna gestione.

Per far fronte agli effetti più acuti del sistema intervenne la legge 322/58 che consentiva la costituzione della posizione assicurativa gratuita a quanti non maturavano il diritto a pensione presso “forme obbligatorie di previdenza sostitutive dell’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti o ad altre forme di previdenza”.

Il DPR 1092/73 prevede il computo, a titolo gratuito, presso lo Stato dei servi resi allo Stato o ad altri Enti, con iscrizione all’INPS o ad altri Fondi (artt. 11 e 12).

In seguito il malessere si è acuito ed è intervenuta la legge 29/79 che prevede:

  • la ricongiunzione nel Fondo dei Lavoratori Dipendenti dei contributi versati nellaGestioni speciale dei lavoratori autonomi, che avviene con il pagamento di un onere da parte del richiedente. L’onere è giustificato dal passaggio da un regime meno conveniente a uno più conveniente (art. 1);
  • la ricongiunzione presso l’INPS dei periodi contributivi maturati in ordinamenti pensionistici “alternativi” senza oneri per il richiedente. Il diverso trattamento rispetto al primo caso, era giustificato dal fatto che i contributi passavano da un regime pensionistico più conveniente ad uno meno conveniente (INPS), per i diversi requisiti di accesso e di calcolo della pensione (art. 1). Dallo 01 luglio 2010 anche tale tipo di ricongiunzione è diventato oneroso (legge 122/2010);
  • la ricongiunzione, a titolo oneroso, dall’INPS ad altri Fondi (art. 2)

Nel 1990 è intervenuta la legge n. 45 che rende possibile ricongiungere i periodi di contribuzione versati presso le varie casse di previdenza per i liberi professionisti con quelli esistenti presso le gestioni obbligatorie di previdenza per i lavoratori dipendenti, pubblici o privati, o per lavoratori autonomi.

Sono parimenti ricongiungibili i periodi di contribuzione presso diverse gestioni previdenziali per liberi professionisti. Anche tale tipo di ricongiunzione è oneroso.

Le innovazioni della legge 30 luglio 2010, n. 122

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Per compiacere i mercati, ci distruggono il futuro

Leggendo il giornale “Servizio Pubblico”, a firma di Nicola Cantelli è riportata una notizia che in TV non ho sentito ma che ho invece ritrovato poi ampiamente diffuso sulla Rete.

Il 15-11-2012, al World Pension Summit ad Amsterdam durante la conferenza che riunisce  i colossi mondiali delle pensioni private (gestiscono 1925 miliardi di euro cioè il Prodotto Interno Lordo italiano), il Ministro Fornero ha affermato “i cambiamenti portati dalla riforma delle pensioni del Governo Monti erano necessari per compiacere i mercati finanziari altrimenti i mercati avrebbero devastato l’Italia”.

Alcune considerazioni a questo punto mi sovvengono.

Un Ministro della Repubblica deve rispondere unicamente allo Stato Italiano, alla Costituzione ed al popolo sovrano, deve rispondere all’interesse pubblico nello Stato NON agli interessi delle banche o delle assicurazioni.

 

E se fallisce uno di questi colossi finanziari (come negli USA nel 2007), che fine fanno le pensioni ? Ecco un altro motivo della necessità vitale di un sistema pensionistico pubblico valido.

La politica è necessaria e vitale e NON deve sottostare all’economia, alle banche, alle lobbies e per fare ciò abbiamo bisogno di politici che dichiarino apertamente cosa vogliono fare, come intendono farlo da chi prendono soldi, quali sono i loro legami con i mercati finanziari.

E noi, come lavoratori che insieme alle aziende versiamo una cospicua parte del nostro stipendio (più del 9% i lavoratori  e circa il 24% le aziende) per ottenere importi pensionistici sempre più bassi e sempre più “lontani” restiamo a guardare L

 

Ci state fregando la pensione

Come sapete, c’è stata l’ennesima riforma delle pensioni dalla quale come lavoratori ne usciamo ancora con le ossa rotta. L’accorpamento di altri enti pensionistici verso il cosiddetto AGO (il fondo pensione gestito dall’INPS) sta portando anche debiti all’istituto della previdenza sociale.
Ma i debiti dell’INPS/AGO sono dovuti al fatto che l’assistenza (cassaintegrazione, assegni familiari, maternità) sono ancora a carico della stessa INPS piuttosto che essere separati…. Ci devono spellare in qualche modo.
Ma la riforma delle pensioni “Fornero” ha innalzato l’età pensionabile a TUTTI (anche a te), ha diminuito l’importo della pensione (anche a te).

L’innalzamento dell’età pensionabile ed anche dei contributi  ha determinato che ci sono lavoratori che avevano contrattato con le proprie aziende di andarsene via prima con degli incentivi. Spostando però la data pensionabile, questi lavoratori si sono trovati ad essere usciti dall’azienda ma a non avere più l’età per andare in pensione. Ecco chi sono gli ESODATI, lavoratori senza più lavoro e senza pensione perché nessuno al Governo ha pensato a questi accordi che spesso proprio lo Stato ha favorito. Ora stanno tentando di salvaguardarli, col Governo che tra ritrattazioni, ampliamenti, soldi da ricercare, incertezza su quanti ne sono, ha un atteggiamento ondivago.

Poi ci sono i fregati dal Governo Berlusconi con la legge 122 del 2010 che finalmente riescono a far accendere un riflettore su di loro (vedi Ballarò, ma non solo) ovvero prima ricongiungere i contributi verso l’INPS/AGO era gratuito. Avevi lavorato per ENEL (che aveva una sua pensione, un suo fondo speciale) o per la scuola (INPDAP) ma anche per l’AGO/INPS ?
Porta i contributi in INPS senza pagare nulla.  L’INPS pagava e  paga pensioni meno vantaggiose a questi istituti pensionistici “di settore”. Continua a leggere

Telemaco – novità aprile 2012

Sintetizzo, riprendendole dal sito del Fondo Telemaco, alcune recenti novità

  • ridurre da 4 a 3 il numero minimo dei comparti di investimento previsti (art. 6), oltre al comparto garantito, nell’ottica di una possibile futura semplificazione delle offerte di investimento;
  • dare la possibilità agli aderenti che perdono i requisiti di iscrizione di riscattare la posizione anche in misura parziale al 75%, mantenendo in tal modo l’iscrizione al Fondo e la facoltà di attivare il Fondo di Garanzia in caso di omessi versamenti da parte della propria azienda di appartenenza (art 12)
  • la possibilità di far aderire un proprio congiunto fiscalmente a carico

Su quest’ultimo aspetto riporto alcuni stralci informativi.

  1. Il familiare per essere a carico deve rispettare le norme previste dalla vigente disciplina tributaria ovvero guadagnare meno di 2840,51 euro (lordi) ed essere figli, coniuge, nonché (se conviventi) genitori, ascendenti prossimi, i discendenti dei gigli, generi, nuore, suoceri, adottanti, fratelli e sorelle, il coniuge separato.
  2. Il lavoratore deve essere iscritto a Telemaco (altrimenti non può iscrivere il proprio congiunto)
  3. Il datore di lavoro non versa nessuna quota per il coniuge iscritto a Telemaco e la quota è a carico dell’iscritto/lavoratore
  4. I versamenti per il coniuge fiscalmente a carico vanno effettuati mediante bonifico
  5. Il profilo d’investimento, il comparto d’investimento PUO’ NON ESSERE lo stesso del lavoratore aderente al fondo
  6. Se il lavoratore iscritto non è più iscritto a Telemaco, decade anche l’iscrizione per il congiunto (se è maggiorenne potrà eventualmente versare contributi volontari)
  7. Se il congiunto non è più a carico, non ci potranno essere più dei contributi. O fa versamenti volontari, o mantiene la propria posizione (da trasferire in futuro) o la liquida

Telemaco: regime fiscale

Telemaco è il fondo pensionistico complementare riservato a chi lavora nelle TLC. Essendo un fondo pensionistico complementare sotto il controllo di rappresentanti delle aziende e dei sindacati, in base alle legge attuali ed al controllo della COVIP, ha un regime fiscale particolare ovvero esistono delle agevolazioni.
Provo a sintetizzarle, rinviando eventuali approfondimenti dietro specifica vostra richiesta. Anche le aziende ricevono delle deduzioni  e sgravi fiscali ma non le tratteremo nella presente.

 Sui contributi versati
I soldi che versiamo sono deducibili dalle tasse che dobbiamo allo Stato purchè non si superino i 5164,57 annui. Questi vengono dedotti automaticamente sulle nostre buste paga.

Al fine dei 5147 euro si computano:

  • i contributi versati dal datore di lavoro;
  • versamenti effettuati alla forma pensionistica complementare in favore delle persone fiscalmente a carico  di cui all’art. 12 del T.U.I.R., limitatamente all’importo da queste non dedotto;
  • dei contributi versati dall’aderente per reintegrare anticipazioni pregresse. Sulle somme eccedenti l’importo  di euro 5.164,57 (non deducibili)  è riconosciuto un credito d’imposta pari all’imposta pagata al momento  della fruizione dell’anticipazione, proporzionalmente riferibile all’importo reintegrato.

Il TFR destinato alla forma pensionistica complementare non va dedotto dal reddito complessivo.

Rendimenti

I rendimenti presso Telemaco sono soggetti  dell’11 per cento da applicare sul risultato netto maturato in  ciascun periodo d’imposta
La base imponibile è determinata dal montante accumulato dal 1° gennaio 2007, al netto  dei redditi già assoggettati ad imposta sostitutiva annuale dell’11 per cento e degli importi dei contributi non dedotti .

Su questa base imponibile si applica una ritenuta con l’aliquota del 15 per cento, ridotta di 0,3 punti percentuali per  ogni anno eccedente il quindicesimo  anno di partecipazione a Telemaco, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali.

Se l’iscrizione è anteriore al 1° gennaio 2007, gli anni di iscrizione prima del 2007 sono computati fino ad un massimo di 15 anni.

Pertanto, decorsi 35 anni di partecipazione alla forma pensionistica complementare, l’aliquota sarà del 9 per cento.

Nel caso di prestazione in forma di rendita, i rendimenti finanziari di ciascuna rata di rendita sono assoggettati alla  fonte ad imposta sostitutiva del 12,50 %.

Riscatti ed anticipazioni

Si applica l’aliquota del 15 per cento, ridotta di 0,3 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione alla forma pensionistica complementare.

Se l’iscrizione è anteriore al 1° gennaio 2007, gli anni di iscrizione prima del 2007 sono computati fino ad un massimo  di 15 anni

In tutte le altre fattispecie di riscatto  si applica l’aliquota del 23%

Telemaco – Documento su Regime Fiscale