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Jobs Act alla francese

Il Jobs Act alla francese (El Khomri) se da un lato evidenzia come gli immigrati possano raggiungere importanti ruoli istituzionali (un esempio da imitare) invece mi fa ribollire il sangue per la solita e continua ricetta liberale e capitalistica di “rendere più libera e flessibile l’economia”.
Cioè la solita bugia di schiavizzare le persone, non considerando che oltre al turno di lavoro esiste “un turno orario” più importante, quello personale, familiare, di esistenza.
E sempre “cu stu fatt” che le persone non si possono licenziare facilmente … e basta !!!!! C’avit accis a salute


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Allungamento protezione licenziamento

IL MINISTERO DEL LAVORO, CON L’INTERPELLO 6/2013, afferma che il divieto di licenziamento ed il diritto all’indennità di disoccupazione per la lavoratrice madre sussistono fino ad un anno di età del figlio. L’articolo 54, comma 1, del Testo Unico per la tutela della maternità e paternità, Dlgs 151/2001, recita testualmente “ le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro…(….) nonché  fino al compimento di un anno di età’ del bambino.”  

La legge di riforma del mercato del lavoro, L.92/2012, all’art.4, comma 16, è intervenuta  sull’art.55, comma 4, del Testo unico, allungando fino a tre anni il periodo “protetto”.

La norma dell’art.55 comma 4 prevede che la richiesta di dimissioni presentata dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante il primo anno di vita del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento, deve essere convalidata dal Servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio, e, alla suddetta convalida è condizionata la risoluzione del rapporto di lavoro.

Di fatto, adesso, attraverso un colloquio diretto con la lavoratrice/il lavoratore dimissionaria/o i Funzionari delle Direzioni territoriali del lavoro verificano la genuinità della volontà degli stessi e l’assenza di condizionamenti da parte del datore di lavoro.

Infatti, non è più’ entro il primo anno di vita del bambino , o entro il primo anno dall’ingresso dell’adottato in famiglia, ma durante i tre anni di vita del bambino, o tre anni dall’ingresso in famiglia che le dimissioni, o la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, devono essere convalidate dal Servizio ispettivo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali competente per territorio.

In altre parole le dimissioni della lavoratrice sono state estese fino al terzo anno del bambino, rimanendo invariato il periodo di divieto di licenziamento fino ad un anno del bambino.

 

Cosa sta avvenendo in Vodafone

Le vicissitudini di Vodafone riguardano anche noi, come lavoratori, come lavoratori TLC ed in particolare come lavoratori Wind e Telecom.

Non solo dunque la conoscenza diretta delle persone impattate, ma anche la necessità di capire se in questo marasma che sta avvenendo in tutta la società italiana ed in particolare nelle TLC, sia affrontabile col metodo brutale e diciamo pure classico (esternalizzo, licenzio, esuberi, mobilità, ecc) oppure in concerto con i sindacati, quindi trovando soluzioni che contemperino riduzioni di costi, aumento degli investimenti in cambio di stabilità dell’occupazione.


L’azienda registra una scarsa sindacalizzazione, a differenza con quella Wind (dove in  Campania la sindacalizzazione è superiore ai 2/3 della popolazione)

Ma cosa sta succedendo ?

  • Vodafone ha già esternalizzato Call Center (950 in Comdata) e tecnici Rete (335 in ENSI/Ericcson)
  • Vodafone è quella che ha licenziato usando la Legge Fornero sull’art.18, è quella che si è opposta ai 33 reintegrati da Condata dopo aver perso la causa e per ripicca ne ha cacciati altrettanti.

Il giorno 6 marzo 2013 l’azienda ha annunciato di aver predisposto un piano di riorganizzazione, ovvero:

  •  Riduzione dell’organico di 700 unità;
  •  Taglio del costo del lavoro complessivo pari a 80 milioni di euro.

L’azienda ha avviato la procedura di licenziamento collettivo con la legge 223/91 per 700 lavoratori in tutta Italia su un totale di circa 7000 dipendenti

Clicca qui per l’elenco degli esuberi in base alle sedi ed al gruppo di lavoro.
Sul territorio della  Campania il taglio previsto dall’azienda colpirebbe 84 lavoratori su un totale di circa 750. Di questi 84 ben 78 dipendenti lavorano sulla sede di Pozzuoli presso l’ex comprensorio Olivetti

Non è accettabile che una società come Vodafone che non verte in uno stato di crisi, che non ha i conti i rosso e non presenta buchi di bilancio, possa pensare di fronteggiare un abbassamento dei ricavi con misure così drastiche.
Qui significa scaricare sui lavoratori i minori guadagni per l’azienda, continuano a trattarci come pezze, come numeri ma come lavoratori, come classe dei lavoratori, non dobbiamo permetterlo

Non è accettabile che da un lato l’azienda pensi di intervenire nella riduzione del perimetro occupazionale e allo stesso tempo continui a delocalizzare all’estero molte delle sue attività principali, dal servizio clienti alla gestione della rete.

Radio mercato parla anche di acquisizioni, dopo aver assorbito TeleTu … certo che queste informazioni lasciano basiti.
A questa vicenda, poi, si aggiunge quella di Almaviva Catania che lavora per la Vodafone , con a rischio 650 lavoratori

Esprimere solidarietà è importante, ma ancora più importante è attivarci con i colleghi Vodafone per creare un fronte comune, che superi le divisioni aziendali, perché qui è in ballo il futuro di noi lavoratori, dei nostri diritti, del nostro futuro.

Dov’è la politica ? O meglio dov’è la politica che gestisce l’economia, che tuteli chi lavora ?

Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.

(Che Guevara (Ernesto Che Guevara de la Serna)

(ringraziando Max Iannone e Maurizio Barretta per le informazioni)

Pensione "per i quindicenni"

Dal sito http://job.fanpage.it/in-pensione-di-vecchiaia-chi-ha-15-anni-di-contributi-versati-entro-il-1992/ leggo e riporto, sintetizzando

I lavoratori “quindicenni”, ossia coloro che hanno 15 anni di contributi versati all’Inps prima del 31 dicembre 1992, possono accedere alla pensione di vecchiaia pur non avendo 20 anni di contribuzione previsti dalla riforma pensioni del Governo Monti.
Qui la circolare INPS
l Ministero del lavoro Elsa Fornero ha dato il via libera all’emissione da parte dell’Inps di una circolare contenente una deroga a quanto previsto dalla riforma pensioni per la nuova pensione di vecchiaia, ossia l’estensione a tutti dei 20 anni di contributi minimi per l’accesso.

“Saranno 65 mila i cittadini italiani cui spetteranno i cosiddetti contributi silenti, ovvero i contributi versati per 15 anni che rischiavano di non essere più recuperati”, secondo il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua.

Il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali ha ordinato all’Inps di emettere una circolare in merito per chiarire il quadro circa il mantenimento del diritto di queste decine di migliaia di lavoratori ad accedere alla pensione di vecchiaia con i requisiti contributivi di 15 anni della Riforma Amato del 1992. E puntualmente, l’Inps ha emesso la circolare n. 16 del 1 febbraio 2013, a chiarimento di tutto.
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Lavoro, questo sconosciuto

La CGIL ha presentato un Piano per il Lavoro 2013 (https://docs.google.com/file/d/0By9ulGgASb63bGFWZnp6emxMMmc/edit?usp=sharing) , una serie di proposte concrete, a breve ma anche a lungo raggio.

Questo 2012 appena finito evidenzia che se si sommano i lavoratori che nel 2012 si trovavano nella cosiddetta ‘area del disagio’, cioè precari o part time involontari, a quelli della cosiddetta  ‘area della sofferenza occupazionale’, vale a dire disoccupati, scoraggiati immediatamente disponibili a lavorare e persone in Cassa integrazione, si può stimare la stratosferica cifra di circa 9 milioni di persone in drammatica difficoltà con il lavoro

Qui un documento più esaustivo e completo.

Ma se aggiungiamo gli effetti nefasti che sta producendo la Riforma Fornero ed in particolare la riforma dell’art.18 che consente di ricattare con più forza il lavoratore laddove, per motivi economici, seppure avesse ragione, non è più obbligatorio il rientro su posto di lavoro … si lede la dignità delle persone, come sta avvenendo ai 19 operai FIAT, pagati da questa ma che non si devono presentare a lavoro …. un’umiliazione.

Che l’Italia abbia bisogno di riforme è assolutamente vero, ma riformare non significa regredire, significa cambiare ma qui nei cambiamenti ci rimettono sempre e solo i dipendenti e le piccole imprese, quelle a carattere familiare.

Oltre ai colleghi Vodafone di cui abbiamo parlato recentemente anche in Engineering , due lavoratori, assunti a tempo indeterminato, a Napoli sono stati licenziati

Engineering per disfarsi facilmente di lavoratori assunti a tempo indeterminato, li licenzia alla fine di un dato progetto liquidandoli con la frase standard secondo cui: ‘non sono peraltro disponibili in azienda differenti posizioni lavorative in cui poter utilmente impiegare il lavoratore/lavoratrice’.

La politica è assente, qualche sindacato è assente, l’individualismo è imperante, ma tu cittadino, lavoratore, disoccupato, precario che vuoi fare ? Continuare ad assistere ?

Licenziamenti Vodafone e "ricatto" Autogrill

Che le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori stiano peggiorando o comunque, nel migliore dei casi, sotto attacco (tendendo al peggioramento) è oramai visibilissimo e purtroppo riscontrabile tra i nostri familiari, i nostri amici.
Ci sono imprenditori e manager che ricercano il confronto e soluzioni più adeguate con le parti sociali, ma in tanti aiutati da scelte politiche scellerate invece di investire in tecnologia, migliorie industriali, maggiori servizi, pensano di risparmiare semplicemente abbassando i nostri salari e le nostre tutele.


La colpa è della politica che ha ceduto lo scettro della gestione degli interessi pubblici ai privati, ai singoli, all’economia; la colpa è anche di un certo sindacato che si è legato ai partiti in maniera quasi indissolubile, che interloquisce solo con le aziende, dimenticando i lavoratori; la colpa è anche dei lavoratori/cittadini sempre più individualisti, meno interessati alle sorti della collettività (lavorativa o sociale).
Il tema del lavoro, della creazione di posti di lavoro deve ritornare al centro dei nostri dialoghi, dei nostri voleri.

I colleghi Vodafone, che hanno già subito esternalizzazioni sia al Customer che in Rete (e si vocifera di altre “cessioni”) protesteranno domani 4 febbraio 2013 per i licenziamenti  effettuati ricorrendo alla legge Fornero che ha riformato l’art.18 (licenziamento per giusta causa).
Non entro nel merito se i colleghi impattati meritino o meno il licenziamento. Farei il gioco del padrone. Tutti, lavoratori e datori, sottostiamo alle leggi ed al CCNL che prevede regole e sanzioni anche pesanti.

Resta il problema che un’azienda certamente ricca, in un settore TLC che ha meno ricavi rispetto a prima ma ancora vivo, licenzia 3 persone (2 a Pozzuoli) per motivi economici e noi non possiamo essere indifferenti a tutto questo. Ora con questi 3 licenziamenti, la situazione economica di Vodafone migliorerà ? ahahahahahah

Perché se la politica, i partiti, gli interessi di imprenditori senza scrupoli, hanno generato il mostro “Fornero” con l’assenza di un diffuso movimento di protesta dei lavoratori/cittadini, perché se il sindacato e le aziende non hanno saputo trovare soluzioni adeguate, il peso di questa riforma dell’art.18 andrà tutto sulle nostre spalle. Saremo eternamente ricattati, che siamo bravi o cattivi lavoratori.
Basterà un calo produttivo, qualche conto in rosso (il falso in bilancio in Italia è stato depenalizzato) e siamo tutti ricattabili. Ne basta licenziare due, per tenere sotto scacco 1000 lavoratori.

Ed in quanto a ricatti, ecco la società Autogrill, del gruppo Benetton.
In pratica l’azienda ritenta a licenziare personale, non certo a migliorare i propri servizi. Ora ci riprova, proponendo al singolo lavoratore: o te ne vai oppure ti dimezzo orario di lavoro (50%) e ti devi trasferire a lavorare entro 50km da dov’eri. E per 140 persone (su 9500) inizia il delirio, il ricatto, interrogarsi se subire una decurtazione netta di stipendio (non di soldi accessori) oltre a maggiori spese da sostenere …. Ma per molti, questo lavoro  è l’unico sostentamento.
Vero che la crisi ha ridotti molto i ricavi aziendali stante il minor traffico auto veicolare, ma perché la crisi dobbiamo pagarla sempre e solo noi ?
(il link  all’articolo su “L’Espresso”))

La CGIL ha proposto un piano per il lavoro, per creare lavoro investendo ma necessitiamo di una classe politica nuova, che comprenda che gli investimenti economici sono necessari e soprattutto utili alla collettività sia in termini di migliori e maggiori servizi ma anche per creare posti di lavoro, ma abbiamo bisogno di un interlocutore serio cioè di una politica seria, lungimirante e soprattutto credibile.

Sulla situazione politica ed economica italiana

Articolo scritto via email da Giovanni Ricciardiello

L’uscita della Fiat dalla Confindustria era indubbiamente prevedibile che venisse presa da esempio da tutte le grandi aziende come mezzo per divincolarsi dai vincoli derivati dal CNL di pertinenza.
Sono sicuro che l’episodio della Fiat, gravissimo per la perdita dei diritti sindacali, non sia stato preso con il giusto peso.

I responsabili? La mancata mobilitazione delle sigle CISL e UIL e soprattutto dei politici: BERSANI, VENDOLA e chiunque si spaccia di sinistra.
Quelli di destra? Certo che hanno colpa, ma non come quelli di sinistra: si sa, loro (dx) fanno interessi delle aziende e non dei lavoratori.

La nostra attuale crisi economica non è un momento transitorio come vogliono farci credere, ma il nostro nuovo status economico.

Per cambiare davvero è necessario apportare i seguenti cambiamenti:
1a) Controllo fiscale – con la piattaforma informatica unica, a cui tutti gli enti statali (Regioni, Ufficio delle imposte, uffici catastali, CNR..) si collegano, il controllo può risultare sicuramente rapido ed immediato;
1b) Controllo del lavoro – gli ispettori del lavoro nella funzione civile non ha portato a nessun risultato, spostiamo l’attività ai militari (finanza, carabinieri)
1c) Controllo del territorio – eliminazione del corpo dei vigili urbani

2) Lavoro – gestito dal collocamento costituito da tre settori: Formazione, Selezione e Analisi degli andamenti economici dei settori merceologici. Nei primi due settori dovranno esserci solo Psicologi e Sociologi che costituendo dei moduli formativi (personalizzabile per ogni settore merceologico)riescono a formare e selezionare il personale che sarebbe impiegabile solo attraverso la trattativa tra: collocamento, azienda e lavoratore. Il terzo settore, costituito da soli matematici, prevederebbero l’abbassamento o l’innalzamento di produzione di alcuni settori merceologici. In caso di crisi, i lavoratori a cui il contratto sarebbe a rischio sarebbero richiamati nuovamente nel flusso di formazione e selezione. Per il ciclo di formazione e selezione il lavoratore avrebbe il sostentamento del collocamento.

3) Elezioni politiche – la nomina diretta dei candidati al parlamento

Solo così si può cambiare l’Italia, altrimenti, “governarla sarebbe inutile”.

Per il cambiamento è necessario mandare a casa chi non ha cambiato fino adesso il sistema o chi non ha rinunciato al vitalizio politico o al finanziamento ai partiti: Berlusconi, Bersani, Casini, Prodi.

Congedo Obbligatorio e Facoltativo per Nascita figlio/a

Pubblico un documento giratomi da Antonella Pagliara (SLC-CGIL Napoli)

Firmato il decreto contenente le modalità per la fruizione del congedo obbligatorio di un giorno e di quello facoltativo, di due giorni, da parte del padre, anche in caso di adozione o affido.

La “Legge Fornero”, introduce, in via sperimentale per gli anni 2013-2015, il congedo obbligatorio e il congedo facoltativo del padre, oltre a forme di contributi economici alla madre, per favorirne il rientro nel mondo del lavoro al termine dei congedo obbligatorio. Il congedo obbligatorio e quello facoltativo del padre, fruibili entro il quinto mese di vita del figlio, vengono introdotti per le nascite avvenute dal 1° gennaio 2013.
La modalità per la fruizione del congedo obbligatorio di un giorno e di quello facoltativo, di due giorni, da parte del padre, è subordinata alla presentazione di una richiesta dei giorni prescelti per astenersi dal lavoro in forma scritta al datore di lavoro, almeno quindici giorni prima dei medesimi.
Il congedo obbligatorio è fruibile anche durante il congedo di maternità della madre lavoratrice, in aggiunta ad esso.

Diversamente, la fruizione, da parte del padre, del congedo facoltativo di uno o due giorni, anche continuativi, è condizionata alla scelta della madre lavoratrice di non fruire di altrettanti giorni del proprio congedo di maternità, con conseguente anticipazione del termine finale del congedo post partum della madre per un numero di giorni pari al numero di giorni fruiti dal padre. In tal caso, il padre lavoratore deve allegare alla richiesta una dichiarazione della madre di non fruizione del congedo dì maternità a lei spettante per un numero di giorni equivalente a quello fruito dal padre, con conseguente riduzione del congedo medesimo e la predetta documentazione dovrà essere trasmessa anche ai datore di lavoro della madre.

A carico dell’Inps è posto il pagamento dell’indennità pari al 100% della retribuzione spettante:
– per il periodo di due giorni goduto in sostituzione della madre è riconosciuta un’indennità giornaliera a carico dell’INPS pari al 100 per cento della retribuzione;
– per il restante giorno in aggiunta all’obbligo di astensione della madre è riconosciuta un’indennità pari al 100 per cento della retribuzione.

Inoltre, vengono dettate le regole per la fruizione, da parte della madre, di contributi economici per l’acquisto di servizi di baby-sitting o per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, in luogo del congedo parentale.
Si precisa, in tal senso, che la richiesta possa essere presentata anche dalla lavoratrice che abbia già usufruito in parte del congedo parentale e il contributo, in entrambi i casi, avrà un importo pari ad euro 300 mensili, per un massimo di sei mesi.
Nel caso in cui la madre opti per il servizio di baby sitting si è scelto di utilizzare il sistema, già collaudato, dei buoni lavoro o voucher, mentre nel caso dei servizi pubblici per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, il contributo verrà erogato dall’lNPS direttamente, alla struttura interessata, ovviamente fino a concorrenza dei 300 mensili.
In merito alle modalità di ammissione, si dispone che la lavoratrice che voglia accedere a uno dei due,presenti domanda tramite i canali telematici dell’lNPS, secondo le modalità che verranno stabilite dall’istituto stesso, indicando nella domanda a quale dei due benefici intende accedere e per quante mensilità.
Sono escluse dai detti benefici:
– le madri totalmente esentate dal pagamento della rete pubblica del servizi per l’infanzia o dei servizi privati convenzionati;
– le madri che usufruiscono del benefici di cui al Fondo per le politiche relative ai diritti ed alle pari opportunità.
Usufruiscono, invece, dei benefici in misura ridotta (proporzionata in base alla ridotta entità della prestazione lavorativa) le lavoratrici con contratto di lavoro part-time. Coerentemente, poi, al ridotto diritto al congedo parentale, le lavoratrici iscritte alla gestione separata possono usufruire dei benefici al massimo per tre mesi.
Infine, viene chiarito che la scelta, da parte della madre, di usufruire dei citati servizi, comporta una riduzione di un mese del periodo di congedo parentale a lei spettante per ogni quota mensile richiesta

Due pesi due misure

dalla Pagina di Sandro Ruotolo su Facebook

Vediamo in quanti si indignano oggi per la morte dei dieci bambini dilaniati da una mina anticarro in Afghanistan.

Vediamo in quanti anche oggi diciamo disarmiamoci e disarmatevi. Non ci sono bambini di serie a e bambini di serie b. Altrimenti si taccia!!!

Delirio datoriale sul rinnovo CCNL TLC

Ho avuto il piacere di partecipare all’ultimo giorno di trattativa che poi ha sancito la rottura sul rinnovo del contratto nazionale delle aziende di telecomunicazioni.

Contratto scaduto da un anno, con riflessi economici e normativi che si fanno sentire sia sulle aziende ma soprattutto sui lavoratori.

Il contratto non è stato rinnovato perché le aziende, specie quelle committenti ma non solo loro, hanno rifiutato l’idea di far applicare il contratto TLC a tutte le aziende con le quali lavorano. Non è un vezzo o una sciocchezza.

Uno dei gravi problemi del nostro settore  è quello che tantissime attività di lavoro sono demandate a ditte (e quindi lavoratori) che applicano contratti più vantaggiosi per le aziende (ma svantaggiosi per i lavoratori). In pratica per specularci sopra, le aziende invece che far svolgere A TE un’attività lavorativa, la demandano a fornitori o ditte esterne che spesso non inquadrano il lavoratore, o hanno minimi salariali più bassi, o norme che non li tutelano a sufficienza.

Questo non solo fa perdere lavoro  a te (gli costi troppo rispetto agli esterni), ma terrà sempre sotto scacco e sotto sfruttamento anche gli altri lavoratori. Gli unici che ci guadagnano sono le aziende.

Le aziende su questo punto sono state irremovibili e tutti gli sforzi fatti da parte sindacale per “tenere il tavolo” cioè fare in modo che non si arrivasse ad una rottura, sono stati buttati al vento.

Si chiama dumping, sfruttano i “Call Center” (ma vale anche per la Rete) che prendono sgravi, che qualcuno ha definito “da sotto scala”, che fanno offerte al ribasso (sulla nostra pelle)

Figurarsi che non avevamo ancora affrontato l’argomento rinnovo economico e la parte esternalizzazione/delocalizzazione.

Da quanto ho appreso in quella serata, la parte sindacale aveva anche mostrato disponibilità a ragionare anche su qualche “peggioramento” rispetto all’ultimo contratto, proprio con l’intento di estendere diritti a tutti, allargare le tutele

Per chi come in tanti, si aspettava anche di parlare di sicurezza, di ampliare qualche diritto, di veder riconosciuti inquadramenti professionali (ad esempio il famigerato 5S,  già presente ma mai applicato con Telecom che si è inalberata) si è sorbito chiusure, chiusure, chiusure, poi restrizioni, peggioramenti normativi, giorni di malattia non pagati, provvedimenti disciplinari più facili con lo scopo di licenziare,  utilizzare i ROL su imposizione aziendale se ci sono cali di volumi, se ci sono cali di attività oppure non pagare lo straordinario se non si raggiunge un minimo di ore di straordinario mensile.

Insomma una vera delusione, che non deve avvilirci, anzi che serva da sprone (o sprono ?) per una nuova ripresa delle agitazioni, per la prossima manifestazione che si terrà quando i sindacati chiederanno al Ministero di farsi da intermediatore affinchè le richieste dei lavoratori siano accolte.

Il comunicato delle Segreterie Nazionali