Archivio tag: Ambiente

Lo straining

…. non è una parolaccia, ma una specifica forma di malessere e disagio sul luogo di lavoro.

Spesso si parla di mobbing  per individuare ogni situazione di malessere e disagio sul luogo di lavoro, nell’ambito clinico ed anche – più recentemente – nel panorama giuridico (prevalentemente giurisprudenziale ma anche normativo) ma sempre più spesso vengono delineate con maggiore precisione delle varie situazioni di conflittualità lavorativa che danneggiano il lavoratore, ma anche l’organizzazione aziendale così come, in senso più ampio, la collettività.


Lo Straining, si differenzia dal Mobbing, per il modo in cui è perpetrata l’azione vessatoria., ovvero mentre il mobbing è una situazione lavorativa di conflittualità sistematica, persistente ed in costante progresso, in cui una o più persone vengono fatte oggetto di azioni ad alto contenuto persecutorio da parte di uno o più aggressori in posizione superiore, inferiore o di parità, con lo scopo di causare alla vittima danni di vario tipo e gravità, lo straining è “una situazione di stress forzato sul posto di lavoro, in cui la vittima subisce almeno una azione che ha come conseguenza un effetto negativo nell’ambiente lavorativo, azione che oltre ad essere stressante, è caratterizzata anche da una durata costante. La vittima è in persistente inferiorità rispetto alla persona che attua lo straining (strainer). Lo straining viene attuato appositamente contro una o più persone, ma sempre in maniera discriminante”. Continua a leggere

Firma e diffondi subito l'appello "Fermiamo la guerra a Gaza"

www.perlapace.it firma su qui

Firma e diffondi l’appello “Fermiamo la guerra a Gaza”

che abbiamo scritto in queste ore mentre si intensificano i bombardamenti e le stragi di vite umane.

Dobbiamo chiedere all’Italia e all’Europa di farla finita con i silenzi, l’inerzia e le complicità che ancora una volta accompagnano questa tragedia.
Contiamo sulla vostra collaborazione per far crescere la mobilitazione.

Costruiamo una grande rete di gruppi, associazioni e persone per far crescere la pressione sui responsabili della politica nazionale ed europea.

                                        Fermiamo la guerra a Gaza

L’Italia e l’Europa hanno il dovere di fermare la guerra a Gaza. Lo possono e lo debbono fare agendo con intelligenza e determinazione nell’interesse superiore dei diritti umani, della sicurezza internazionale, della giustizia e della pace. L’Italia, che vanta ottime relazioni sia con Israele che con i palestinesi, può fare molto. Ma deve cambiare: smettere di essere di parte, assumere un ruolo attivo, propositivo e progettuale. Nel Mediterraneo, in Europa e all’Onu. L’Italia deve essere consapevole dei suoi limiti ma anche delle sue risorse, della sua prossimità e delle sue responsabilità. Cominciamo subito: mobilitiamoci per fermare le armi, chiediamo al Consiglio, alla Commissione e al Parlamento Europeo di agire immediatamente, riconosciamo alla Palestina lo status di osservatore all’Onu, smettiamo di vendere armi a Israele e in Medio Oriente e chiediamo all’Europa di fare altrettanto. L’inazione degli altri non può più giustificare la nostra. Continua a leggere

Chi porta a spasso i cagnolini

Chi porta a spasso i cagnolini

per favore,può raccogliere i bisognini?

Non aiutando l’ ambiente

e non facendo niente,

creeremo solo difficoltà

e non più felicità.

L’ambiente è una cosa speciale

e non dobbiamo fargli del male.

Ricordate che è una cosa importante

così il mondo sarà sempre più elegante,

con gli alberi fioriti

e ben coloriti.

Così la Terra sorriderà

e darà

un bacio all’ umanità.

          Balzamo Flavia 3D

Incontro al MiSe il 25-7-2012 e riflessioni

Nel comunicarvi che non solo il 18 luglio si riunirà la Commissione Rete per proseguire il lavoro sull’ottimizzazione e l’efficientamento del settore Network (cosa che sta avvenendo anche in altri settori quali Customer e Commerciale ma solo da parte aziendale),ma che  il 25 luglio 2012 ci sarà l’incontro al MI.SE (Ministero Sviluppo Economico).

Sono trascorsi i 6 mesi dal cosiddetto “Lodo Ministeriale” col quale il Ministero garantiva 6 mesi di confronto tra le parti (azienda Wind e Organizzazioni Sindacali) che solo ultimamente, a seguito di alcuni cambiamenti organizzativi aziendali, sta portando ad un confronto fattivo, concreto (e non per demerito dei membri di commissione, ma lasciamo stare visto che mi riferisco a persone  che non sono più in azienda).

Seguono alcune note di Gianni Rago, RSU SLC-CGILWind nonchè membro della Commissione Rete

Ciao a tutti,
vi comunico che il 18 luglio è stata convocata una nuova sessione di commissione sulla rete.

Questa sessione rappresenta la nuova fase del confronto sulle alternative tecniche ed il recupero delle efficienze e dell’efficacia negli ambiti del network che coinvolgono le Regions e gli O&M di Milano e Roma.

Il mandato che il coordinamento e le segreterie nazionali (CGIL-CISL e UIL, i Cobas si guardano bene dallo sporcarsi le mani..) hanno dato alla commissione è di elevare il grado di confronto sulle specificità delle nuove proposte organizzative e provare a serrare alcuni punti cardine in modo da poterne poi conoscere e valutare gli aspetti non solo tecnici che essi comportano , ma di poterne discernere i risvolti negoziali che ne deriverebbero focalizzando sull’assetto strategico che l’azienda punta a definire.

E’ del tutto evidente che in questa fase dobbiamo incrementare un rapporto di continuo feedback con i lavoratori rispetto ai dettagli operativi che chiederemo di fornire in modo peculiare e preciso ; il ruolo delle RSU è il fondamentale anello di congiunzione diretto tra commissione e lavoratori ,saremo in una sorta di coordinamento virtuale permanente sotto la supervisione della Segreteria Nazionale,sarà necessario parlare continuamente con i colleghi , raccoglierne le indicazioni e fornire alla commissione un quadro continuo di sintesi rispetto alle valutazioni raccolte.
Questo ci permetterà di verificare rispetto alle proposte aziendali, le implicazioni organizzative,la sostenibilità e l’applicabilità in ogni singolo ambito territoriale o di reparto e di essere puntuali sulle osservazioni e sulle controproposte.

Continua a leggere

Guardando "Inside Job"

E’ un film che parla della crisi economica che si protrae da qualche anno, col fallimento di alcune banche ma soprattutto del sistema di “deregulation” cioè senza regole, per creare finta ricchezza e che invece ha creato :

  • Speculazione
  • disoccupazione
  • danni all’ambiente
  • impoverimento economico
  • rafforzamento del potere economico su quello politico
  • lo svilimento del pubblico, grazie a politici compiacenti e “pagati” da lobby e potere economico, a favore del privato.
  • aumento del divario tra ricchi (sempre più ricchi) e classe media (sempre più povera) …. Figurarsi con i poveri 🙁

Alla fine del film ho capito che:

  • Peter Gabriel fa sempre bella musica
  • Alla fine i più poveri pagano il prezzo più alto (Strauss-Kahn)
  • I guadagni facili ed immediati  non sono mai tali e che tutto, prima o poi, ci ritornerà contro a livello collettivo e personale. L’avidità ha generato povertà.
  • Che come cittadini non valiamo nulla fintanto non ci ergiamo a protagonisti del nostro futuro, non demandando oltremodo e che siamo i primi responsabili di quanto accade e che siamo i primi a dover pretendere onestà, eticità, correttezza, rispetto mandando a casa chi ci sfrutta.
  • Ognuno faccia il proprio mestiere con dignità e professionalità e pretenda che anche gli altri lo facciano; altrimenti ci rimettiamo solo noi, i più deboli perché i più forti sapranno come difendersi.
  • 30 milioni di disoccupati (in crescita) subito ma i 50 milioni sono certi; decine di trilioni di dollari in fumo (come cacchio si scrive un trilione ?). Il mondo della Finanza ha voltato le spalle alla società, ai cittadini, ha corrotto il sistema politico.
  • Le banche non devono speculare o fare investimenti rischiosi coi soldi dei clienti  e vanno controllate. Ad un certo punto i banchieri hanno perso il limite della decenza, sentendosi onniscienti ed onnipotenti giocando sulla nostra pelle, sui nostri soldi, sul nostro futuro.
  • L’approssimazione e l’ignoranza dei politici in molti casi con evidenti  conflitti di interessi o peggio di appartenenza a banche o istituti  ha reso la crisi ancora più forte, non contrastandola fin dall’inizio.
  • Le lobby (poteri di pressione) fanno affari con destra e sinistra indifferentemente
  • A chi deve controllare non solo gli hanno ridotto i poteri facendo leggi a proprio uso e consumo, ma spessissimo hanno taciuto consapevolmente. Tanto funzionari di Stato, quanto giornalisti, quanto gli economisti, i professori universitari.
  • Fintanto sono esistiti i controlli sull’economia, il sistema pur deprecabile, ha retto. Con la deregolamentazione, le società finanziarie più grandi del mondo furono scoperte a riciclare denaro, defraudare i clienti e falsificare più volte i conti.

Continua a leggere

Elezioni Telemaco: vota SLC-CGIL

Prima di formulare una doverosa risposta a Vittorio Desicato della UILCOM, ti scrivo dall’account RSU SLC-CGIL Wind Campania perchè un po sintetizza la filosofia del nostro modo di fare sindacato. Una filosofia basata sulla foza della squadra, sull’unione di noi tutti, della CGIL, che è al servizio dei suoi iscritti e non iscritti, in sinergia con ognuno di noi che da il proprio contributo propositivo, fattivo e collaborativo  alla CGIL.
Io sono Gino Balzamo,una RSU della SLC-CGIL in Wind che da  anni, insieme a tutte le RSU della SLC-CGIL si batte e si adopera per rendere migliore la vita lavorativa di noi tutti, parlando e confrontandosi quotidianamente con le lavoratrici ed i lavoratori, non lesinando  disponibilità ed attenzione.
Pur deluso da scelte politiche che da decenni hanno svilito e mortificato i pensionati, l’entità della pensione, allungato ignobilmente l’età per andare in pensione con artifizi vergognosi, ho sempre sostenuto la necessità che noi tutti pensassimo con lungimiranza al nostro futuro pensionistico e la scelta di Telemaco, di una pensione complementare, la ritengo importantissima e fondante.
Ma Telemaco necessita di persone, di referenti che si adoperino nell’interesse degli iscritti, che sia ancora più trasparente, che si batta per rendere fiscalmente ancor di più conveniente questa scelta di aderire ad una pensione complementare, che offra nuove ed ulteriori modalità di dialogo con gli iscritti, che sia più aderente a criteri di etica sociale (non investendo in aziende o beni che siano contrari all’ambiente o alimentino dittature o guerre, ad esempio).
E sono convinto che votare SLC-CGIL significhi avere un’intera organizzazione a servizio degli iscritti; un’intera organizzazione che dia supporto a me oppure a tutti i referenti, le RSU, i militanti affinchè possano aiutare ed ascoltare gli iscritti.
Continua a leggere

Dimissioni dalla carica di consigliere del CRAL TLC

A: Presidente del CRAL TLC Comprensorio Olivetti
p.c. Consiglio Amministrazione del CRAL

Dimissioni dalla carica di consigliere del CRAL TLC

Spett.le Presidente,
con la presente, ai sensi del vigente Statuto del CRAL TLC Comprensorio Olivetti (di seguito CRAL), Le comunico le mie dimissioni dalla carica di consigliere.

Desidero ringraziare Lei ed i Consiglieri tutti per avermi consentito di lavorare in un ambiente propositivo, creativo, dinamico rendendo questi mesi di lavoro comune molto ricchi umanamente ma soprattutto di aver potuto lavorare a servizio della collettività, dei lavoratori tutti.

Mi preme evidenziare che se Ella nonché il Consiglio di Amministrazione avesse necessità di una mia collaborazione, nell’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori, sappia che potrà contare sempre sul sottoscritto.

Non Le nascondo che queste dimissioni sono molto sofferte; quando ho chiesto a nome della CGIL e del sottoscritto, la fiducia alle lavoratrici ed ai lavoratori l’ho fatto credendo di poter dare un contributo serio e propositivo al CRAL e non certamente per trarre in inganno qualcuno.
Non solo Pozzuoli, ma la sede di Ferraris ha visto nella CGIL e nel sottoscritto un punto di appoggio e credo sia dannosa la mancanza di un riferimento CRAL per la sede.
Pur nei limiti delle mie possibilità e capacità, voglia considerarmi a disposizione, ma reputo necessaria una riflessione da parte del Consiglio su come affrontare questa situazione. Ho preso un impegno elettorale e pur da dimissionario intendo mantenerlo.

Chi crede nella democrazia, sa che essa è anche partecipazione, è anche consentire a chiunque di poter concorrere per qualunque ruolo e reputo dannoso l’accumulo di cariche e ruoli nelle mani della stessa persona o di poche persone.
Ciò nonostante il senso di appartenenza ad un’organizzazione e la voglia di rappresentare al meglio le lavoratrici ed i lavoratori mi ha convinto a candidarmi, ottenendo un risultato strabiliante non solo per la CGIL, ma soprattutto per il sottoscritto. Un successo elettorale, non solo numerico (76 voti e secondo eletto) ma soprattutto umano, di apprezzamenti e stima che non si possono dimenticare.
Apprezzo la discussione ampliata, pacata e propositiva che si è sviluppata in CGIL per consentire un’ampia e diffusa partecipazione ai diversi compiti di più persone. E sebbene da sola, do personalmente merito alla CGIL di essersi dotata di tale direttiva. Resta il cruccio che non sia stata possibile inserirla nello Statuto.

Con spirito propositivo e mosso unicamente dal desiderio di rendere più funzionale i lavori di questo CRAL, Le ribadisco tutta la mia stima perché il peso organizzativo e realizzativo verte sulle Sue spalle e di pochi altri. Sono certo che Ella ed il Consiglio di Amministrazione saprà guadagnare ulteriore autonomia nelle decisioni politiche e strategiche del CRAL.

Auguro a Lei ed ai consiglieri tutti, ma soprattutto alle lavoratrici ed ai lavoratori, che il CRAL possa rappresentare un momento di coesione sociale, di unione di intenti e che possa continuare a lavorare nell’esclusivo interesse di coloro che rappresenta.
In fede
Balzamo Luigi

Impresa responsabile

Dal sito INAIL riporto alcune informazioni inerenti la responsabilità sociale delle imprese, che non è o non dovrebbe essere solo “facciata” ma un serio impegno delle aziende.
Ad elaborare i sette citati principi è stata l’Iso (International organization for standardization),che li ha raccolti nelle linee guida delle futura norma Uni Iso 26000

1. responsabilità che l’impresa deve assumersi rispetto al suo impatto sulla società e sullo sviluppo, accettando eventuali controlli;
2. trasparenza, in particolare rispetto ai suoi obiettivi di responsabilità sociale e alla provenienza delle risorse finanziarie;
3. etica: l’obbligo a comportarsi in modo onesto, rispettando le persone e l’ambiente;
4. rispetto degli stakeholders;
5. rispetto della legge;
6. rispetto degli standard di comportamento internazionali
7. rispetto dei diritti umani.


“Un’organizzazione riconosciuta dal pubblico come rispettosa dei diritti umani, dell’ambiente e dei diritti sindacali sarà anche maggiormente considerata sotto il profilo dell’affidabilità. La responsabilità sociale ha, infatti, evidenti riflessi sulla brand reputation, incidendo sul business”. In questo particolare momento di crisi economica “bisogna saper scegliere le opzioni che si caratterizzano per la qualità”, aggiunge Torretta 8presidente UNI), “e la responsabilità sociale è una scelta vincente per potersi qualificare rispetto all’offerta. Per far questo è necessario però un cambiamento culturale, cioè una crescita di consapevolezza rispetto a certi valori. Bisogna, quindi, promuovere le soluzioni di qualità e non le scelte più semplici che portano alla compressione del prezzo“.
L’elaborazione delle linee guida Iso 26000 ha riunito 400 esperti e 175 osservatori provenienti da 91 paesi in tutto il mondo
Non secondario è, infine, il ruolo dei consumatori, soprattutto nella richiesta di criteri validi per l’affidabilità delle imprese.
Molte aziende, in Italia, hanno adottato la certificazione SA8000, infatti l’Italia è il primo paese al mondo per numero di imprese certificate. L’elenco mondiale delle imprese con SA8000 è reperibile sul sito della SAAS

Al 31 marzo 2008 sono 1693 le imprese al mondo certificate con lo standard SA8000 di cui 795 in Italia e ben 219 in Toscana.
Riporto altri due link http://www.greatplacetowork.ch/it/gptw/index.php e http://www.greatplacetowork.ch/it/best/list-it.htm (la prima è Fater, manifatturiera, la seconda Microsoft e la terza Coca-Cola HBC)

Una prima critica propositiva: che le aziende pretendano dai numerosi fornitori (punto 1) il rispetto dei lavoratori, dei diritti e dei doveri, accertandosi che non ci siano lavoratori “in nero” e che rispettino l’ambiente e la legge. Lo so che è complicato, che non ci sono gli strumenti appositi e che tali attività sono di competenza di altre strutture dello Stato, ma proviamo a mettere in campo tutte le azioni utili al miglioramento della nostra condizione lavorativa.
Scrivo nostra per due motivi: nostra come lavoratori tutti (la divisione dei lavoratori è la vittoria di chi ha potere); nostra perché evitiamo una concorrenza sleale ed al ribasso dove proprio noi lavoratori tutelati ed in qualche modo “privilegiati” rispetto alla stragrande maggioranza dei lavoratori possiamo solo perdere (discorso un pochino egoistico ma molto veritiero). Se lavoriamo sulla qualità allora siamo competitivi con tutti oltre a lavorare con dignità e decenza; se la “mettiamo” sulla gara al ribasso, allora abbiamo già perso avendo smarrito, in molti, la voglia al sacrificio e soprattutto a non voler essere sfruttati.

Aggiungo che WIND ha anche altri tipi di certificazione oltre alla SA8000 che per “nostra cultura” (sono tutte volontarie ovvero per scelta aziendale) sono:
18001 (Gestione della sicurezza e salute dei lavoratori) da cui sono “nate” la guida OHSAS 18002 e il documento BS OHSAS 18001:2007
14001 (l’azienda deve dimostrare che l’organizzazione certificata ha un sistema di gestione adeguato a tenere sotto controllo gli impatti ambientali delle proprie attività, e ne ricerchi sistematicamente il miglioramento in modo coerente, efficace e soprattutto sostenibile)
9001 (Gestione della qualità del sistema di produzione indirizzati al miglioramento della efficacia e dell’efficienza della organizzazione oltre che alla soddisfazione del cliente)

Il denaro pesa più dell'acqua

E’ stato uno shock per me sentire che il Senato , il 4 novembre scorso, ha sancito la privatizzazione dell’acqua.

Il voto in Senato è la conclusione di un iter parlamentare che dura da due anni. Infatti il governo Berlusconi, con l’articolo 23 bis della Legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società , mediante il rinvio a gara , entro il 31 dicembre 2010. Quella  Legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l’Italia era  in vacanza. Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il  Consiglio dei ministri  ha approvato un decreto legge (l’accordo Fitto- Calderoli), il cui articolo 15, modificando l’articolo 23 bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici, prevedendo:

a)     L’affidamento della gestione dei servizi idrici a favore di imprenditori o di società, anche a partecipazione mista (pubblico-privata) , con capitale privato non inferiore al 40%;

b)    Cessazione degli affidamenti ‘in house’ a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni alla data del 31 dicembre 2011.

Questo decreto è passato in Senato  per essere trasformato in legge. Il PD , che è sempre stato piuttosto favorevole alla privatizzazione dell’acqua, ha proposto nella persona del senatore Bubbico, un emendamento-compromesso:l’acqua potrebbe essere gestita dai privati, ma la proprietà resterebbe pubblica. Questa proposta , fatta solo per salvarsi la faccia , passa con un voto bipartisan! Ma la maggioranza vota per la privatizzazione dell’acqua. L’opposizione  (PD e IDV), vota contro il decreto-legge.

E così il Senato vota la privatizzazione dell’acqua, bene supremo oggi insieme all’aria! E’ la capitolazione del potere politico ai potentati economico-finanziari. La politica è finita!E’ il trionfo del Mercato, del profitto. E’ la fine della democrazia.

”Se la Camera dei Deputati- ha detto correttamente il Forum dei movimenti dell’acqua –non ribalterà il misfatto del Senato, si sarà celebrata la delegittimazione delle Istituzioni.”

Per questo dobbiamo denunciare con forza:

– il governo Berlusconi che , con questo voto al Senato, ora privatizza tutti i rubinetti d’Italia. “Questo decreto segna un passaggio cruciale per la cultura civile del nostro paese e per la sua Costituzione- scrivono Molinari e Lembo del Contratto Mondiale dell’Acqua. I Comuni e le Regioni vengono espropriati da funzioni proprie  con un vero attentato alla democrazia.”

-il partito di opposizione , il PD, che continua a nicchiare sulla privatizzazione dell’acqua (sappiamo che il nuovo segretario Bersani è stato sempre  a favore della privatizzazione).

– ed infine tutta l’opposizione, per non aver portato un problema così grave all’attenzione dell’opinione pubblica.

Per questo rivolgiamo un appello a tutti i partiti perché ritirino questo decreto o tolgano l’acqua dal decreto.

E questo devono farlo adesso che il decreto legge passa alla discussione nella Camera dei Deputati. Si parla che il decreto potrebbe essere votato il 16 novembre.

E ai partiti di opposizione chiediamo che dichiarino ufficialmente la loro posizione tramite il loro segretario nazionale e diano mandato al partito di mobilitarsi su tutto il territorio nazionale.

E chiediamo altresì , ai partiti di opposizione di riportare in aula la Legge di iniziativa popolare che ha ottenuto nel 2007  400.000 firme ed ora dorme nella Commissione Ambiente della Camera.

Chiediamo alle Regioni di:

-impugnare la costituzionalità dell’articolo 15 del decreto Fitto-Calderoli;

-varare leggi regionali sulla gestione pubblica del servizio idrico.

Chiediamo ai Comuni di:

-Indire Consigli Comunali monotematici sull’acqua;

-dichiarare l’acqua bene di non  rilevanza economica;

-fare la scelta dell’Azienda Pubblica speciale per la gestione delle proprie acque. Questa opzione ,a detta di molti avvocati e giuristi, è possibile anche con l’attuale legislazione . Si tratta praticamente di ritornare alle vecchie municipalizzate.

Chiediamo ai sindacati di :

-pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua tramite i propri segretari nazionali;

-mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua.

Chiediamo infine alla Conferenza Episcopale Italiana(CEI) di :

-proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano , come ha fatto il Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate dove parla “dell’accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni”(n.27);

-protestare , in nome della vita, come afferma il Papa nell’enciclica,contro la legge che privatizza l’acqua;

-chiedere alle comunità parrocchiali di organizzarsi sia per informarsi sia per fare pressione a tutti i livelli, perché l’acqua non diventi merce.

Infatti l’acqua è sacra, l’acqua è vita, l’acqua è un diritto fondamentale umano. Questo bisogna ripeterlo ancora di più, in un momento così grave in cui con il surriscaldamento del pianeta, rischiamo di perdere i ghiacciai e i nevai, e quindi buona parte delle nostre fonti idriche. E lo ripetiamo con forza alla vigilia della conferenza internazionale di Copenhagen, dove l’acqua deve essere discussa come argomento fondamentale legato al clima. Per questo chiediamo a tutti, al di là di fedi o di ideologie perché ‘sorella acqua’ , fonte della vita, venga riconosciuta da tutti come diritto fondamentale umano e  non sottoposta alla legge del mercato.

Si tratta di vita o di morte per le classi deboli dei paesi ricchi , ma soprattutto per i poveri del Sud del mondo che la pagheranno con milioni di morti per sete.

Alex  Zanotelli

Convegno Nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici dei Call Center

Su questo mondo selvaggio dei Call Center, che non finisce mai di stupire e che sorprende più di un film di fantascienza con i suoi: KPO, ACR, OCR, ACW, ATT, Mistery Call, Front Line, Back Office, job rotation ma anche esternalizzazioni, insourcing, outsourcing, stop and go, tempi determinati, indeterminati, a contatto, a durata conversazione, il 3 ottobre si terrà un convegno, un appuntamento più utile di un Canvass, più grande di una Phone Skill, più sensuale di un affiancamento, più formativo di un briefing.

Un mondo che coinvolge “ufficialmente” ca 300.000 addetti, di cui sempre prendendo solamente i dati semi-ufficiali soltanto il 5/6% accede a contratti stabili con salari pieni. Ma prendendo invece seriamente in considerazione le infinite situazioni di call center selvaggio che si stanno moltiplicando nel paese, insieme a tutte quelle forme di organizzazione del lavoro che più facilmente consentono l’interscambio di persone e applicazione delle più infami forme di assunzione fino al nero, gli addetti e le proporzioni si amplificano.

I numeri poi diventano terrorizzanti, quando prendiamo in considerazione il ricorso, che il personale addetto a questo tipo di lavorazione alienante e repressa, a psicofarmaci conseguenza troppo spesso dello stress correlato. Oppure dei molteplici sintomi di malattie professionali (perdita dell’udito, dolori alle ossa del polso, del gomito, dell’avambraccio, tumori alle ovaie, gravidanze isteriche fino alle leucemie) che però non sono tutt’oggi riconosciute come tali in quanto trattasi di “new-economy” e i settori scientifici che dovrebbero coadiuvare i sindacati in questa certificazione se ne guardano bene..

Per questo il 3 ottobre si terrà a Milano, il Convegno Nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici dei Call Center, organizzato da: FLMUniti CUB Telecomunicazioni – Rete Colsenter.

Un appuntamento imperdibile per condividere informazioni, affrontare problematiche vecchie e nuove, i punti critici che insidiano le condizioni di lavoro e i punti caldi dove i nostri diritti vengono erosi, per iniziare un percorso esteso a tutti e tutte, che sappia esplorare gli ambienti del lavoro con i diritti dei lavoratori.

Discutiamo, scambiamoci esperienze e proponiamo iniziative per: salari adeguati e non risicati, orari di lavoro che tengano conto delle esigenze personali o non delle macchine, permessi per il tempo libero, la salute e sicurezza contro lo stress, per superare il problema dei contratti precari, per un Contratto Collettivo rispondente alle esigenze dei lavoratori e non del profit.

Il convegno, che si svolgerà il primo sabato 3ottobre, prevede nella mattinata gli eventi/partecipazione:

Stress del lavoro (stressati non si nasce, ci si diventa) (Working in Call), Precarietà (la faccia oscura della precarietà), Impatto sul PIL (quanto produciamo veramente?), con interventi di:

· Dott. Vito Totire, della AUSL di Bologna -Dipartimento di Salute Pubblica- Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro, responsabile dell’Ambulatorio per il disagio in Ambiente di Lavoro;

· Avv. Danilo Conte del Foro di Firenze, esperto di tutele contro i contratti precari;

· Prof. Andrea Fumagalli, economista e docente all’Università di Pavia;

E nel pomeriggio:

– dibattito, scambio di esperienze e proposte fra RSU, Lavoratori/trici, collettivi sindacali e collettivi aut organizzati delle aziende del settore.

Per partecipare al convegno o per informazioni contattare:
02-70631804 rete_colsenter@libero.it
http://colsenter.noblogs.org/post/2009/09/20/si-puo-fare