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Allungamento protezione licenziamento

IL MINISTERO DEL LAVORO, CON L’INTERPELLO 6/2013, afferma che il divieto di licenziamento ed il diritto all’indennità di disoccupazione per la lavoratrice madre sussistono fino ad un anno di età del figlio. L’articolo 54, comma 1, del Testo Unico per la tutela della maternità e paternità, Dlgs 151/2001, recita testualmente “ le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro…(….) nonché  fino al compimento di un anno di età’ del bambino.”  

La legge di riforma del mercato del lavoro, L.92/2012, all’art.4, comma 16, è intervenuta  sull’art.55, comma 4, del Testo unico, allungando fino a tre anni il periodo “protetto”.

La norma dell’art.55 comma 4 prevede che la richiesta di dimissioni presentata dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante il primo anno di vita del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento, deve essere convalidata dal Servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio, e, alla suddetta convalida è condizionata la risoluzione del rapporto di lavoro.

Di fatto, adesso, attraverso un colloquio diretto con la lavoratrice/il lavoratore dimissionaria/o i Funzionari delle Direzioni territoriali del lavoro verificano la genuinità della volontà degli stessi e l’assenza di condizionamenti da parte del datore di lavoro.

Infatti, non è più’ entro il primo anno di vita del bambino , o entro il primo anno dall’ingresso dell’adottato in famiglia, ma durante i tre anni di vita del bambino, o tre anni dall’ingresso in famiglia che le dimissioni, o la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, devono essere convalidate dal Servizio ispettivo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali competente per territorio.

In altre parole le dimissioni della lavoratrice sono state estese fino al terzo anno del bambino, rimanendo invariato il periodo di divieto di licenziamento fino ad un anno del bambino.

 

Lo sciopero europeo del 14-11-2012

Innanzitutto lo sciopero è di 4 ore (intero turno per le aziende che devono garantire servizio pubblico secondo la 146/90).
Ci sarà manifestazione a Napoli alle ore 9:30 a Piazza del Gesù Nuovo.

Le  motivazioni, traendo spunto dai due volantini/manifesti al link nonché dalla dichiarazioni della Segretaria Camusso
Lo sciopero è europeo indetto dalla Confederazione europea dei sindacati perché la crisi è anche europea e la risposta va data collegialmente, perché sono sempre i lavoratori ed i cittadini a pagare il prezzo più alto.

Perché le politiche di austerità stanno creando problemi e povertà.
“Da una parte i governi e l’Europa con le loro politiche di austerità e tagli al welfare, dall’altra i manifestanti, sempre più esasperati, a contestare politiche e classi dirigenti.  Tra queste due parti contrapposte non ha dubbi dove schierarsi il premio Nobel all’economia Paul Krugman, secondo cui i manifestanti in Grecia e in Spagna “hanno ragione”, “ulteriori misure di austerity non servono a nessun proposito, Con i tagli ai salari e alle protezioni sociali si aggravano le disuguaglianze e l’ingiustizia sociale e ormai sono 25 milioni gli europei che non hanno lavoro e in alcuni paesi il tasso di disoccupazione giovanile supera il 50 per cento” (rassegna.it)

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: “La legge di stabilità è una legge miope che non dà futuro. Bisogna rispondere con una richiesta di cambiare politica. La relazione tra rigore e disoccupazione è direttamente proporzionale, così tutti i paesi sono destinati a non avere futuro. La legge di stabilità del governo Monti deriva proprio dell’austerity ed è figlia di quelle politiche di austerità europee e di una scelta miope che non da’ futuro. Duole constatare – inoltre – che siamo l’unico paese in cui l’iniziativa sarà della sola Cgil e non di tutti i sindacati come avviene negli altri. E’ una caratteristica che ha attraversato tutta la crisi”.

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Il pareggio che è sconfitta

Non mi riferisco ad un risultato calcistico del mio amato Napoli 🙂 ma ad un provvedimento politico che creerà certamente ulteriori difficoltà a noi cittadini.
E sia ben chiaro di non cedere alla semplice equazione Pareggio di bilancio = conti in liena = nessun problema.

Con una modifica votata dai 2/3 del Senato (quindi non è necessario il referendum confermativo) è stato modificato l’art.81 della Costituzione che introdurrà il cosiddetto pareggio di bilancio, cioè l’obbligo per lo Stato di pareggiare costi e ricavi.

Una norma importante, ma che nasconde un terribile effetto: la consegna definitiva del nostro paese nelle mani delle oligarchie bancarie e finanziarie, perché con il pareggio di bilancio lo Stato non sarà più in grado di controllare e indirizzare l’economia nazionale attraverso le politiche anticicliche. Lo stato sociale, il welfare sarà destinato alla scomparsa. Anche l’autonomia di regioni e comuni (art.119 Cost.) sono stati modificati
La nostra politica economica sarà gestita dalla BCE e dalle oligarchie dei poteri finanziari mondiali che controllano i flussi di credito agli Stati tramite l’acquisto di titoli del debito pubblico Sia Gran Bretagna, sia Repubblica Ceca non hanno aderito al trattato, mentre il nostro paese ha abbassato i pantaloni, praticamente suicidandosi.
Aggiungere restrizioni, quale un tetto rigido della spesa pubblica, non farebbe che peggiorare le cose”; soprattutto “avrebbe effetti perversi in  caso di recessione. Nei momenti di difficoltà diminuisce il gettito  fiscale e aumentano alcune spese tra cui i sussidi di disoccupazione.  Questi ammortizzatori sociali fanno aumentare il deficit, ma limitano la contrazione del reddito disponibile e del potere di acquisto.
“I grossi tagli di spesa e/o gli incrementi della pressione fiscale per raggiungere il pareggio danneggerebbero una ripresa già debole”. Il discorso vale anche in fase di crescita: il tetto alla spesa derivante dai vincoli di bilancio, infatti, fungerebbe da freno rendendoli incostituzionali “se non controbilanciati da riduzioni della spesa di pari importo”. In caso di emergenze, poi, il tetto potrebbe obbligare lo Stato a tagliare altri capitoli di spesa.

Guardando "Inside Job"

E’ un film che parla della crisi economica che si protrae da qualche anno, col fallimento di alcune banche ma soprattutto del sistema di “deregulation” cioè senza regole, per creare finta ricchezza e che invece ha creato :

  • Speculazione
  • disoccupazione
  • danni all’ambiente
  • impoverimento economico
  • rafforzamento del potere economico su quello politico
  • lo svilimento del pubblico, grazie a politici compiacenti e “pagati” da lobby e potere economico, a favore del privato.
  • aumento del divario tra ricchi (sempre più ricchi) e classe media (sempre più povera) …. Figurarsi con i poveri 🙁

Alla fine del film ho capito che:

  • Peter Gabriel fa sempre bella musica
  • Alla fine i più poveri pagano il prezzo più alto (Strauss-Kahn)
  • I guadagni facili ed immediati  non sono mai tali e che tutto, prima o poi, ci ritornerà contro a livello collettivo e personale. L’avidità ha generato povertà.
  • Che come cittadini non valiamo nulla fintanto non ci ergiamo a protagonisti del nostro futuro, non demandando oltremodo e che siamo i primi responsabili di quanto accade e che siamo i primi a dover pretendere onestà, eticità, correttezza, rispetto mandando a casa chi ci sfrutta.
  • Ognuno faccia il proprio mestiere con dignità e professionalità e pretenda che anche gli altri lo facciano; altrimenti ci rimettiamo solo noi, i più deboli perché i più forti sapranno come difendersi.
  • 30 milioni di disoccupati (in crescita) subito ma i 50 milioni sono certi; decine di trilioni di dollari in fumo (come cacchio si scrive un trilione ?). Il mondo della Finanza ha voltato le spalle alla società, ai cittadini, ha corrotto il sistema politico.
  • Le banche non devono speculare o fare investimenti rischiosi coi soldi dei clienti  e vanno controllate. Ad un certo punto i banchieri hanno perso il limite della decenza, sentendosi onniscienti ed onnipotenti giocando sulla nostra pelle, sui nostri soldi, sul nostro futuro.
  • L’approssimazione e l’ignoranza dei politici in molti casi con evidenti  conflitti di interessi o peggio di appartenenza a banche o istituti  ha reso la crisi ancora più forte, non contrastandola fin dall’inizio.
  • Le lobby (poteri di pressione) fanno affari con destra e sinistra indifferentemente
  • A chi deve controllare non solo gli hanno ridotto i poteri facendo leggi a proprio uso e consumo, ma spessissimo hanno taciuto consapevolmente. Tanto funzionari di Stato, quanto giornalisti, quanto gli economisti, i professori universitari.
  • Fintanto sono esistiti i controlli sull’economia, il sistema pur deprecabile, ha retto. Con la deregolamentazione, le società finanziarie più grandi del mondo furono scoperte a riciclare denaro, defraudare i clienti e falsificare più volte i conti.

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Le donne vogliono lavoro

La festa delle donne va vissuta al di la della retorica, del consumismo, ma come momento di riflessione per ricordare a noi tutti/e l’importanza del ruolo delle donne nella nostra società e che certamente non può limitarsi “a questa singola giornata”.

La vignetta allegata riproduce amaramente ed ironicamente una drammatica realtà in cui le donne sono i soggetti più esposti alle dure conseguenze della crisi economica, come già rilevato dall’ISTAT: la disoccupazione femminile, continua ad aumentare, raggiungendo il dato preoccupante del 9,9%.

Eppure le ragazze sono il 60,1% dei laureati, secondo i dati di Alma Laurea, e finiscono prima (40,6% in corso contro il 37% dei ragazzi) e meglio

(voto medio 104,2 contro il 101,4) i corsi di laurea.

‘Le donne vogliono Lavoro!’ perchè lavoro significa indipendenza economica e garanzia di una pari opportunità tra i sessi.

Il gap salariale tra uomo e donna  a parità di livelli occupazionali varia dal 10 al 25% aumentando con l’aumentare dei livelli di studio. Se consideriamo poi il lavoro precario le donne risultano titolari del 60% dei contratti a progetto.

La CGIL rivendica risorse per una piena occupazione femminile a partire dalle giovani generazioni, il superamento delle discriminazioni nell’accesso al lavoro e nelle retribuzioni salariali.

Superare e contrastare le differenziazioni di genere, di salario, nonché determinati atteggiamenti culturali significa festeggiare le donne, significa ricordare tutte le donne che nel passato come nel presente vivono e combattono per una società civile migliore, spesso in silenzio, senza clamori ma con determinazione e stima verso se stesse per costruire una società migliore.

RSU WIND SLC-CGIL CAMPANIA-BASILICATA

Perchè difendo l'art.18

Attraverso i media c’è un martellamento continuo sull’addossare quasi tutti i problemi italiani legati al lavoro all’articolo 18 (della legge 300/1970 detta anche Statuto dei Lavoratori).

Sembra che la mancata crescita sia dovuta a questa “rigidità” legislativa che impedisce di creare nuovi posti di lavoro.

Beninteso che in Italia abbiamo ben 46 tipi di contratto dunque la flessibilità contrattuale certamente non ci manca (vedi link), si smonta facilmente l’ipotesi cioè che l’articolo 18 contrasta la la flessibilità. Si nasconde che il problema italiano è la mancata crescita, i mancati investimenti,  che manca semplicemente il lavoro e dunque i posti di lavoro (tra l’altro le aziende in Italia sono alla ricerca di 45.000 posti di lavoro poco attraenti per i nostri concittadini).

 Allora perché vogliono eliminarlo ?

Più che gli effetti sull’occupazione (l’articolo 18 esiste dagli anni 70 eppure ci sono stati lunghi periodi di crescita occupazionale e salariale in questi 40 anni e l’articolo 18 era in vigore), l’obiettivo è togliere la dignità ai lavoratori ….. perché è vero che un imprenditore tende a “tenere con sé” chi ben lavora, ma basterebbe uno screzio, uno sguardo inopportuno, una protesta ed ecco che il datore di lavoro ti paga un indennizzo, un risarcimento e tu sei col culo per aria.

La mercificazione ulteriore del rapporto di lavoro, senza più essere pensanti e con dignità propria sui luoghi di lavoro, con lo scopo di piegare se stessi alla volontà del datore di lavoro il quale se c’è già un giusto motivo, anche con l’articolo 18, può licenziare un dipendente. Quindi di che parliamo ? Solamente di sottomissione al volere padronale (lo so, sono termini vecchi, che non si usano più eppure mi fa rabbia pensare a chi ha dato la vita, ha preso mazzate, ha fatto la fame, ha scioperato per ottenere dei diritti  che ora stiamo buttando via).

Il Monti ha affermato  che è per l’art.18 che le aziende estere non investono in Italia ….. mah !!!   Chissà perché pensavo alle lungaggini burocratiche, ai rimborsi dello Stato per lavori effettuati e mai onorati, alle infrastrutture fatiscenti, alle vie di comunicazione vecchie, alla criminalità organizzata, alla mancanza ed al rispetto delle regole, ai mancanti incentivi, ecc ….. forse Monti vive altrove.

Carlo De Benedetti, imprenditore legato al centro sinistra, ha affermato che negli ultimi 3 anni ha mandato via 800 persone pur in presenza dell’articolo 18 ……. Un vaffa se lo becca lo stesso, però come vedete l’articolo 18 difende, ostacola ma non impedisce il licenziamento.

Provo ulteriormente a ragionare mettendomi nei panni  di chi lo propone ….. in cambio dell’abolizione dell’art.18, faccio tantissimi contratti a tempo indeterminato ma con facoltà di licenziare. Quindi in pratica sono a tempo determinato e col ricatto di licenziarti quando voglio.

Dunque tolgo un diritto a certi lavoratori e cerco di dare delle false tutele ad altri ….. quindi il mondo dei lavoratori si sacrifica, ma le aziende che mettono in ballo ?  Nulla, non rischiano nulla, vogliono solo incassare.

E lo Stato ? Interverrebbe dando incentivi … ma perché non li può dare anche ora con l’articolo 18 ?

Il confronto tra sindacato, governo ed aziende è necessario, ma per creare lavoro, non disoccupazione ed ulteriore precarietà.

Allora ho capito, abbiamo capito ….. volete semplicemente speculare su di noi, volte ridurci alla fame, sia quella economica che dei diritti, confidando sul fatto che l’ignoranza e l’apatia prevarranno, ma vi sbagliate, siamo molto migliori della classe politica che ci rappresenta e non lo consentiremo.

Cos’è l’articolo 18

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Cgil, il futuro delle pensioni

di Morena Piccinini (da rassegna.it)

Ripristinare l’età pensionabile, modificare i criteri di calcolo dei coefficienti di trasformazione e la loro applicazione “pro-quota” a partire dal prossimo anno e non – come previsto dalla legge – retroattivamente su tutti i contributi, garantire un tasso di sostituzione delle future pensioni non inferiore al 60% dell’ultima retribuzione, anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale. Sono queste alcune delle proposte (scarica il pdf con le proposte) presentate oggi dalla Cgil nel corso del convegno ‘Il futuro delle pensioni: più equità, più solidarietà, più sostenibilità sociale’. Una giornata di confronto sul tema che ha visto la partecipazione, tra gli altri, dell’esponente del Pdl, Giuliano Cazzola, e del vice segretario del Pd, Enrico Letta, e dove la segretaria confederale della Cgil, Morena Piccinini, ha sottolineato la necessita di “dare piena attuazione al protocollo sul welfare del 23 luglio 2007, votato da più di 5 milioni di lavoratori”. Pubblichiamo la relazione di Morena Piccinini

Fin dalla primavera avevamo intenzione di organizzare questa iniziativa. Abbiamo atteso tanto a lungo perché fino ad ora avevamo sperato di poterla realizzare in modo unitario, visto che buona parte delle riflessioni che proporremo sono patrimonio comune e anche buona parte delle proposte che faremo riprendono percorsi comuni. I tempi difficili che stiamo vivendo ci hanno impedito di realizzare questo obiettivo, ma dichiaro da subito che le nostre considerazioni sono a disposizione della ripresa di un possibile percorso unitario. a nostra intenzione oggi non è quella di somministrare una proposta blindata e rivendicazionista ma di proporre temi di riflessione e di discussione, ai quali cerchiamo per parte nostra di fornire anche le possibili e necessarie risposte, ma chiedendo anche il contributo di esperti e dei parlamentari oggi invitati.
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Epifani: pronti per lo sciopero generale

Da Rassegna.it
“Cisl e Uil hanno fatto sapere che se il governo non farà la riduzione fiscale sui redditi da lavoro, sono pronte allo sciopero generale. Noi chiediamo a Cisl e Uil come giudicano le misure del governo nella finanziaria. E dopo questo, noi ribadiamo che la Cgil è pronta e sarà in prima fila per uno sciopero generale sul fisco”. Questo uno dei passaggi dell’intervento del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che ha cominciato a parlare alle 17, a Roma, davanti a una Piazza del Popolo ormai strapiena per la manifestazione del 14 novembre. Il segretario ha ribadito tutte le critiche della Cgil all’azione del governo “che – unico nel panorama europeo – non sta facendo nulla contro una delle crisi economiche più gravi dal 1929”.

Il leader del sindacato ha ringraziato “la straordinaria piazza, che ci consentirà di essere visti, le ragioni, perché nessuno possa far finta di nulla. In un momento in cui la Cgil è sottoposta a innumerevoli attacchi. Quello di oggi è un sabato del lavoro e per il lavoro, una protesta, un grido, che chiede a tutti. Vedere per intero la faccia di questa crisi, anche se può dar fastidio. “C’è una parte del paese che sta sempre peggio e che prova rabbia quando sente dire che il peggio è passato. Ma per chi è passato? Chi investe nella Borsa, aumenta del 100%, se la cavano le banche, (tanti risparmi, pochi impieghi), stanno sempre meglio gli speculatori, che hanno originato la crisi e hanno fatto pagare i suoi costi ai più deboli”.

Ma certo la crisi non è passata per i lavoratori, i precari, i pensionati. E’ in arrivo la parte peggiore. E’ una valanga. In un anno 570 mila posti, 300 mila impiegati precari che sono stati. La valanga sta ancora arrivando. Non solo cassa integrazione, ma mobilità, licenziamenti, precari che vanno a casa senza coperture.
“Stiamo esagerando?”, si è chiesto retoricamente Epifani durante il suo intervento. “La Confindustria ammette che la crisi è più difficile. Piccole e piccolissime imprese che chiudono. Poi c’è la Bce: preoccupatevi di lavoro e occupazione. La crisi la vediamo nel territorio. Il Pil crolla. .Siamo tornati al 2003. Al primo trimestre, sei anni fa. Siamo tornati indietro e molto. Per risalire ci vorrano sei o sette anni. C’è anche un segno nuovo che non va sottovalutato: troppi imprenditori stanno facendo i furbi. Licenziano. Non va bene. Per questo abbiamo bisogno che l’informazione torni a parlare della crisi”.

Rivolto ai giornalisti, il segretario ha detto: “Occupatevi della crisi. Soprattutto di quello che succede nel Mezzogiorno. Quanto è importante anche per il lavoro una informazione autonoma. Nell’interesse della verità e del cittadino, non piegata a quel gruppo piuttosto che ad un altro. Tutti i lavoratori dicono: meno male che c’è la Cgil. Ci chiedono: non isolateci nei nostri luoghi di lavoro. Fateci stare insieme, perché solo così c’è la forza. Per questo abbiamo voluto questa manifestazione. Il mondo del lavoro non ha paura e non è sfiduciato”.
La storia di Agile (ex Eutelia) è la dimostrazione della drammaticità della crisi. Questa forma di pressione sui lavoratori appartiene a quello che c’era una volta in Sudamerica. Non si rispettano i diritti e la dignità dei lavoratori. Il compagno che viene dal Marocco che lavora nei campi. Persone sfruttate dai caporali, condizioni di vita indegne. Mi indignano due cose:nessuno quasi ne parla. Un governo fortissimo con i più deboli, ma assente quando si tratta di colpire coloro che hanno di più.
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La sede Agile Eutelia di Roma presidiata dai lavoratori che protestano contro i licenziamenti in mas

(di Gennaro Molino)
Questa mattina una folta delegazione di lavoratrici e lavoratori della società Agile/Eutelia della sede di Roma ha interrotto ogni attività lavorativa e iniziato un presidio all’interno dell’azienda.
L’iniziativa si è resa necessaria a causa della drammatica situazione in cui versano gli oltre 2000 dipendenti e rispettive famiglie per via di una scellerata gestione aziendale che li sta privando di ogni prospettiva futura e di ogni forma di retribuzione da diversi mesi.
Il 15 giugno il gruppo Omega, grazie ad una falsa cessione di ramo d’azienda fatta dalla società Eutelia per ripulire i propri bilanci fraudolenti e fallimentari, ha acquisito la nostra azienda prospettando per tutti i lavoratori grandi orizzonti lavorativi e di sviluppo. Oggi dopo soli 4 mesi il gruppo Omega apre una procedura di licenziamento collettivo per 1200 dipendenti su 1880 (solo nella sede di Roma 284 su 439) gettando nella disperazione più assoluta centinaia di famiglie.
Non siamo in presenza di errori imprenditoriali. Nei fatti mai nessun vero progetto di sviluppo è stato realmente non solo affrontato, ma addirittura semplicemente concepito!
Una azienda di servizi informatici che chiude i propri magazzini di rifornimento, che non conquista nuovi clienti e nuovi contratti, che perde giorno dopo giorno le commesse che aveva ereditato da Eutelia ed ancor prima da Getronics (Olivetti) e da Bull, è una aziende che ha un solo scopo: mandare a casa i lavoratori e speculare sui proventi.
E’ per questo che abbiamo deciso, con molta rabbia ma altrettanta determinazione, di interrompere le attività lavorative e di presidiare in forma permanente e dall’interno, i locali dell’azienda. Non intendiamo lasciare i locali dell’azienda sino a che la nostra vertenza non trovi un degno interlocutore istituzionale che reputiamo possa essere solo la Presidenza del Consiglio dei Ministri nella persona del Sottosegretario Gianni Letta che già in passato è intervenuto su importanti vertenze come quella dell’Alitalia.
I lavoratori di Eutelia/Agile, hanno la stessa dignità dei lavoratori di Alitalia! Chiediamo inoltre il ritiro della procedura di licenziamento per poter affrontare un vero progetto industriale diverso da quello della disoccupazione!
Roma 28/10/2009 LE LAVORATRICI ED I LAVORATORI AGILE /EUTELIA

Disoccupazione italiana in aumento

Nel terzo trimestre dell’anno il numero delle persone in cerca di occupazione ha registrato il terzo aumento tendenziale consecutivo, portandosi a 1.527.000 unità (+127.000 unità, pari al +9% rispetto al terzo trimestre 2007). Lo comunica l’Istat, aggiungendo che il tasso di disoccupazione è aumentato di mezzo punto percentuale rispetto ad un anno prima, posizionandosi al 6,1%.In confronto al secondo trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione è diminuito di un decimo di punto.

Nel terzo trimestre dell’anno il numero di occupati è risultato pari a 23.518.000 unità, manifestando un aumento su base annua dello 0,4% (+101.000 unità), in “deciso rallentamento” rispetto al recente passato (nel primo trimestre 2008 +1,4%, nel secondo trimestre +1,2%). Lo comunica l’Istat, sottolineando che il risultato riflette “ancora una volta l’incremento della popolazione straniera registrata in anagrafe”. In termini destagionalizzati, in confronto al secondo trimestre 2008, l’occupazione nell’insieme del territorio nazionale ha registrato “un marginale incremento”, pari allo 0,1%. Nel terzo trimestre 2008, l’offerta di lavoro ha registrato, rispetto allo stesso periodo del 2007, una crescita dello 0,9% (+228.000 unità). Lo fa sapere l’Istat nella rilevazione sulle forze di lavoro, sottolineando che rispetto al secondo trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, l’offerta di lavoro è rimasta invariata.

DIPENDENTI E A TERMINE +1,9%, FRENA PART-TIME  

La crescita dell’occupazione nel terzo trimestre 2008 pari allo 0,4% rispetto allo stesso trimestre 2007 ha riflesso, sottolinea l’Istat, il nuovo sostenuto incremento delle posizioni lavorative dipendenti (+1,9%, pari a 324.000 unità) e la sensibile riduzione di quelle indipendenti (-3,7%, pari a -223.000 unità).
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