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La Ricongiunzione impossibile, medicina amara di un Sistema in agonia

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Sistema di riferimento

L’Italia è il paese dei campanili, delle classi sociali, dei gruppi di potere o d’influenza. Questa frammentazione si è riflessa sull’atomizzazione del sistema previdenziale. Sono nati Istituti, Casse e Fondi per ogni categoria di lavoratori: pubblici e privati, statali ed enti locali, autonomi e dipendenti, parasubordinati e liberi professionisti. E nell’ambito di queste macro divisioni altri di Fondi e casse: piloti, ferrotranvieri, ostetrici, gas, clero, coltivatori diretti, artigiani, commercianti, architetti, avvocati, medici e così via. E poi si distingue tra Fondi alternativi, sostitutivi, integrativi del Fondo dell’assicurazione generale obbligatoria.

Ogni micro sistema ha avuto (e in parte conserva) il suo Consiglio di amministrazione, i suoi Comitati (a gestione sindacale), la sua piramide burocratica, il suo bilancio, le sue regole di accesso alla pensione e il suo sistema di calcolo. Ogni gruppo ha accumulato e difeso nel tempo i suoi privilegi, chiamati specificità o peculiarità connaturali alla tipologia di lavoro. Così abbiamo avuto le pensioni calcolate sull’ultima retribuzione rivalutata, pensioni liquidate con appena 14 anni 6 mesi di servizio e tanto altro. Anche l’aliquota di contribuzione è diversificata, tanto a carico dei datori di lavoro tanto a carico dei lavoratori.

Erano gli anni dell’euforia della crescita, della spesa facile. Gli anni in cui i lavoratori superavano di gran lunga i pensionati. Poi il ciclo si è invertito e la scure dei tagli si è abbattuta su tutti al fine di porre un freno alla spesa e di perseguire un minimo di equità sociale tra tutti i lavoratori. Sono così state eliminate molte sperequazioni non giustificate dalla tipologia di lavoro.

Ad iniziare dalla riforma Amato e passando per le riforme Dini-Prodi-Maroni–Sacconi fino ad arrivare all’ultima sforbiciata della Fornero, tutte le Gestioni sono state interessate da un progressivo innalzamento dell’età pensionabile e da nuovi e meno favorevoli sistemi di calcolo della pensione. A soffrirne maggiormente sono stati i lavoratori che avevano goduto di maggiori privilegi.

La normativa delle ricongiunzioni

In questo scenario s’inserisce la triste esperienza di quanti si sono trovati, per le diverse vicissitudini della vita, con posizioni contributive frammentate in diverse Gestioni, con la conseguenza di non raggiungere i requisiti per la pensione in nessuna gestione.

Per far fronte agli effetti più acuti del sistema intervenne la legge 322/58 che consentiva la costituzione della posizione assicurativa gratuita a quanti non maturavano il diritto a pensione presso “forme obbligatorie di previdenza sostitutive dell’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti o ad altre forme di previdenza”.

Il DPR 1092/73 prevede il computo, a titolo gratuito, presso lo Stato dei servi resi allo Stato o ad altri Enti, con iscrizione all’INPS o ad altri Fondi (artt. 11 e 12).

In seguito il malessere si è acuito ed è intervenuta la legge 29/79 che prevede:

  • la ricongiunzione nel Fondo dei Lavoratori Dipendenti dei contributi versati nellaGestioni speciale dei lavoratori autonomi, che avviene con il pagamento di un onere da parte del richiedente. L’onere è giustificato dal passaggio da un regime meno conveniente a uno più conveniente (art. 1);
  • la ricongiunzione presso l’INPS dei periodi contributivi maturati in ordinamenti pensionistici “alternativi” senza oneri per il richiedente. Il diverso trattamento rispetto al primo caso, era giustificato dal fatto che i contributi passavano da un regime pensionistico più conveniente ad uno meno conveniente (INPS), per i diversi requisiti di accesso e di calcolo della pensione (art. 1). Dallo 01 luglio 2010 anche tale tipo di ricongiunzione è diventato oneroso (legge 122/2010);
  • la ricongiunzione, a titolo oneroso, dall’INPS ad altri Fondi (art. 2)

Nel 1990 è intervenuta la legge n. 45 che rende possibile ricongiungere i periodi di contribuzione versati presso le varie casse di previdenza per i liberi professionisti con quelli esistenti presso le gestioni obbligatorie di previdenza per i lavoratori dipendenti, pubblici o privati, o per lavoratori autonomi.

Sono parimenti ricongiungibili i periodi di contribuzione presso diverse gestioni previdenziali per liberi professionisti. Anche tale tipo di ricongiunzione è oneroso.

Le innovazioni della legge 30 luglio 2010, n. 122

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Firma e diffondi subito l'appello "Fermiamo la guerra a Gaza"

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Firma e diffondi l’appello “Fermiamo la guerra a Gaza”

che abbiamo scritto in queste ore mentre si intensificano i bombardamenti e le stragi di vite umane.

Dobbiamo chiedere all’Italia e all’Europa di farla finita con i silenzi, l’inerzia e le complicità che ancora una volta accompagnano questa tragedia.
Contiamo sulla vostra collaborazione per far crescere la mobilitazione.

Costruiamo una grande rete di gruppi, associazioni e persone per far crescere la pressione sui responsabili della politica nazionale ed europea.

                                        Fermiamo la guerra a Gaza

L’Italia e l’Europa hanno il dovere di fermare la guerra a Gaza. Lo possono e lo debbono fare agendo con intelligenza e determinazione nell’interesse superiore dei diritti umani, della sicurezza internazionale, della giustizia e della pace. L’Italia, che vanta ottime relazioni sia con Israele che con i palestinesi, può fare molto. Ma deve cambiare: smettere di essere di parte, assumere un ruolo attivo, propositivo e progettuale. Nel Mediterraneo, in Europa e all’Onu. L’Italia deve essere consapevole dei suoi limiti ma anche delle sue risorse, della sua prossimità e delle sue responsabilità. Cominciamo subito: mobilitiamoci per fermare le armi, chiediamo al Consiglio, alla Commissione e al Parlamento Europeo di agire immediatamente, riconosciamo alla Palestina lo status di osservatore all’Onu, smettiamo di vendere armi a Israele e in Medio Oriente e chiediamo all’Europa di fare altrettanto. L’inazione degli altri non può più giustificare la nostra. Continua a leggere

Ci state fregando la pensione

Come sapete, c’è stata l’ennesima riforma delle pensioni dalla quale come lavoratori ne usciamo ancora con le ossa rotta. L’accorpamento di altri enti pensionistici verso il cosiddetto AGO (il fondo pensione gestito dall’INPS) sta portando anche debiti all’istituto della previdenza sociale.
Ma i debiti dell’INPS/AGO sono dovuti al fatto che l’assistenza (cassaintegrazione, assegni familiari, maternità) sono ancora a carico della stessa INPS piuttosto che essere separati…. Ci devono spellare in qualche modo.
Ma la riforma delle pensioni “Fornero” ha innalzato l’età pensionabile a TUTTI (anche a te), ha diminuito l’importo della pensione (anche a te).

L’innalzamento dell’età pensionabile ed anche dei contributi  ha determinato che ci sono lavoratori che avevano contrattato con le proprie aziende di andarsene via prima con degli incentivi. Spostando però la data pensionabile, questi lavoratori si sono trovati ad essere usciti dall’azienda ma a non avere più l’età per andare in pensione. Ecco chi sono gli ESODATI, lavoratori senza più lavoro e senza pensione perché nessuno al Governo ha pensato a questi accordi che spesso proprio lo Stato ha favorito. Ora stanno tentando di salvaguardarli, col Governo che tra ritrattazioni, ampliamenti, soldi da ricercare, incertezza su quanti ne sono, ha un atteggiamento ondivago.

Poi ci sono i fregati dal Governo Berlusconi con la legge 122 del 2010 che finalmente riescono a far accendere un riflettore su di loro (vedi Ballarò, ma non solo) ovvero prima ricongiungere i contributi verso l’INPS/AGO era gratuito. Avevi lavorato per ENEL (che aveva una sua pensione, un suo fondo speciale) o per la scuola (INPDAP) ma anche per l’AGO/INPS ?
Porta i contributi in INPS senza pagare nulla.  L’INPS pagava e  paga pensioni meno vantaggiose a questi istituti pensionistici “di settore”. Continua a leggere

Incentivo straordinario per la stabilizzazione di rapporti di lavoro

Dal sito INPS

I datori di lavoro che entro il 31 marzo 2013 stabilizzano rapporti di lavoro a termine, di collaborazione coordinata (anche in modalità progetto) e di associazione in partecipazione con apporto di lavoro, possono essere ammessi ad un incentivo pari a 12mila euro. Incentivi di importo minore possono essere riconosciuti a chi instaura, sempre entro il 31 marzo 2013, rapporti di lavoro a tempo determinato di durata minima di 12 mesi.
L’incentivo riguarda uomini con meno di 30 anni o donne di qualunque età, ed è autorizzato dall’Inps nei limiti delle risorse appositamente stanziate dall’apposito decreto del ministero del lavoro.
Le modalità di invio della domanda di ammissione all’incentivo sono illustrate nella circolare n° 122 del 17 ottobre 2012.
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Conferenza stampa INCA e CGIL su legge 122/2010

Dal sito di ADN KRONOS – Roma, 21 feb. (Adnkronos/Labitalia) – La legge 122 del 2010 del precedente governo, che ha eliminato la possibilita’ di trasferire gratuitamente all’Inps la contribuzione versata nei fondi esclusivi e sostitutivi, rendendo onerosa la ricongiunzione verso l’Istituto della contribuzione versata dalle lavoratrici e dai lavoratori in fondi diversi, ha “creato una situazione drammatica, con lavoratori che hanno avuto una carriera in aziende private e pubbliche diverse, e che oggi per avere la loro pensione devono pagare ulteriori oneri, oltre i contributi versati”.
Per Cgil e Inca, che oggi a Roma hanno tenuto una conferenza stampa, questa e’ una situazione che va sanata, e “non si tratta di privilegi, come ha detto il ministro Fornero”. “Sappiamo -ha detto Vera Lamonica, segretario confederale della Cgil che insieme a Cisl e Uil ha scritto al ministro Fornero per chiedere interventi – che la norma e’ stata fatta per impedire alle lavoratrici iscritte all’Inpdap di passare all’Inps. Ma la congiunzione dei contributi era gratuita perche’ le lavoratrici avevano un trattamento pensionistico inferiore all’Inps. E cosi’ adesso si colpisce indistintamente, abbiamo lavoratori e lavoratrici che si sono viste chiedere per la ricongiunzione cifre improponibili, fino a 200-300mila euro, con la ‘comoda’ possibilita’ di ‘rateizzare’ a 1.600 euro al mese”.
E’ una situazione insostenibile, secondo Morena Piccinini, presidente dell’Inca: “Si dice alle persone che per avere la pensione se la devono ‘ripagare’ dando di nuovo i contributi che hanno dato negli anni. Le persone che si trovano in questa condizione sono tante e saranno sempre di piu’. E non possiamo permettere che si parli privilegi, come ha detto il ministro Fornero in un’intervista, questa affermazione e’ destituita di ogni fondamento. E -aggiunge- non si puo’ dire che costa troppo, perche’ qui non si parla di costi ma di rimediare a delle speculazioni sulla testa della gente”.
Sindacati e patronato chiedono un confronto al ministro Fornero: “Non ci ha mai voluto incontrare su questo -ha detto Lamonica- ha parlato solo con i giornali e in commissione, vorremmo che si rendesse conto della realta’ che crea la legge”.
Il sindacato lascia aperta la strada per delle cause individuali contro la norma: “Purtroppo la class action, per la visione restrittiva in cui e’ stata impostata in Italia, non e’ praticabile in questo caso, ed e’ un peccato per il peso che la causa collettiva avrebbe potuto avere”. E il sindacato, se non avra’ le risposte giuste dal ministro Fornero: “Lavoreremo per una mobilitazione che vogliamo unitaria -spiega Lamonica- con Cisl e Uil”.

Pensioni, la legge pasticcio dei doppi contributi

(Milena Gabanelli)  tratto dal Corriere della Sera del 13-2-2012 nonchè un video esplicativo

Forse al Ministro Fornero scapperà un’altra lacrima quando dovrà mettere mano alla patata bollente ereditata dal Governo Berlusconi. Si, perché al disorientamento provocato dalla sua riforma, si aggiunge l’incubo di migliaia di lavoratori prossimi alla pensione che devono ripagare i contributi già versati. L’origine del frutto bacato risale ad una legge del 2010. Il risultato è una lunga lista di situazioni simili a quelle descritte in queste lettere: “Sono un ex dipendente della Pubblica Amministrazione: ho lavorato 22 anni in una Ausl, che versava i miei contributi all’Inpdap, poi, 15 anni fa, sono passato alle dipendenze di una azienda privata, che li ha versati all’Inps; quando chiesi la ricongiunzione, mi fu consigliato dai funzionari dell’Inps di farlo l’ultimo giorno di lavoro, perché tanto era gratuita (in effetti sul sito ufficiale dell’inps c’era scritto così fino a metà gennaio 2012 ndr).

Ora ho scoperto, per caso, che per fare la ricongiunzione dovrò sborsare 93 mila euro, che ovviamente non ho. Quindi, se questa legge non viene modificata, mi trovo a dover rinunciare a 22 anni di contributi, o rinunciare alla liquidazione, e andare in pensione a 66 anni piuttosto che a 62 e con una pensione di 1400 euro lordi, invece di 2500. Questo dopo aver versato 43 anni di contributi!” Ancora: “Ho lavorato 31 anni presso la ragioneria del Comune e versato i contributi all’Inpdap; poi, 9 anni fa, hanno ridotto il personale e sono passata a una ditta privata, che li ha versati all’Inps. Adesso sto ultimando il 41 esimo anno di lavoro e, per fare la ricongiunzione, vogliono più di 200.000 euro; mi dicono: ’Però può pagare a rate…’, ma quali rate, visto che io dovrei andare in pensione con 1600 euro al mese!”

 Questo è il prodotto della Legge 122, “infilata” dentro ad altri provvedimenti nella Finanziaria del luglio 2010. La legge dice, in sintesi, che la ricongiunzione dall’Inpdap all’Inps, finora gratuita, perché peggiorativa, diventa onerosa. Il motivo di questa decisione nasce con l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne del pubblico impiego, da 60 a 65 anni. Ora, per i dipendenti pubblici ad erogare la pensione è l’Inpdap. Nel settore privato invece la pensione la paga l’Inps, e per l’Inps le donne hanno diritto alla pensione di vecchiaia a 60 anni. Ricordiamo che siamo nel 2010 e l’allora Ministro del welfare Sacconi deve aver pensato che le signore con qualche anno di contributo Inps volessero fare una ricongiunzione di massa e prendersi la pensione di vecchiaia in anticipo, anche se leggermente più bassa.

Per impedire questa eventualità, non è stato fatto un provvedimento ad hoc, ma la famigerata legge 122, che riguarda indiscriminatamente tutti, senza calcolare che in questi anni di privatizzazioni, migliaia di cittadini, senza cambiare scrivania, hanno cambiato datore di lavoro, passando dal “pubblico” al “privato” (dai comuni, agli elettrici, ai telefonici), e non sono loro a scegliere dove versare i contributi, perché le regole sono decise da altri. Ora a questi lavoratori, se non vogliono perdere anni di contributi già versati, l’Inps chiede di versarli una seconda volta. Per chi fa domanda di ricongiunzione, la cifra può raggiungere i 300 mila euro.

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Sul TFR

Ecco alcuni informazioni basilari inerenti il TFR o Trattamento di Fine Rapporto tratte da wikilabour.

Il Trattamento di fine rapporto (TFR) è un elemento della retribuzione il cui pagamento viene differito al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Esso matura durante lo svolgimento del rapporto ed è costituito dalla somma di accantonamenti annui di una quota di retribuzione rivalutata periodicamente.

Il TFR deve essere corrisposto al lavoratore in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro (e quindi indipendentemente dalle motivazioni che l’hanno determinata), fatto salvo il caso di integrale destinazione alla previdenza complementare. La legge prevede alcune ipotesi tassative nelle quali parte del TFR accantonato può essere anticipato nel corso del rapporto.

Fino al 31 dicembre 2006, il TFR non destinato alla previdenza complementare restava in azienda fino alla cessazione del rapporto, salvo le eventuali anticipazioni richieste dal dipendente; inoltre la gestione del trattamento era completamente demandata al datore di lavoro. A decorrere dal 1° gennaio 2007, il TFR ha assunto la finalità prevalente di strumento di finanziamento previdenziale: è cambiata la disciplina del conferimento del trattamento alle forme pensionistiche complementari, con l’obbligo per i lavoratori di decidere al momento dell’assunzione la destinazione del TFR maturando.

Il TFR che i lavoratori di aziende con almeno 50 dipendenti decidono di mantenere presso il datore di lavoro e di non destinare a forme di previdenza complementare viene gestito da un apposito fondo istituito presso l’Inps (Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto, c.d. Fondo Tesoreria).

Al momento della cessazione del rapporto di lavoro, il lavoratore potrà effettuare una verifica circa l’esattezza dell’importo corrisposto a titolo di TFR. Il diritto a percepire il TFR si prescrive in 5 anni (art. 2948, c. 5 c.c.), che decorrono dal momento in cui cessa il rapporto di lavoro (Cass. 18.11.1997, n. 11470). In caso di mancata corresponsione dell’importo in questione, oppure nel caso in cui l’importo corrisposto non dovesse essere corretto, il lavoratore potrà agire giudizialmente nei confronti dell’ex datore di lavoro proponendo o un decreto ingiuntivo ex art. 633 c.p.c., nel caso in cui disponga di un documento dal quale risulti l’esatto ammontare del TFR (busta paga, CUD, ecc.), ovvero un ricorso ex art. 414 c.p.c. nel caso in cui manchi la prova scritta del credito.

Calcolo del TFR

Sistema attuale

Secondo l’art. 2120 Codice Civile, come modificato della L. 297/1982, il TFR si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari, e comunque non superiore, all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5 (art. 2120 c.c., c. 1).

In caso di sospensione del rapporto di lavoro nel corso dell’anno per infortunio, malattia, gravidanza e puerperio, nonché in caso di sospensione totale o parziale per la quale sia prevista l’integrazione salariale, deve considerarsi quale base per il calcolo del TFR da accantonare l’equivalente della retribuzione a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto stesso (art. 2120 c.c., c. 3).
La quota di TFR accantonata, ad eccezione di quella maturata nell’anno in corso, deve essere incrementata al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di un tasso costituito dall’1,5 % in misura fissa e dal 75 % dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo accertato dall’Istat (art. 2120 c.c., c. 4). Continua a leggere

Legge 122 (ricongiungimenti contributi pensionistici): lettera congiunta SLC-FILCTEM

Roma, 22 febbraio 2011
Alle strutture Filctem‐Cgil e Slc‐Cgil
Loro sedi

Oggetto: Legge 122/2010 – Fondi speciali elettrici e telefonici
Care/i compagne/i,
nel ritenere utile continuare a darvi “informazioni” in merito alla situazione legata alle modifiche apportate
dalla L. 122/2010 sui Fondi Speciali elettrici e telefonici, vi riportiamo un estratto del verbale del 17 febbraio
2011 della Commissione Lavoro della Camera, dove ancora una volta si affronta, purtroppo senza trovare
una soluzione adeguata, il problema della ricongiunzione onerosa.
A tal riguardo vi informiamo che il Gruppo del PD alla Camera ripresenterà gli emendamenti in aula anche se è un atto più formale che sostanziale in quanto al Senato, come è noto, gli emendamenti non sono risultati ammissibili e quindi esclusi dal Decreto Milleproroghe.
Grazie all’opera dei Gruppi della minoranza ma anche di parte della maggioranza, si conferma la piena consapevolezza del problema e dell’idea, da parte del Ministero, di trovare una soluzione che francamente fino ad oggi ci sembra solo una pia intenzione e null’altro. C’è da segnalare un’attività da parte delle nostre controparti nei confronti del Ministero e del Ministro di cui per il momento non abbiamo concreti riscontri. La strada della modifica legislativa per noi rimane prioritaria, fermo restando comunque, l’esigenza di mettere in piedi elementi di contenzioso ravvicinati per tutelare quei lavoratori già adesso senza diritto alla pensione.
Risulta evidente che il lavoro realizzato unitariamente sia con Flaei e Uilcem che con Fistel e Uilcom per noi
rimane un patrimonio e una garanzia per tutti i lavoratori e le lavoratrici di entrambi i settori e la strada che
continueremo a perseguire.
A tal riguardo nei prossimi giorni proporremo alle altre organizzazioni sindacali una riunione per fare il punto sulla situazione, per decidere come andare avanti e quali iniziative intraprendere.
Fraterni saluti

p. La Segreteria Nazionale di FILCTEM‐CGIL p. SLC‐CGIL Nazionale‐AREA TLC
Delia Nardone Riccardo Saccone

Comunicato del 14-2-11 su ricongiungimenti pensionistici

Relativamente alla questione dei contributi da riscattare per  chi ha versato i propri soldi per la pensione in altri fondi pensione (tipo elettrico, ma non solo) e che ora DEVE PAGARE per farli confluire con l’INPS ecco la risposta del Governo ed il relativo comunicato sindacale.

Un’autentica vergogna, un danno economico importantissimo per tanti lavoratori col Governo Berlusconi ed il suo codazzo parlamentare, quello “del fare” che ha fatto una legge (la 122/2010) e che davanti ai danni economici che essa comporta non ha fatto altro che scappare ……. forse impegnato in cose più frivole e simpatiche.

COMUNICATO SINDACALE

Durante la discussione al Senato del decreto “Milleproroghe” sono stati bocciati gli emendamenti, presentati da alcuni parlamentari, che avrebbero potuto porre rimedio

ai gravi danni provocati dalla Legge 122 alle pensioni dei lavoratori elettrici e telefonici.

A nulla è valso il lavoro profuso in questi mesi dal sindacato;a nulla sono valse le migliaia di testimonianze inviate al Parlamento dai lavoratori che, grazie a questo

provvedimento iniquo, vedono gravemente pregiudicato il loro diritto ad una pensione giusta; a nulla è servito il coinvolgimento delle organizzazioni datoriali di Confindustria

che, congiuntamente al sindacato, hanno richiesto un incontro per verificare i correttivi da apportare; a nulla è valso l’aver evidenziato come, senza le opportune

modifiche, gli effetti della Legge 122 rischiano di mettere a repentaglio importanti accordi sottoscritti a salvaguardia dei posti di lavoro (accordo Telecom italia).

Sconcertante è stato il silenzio del Governo che, in 5 mesi, non ha trovato il tempo di incontrare ufficialmente le parti sociali per affrontare il problema.

A questo punto per il Sindacato si apre la seconda fase: contrasteremo in tutti i modi, a cominciare anche dalla verifica dell’apertura di un ampio contenzioso legale, gli

effetti di questa legge, a tutela degli interessi di migliaia di lavoratrici e lavoratori che rivendicano nient’altro che il diritto ad una pensione giusta.

Le Segreterie Nazionali

Filctem-Cgil Flaei-Cisl Uilcem-Uil

Slc-Cgil Fistel-Cisl Uilcom-UIl

Roma, 14 febbraio 2011

Ricongiunzione contributi onerosa verso AGO

Vi informiamo  che il  4 febbraio, una delegazione dei sindacati nazionali elettrici e telefonici, è stata ricevuta al Ministero del lavoro.

L’incontro ha permesso di illustrare  le motivazioni  che da mesi vedono  impegnati le OO.SS.  di categoria sugli effetti negativi introdotti con la legge 122/2010.

Un incontro interlocutorio nel quale si è invitato il Ministero a seguire con attenzione le proposte di  modifica che sono state presentate con gli emendamenti nel  decreto Milleproroghe attualmente in esame al Senato.

Il punto chiave su cui è stata posta l’attenzione  da parte del Ministero del lavoro è la copertura finanziaria del provvedimento. Su nostra richiesta il Ministero si è impegnato a realizzare uno studio specifico, in tempi rapidissimi, sugli effetti economici di questi dispositivi e sulla  platea di lavoratori coinvolti.

Stante l’avvicinarsi della discussione in sede parlamentare  relativamente al decreto Milleproroghe, invitiamo tutte le strutture sindacali ad intensificare gli sforzi per dare massima visibilità alle ragioni dei lavoratori elettrici e telefonici.

Le Segreterie Nazionali

Filctem-Cgil Flaei-Cisl    Uilcem-Uil

Slc-Cgil     Fistel-Cisl    Uilcom-Uil

Roma, 7 febbraio 2011