Archivio della categoria: Sicurezza Lavoro

Sul rinnovo CCNL TLC

Riporto l’intervento sull’attivo SLC, FISTEL, UILCOM Campania del 04/03/2016.

Ti poni sempre il dubbio se discutere puntualmente nel merito della piattaforma che sai che è una base di partenza per un confronto oppure soffermarsi sulle difficoltà che vivono le persone, che questa piattaforma deve affrontare per risolverle.

Certo, mi sarei atteso un po più di spregiudicatezza da questa piattaforma, anche perché in questi giorni assistiamo all’ennesimo “sterminio di massa” per quanto brutale e forte risulti essere quest’espressione, ma è altrettanto corrispondente a questo stato di cose.

Potremmo fare gli esempi con GEPIN che è da preludio, speriamo di sbagliare, per altri, ma in generale per gli outsourcer che non è un comparto gregario della TLC ma occupazione reale per migliaia di persone.

Anche gli operatori telefonici hanno fatto macello con esternalizzazioni, riduzione sistematiche, graduali e progressive degli organici, facendo prevalere una ed una sola logica, quella speculativa a discapito di tutto, contro ogni regola da paese civile, contro tutto e tutti.

Chiedo al sindacato di usare gli strumenti che ha (tipo applicazione delle sanzioni, laddove previste come per le delocalizzazioni) o di crearne di nuovi che contrastino concretamente l’attacco che i lavoratori ricevono da troppo tempo. Continua a leggere

riposo settimanale connesso al risarcimento del danno del lavoratore

Leggo da Sentenze cassazione

La Cassazione affronta il tema del riposo settimanale connesso al risarcimento del danno del lavoratore
Corte di Cassazione Sentenza n. 6727 del 18 marzo 2013

In materia di lavoro la Suprema Corte ha ricordato che il riposo settimanale per il lavoratore è un diritto costituzionalmente garantito e, pertanto, dopo sei giorni trascorsi a lavoro, la pausa è necessaria per recuperare le energie psicofisiche (art. 2109, comma 1, c.c., dall’art. 36, comma 3, della Costituzione).

La sentenza n. 6727 del 18 Marzo 2013 ha stabilito che la mancata concessione del riposo settimanale è illegittima anche se è stata inserita all’interno del contratto di lavoro poichè, secondo quanto dettato dagli artt. 1418 e 1346 c.c.(oltre che dalla costituzione), dette clausole sarebbero comunque nulle per illiceità dell’oggetto.

Gli ermellini hanno affermato che il fatto di perdere il giorno di riposo nell’arco superiore ai sette giorni deve inquadrarsi nell’ambito risarcitorio e non retributivo poichè tale pausa è mira non già a compensare la prestazione lavorativa eccedente, ma ad indennizzare il lavoratore per a perdita del riposo e la conseguente usura psico-fisica ma occorre provare il concreto pregiudizio subito.

Nel caso di specie, il lavoratore ha chiamato in giudizio ilproprio datore di lavoro per vedersi riconosciuto il diritto al risarcimento per l’insufficiente riposo settimanale per l’arco di tempo aprile 1981 – gennaio 1995 oltre al danno da usura psico-fisica da calcolarsi nella misura di 1/26 della retribuzione mensile per ogni giornata di riposo non goduta, ovvero in altro importo ritenuto equo.

Il tribunale che ha trattato il caso in primo grado ha negato questo riconoscimento ma  in appello la sentenza è stata parzialmente riformata e l’azienda è stata condannata al pagamento in favore del dipendente della somma liquidata in via equitativa pari ad €.387,34.
Infine, la Cassazione, dopo aver fatto le succitate considerazioni, ha concluso comunque per il rigetto del ricorso del lavoratore.

Lavoro notturno e tumore del seno: i risultati di due studi

Negli ultimi mesi sono stati pubblicati due importanti studi, uno danese ed uno francese, che confermano la correlazione fra tumore del seno e lavoro notturno.

Nel 2010 sulla base dei lavori sperimentali ed epidemiologici, lo IARC ha classificato il lavoro che comportata alterazioni del ritmo circadiano come “probabile cancerogeno”.
Nello studio; finanziato dal Danish Cancer Society, e pubblicato il 28 maggio u.s.nella rivista Occupational and Environmental Medicine; . Johnni Hansen et Christina F. Lassen dell”Institute of Cancer Epidemiology sono presentati i risultati di una indagine che ha coinvolto 141 donne che lavoravano o che avevano lavorato nell’esercito danese colpite da tumore del seno.
Le donne che avevano lavorato di notte avevano un maggiore rischio del 40%.

Questo rischio era superiore del 50% per le donne che avevano lavorato di notte al meno 3 volte alla settimana per un periodo di 6 anni.

Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori hanno analizzato le risposte fornite, dalle 141 donne che lavoravano o avevano lavorato per l’esercito danese a cui era stato diagnostica un tumore del seno fra il 1990 ed il 2003 e che erano ancora viventi nel 2005, ad un questionario di indagine.

Il questionario di 28 pagine indagava il lavoro, gli stili di vita, l’utilizzo di contraccettivi, l’effettuazione di terapie ormonali ma anche le modalità e tempi di esposizione al sole

Le risposte di questo gruppo sono state confrontate con quelle fornite da 551 loro colleghe di pari età non affette da tumore de seno.

Una delle ipotesi formulate dai ricercatori concerne la mancanza di sole e di vitamina D con cui si confrontano i lavoratori che svolgono turni di notte. Ma tale tesi viene fortemente messa in discussione da questo studio in quanto gli Autori hanno registrato che le lavoratrici di notte passavano un tempo maggiore delle loro colleghe che lavoravano di giorno con esposizione ai raggi solari.

L’altra tesi si impernia sulla deregolazione dell’orologio biologico indotta dal lavoro di notte. Durante il sonno di notte, il nostro organismo sintetizza la melatonina (l’”ormone del sonno”), che proteggerebbe contro alcuni tumori rallentando lo sviluppo delle cellule tumorali. L’esposizione notturna alla luce artificiale bloccherebbe la sintesi della melatonina.

Lo studio francese condotto dai ricercatori dell’Inserm (Centro di ricerca in epidemiologia e salute delle popolazioni) è stato pubblicato in “International Journal of Cancer” Florence Menegaux, Thérèse Truong, Antoinette Anger, Emilie Cordina-Duverger, Farida Lamkarkach, Patrick Arveux, Pierre Kerbrat, Joëlle Févotte, Pascal Guénel1 “Night work and breast cancer: a population-based case-control study in France (the CECILE study”.

I risultati di questo studio confermano che il rischio di tumore del seno è aumentato nelle donne che hanno lavorato di notte, i ricercatori sono pervenuti a questo risultato confrontando i percorsi professionali di 1200 donne affette da tumore del seno nel periodo 2005- 2008 con quello di 1300 sane.

Il tumore del seno, prima causa di mortalità per neoplasia nelle donne, colpisce ogni anno nei paesi sviluppati 100 donne “ogni 100.000.

Ogni anno sono diagnosticati più di 1,3 milioni di nuovi casi (in Francia riportano i ricercatori nel loro studio cono 53.000 all’anno).

I fattori di rischio del tumore del seno sono molteplici ed includono:
1) mutazioni genetiche;
2) prima gravidanza in età adulta;
3) trattamenti ormonali
4) fattori legati allo stile di vita
5) cause ambientali
6) cause professionali
Gli ultimi tre fattori non sono, ad oggi, adeguatamente identificati.

Il ritmo circadiano controllando l’alternanza sonno-veglia, regola numerose funzioni biologiche ed esso risulta alterato nelle persone che lavorano di notte.

Numerosi ipotesi sono state avanzate per spiegare le associazioni osservate fra lavoro di notte e tumore del seno: l’esposizione alla luce durante la notte sopprime il picco notturno di melatonina ed i suoi effetti anti-cancerogeni, la modificazione del funzionamento dei geni dell’orologio biologico che controllano la proliferazione cellulare o anche, le alterazioni del sonno possono indebolire il sistema immunitario.
I ricercatori dell’Inserm hanno effettuato un vasto studio di popolazione, popolazione che per l’11% era rappresentato da lavoratrici che avevano lavorato di notte durante la loro storia lavorativa.

Il rischio di tumore del seno è risultato aumentato di circa il 30% nelle donne che avevano lavorato di notte rispetto alle altre lavoratrici.
Questo aumento del rischio era particolarmente significativo per le donne che Continua a leggere

Riposi compensativi (Wind)

Per coloro che prestano attività di lavoro notturno nello specifico in regime di reperibilità  è previsto un riposo compensativo.

Evidenzio che il riposo compensativo, secondo l’accordo del 29 novembre 2002 e ribadito nell’accordo di ottobre 2012, sarà goduto , fatto salve inderogabili esigenze di servizio, nella stessa giornata in cui è stato effettuato l’intervento per il lavoro svolto dopo le ore 24:00, nella prima giornata utile successiva …………

Si tratta di sicurezza,  di tutela ed incolumità del lavoratore perché dopo aver lavorato normalmente durante la giornata per 8 ore nonché essere intervenuti anche di notte, il riposarsi è fondamentale anche per evitare che la stanchezza possa farci commettere errori/distrazioni alla guida o in ufficio.

I riposi compensativi in vigore dal 1 gennaio 2013

    • La regola è “Quante ore lavori di notte, tante ore riposi“ (si leggano però le specifiche sottostanti).
    • Se lavori per 4 o più ore ma di queste almeno 2 ore sono state effettuate nella fascia 02:00-05:00 allora spettano 8 ore di riposo.
      • Esempio intervento che dura 5 ore , dalle 23:00 alle 04:00 à Spettano 8 ore di riposo perché l’intervento è superiore alle 4 ore ed almeno 2 ore sono nella fascia 02:00-05:00 (appunto dalle 02:00 alle 04:00)
      • Esempio intervento che dura 5 ore, dalle 22:00 alle 03:00 à Spettano 5 ore perché la fascia 02:00-05:00 è toccata per una sola ora (dalle 02:00 alle 03:00); quindi essendo un intervento superiore a 4 ore, la fascia  è quella 22:00-07:00 che prevede un riposo di durata pari all’intervento effettuato, quindi 5 ore.
    • Se hai lavorato più di 4 ore in reperibilità (esempio 6 ore), ti assenti il giorno dopo per l’intera giornata (8 ore). Le due ore di differenza per le quali hai riposato di più, le recupererai entro 30 giorni lavorando di più in prestazione ordinaria, a fine turno di lavoro (almeno un’ora).

INAIL – Sintesi dati 2011

L’analisi dei dati gestionali del 2011 evidenzia un aumento del portafoglio aziende, con 3.343.812 unità – pari al +1,03% – pur a fronte del perdurare della crisi economica.
Aumentano anche, in misura minore(+ 0,58%), le posizioni assicurative (Pat), che ammontano a 3.818.842.
 Sul piano finanziario, si rileva un incremento del 2,41 % delle entrate in conto cassa per premi assicurativi segnando una inversione di tendenza sul risultato del 2010
L’INAIL nel 2011 ha esteso le proprie tutele a circa 16 milioni di lavoratori. In diminuzione del 2,77 % le rendite in gestione (828.803) rispetto al 2010, come conseguenza da un lato del miglioramento dell’andamento infortunistico
Le rendite costituite sono state 16.442, in diminuzione dello 0,33% rispetto al 2010.
Tale calo è determinato esclusivamente da una riduzione delle rendite costituite a seguito di infortunio (-1,33%) e del riconoscimento della silicosi o asbestosi (- 5,78%), mentre quelle costituite a seguito del riconoscimento delle altre malattie professionali sono in aumento (+2,81%).
La sostanziale tenuta dei livelli produttivi è stata realizzata malgrado un preoccupante calo del 4,42% del personale in forza, attestato su 9.269 addetti (si ricorda che cinque anni fa erano oltre 12 mila)

Statistiche su Infortuni e Malattie Professionali

Nel 2011 prosegue e si conferma ulteriormente l’andamento decrescente degli infortuni sul lavoro che è in atto nel nostro Paese dalla fine degli anni sessanta.
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Pronto Soccorso Aziendale – Piccole ferite

Beninteso che queste “pillole” non vogliono certamente sostituirsi ai corsi che dovrebbero tenersi in ogni azienda né agli specifici compiti degli addetti al Primo Soccorso.
Sono tratte dal manuale allegato redatto da Paolo Tarlini per Professione Sicurezza

Prestare soccorso ad una persona in difficoltà comporta anche delle precise responsabilità. Bisogna che gli incaricati al primo soccorso in azienda abbiano ben presente ciò che devono o non devono fare e siano in grado di eseguire una scala di priorità nel prestare l’assistenza.

Il trattamento tempestivo ed appropriato che un individuo ferito riceve fin dall’inizio, può essere determinante riguardo alla possibilità di sopravvivenza e di guarigione dello stesso infortunato.
Il soccorso ad un individuo in difficoltà è un dovere morale e civile per ogni uomo; l’omissione di soccorso nel nostro ordinamento giuridico viene considerata un reato ed è perseguita come tale.

ESTRATTO DAL D.lgs. 81/2008
“Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro” (art. 20 comma 1).
“Il datore di lavoro designa preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di…omissis…primo soccorso…”(art. 18. comma 1, lettera b))

ESTRATTO DAL CODICE PENALE
“… Chi trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’Autorità è punito con la reclusione fino a tre mesi …” (Art. 593 del C.P.)

Istruzioni di carattere generale
Per aiutare l’addetto al primo soccorso ad effettuare correttamente i suoi compiti, riteniamo utile fornire alcuni suggerimenti pratici di carattere generale:
_ non somministrare assolutamente farmaci;
_ eventualmente dove necessario, monitorare alcuni parametri biologici quali il battito cardiaco e/o la pressione arteriosa sistemica, per comunicarli ai soccorritori;
_ per detergere e pulire le ferite può essere sufficiente l’acqua corrente, meglio una soluzione antisettica;
_ usare sempre materiali sterili monouso (garze, bende, cotone idrofilo, guanti);
_ lavare e disinfettare le mani e se possibile indossare guanti sterili.

Le ferite
Una ferita è un’interruzione della continuità della cute o delle mucose con danneggiamento dei tessuti sottostanti.
Viene definita ferita superficiale se interessa solo i primi strati della cute, profonda se interessa muscoli, ossa o organi interni, penetrante se l’azione traumatica raggiunge cavità anatomiche come l’addome o il torace.

PICCOLE FERITE
Il trattamento delle piccole ferite sarà principalmente volto ad evitare il rischio di infezione,
attraverso le seguenti operazioni:
_ lavarsi bene le mani
_ utilizzare guanti monouso
_ lavare la ferita con acqua e sapone (farla sanguinare sotto l’acqua corrente);
_ disinfettare i margini della ferita
_ coprire con garza sterile fissata tutt’intorno da cerotto oppure protette da tubolare di rete
_ non usare pomate, polveri cicatrizzanti o antibiotici
_ lasciare la medicazione per un paio di giorni prima di toglierla

È importante ricordare che la maggior parte delle piccole ferite sarebbe sufficiente una compressione di circa 10 minuti per arrestare l’emorragia, mentre il continuo movimento di detersione impedisce il normale formarsi del coagulo.

Aumentano le morti sul lavoro

Una mattina come tante; ti svegli, fai una colazione fugace, qualche chiacchiera con i familiari, la promessa di rivedersi la sera, insomma una mattina come tante. Ti avvii a lavoro, con tanti pensieri, mille impegni da mantenere, la voglia di essere presente per i tuoi familiari, i tuoi bambini, magari la partita di calcetto con gli amici.
A lavoro, avevi già segnalato quel pericolo all’azienda, alle RLS, ma nonostante la buona volontà e soprattutto alla ripetitività ed all’abitudine, non hai prestato la giusta attenzione …. ed è successo. Tutto in fumo, tutto finito.
Nel 2010, ben 1080 persone non sono rientrate a casa, in pratica 3 al giorno.

Rifletti su questo che sembra un numero ma invece significa MORTE
Dai 1050 del 2009, un incremento considerevole, assurdo …. nei periodi di crisi, la sicurezza è sempre più una chimera, perchè aziende vogliono risparmiare ed i lavoratori, sempre più sfruttati, accettano condizioni capestro. Beninteso che la troppa sicurezza, la ripetitività e l’abitudine dei lavoratori incide tantissimo sui numerosi incidenti.

Il totale dei morti sui luoghi di lavoro è di 593 , + 6,5% rispetto al 2009. Se si considerano i lavoratori morti in itinere o che lavorano sulle strade spostandosi con mezzi di trasporto propri o aziendali si arriva a contare 1080 vittime (487 vittime). Venticinquemila sono invece gli invalidi.

Le morti sui cantieri hanno superato l’agricoltura facendo registrare il 28,4% del totale delle vittime (167 morti). Il lavoro agricolo con il 28,1% (165 morti) ha fatto segnare comunque un incremento superiore al 4%. Seguono l’industria con il 12,5% del totale delle vittime (73 morti), l’autotrasporto con l’8,7% (51 morti), l’artigianato con il 4,4% (30 morti nell’installazione o manutenzione di impianti elettrici, fotovoltaici, revisione caldaie ecc.), l’Esercito italiano con l’1,9% (12 vittime di cui 11 in Afghanistan).

Tra le vittime gli stranieri sono stati il 10,1% (60 vittime) di cui il 41% romeni. Nella fascia d’età compresa tra i 19 e i 39 anni la percentuale raggiunge il 15% sul totale degli stranieri.

Ad agosto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva definito la legge 81/2008 (la legge sulla sicurezza sul lavoro): <<un lusso che non ci possiamo permettere>>

Affidamento di 310 incarichi a medici specialisti esterni

Avviso Pubblico per l’affidamento di n. 310 incarichi a medici esterni Specialisti in Medicina Legale o in altre branche di interesse istituzionale per l’espletamento degli adempimenti sanitari di cui all’art. 20 del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni dalla Legge 3 agosto 2009, n. 102 e per la gestione delle conseguenti ricadute funzionali sull’attività istituzionale dei Centri Medico Legali INPS libero professionale di attività medico-legale.

In considerazione delle nuove funzioni attribuite all’INPS dall’articolo 20 del decreto legge 1 luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, in materia di accertamenti sanitari di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità e delle conseguenti ricadute funzionali sull’attività istituzionale dei Centri Medico Legali, tenuto conto dell’esigenza di garantire l’efficiente funzionamento dei CML, l’Istituto intende ricorrere all’affidamento di n. 310 incarichi a medici esterni specialisti in medicina legale o in altre branche di interesse istituzionale.

Modalità presentazione della domanda

Le domande, da compilare secondo lo schema allegato, unitamente al curriculum professionale, dovranno essere spedite esclusivamente al seguente indirizzo di posta elettronica coordinamentogenerale.medicolegale@inps.it, entro il giorno 17 dicembre 2009.

L’Istituto si riserva la facoltà di richiedere i documenti comprovanti il possesso dei titoli dichiarati nel curriculum professionale.

Gli interessati potranno sottoporre eventuali quesiti esclusivamente utilizzando il soprarichiamato indirizzo di posta elettronica.

Incompatibilità

Gli aspiranti agli incarichi, al momento della sottoscrizione del contratto devono trovarsi nelle seguenti condizioni:

non essere stati sottoposti, negli ultimi cinque anni, a procedimenti penali con sentenza passata in giudicato e non

essere stati, nello stesso arco di tempo, destinatari di sanzioni disciplinari;

– non aver procedimenti penali in corso;

– non ricoprire analoghi incarichi presso Commissioni mediche ASL;

– non eseguire consulenze tecniche di parte per conto e nell’interesse di privati attinenti con l’attività dell’INPS e non

effettuare consulenze tecniche d’ufficio nei procedimenti giudiziari nei quali l’INPS figura quale legittimato passivo;

– non avere incarichi politici o amministrativi presso organi o istituzioni territoriali e/o nazionali.

Eternit. Non uccidiamoli una seconda volta

di Stefano Corradino

Della A/H1N1, più nota come influenza suina, e che ha allarmato l’Italia ed altri paesi in questi mesi, sappiamo tutto (o quasi). Ancora non se ne conosce perfettamente l’estensione ma i suoi effetti, come quelli di molti virus conosciuti, sono immediatamente tangibili. Ci sono invece malattie le cui manifestazioni cliniche più eclatanti, spesso ineluttabili, compaiono anche dopo trent’anni. Una di queste è l'”Asbestosi”, malattia dei polmoni causata dall’inalazione di fibre di asbesto. L’asbesto, meglio conosciuto come “amianto” è una sostanza che è stata utilizzata nel secolo scorso in vari campi: l’edilizia, l’industria navale, ferroviaria, automobilistica, chimica… ed il suo uso è stato proibito in molti paesi (in Italia con la Legge n. 257/1992) perché anche un contatto minimo con le sue fibre può provocare l’insorgenza di un carcinoma.
Lo sanno bene i cittadini di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria. 35mila abitanti. 1500 morti. “Dal ’75 – dice ai microfoni di Skytg24 il signor Pierfranco, ex operaio della fabbrica Eternit – si iniziava a capire che l’amianto faceva male però c’era da lavorare. I proprietari facevano orecchie da mercante ma ora ci si è ammalati tutti. Appena senti un pizzichino nella schiena – noi che lo sappiamo com’è la faccenda – vai all’ospedale, ti dicono: mesotelioma pleurico non operabile. E sai già che è finita“.

Anni di battaglie legali. 200mila pagine di carte, 2900 parti lese, 10 parti civili.
Giovedì 10 dicembre a Torino l’amianto, e le multinazionali che lo hanno utilizzato sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini che ne hanno respirato le polveri, andranno a processo. “Si tratta – afferma il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti – del più grande processo di questa natura mai celebrato. Dietro le carte ci sono le storie di migliaia di vittime e dei loro familiari. E ci auguriamo che tutti i Tg, i Gr le grandi piazze televisive – vogliano dedicare a questa tragedia alle sue cause ai testimoni almeno lo stesso spazio dedicato al delitto di Perugia o alla autodifesa di qualche politico condannato o inquisito”. Già, perchè di questa tragedia, di queste vite spezzate in una lenta, atroce agonia, non se ne parla. E intanto nel mondo sono tuttora aperti numerosi stabilimenti che lavorano la fibra d’amianto in modo letale. “Per questo – afferma Nicola Pondrano, segretario della Camera del lavoro di Casale ed ex operaio – il nostro processo serve a porre le condizioni per iniziare una battaglia globale nel vero senso del termine.

Vogliamo fare in modo che paesi come il Canada la smettano di essere i più grandi esportatori al mondo di questo materiale e che potenze grandi ed emergenti come Cina e India non lo lavorino più, affinché quello che è successo in Europa, a Casale, non avvenga più nel mondo”.

Nell’intera Unione Europea il 10 dicembre è stata organizzata una mobilitazione globale. Lo stesso giorno in cui, 61 anni fa, veniva adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che sancisce agli articoli 23 e 25 “il diritto a soddisfacenti condizioni di lavoro”, “il diritto alla salute e alla sicurezza in caso di malattia…”

Oggi le fabbriche Eternit sono chiuse. Lo sono dal 1986, eppure gli esperti di mortalità per amianto affermano che la malattia, nei luoghi dell’esposizione, raggiungerà il suo apice nel 2020. Dopo 30 anni di latenza.

Al processo di Torino non sarà svelata la cura contro l'”Asbestosi”, i familiari non potranno rivedere i loro cari deceduti se non nei documenti e nelle foto che attestano la terribile morte. Nessuna sentenza, per quanto giusta, potrà risarcirli. Ma un giusto processo (che qualcuno, vergognosamente, vorrebbe “breve” anche per le morti sul lavoro) e una giusta attenzione di giornali e televisioni servirebbero almeno a non vederli uccisi per la seconda volta.

http://www.articolo21.org/299/notizia/non-uccidiamoli-una-seconda-volta.html

Impresa responsabile

Dal sito INAIL riporto alcune informazioni inerenti la responsabilità sociale delle imprese, che non è o non dovrebbe essere solo “facciata” ma un serio impegno delle aziende.
Ad elaborare i sette citati principi è stata l’Iso (International organization for standardization),che li ha raccolti nelle linee guida delle futura norma Uni Iso 26000

1. responsabilità che l’impresa deve assumersi rispetto al suo impatto sulla società e sullo sviluppo, accettando eventuali controlli;
2. trasparenza, in particolare rispetto ai suoi obiettivi di responsabilità sociale e alla provenienza delle risorse finanziarie;
3. etica: l’obbligo a comportarsi in modo onesto, rispettando le persone e l’ambiente;
4. rispetto degli stakeholders;
5. rispetto della legge;
6. rispetto degli standard di comportamento internazionali
7. rispetto dei diritti umani.


“Un’organizzazione riconosciuta dal pubblico come rispettosa dei diritti umani, dell’ambiente e dei diritti sindacali sarà anche maggiormente considerata sotto il profilo dell’affidabilità. La responsabilità sociale ha, infatti, evidenti riflessi sulla brand reputation, incidendo sul business”. In questo particolare momento di crisi economica “bisogna saper scegliere le opzioni che si caratterizzano per la qualità”, aggiunge Torretta 8presidente UNI), “e la responsabilità sociale è una scelta vincente per potersi qualificare rispetto all’offerta. Per far questo è necessario però un cambiamento culturale, cioè una crescita di consapevolezza rispetto a certi valori. Bisogna, quindi, promuovere le soluzioni di qualità e non le scelte più semplici che portano alla compressione del prezzo“.
L’elaborazione delle linee guida Iso 26000 ha riunito 400 esperti e 175 osservatori provenienti da 91 paesi in tutto il mondo
Non secondario è, infine, il ruolo dei consumatori, soprattutto nella richiesta di criteri validi per l’affidabilità delle imprese.
Molte aziende, in Italia, hanno adottato la certificazione SA8000, infatti l’Italia è il primo paese al mondo per numero di imprese certificate. L’elenco mondiale delle imprese con SA8000 è reperibile sul sito della SAAS

Al 31 marzo 2008 sono 1693 le imprese al mondo certificate con lo standard SA8000 di cui 795 in Italia e ben 219 in Toscana.
Riporto altri due link http://www.greatplacetowork.ch/it/gptw/index.php e http://www.greatplacetowork.ch/it/best/list-it.htm (la prima è Fater, manifatturiera, la seconda Microsoft e la terza Coca-Cola HBC)

Una prima critica propositiva: che le aziende pretendano dai numerosi fornitori (punto 1) il rispetto dei lavoratori, dei diritti e dei doveri, accertandosi che non ci siano lavoratori “in nero” e che rispettino l’ambiente e la legge. Lo so che è complicato, che non ci sono gli strumenti appositi e che tali attività sono di competenza di altre strutture dello Stato, ma proviamo a mettere in campo tutte le azioni utili al miglioramento della nostra condizione lavorativa.
Scrivo nostra per due motivi: nostra come lavoratori tutti (la divisione dei lavoratori è la vittoria di chi ha potere); nostra perché evitiamo una concorrenza sleale ed al ribasso dove proprio noi lavoratori tutelati ed in qualche modo “privilegiati” rispetto alla stragrande maggioranza dei lavoratori possiamo solo perdere (discorso un pochino egoistico ma molto veritiero). Se lavoriamo sulla qualità allora siamo competitivi con tutti oltre a lavorare con dignità e decenza; se la “mettiamo” sulla gara al ribasso, allora abbiamo già perso avendo smarrito, in molti, la voglia al sacrificio e soprattutto a non voler essere sfruttati.

Aggiungo che WIND ha anche altri tipi di certificazione oltre alla SA8000 che per “nostra cultura” (sono tutte volontarie ovvero per scelta aziendale) sono:
18001 (Gestione della sicurezza e salute dei lavoratori) da cui sono “nate” la guida OHSAS 18002 e il documento BS OHSAS 18001:2007
14001 (l’azienda deve dimostrare che l’organizzazione certificata ha un sistema di gestione adeguato a tenere sotto controllo gli impatti ambientali delle proprie attività, e ne ricerchi sistematicamente il miglioramento in modo coerente, efficace e soprattutto sostenibile)
9001 (Gestione della qualità del sistema di produzione indirizzati al miglioramento della efficacia e dell’efficienza della organizzazione oltre che alla soddisfazione del cliente)