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Perchè difendo l'art.18

Attraverso i media c’è un martellamento continuo sull’addossare quasi tutti i problemi italiani legati al lavoro all’articolo 18 (della legge 300/1970 detta anche Statuto dei Lavoratori).

Sembra che la mancata crescita sia dovuta a questa “rigidità” legislativa che impedisce di creare nuovi posti di lavoro.

Beninteso che in Italia abbiamo ben 46 tipi di contratto dunque la flessibilità contrattuale certamente non ci manca (vedi link), si smonta facilmente l’ipotesi cioè che l’articolo 18 contrasta la la flessibilità. Si nasconde che il problema italiano è la mancata crescita, i mancati investimenti,  che manca semplicemente il lavoro e dunque i posti di lavoro (tra l’altro le aziende in Italia sono alla ricerca di 45.000 posti di lavoro poco attraenti per i nostri concittadini).

 Allora perché vogliono eliminarlo ?

Più che gli effetti sull’occupazione (l’articolo 18 esiste dagli anni 70 eppure ci sono stati lunghi periodi di crescita occupazionale e salariale in questi 40 anni e l’articolo 18 era in vigore), l’obiettivo è togliere la dignità ai lavoratori ….. perché è vero che un imprenditore tende a “tenere con sé” chi ben lavora, ma basterebbe uno screzio, uno sguardo inopportuno, una protesta ed ecco che il datore di lavoro ti paga un indennizzo, un risarcimento e tu sei col culo per aria.

La mercificazione ulteriore del rapporto di lavoro, senza più essere pensanti e con dignità propria sui luoghi di lavoro, con lo scopo di piegare se stessi alla volontà del datore di lavoro il quale se c’è già un giusto motivo, anche con l’articolo 18, può licenziare un dipendente. Quindi di che parliamo ? Solamente di sottomissione al volere padronale (lo so, sono termini vecchi, che non si usano più eppure mi fa rabbia pensare a chi ha dato la vita, ha preso mazzate, ha fatto la fame, ha scioperato per ottenere dei diritti  che ora stiamo buttando via).

Il Monti ha affermato  che è per l’art.18 che le aziende estere non investono in Italia ….. mah !!!   Chissà perché pensavo alle lungaggini burocratiche, ai rimborsi dello Stato per lavori effettuati e mai onorati, alle infrastrutture fatiscenti, alle vie di comunicazione vecchie, alla criminalità organizzata, alla mancanza ed al rispetto delle regole, ai mancanti incentivi, ecc ….. forse Monti vive altrove.

Carlo De Benedetti, imprenditore legato al centro sinistra, ha affermato che negli ultimi 3 anni ha mandato via 800 persone pur in presenza dell’articolo 18 ……. Un vaffa se lo becca lo stesso, però come vedete l’articolo 18 difende, ostacola ma non impedisce il licenziamento.

Provo ulteriormente a ragionare mettendomi nei panni  di chi lo propone ….. in cambio dell’abolizione dell’art.18, faccio tantissimi contratti a tempo indeterminato ma con facoltà di licenziare. Quindi in pratica sono a tempo determinato e col ricatto di licenziarti quando voglio.

Dunque tolgo un diritto a certi lavoratori e cerco di dare delle false tutele ad altri ….. quindi il mondo dei lavoratori si sacrifica, ma le aziende che mettono in ballo ?  Nulla, non rischiano nulla, vogliono solo incassare.

E lo Stato ? Interverrebbe dando incentivi … ma perché non li può dare anche ora con l’articolo 18 ?

Il confronto tra sindacato, governo ed aziende è necessario, ma per creare lavoro, non disoccupazione ed ulteriore precarietà.

Allora ho capito, abbiamo capito ….. volete semplicemente speculare su di noi, volte ridurci alla fame, sia quella economica che dei diritti, confidando sul fatto che l’ignoranza e l’apatia prevarranno, ma vi sbagliate, siamo molto migliori della classe politica che ci rappresenta e non lo consentiremo.

Cos’è l’articolo 18

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E se fossimo migliori della sedia che ci contiene?

Sere fa è stato riproposto, su “La7”, il film di D. Damiani “Il giorno della civetta”. La trasposizione cinematografica, del romanzo di L. Sciascia, brilla, principalmente, per la censura che, nel 1968, stranamente, lo vietò agli under 18. Probabilmente per l’epoca, più delle braccia scoperte della Cardinale, far vedere un boss mafioso mentre entrava, durante un passaggio del film, nella sede della Democrazia Cristiana era, per qualcuno, un accostamento troppo azzardato. Oggi, non credo che le cose andrebbero molto meglio. Come minimo, scatterebbero, come un sol uomo: direttori, editorialisti di fama e “terzisti”, ad un tanto a battuta, contro la demonizzazione dell’avversario; ignorando l’assenza di riferimenti diretti e la triste realtà del nostro paese, che in tante regioni del Sud vede il Pubblico cogestito da malcostume politico/affaristico e criminalità. Ma, anche questa è un’altra storia.
Ritornando al film; Il lavoro, di Damiani, vagamente impegnato tratta, a modo suo, dei rapporti tra mafia ed affari, con un pizzico, come abbiamo visto, di politica.
E’ durante, il momentaneo arresto che, don Mariano – il capo mafia, esprime la sua personale filosofia di vita; stila una classifica dell’umanità. Intanto, in essa, non sono contemplate le donne: evidentemente, possono anche, come la figlia, studiare in prestigiosi collegi svizzeri ma, in Sicilia, il loro ruolo è, e deve restare – nel rispetto della tradizione, quello di servizievoli e sottomessi angeli del focolare o di puttane. Gli uomini, invece – e qui forse prevale Sciascia, a loro volta, sono divisi, in base ad un criterio morale, in: uomini, mezzi uomini, ominicchi, ruffiani (nel romanzo i piglianculo) e i quaquaraquà.
“… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, …gli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre”.
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Tutti con Saviano

 

La solidarietà e la vicinanza d’intenti di molte donne ed uomini, nonostante Emilio Fede, qualche giornaletto padronale e le terribili affermazioni dei ragazzi di Casal di Principe, hanno dimostrato che Saviano non è solo.

Possiamo unirci per contrastare la criminalità, non dobbiamo soffocare la nostra indignazione e repulsione contro il fenomeno malavitoso. La dignità, il nostro orgoglio di persone perbene non hanno compromessi.

L’esercito non serve, è un palliativo che mortifica le Forze dell’Ordine. Bisogna spezzare i legami con la politica, con gli amministratori, soprattutto interrompere il flusso di denaro che consente a questi criminali di avere soldi, potere, finanche appeal agli occhi di tanti ragazzi culturalmente, socialmente ed economicamente poveri.

Cambiamo la nostra mentalità, spesso troppo accondiscendente, pretendiamo che i nostri diritti siano soddisfatti, compiamo il nostro dovere sociale, incazziamoci. Dimostriamo la vicinanza a Saviano con le azioni quotidiane, partecipando alle tante iniziative in sostegno di Roberto.

 (pubblicato su QV n°6 pag.2)