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Permesso retribuito di tre giorni per documentata grave infermità del coniuge o parente stretto

Ai sensi dell’art. 4, c.1, della Legge n. 53/2000 i lavoratori ‹‹hanno diritto ad un permesso retribuito di tre giorni lavorativi all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge o di un parente entro il secondo grado o del convivente, purché la stabile convivenza (…) risulti da certificazione anagrafica››.

In alternativa, in caso di grave infermità, è possibile ‹‹concordare con il datoredi lavoro diverse modalità di espletamento dell’attività lavorativa››.

Il D.M. n. 278/2000 ha stabilito i criteri per la fruizione dei suddetti congedi ma non ha dato una definizione normativa di “grave infermità” e per questo motivo il Ministero del Lavoro, chiamato in causa, è intervenuto con risposta all’interpello n. 16/2008.

Tuttavia, a causa dell’inapplicabilità della soluzione interpretativa adottata nella suddetta risposta, lo stesso Ministero, con nota n. 25/I/0016754 del

25.11.2008, è tornato sulla questione riesaminando la problematica relativa sia alla definizione di “grave infermità”, sia alle modalità di fruizione dei permessi retribuiti.

Alla luce dei nuovi chiarimenti riepiloghiamo brevemente la materia dei “permessi per grave infermità”:

  • · Al lavoratore spettano tre giorni all’anno di permesso retribuito per grave e documentata infermità del coniuge, anche legalmente separato, o di un parente entro il secondo grado, anche non convivente, o di un soggetto componente la sua famiglia anagrafica

In mancanza di una precisa definizione nel testo di cosa si intenda per grave infermità il Ministero rinvia al D.M. n 278/2000 e quindi si possono considerare le seguenti patologie:

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Riposi giornalieri (allattamento) e ROL

Allora, la compagna Pagliara ha fatto un’interpellanza e questa è la risposta
Prot. n.° 7718 del 07/02/2013 DIR/URP
Risposta al f. n° 6722 del 04/02/2013

Oggetto: richiesta informazioni – riposi per allattamento.

Gentile utente, in riscontro alla richiesta pervenuta via e-mail in data 4 febbraio 2013, si rappresenta che, gli artt. 1 e 9 della L.53/2000 prevedono misure dirette a garantire la piena tutela della donna lavoratrice e nel contempo, a salvaguardare il suo ruolo essenziale nella famiglia.
In particolare, in riferimento ai sopracitati artt. 1 e 9 della L.53/2000 ed al D.L. 151/2001 – TU della maternità, la lavoratrice in questione ha diritto alle ore giornaliere di allattamento, oltre alla possibilità di cumulare nella stessa giornata i suddetti “riposi” con altre forme di permesso (retribuito o ROL, ore di recupero, banca ore), chiedendo di essere assegnata a turni di lavoro compatibili con la propria qualifica e le comprovate esigenze familiari.
A fronte di tali richieste, il datore di lavoro è tenuto a valutare, con la massima attenzione, ogni soluzione utile ad agevolare la funzione dell’assolvimento genitoriale del dipendente, anche attraverso una diversa organizzazione del lavoro o una flessibilizzazione degli orari e quindi concordare, se possibile, con il lavoratore, un diverso orario di lavoro (interpello n.68/2009 del Ministero del Lavoro – DGAI; artt.3 e 37 della Costituzione). Tale valutazione andrà effettuata con riferimento al caso concreto, avendo riguardo della oggettiva e comprovata situazione di difficoltà familiare ed alle documentate esigenze di accudimento ed educative della prole.
Nello specifico,con la nota di interpello n.16/2011, la DGAI del Ministero del Lavoro evidenzia che, i permessi per riduzione orario lavoro (ROL) costituiscono un istituto di fonte contrattuale che consente al lavoratore di astenersi dall’espletamento della prestazione lavorativa, senza dover subire un decurtazione sulla misura della retribuzione. Tale riduzione determinata in relazione alle mansioni svolte dal lavoratore, si attua attraverso la concessione di permessi orari, la cui durata può anche coincidere con una o più giornate lavorative.
I permessi in questione, che possono essere fruiti sia individualmente che collettivamente, rappresentano una forma di riduzione dell’orario di lavoro annuale, stabilita su base giornaliera o settimanale, in relazione ai diversi settori di appartenenza.

All’uopo occorre precisare che, ogni volta che l’orario di lavoro giornaliero della lavoratrice risulta inferiore al minimo di 6 ore previste dalla legge sull’allattamento, come ad esempio quando capitano eventi particolari ed occasionali (uno sciopero, un permesso retribuito o non retribuito previsto dal CCNL, ecc.), bisogna tener conto dell’orario previsto dal contratto individuale della lavoratrice e non dell’orario di lavoro effettivamente prestato in azienda.
Pertanto, i riposi giornalieri per allattamento non possono subire spostamenti o soppressioni in relazione a particolari evenienze che potrebbero ridurre la durata dell’orario di lavoro, per cui conta l’orario contrattuale di lavoro, non quello prestato.
Al riguardo, anche la circolare INPS n.95 bis-punto 1. del 2006 chiarisce il rapporto tra i permessi orari giornalieri per allattamento e le ore di recupero della banca ore. Ai fini del diritto ai riposi giornalieri, nonché al relativo trattamento economico, va preso in considerazione l’orario di lavoro giornaliero contrattuale, e non quello effettivamente prestato nelle singole giornate.
Ne consegue che i riposi di cui all’oggetto, sono riconosciuti anche laddove la somma delle ore di recupero e delle ore di allattamento, esauriscano l’intero orario giornaliero di lavoro, comportando di fatto, la totale astensione dall’attività lavorativa. La suddetta circolare INPS al punto 2. fornisce ulteriori chiarimenti in merito alla possibilità di riconoscere i riposi giornalieri per allattamento, anche nel caso limite di una lavoratrice madre con contratto part-time orizzontale, che può effettuare solo un’ora di lavoro nell’arco della giornata. Per cui, la probabile coincidenza del riposo giornaliero, con l’unica ora di lavoro, pur comportando una totale astensione della lavoratrice dall’attività lavorativa, non preclude il riconoscimento del diritto al riposo per allattamento.
Al riguardo si ricorda che, i riposi assicurano alla lavoratrice la possibilità di provvedere all’assistenza diretta del bambino, e perciò la distribuzione dell’orario di lavoro deve essere concordata tra la lavoratrice stessa ed il datore di lavoro, tenendo conto anche delle esigenze di servizio. In caso contrario, ovvero, di mancato accordo, la distribuzione dei riposi sarà determinata dall’intervento del Direzione Territoriale del Lavoro, competente per territorio, a cui la lavoratrice potrà inoltrare la richiesta.
In definitiva, con la normativa di riferimento, si promuove l’essenzialità del valore sociale della maternità, garantendo contestualmente, la funzione familiare e lavorativa della donna, nel tentativo di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro della lavoratrice madre, assicurando anche, forme di flessibilità dell’orario e dell’organizzazione del lavoro.

Per ulteriori delucidazioni e/o chiarimenti in merito alla richiesta di distribuzione dei riposi, in caso di mancato accordo con il datore di lavoro (L.1204/71 art.10 e D.P.R. 1026/76), è possibile contattare: la responsabile dell’Unità Operativa Provvedimenti Amministrativi – dr.ssa Amina Laganara – tel. 081.5508497 – e-mail: alaganara@lavoro.gov.it

Distinti saluti
F.to Il Referente URP
(Dr.ssa Credendino Rosa)

Aspettativa Wind

In aggiunta a quanto previsto dal CCNL in termini di aspettativa/congedo, in Wind vige anche una specifica aspettativa, stabilita nell’accordo del dicembre 2003.
Ve la sintetizzo, invitandovi a leggere quanto più completamente è scritto nell’allegato documento

Bisogna avere più di 4 anni di anzianità (tranne se sei un tempo indeterminato e devi curare tuo figlio che ha meno di 8 anni)
Si può prendere una sola volta nella vita lavorativa aziendale
Durata minima 1 mese
Durata massima 6 mesi
Non si riceve stipendio ne si maturano ferie, tredicesima (nulla di nulla)

Limitazioni
Max 1% del totale della forza dell’unità produttiva e tenendo conto delle esigenze tecnico-organizzative con priorità all’assistenza figli, motivi di studio, anzianità di servizio ed, a parità, alla presentazione della domandaStralcio Accordo 6-12-2003

Ci state fregando la pensione

Come sapete, c’è stata l’ennesima riforma delle pensioni dalla quale come lavoratori ne usciamo ancora con le ossa rotta. L’accorpamento di altri enti pensionistici verso il cosiddetto AGO (il fondo pensione gestito dall’INPS) sta portando anche debiti all’istituto della previdenza sociale.
Ma i debiti dell’INPS/AGO sono dovuti al fatto che l’assistenza (cassaintegrazione, assegni familiari, maternità) sono ancora a carico della stessa INPS piuttosto che essere separati…. Ci devono spellare in qualche modo.
Ma la riforma delle pensioni “Fornero” ha innalzato l’età pensionabile a TUTTI (anche a te), ha diminuito l’importo della pensione (anche a te).

L’innalzamento dell’età pensionabile ed anche dei contributi  ha determinato che ci sono lavoratori che avevano contrattato con le proprie aziende di andarsene via prima con degli incentivi. Spostando però la data pensionabile, questi lavoratori si sono trovati ad essere usciti dall’azienda ma a non avere più l’età per andare in pensione. Ecco chi sono gli ESODATI, lavoratori senza più lavoro e senza pensione perché nessuno al Governo ha pensato a questi accordi che spesso proprio lo Stato ha favorito. Ora stanno tentando di salvaguardarli, col Governo che tra ritrattazioni, ampliamenti, soldi da ricercare, incertezza su quanti ne sono, ha un atteggiamento ondivago.

Poi ci sono i fregati dal Governo Berlusconi con la legge 122 del 2010 che finalmente riescono a far accendere un riflettore su di loro (vedi Ballarò, ma non solo) ovvero prima ricongiungere i contributi verso l’INPS/AGO era gratuito. Avevi lavorato per ENEL (che aveva una sua pensione, un suo fondo speciale) o per la scuola (INPDAP) ma anche per l’AGO/INPS ?
Porta i contributi in INPS senza pagare nulla.  L’INPS pagava e  paga pensioni meno vantaggiose a questi istituti pensionistici “di settore”. Continua a leggere

Congedo retribuito per due anni per assistenza a persone con handicap grave

Si tratta di potersi assentare per assistere un proprio familiare con handicap GRAVE, in maniera retribuita e fino a due anni.

I congedi retribuiti per due anni per assistenza a persone con handicap grave
I congedi retribuiti biennali sono definiti inizialmente dalla Legge 388/2000. Da ultimo, tuttavia, il Decreto Legislativo del 18 luglio 2011, n. 119 ha profondamente rivisto la disciplina dei congedi retribuiti di ventiquattro mesi, in particolare per quanto riguarda gli aventi diritto e le modalità di accesso all’agevolazione.

Gli aventi diritto

Il Decreto Legislativo 119/2011, pur confermando i beneficiari potenziali (coniuge, genitori, figli, fratelli e sorelle) previsti dalla normativa e dalla giurisprudenza precedente, fissa condizioni diverse di priorità nell’accesso ai congedi.

L’ordine di priorità è: coniuge convivente , genitori, figli, fratelli e sorelle. Rimane ferma la condizione dell’assenza di ricovero con le eccezioni che vedremo in seguito.
In caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, ha diritto a fruire del congedo il padre o la madre anche adottivi (anche se non conviventi con il figlio). Da far rilevare che non viene previsto alcun limite di età di chi dovrebbe assistere il disabile.

I congedi non possono essere concessi ai figli nel caso in cui il genitore con handicap grave sia sposato e la moglie dello stesso sia presente non invalida.

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Pronto Soccorso Aziendale – Piccole ferite

Beninteso che queste “pillole” non vogliono certamente sostituirsi ai corsi che dovrebbero tenersi in ogni azienda né agli specifici compiti degli addetti al Primo Soccorso.
Sono tratte dal manuale allegato redatto da Paolo Tarlini per Professione Sicurezza

Prestare soccorso ad una persona in difficoltà comporta anche delle precise responsabilità. Bisogna che gli incaricati al primo soccorso in azienda abbiano ben presente ciò che devono o non devono fare e siano in grado di eseguire una scala di priorità nel prestare l’assistenza.

Il trattamento tempestivo ed appropriato che un individuo ferito riceve fin dall’inizio, può essere determinante riguardo alla possibilità di sopravvivenza e di guarigione dello stesso infortunato.
Il soccorso ad un individuo in difficoltà è un dovere morale e civile per ogni uomo; l’omissione di soccorso nel nostro ordinamento giuridico viene considerata un reato ed è perseguita come tale.

ESTRATTO DAL D.lgs. 81/2008
“Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro” (art. 20 comma 1).
“Il datore di lavoro designa preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di…omissis…primo soccorso…”(art. 18. comma 1, lettera b))

ESTRATTO DAL CODICE PENALE
“… Chi trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’Autorità è punito con la reclusione fino a tre mesi …” (Art. 593 del C.P.)

Istruzioni di carattere generale
Per aiutare l’addetto al primo soccorso ad effettuare correttamente i suoi compiti, riteniamo utile fornire alcuni suggerimenti pratici di carattere generale:
_ non somministrare assolutamente farmaci;
_ eventualmente dove necessario, monitorare alcuni parametri biologici quali il battito cardiaco e/o la pressione arteriosa sistemica, per comunicarli ai soccorritori;
_ per detergere e pulire le ferite può essere sufficiente l’acqua corrente, meglio una soluzione antisettica;
_ usare sempre materiali sterili monouso (garze, bende, cotone idrofilo, guanti);
_ lavare e disinfettare le mani e se possibile indossare guanti sterili.

Le ferite
Una ferita è un’interruzione della continuità della cute o delle mucose con danneggiamento dei tessuti sottostanti.
Viene definita ferita superficiale se interessa solo i primi strati della cute, profonda se interessa muscoli, ossa o organi interni, penetrante se l’azione traumatica raggiunge cavità anatomiche come l’addome o il torace.

PICCOLE FERITE
Il trattamento delle piccole ferite sarà principalmente volto ad evitare il rischio di infezione,
attraverso le seguenti operazioni:
_ lavarsi bene le mani
_ utilizzare guanti monouso
_ lavare la ferita con acqua e sapone (farla sanguinare sotto l’acqua corrente);
_ disinfettare i margini della ferita
_ coprire con garza sterile fissata tutt’intorno da cerotto oppure protette da tubolare di rete
_ non usare pomate, polveri cicatrizzanti o antibiotici
_ lasciare la medicazione per un paio di giorni prima di toglierla

È importante ricordare che la maggior parte delle piccole ferite sarebbe sufficiente una compressione di circa 10 minuti per arrestare l’emorragia, mentre il continuo movimento di detersione impedisce il normale formarsi del coagulo.

Compendio su legge 104

Riporto l’ottimo lavoro di sintesi effettuato da Raffaele Puzio, resp. ufficio handicap della SLC-CGIL di Napoli inerente informazioni e note sulla legge 104/92

Condizione principale per usufruire dei permessi è che la persona con disabilità sia in possesso della certificazione di “handicap in situazione di gravità”.

CHI HA DIRITTO AI PERMESSI

Tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici, pubblici e privati, regolarmente residenti in Italia, con un rapporto di lavoro dipendente, anche a tempo determinato. Anche i cittadini extracomunitari regolari possono accedere ai permessi della legge 104/92.

CHI NE E’ ESCLUSO

Non possono chiedere i benefici della legge 104/92 i lavoratori domestici, quelli a domicilio e i lavoratori agricoli giornalieri.

FERIE E MENSILITA’ AGGIUNTIVE

A seguito della norma antidiscriminatoria europea recepita con dlgs n.216/2003, l’INPS  e l’INPDAP hanno precisato che “eventuali decurtazioni di ferie e 13° mensilità dei permessi retribuiti, ex art. 33 della legge 104/92, risultano inammissibili se non addirittura potrebbero configurare specifiche discriminazioni”.

I PERMESSI DURANTELA CASSAINTEGRAZIONE

Il lavoratore cassaintegrato può accedere ai permessi della legge 104/92 per assistere un familiare disabile solo quando è sottoposto ad una CIG con orario ridotto. In questo caso è necessario riproporzionare il numero di giorni di permesso mensili con lo stesso criterio utilizzato per il part time verticale.

Il lavoratore in Cassa Integrazione a 0 (zero) ore non ha diritto ai permessi della legge 104/92 poiché non è impegnato in alcuna attività lavorativa.

COPPIE DI FATTO

Anche le coppie di fatto con figli disabili possono accedere ai benefici previsti dalla legge 104/92, poiché la norma non parla di coniugi regolarmente sposati, ma di genitori. In virtù di questa precisazione la coppia di fatto può anche non convivere.

FRAZIONAMENTO PERMESSI

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Doppi permessi 104/92

L’articolo 6 del Decreto 119/2011 – aggiungendo un comma all’articolo 33  della Legge 104/1992 – disciplina l’ipotesi della cumulabilità dei permessi in capo allo stesso lavoratore per l’assistenza a più familiari  con grave disabilità.

Si possono cumulare i permessi solo a condizione che il “secondo”  familiare da assistere sia il coniuge o un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge  della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o  siano deceduti o mancanti.

Nel caso, ad esempio, di un dipendente che utilizza un permesso per la madre – parente di primo grado; potrà accedere al secondo permesso per assistere ad esempio la nonna – parente di secondo grado – solo se i genitori o il coniuge della nonna hanno compiuto i 65 anni di età oppure siano affetti  da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

(info ricevuta da handylex.org, che ringrazio)

La concorrenza sleale NON SI REGOLAMENTA, ma SI COMBATTE

Il comunicato denota l’atteggiamento di qualche sigla sindacale sulle modalità e le intenzioni di rinnovare i contratti nazionali ovvero preparandone qualcuno alternativo e per molti versi bizzarro, anzi sicuramente peggiorativo dal punto di vista economico, ma soprattutto dei diritti, con moltissime deroghe.
Anche se la società in questione ha il CCNL Commercio, svolge attività del tutto similare a quelle di tanti call center che hanno contratto TLC.
Riflettiamo non solo su queste modalità di contratto (il nostro scade quest’anno) ma anche sulla fiducia da dare a certe sigle sindacali oramai schiacciate su posizioni che ledono i diritti dei lavoratori.

Il testo del comunicato della Segreteria Nazionale SLC-CGIL
Desta forte preoccupazione e sconcerto l’accordo aziendale firmato dalla Fistel Cisl Nazionale e la società FESTA SrL, call center del gruppo Snai con sedi a Roma e Lucca. Sconcerto perché si tratta di un vero e proprio contratto “alternativo” al CCNL vigente che introduce importanti deroghe ed oggettivi peggioramenti delle condizioni di lavoro.

La FESTA SrL è un call center che svolge attività prevalentemente outbound ed applica il contratto del commercio. Con questo accordo si fanno uscire i lavoratori dal perimetro del CCNL del commercio e si costruisce per loro un impianto “nuovo”. Nuovo tra virgolette perché viene riproposto il vecchio schema tanto caro ad una parte di Assocontact, ovvero quello di un contratto che prevede come salario un fisso ed una parte variabile legata alla produttività, il tutto “condito” da una serie di deroghe una peggiore dell’altra.
Come le ore di supplementare per le quali è previsto che il 50% del consentito non venga pagato mentre per il restante viene stabilita una maggiorazione del 5%! O l’introduzione di una flessibilità oraria esasperata. O gli scatti di anzianità, calcolati su base triennale e non più biennale e più bassi rispetto a quanto previsto dal CCNL TLC ( un operatore 3° livello con CCNL TLC prende 23.24 € ogni due anni; un operatore 3° livello con contratto FESTA/FISTEL prende € 20 € ogni tre anni!). Un monte permessi retribuiti annui pari a sole 50 ore per contratto full time. Per non parlare della parte relativa alla retribuzione, dove sono stati stabiliti, per la parte fissa, minimi che vanno al di sotto di quelli oggi previsti per un operatore di call center con contratto TLC. O dei criteri di valutazione della qualità e quantità della parte variabile.
Qui gli estensori dell’accordo hanno dato il meglio di se stessi. Con un tratto di penna viene, di fatto, superato l’articolo 4 della Legge 300 (che non a caso non viene mai menzionata, parlando invece di astratti “diritti fondamentali dei lavoratori”) arrivando a prevedere un sistema di monitoraggio della produttività individuale che definire “invasivo” è un complimento. Vengono monitorati i rapporti fra ore programmate, ore effettivamente prestate, contatti utili, contatti andati a buon fine, la “resa mensile” (testuale) dei singoli. Altro che controllo individuale!! Siamo al “Grande Fratello”. Così come per la qualità della prestazione, dove semplicemente si contempla la registrazione delle telefonate ed il loro ascolto (presumiamo di tutta la telefonata, non già della sola transazione commerciale come prescrive puntualmente l’ AGCOM).
Insomma un piccolo accordo in una piccola azienda che rischia di scardinare completamente quanto fatto unitariamente sino ad oggi nel settore dei call center. Ulteriore forte perplessità suscita la scelta di affidare la sanità integrativa alla FASI (il Fondo di assistenza sanitaria integrativa dei dirigenti).
In questo modo si sancisce, di fatto, la volontà di tenere fuori dal perimetro TLC una parte del mondo dei call center, finendo per indebolire quella conquista importantissima che è stata l’istituzione di Assicassa, ovvero la sanità di settore per il mondo delle Telecomunicazioni.
Quindi con una mano la Fistel Cisl lavora per uno schema inclusivo che vede nel CCNL TLC lo strumento di tutela dei diritti e di gestione del welfare di tutti, lavoratori dei call center compresi sottoscrivendo piattaforme unitarie; con l’altra mette le basi per frazionare nuovamente quel mondo, prevedendo forme di welfare alternative ed inconciliabili con Assicassa, contro il CCNL e favorendo dumping e concorrenza sleale!

Tutto questo mentre, a fatica, proviamo a gestire, anche insieme alla Fistel Cisl, le tante crisi che in queste settimane si susseguono in questo settore proprio a causa del dumping e della deregolamentazione risorgente : i licenziamenti di massa di Teleperformance, le difficoltà di Almaviva e di ECARE. Tutto questo a pochi giorni dalla presentazione della piattaforma unitaria per il rilancio del settore dei call center. Piattaforma nella quale tutti insieme, Fistel Cisl compresa, proviamo a rafforzare il mondo degli outsourcer partendo proprio dal rispetto delle regole, dall’osservanza del CCNL contro le cattive pratiche che alimentano il dumping salariale e dei diritti. Piattaforma talmente sentita da tutti che, a sua difesa, verranno chiamati i lavoratori alla mobilitazione! (anche quelli iscritti alla Fistel-Cisl).
Siamo francamente sbalorditi da una simile incoerenza! Non potendo ritenere, anche valutando l’esperienza indubbia di chi questo ”accordo aziendale” l’ha firmato per conto della Fistel Cisl Nazionale, che ne sia stata sottovalutata la portata ed il potenziale effetto deregolamentatore, ci chiediamo a questo punto quale sia il fine di tutto questo.
Lo chiediamo soprattutto alle centinaia di iscritte ed iscritti alla Fistel Cisl che, quotidianamente, combattono con forza insieme a noi la battaglia per la buona occupazione e la difesa del CCNL delle Telecomunicazioni.

Chiediamo loro se hanno capito che, domani, la prossima crisi aziendale potrebbe essere causata proprio dalla “appetibilità” di un accordo come quello sottoscritto in Faste dalla Fistel Cisl Nazionale rispetto alle tutele presenti nel vigente CCNL!!!
Noi pensiamo che, in questo momento, anche il solo proporre un accordo del genere indebolisca molto i lavoratori e mini fortemente l’azione unitaria di contenimento della crisi del settore e rafforzamento del CCNL TLC (suggeriamo a tutti di rileggere attentamente il punto 4 della Piattaforma unitaria per i call center e valutarne la compatibilità con l’accordo aziendale FESTA). Non si combatte il fenomeno delle delocalizzazioni offrendo un modello che, di fatto, accondiscende alla spinta ribassista che anima il fenomeno stesso. A noi hanno sempre insegnato che il lavoro si prova a tenerlo in Italia lavorando per l’innalzamento del livello dei diritti dei lavoratori dei paesi dove si delocalizza, non abbassando quello dei lavoratori italiani; cercando di vincolare tutte le parti in causa al rispetto delle regole e non, una volta costatato che uno degli “attori” non vuole rispettare i patti, offrire modelli alternativi che, di fatto, assecondano la tendenza alla contrazione dei diritti. Alla vigilia del rinnovo del CCNL delle TLC ci chiediamo, e chiediamo sopratutto alla FISTEL-CISL, che tipo di messaggio stia mandando: è veramente volontà di tutti rafforzare le tutele esistenti rendendo il CCNL un contratto veramente inclusivo di tutta la filiera delle TLC?
E’ per questi motivi che continueremo a combattere le scorciatoie, le illegalità e le deroghe da qualunque parte arrivino. Già nelle prossime ore metteremo in campo tutte le azioni legali per contrastare le conseguenze di questo sciagurato accordo ed avvieremo una massiccia campagna di informazione in tutti i posti di lavoro, a cominciare da quei call center dove siamo chiamati, insieme alla Fistel Cisl, ad arginare gli effetti dirompenti del ritorno alla illegalità, al dumping ed alla deregolamentazione.
P.S.: Sapendo che ci potrebbe essere obiettato che si tratta di un accordo limitato alla sola attività outbound svolta con contratti a progetto, precisiamo subito che: la società Festa SrL lo sta proponendo “spintaneamente” a tutti i propri profili indipendentemente dalla tipologia di contratto e dalla mansione; chi accetta ( anche se con un contratto a tempo indeterminato) deve licenziarsi ed essere riassunto con il nuovo accordo, firmando una transazione direttamente nelle sedi degli uffici vertenze Cisl; chi non accetta viene trasferito dalla sede di Roma a quella di Lucca dove al momento non verrà applicato questo contratto aziendale (lo sanno questo alla Fistel Cisl?!); che presto questo “prodigio della modernità” arriverà anche nel perimetro del CCNL delle TLC dal momento che responsabili dell’azienda consorella FASTE SrL (società dove trova applicazione il CCNL delle TLC) hanno già annunciato alla SLC-CGIL che intenderanno “proporre” anche ai loro lavoratori il passaggio al nuovo contratto aziendale.

Wind Retail: comunicato sindacale

Roma, 21 Febbraio 2011

COMUNICATO

WIND RETAIL: 28 FEBBRAIO INCONTRO NAZIONALE
LE RICHIESTE DI SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

Il giorno 28 Febbraio 2011 si terrà a Roma un incontro tra le Segreterie Nazionali e territoriali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL ed i rappresentanti dei negozi Wind (Wind Retail), al fine di definire un percorso chiaro e puntuale per affrontare i tanti diversi problemi aperti.
A differenza di altre organizzazioni, come Sindacato confederale è nostra abitudine costruire una piattaforma che affronti tutti i problemi principali della lavoratrici e lavoratori di Wind Retail, provando con la contrattazione ad ottenere risultati concreti.
Ad altri lasciamo volentieri la propaganda, a noi fare il sindacato e difendere concretamente diritti e tutele!
In particolare, Wind Retail deve:
• darsi un’organizzazione tale da garantire il rispetto integrale del CCNL in tutte le sue parti, a partire dal corretto  utilizzo degli istituti delle ferie, dei Rol, dei permessi;
• dare stabilità occupazionale ai tanti part-time che operano nei negozi, spesso con situazioni a limite della legalità.

Occorre, pur nelle necessarie flessibilità che un esercizio di vendita e assistenza deve avere, stabilire regole chiare e valide per tutti, dando certezza occupazionale e salariale, al fine di investire su una maggiore qualità e formazione degli addetti;
• affrontare diverse questioni di organizzazione del lavoro che mettono a rischio gli stessi lavoratori (dal maneggiare e trasferire denaro dentro o fuori l’orario di lavoro, con assicurazioni certe a tutela dell’azienda e dei lavoratori), fino a regolare con tempi certi i cambi attività o i trasferimenti momentanei all’interno delle diverse aree urbane, ecc.
Questi come primi punti per “normalizzare” l’azienda, sapendo che poi in sede di contrattazione nazionale di 2° livello dovremmo costruire con la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori una piattaforma rivendicativa per gli anni 2011-2014, dandoci un coordinamento, definendo le unità produttive, ecc.
Sarà nostra cura tenere informati le lavoratrici e lavoratori subito dopo il primo incontro.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL