Archivio tag: handicap

Permesso retribuito di tre giorni per documentata grave infermità del coniuge o parente stretto

Ai sensi dell’art. 4, c.1, della Legge n. 53/2000 i lavoratori ‹‹hanno diritto ad un permesso retribuito di tre giorni lavorativi all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge o di un parente entro il secondo grado o del convivente, purché la stabile convivenza (…) risulti da certificazione anagrafica››.

In alternativa, in caso di grave infermità, è possibile ‹‹concordare con il datoredi lavoro diverse modalità di espletamento dell’attività lavorativa››.

Il D.M. n. 278/2000 ha stabilito i criteri per la fruizione dei suddetti congedi ma non ha dato una definizione normativa di “grave infermità” e per questo motivo il Ministero del Lavoro, chiamato in causa, è intervenuto con risposta all’interpello n. 16/2008.

Tuttavia, a causa dell’inapplicabilità della soluzione interpretativa adottata nella suddetta risposta, lo stesso Ministero, con nota n. 25/I/0016754 del

25.11.2008, è tornato sulla questione riesaminando la problematica relativa sia alla definizione di “grave infermità”, sia alle modalità di fruizione dei permessi retribuiti.

Alla luce dei nuovi chiarimenti riepiloghiamo brevemente la materia dei “permessi per grave infermità”:

  • · Al lavoratore spettano tre giorni all’anno di permesso retribuito per grave e documentata infermità del coniuge, anche legalmente separato, o di un parente entro il secondo grado, anche non convivente, o di un soggetto componente la sua famiglia anagrafica

In mancanza di una precisa definizione nel testo di cosa si intenda per grave infermità il Ministero rinvia al D.M. n 278/2000 e quindi si possono considerare le seguenti patologie:

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Congedo retribuito per due anni per assistenza a persone con handicap grave

Si tratta di potersi assentare per assistere un proprio familiare con handicap GRAVE, in maniera retribuita e fino a due anni.

I congedi retribuiti per due anni per assistenza a persone con handicap grave
I congedi retribuiti biennali sono definiti inizialmente dalla Legge 388/2000. Da ultimo, tuttavia, il Decreto Legislativo del 18 luglio 2011, n. 119 ha profondamente rivisto la disciplina dei congedi retribuiti di ventiquattro mesi, in particolare per quanto riguarda gli aventi diritto e le modalità di accesso all’agevolazione.

Gli aventi diritto

Il Decreto Legislativo 119/2011, pur confermando i beneficiari potenziali (coniuge, genitori, figli, fratelli e sorelle) previsti dalla normativa e dalla giurisprudenza precedente, fissa condizioni diverse di priorità nell’accesso ai congedi.

L’ordine di priorità è: coniuge convivente , genitori, figli, fratelli e sorelle. Rimane ferma la condizione dell’assenza di ricovero con le eccezioni che vedremo in seguito.
In caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, ha diritto a fruire del congedo il padre o la madre anche adottivi (anche se non conviventi con il figlio). Da far rilevare che non viene previsto alcun limite di età di chi dovrebbe assistere il disabile.

I congedi non possono essere concessi ai figli nel caso in cui il genitore con handicap grave sia sposato e la moglie dello stesso sia presente non invalida.

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Compendio su legge 104

Riporto l’ottimo lavoro di sintesi effettuato da Raffaele Puzio, resp. ufficio handicap della SLC-CGIL di Napoli inerente informazioni e note sulla legge 104/92

Condizione principale per usufruire dei permessi è che la persona con disabilità sia in possesso della certificazione di “handicap in situazione di gravità”.

CHI HA DIRITTO AI PERMESSI

Tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici, pubblici e privati, regolarmente residenti in Italia, con un rapporto di lavoro dipendente, anche a tempo determinato. Anche i cittadini extracomunitari regolari possono accedere ai permessi della legge 104/92.

CHI NE E’ ESCLUSO

Non possono chiedere i benefici della legge 104/92 i lavoratori domestici, quelli a domicilio e i lavoratori agricoli giornalieri.

FERIE E MENSILITA’ AGGIUNTIVE

A seguito della norma antidiscriminatoria europea recepita con dlgs n.216/2003, l’INPS  e l’INPDAP hanno precisato che “eventuali decurtazioni di ferie e 13° mensilità dei permessi retribuiti, ex art. 33 della legge 104/92, risultano inammissibili se non addirittura potrebbero configurare specifiche discriminazioni”.

I PERMESSI DURANTELA CASSAINTEGRAZIONE

Il lavoratore cassaintegrato può accedere ai permessi della legge 104/92 per assistere un familiare disabile solo quando è sottoposto ad una CIG con orario ridotto. In questo caso è necessario riproporzionare il numero di giorni di permesso mensili con lo stesso criterio utilizzato per il part time verticale.

Il lavoratore in Cassa Integrazione a 0 (zero) ore non ha diritto ai permessi della legge 104/92 poiché non è impegnato in alcuna attività lavorativa.

COPPIE DI FATTO

Anche le coppie di fatto con figli disabili possono accedere ai benefici previsti dalla legge 104/92, poiché la norma non parla di coniugi regolarmente sposati, ma di genitori. In virtù di questa precisazione la coppia di fatto può anche non convivere.

FRAZIONAMENTO PERMESSI

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Doppi permessi 104/92

L’articolo 6 del Decreto 119/2011 – aggiungendo un comma all’articolo 33  della Legge 104/1992 – disciplina l’ipotesi della cumulabilità dei permessi in capo allo stesso lavoratore per l’assistenza a più familiari  con grave disabilità.

Si possono cumulare i permessi solo a condizione che il “secondo”  familiare da assistere sia il coniuge o un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge  della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o  siano deceduti o mancanti.

Nel caso, ad esempio, di un dipendente che utilizza un permesso per la madre – parente di primo grado; potrà accedere al secondo permesso per assistere ad esempio la nonna – parente di secondo grado – solo se i genitori o il coniuge della nonna hanno compiuto i 65 anni di età oppure siano affetti  da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

(info ricevuta da handylex.org, che ringrazio)

Inps sui permessi lavorativi lex 104/92:specifiche su sospensioni, controlli e revoche

Scritto da SLC Telecc Napoli

INPS sui permessi lavorativi: sospensioni, controlli e revoche

Nelle prossime settimane molti lavoratori che fruiscono dei permessi lavorativi riceveranno una comunicazione dall’INPS che richiede chiarimenti rispetto al beneficio di cui godono che nel frattempo viene sospeso. Bisognerà rispondere entro il 31 marzo.

Questo riguarda gli assicurati INPS (gran parte dei dipendenti del settore privato), ma analoghe iniziative di controllo inizieranno anche nel comparto pubblico ad opera delle relative amministrazioni.

Si tratta del primo effetto delle nuove disposizioni introdotte dall’articolo 24 della Legge 183 del 4 novembre scorso. INPS, da parte sua, nel dare comunicazione delle innovazioni introdotte in materia di permessi lavorativi, aveva anticipato nella Circolare 155 del 3 dicembre scorso, l’emanazione di successive indicazioni operative.

Queste nuove disposizioni giungono ora con il Messaggio 1740 (25 gennaio 2011) in cui l’Istituto affronta in particolare i casi che, vista la nuova disciplina, potrebbero non aver più diritto ai permessi lavorativi.

Per comprendere meglio l’azione dell’INPS, vale la pena di ricordare quelle che sono le novità rilevanti introdotte dalla Legge 183/2010, che ha modificato l’articolo 33 della Legge 104/1992. Limitandoci a quelle oggetto del nuovo Messaggio INPS, ricordiamo che:

  1. i permessi possono essere fruiti, oltre che dal coniuge o dai genitori, dai parenti o affini fino al secondo grado;
  2. eccezionalmente i permessi possono essere fruiti dai parenti o affini di terzo grado nel caso in cui uno dei genitori o il coniuge della persona siano deceduti o mancati, oppure abbiano più di 65 anni di età, oppure siano essi stessi affetti da patologie invalidanti;
  3. ad esclusione dei genitori, che possono fruire alternativamente dei permessi lavorativi, negli altri casi un solo lavoratore può accedere all’agevolazione (non è ammessa l’alternatività nemmeno in mesi diversi).

I controlli

I singoli controlli dell’INPS potranno concludersi con la conferma dei permessi (nel caso in cui ricorrano le eccezioni previste dal Legislatore) oppure con la revoca degli stessi.

Questi primi controlli non riguardano i lavoratori con handicap grave che fruiscano in proprio dei permessi e, in via generale, i genitori di persone con disabilità grave

Il controllo riguarda invece, sicuramente:

  1. tutti i casi in cui il grado di parentela o affinità non sia stato indicato nelle domande già accettate;
  2. tutti i casi in cui la parentela o affinità sia di terzo grado;
  3. tutti i casi in cui i permessi siano fruiti, pur alternativamente, da parenti o affini che non siano i genitori.

La prima fattispecie è tutt’altro che infrequente, cosicché potrà accadere che i permessi vengano sospesi in attesa di chiarimenti anche a parenti ed affini di secondo grado (es. assistenza al fratello, al nonno, al suocero ecc), che hanno comunque diritto all’agevolazione.

Vediamo ora quali sono le richieste di chiarimenti ai diversi lavoratori.

Parenti e affini di terzo grado

I lavoratori che hanno fruiscono dei permessi lavorativi per l’assistenza ad un parente o affine di terzo grado (es. zio, bisnonno, nipote in quanto figlio di un fratello ecc.) o per i quali non si hanno dati rispetto al grado di parentela/affinità ricevono (assieme al loro datore di lavoro) una comunicazione dall’INPS in cui:

  • si comunica la sospensione del pagamento (diretto o a conguaglio) dei permessi lavorativi a partire dall’entrata in vigore della Legge 183/2011, cioè dal 24 novembre 2010; (se l’INPS non assicura il pagamento, il datore di lavoro non concede i permessi)
  • si richiede al lavoratore di inviare – entro il 31 marzo 2011 – una dichiarazione di responsabilità in cui indica con esattezza il grado di parentela;
  • si richiede di dichiarare se il coniuge o un genitore della persona da assistere è deceduto o mancante; se si dichiara che il coniuge della persona da assistere è separato o divorziato è necessario allegare copia del provvedimento da cui risulti lo stato giuridico di separazione o di divorzio; se si dichiara che la persona assistere è in stato di abbandono bisogna allegare copia della documentazione dell’autorità giudiziaria o di altra pubblica autorità da cui risulti lo stato giuridico di abbandono.
  • si richiede di dichiarare, nel caso il coniuge e/o entrambi i genitori siano presenti, se abbiamo più di 65 anni di età.
  • si richiede di dichiarare, nel caso il coniuge e/o entrambi i genitori siano presenti, ed abbiamo meno di 65 anni di età, se siano affetti essi stessi da patologie invalidanti. Le patologie da prendere a riferimento sono quelle indicate dall’articolo 2, comma 1, lettera d), numeri 1, 2 e 3 del Decreto Interministeriale n. 278 del 21 luglio 2000. E cioè:
    • le patologie acute o croniche che determinano permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, ivi incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche;
    • le patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
    • le patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario.
  • In tale caso deve essere allegata, in busta chiusa indirizzata al Centro Medico Legale dell’INPS territorialmente competente, idonea documentazione del medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato o del medico di medicina generale (il cosiddetto medico di famiglia) o della struttura sanitaria nel caso di ricovero o intervento chirurgico.

Se ricorre anche una sola di queste tre condizioni (età superiore ai 65 anni, abbandono, patologia invalidante del genitore o coniuge), la concessione dei permessi viene confermata e la fruizione degli stessi può riprendere.

In caso contrario, il pagamento dei permessi da parte di INPS viene definitamente revocato. Lo stesso effetto è prodotto dal mancato invio della documentazione richiesta. Dopodichè INPS procede al recupero dei relativi pagamenti già effettuati, dal 24 novembre 2010 alla data di comunicazione. Per comprendere questo passaggio è bene sapere che i “costo” dei giorni di permesso è attualmente coperto dall’INPS direttamente al lavoratore in casi particolari, più spesso a conguaglio con l’Azienda. “Conguaglio” significa che i costi dei permessi vengono conteggiati nel “dare-avere” con l’Azienda. Nell’“avere” ci sono, ad esempio, tutti i contributi previdenziali che l’Azienda deve versare; nel “dare” ci sono, appunto, i costi relativi alla retribuzione dei permessi lavorativi ex Legge 104/1992.

Più lavoratori che assistono la stessa persona con disabilità

Come già detto l’ipotesi riguarda quei casi in cui i permessi siano stati richiesti – per l’assistenza alla stessa persona – da più lavoratori che ne usufruiscono alternativamente (nello stesso mese o in mesi diversi). Questa dell’alternatività è una opportunità che – ora – il Legislatore ammette solo per i genitori.

Questi lavoratori – e temiamo che siano parecchi – riceveranno una comunicazione in cui:

  • si comunica la sospensione del pagamento (diretto o a conguaglio) dei permessi lavorativi a partire dall’entrata in vigore della Legge 183/2011, cioè dal 24 novembre 2010;
  • si richiede l’indicazione di un unico lavoratore quale titolare dei benefici ex Legge 104/1992; tale indicazione deve essere effettuata dalla persona con disabilità che beneficia dell’assistenza; Se la persona in situazione di disabilità grave è soggetta a tutela, a curatela o ad amministrazione di sostegno la dichiarazione deve essere resa e sottoscritta dal tutore o dall’interessato con l’assistenza del curatore o dall’amministratore di sostegno. In tali casi è necessario allegare copia del decreto di nomina del tutore, curatore o amministratore di sostegno, se non risultino già in possesso dell’INPS. Se la persona in situazione di disabilità grave è minorenne la dichiarazione deve essere resa da chi ne esercita la potestà genitoriale.

Una volta ricevuta la dichiarazione, la concessione dei permessi viene confermata (non se ne conoscono i tempi) e la fruizione degli stessi può riprendere.

In caso contrario, il pagamento dei permessi da parte di INPS viene definitamente revocato. Lo stesso effetto è prodotto dal mancato invio della documentazione richiesta. E anche in questi casi INPS procede al recupero dei relativi pagamenti già effettuati o interviene sui conguagli all’azienda, dal 24 novembre 2010 alla data di comunicazione.

Le successive azioni dell’Azienda sul lavoratore, non sono di interesse di INPS, ma è ovviamente da supporre che ciascuna azienda tenterà di recuperare ciò che l’Istituto si è “ripreso”, agendo sulla retribuzione o sulle ferie.

Come si può intuire i disagi per i lavoratori non sono di poco conto: se rientrano fra gli aventi diritto anche in base alle nuove indicazioni, ben che vada rimarranno senza la possibilità di fruire dei permessi per qualche mese. Se non ne hanno diritto in forza delle nuove disposizioni, si troveranno a “pagare” retroattivamente.

Novità sui permessi 104

Napoli, 2 febbraio 2011
All.1 (Prot. n. 15)

PERMESSI EX LEGGE 104/92:
per le persone che assistono portatori di handicap in situazione di gravità in arrivo SOSPENSIONI del diritto alla fruizione dei permessi

L’INPS ha diramato una nuova procedura che riguarderà:

– I parenti o affini entro il 3° grado di persone con disabilità
– Più lavoratori che assistono la stessa persona disabile
– I lavoratori che hanno presentato domande dalle quali risulta non specificato o generico il grado di parentela

Con la nuova procedura, l’INPS effettuerà un primo controllo sulle domande di permessi 104 e, successivamente, invierà una richiesta di informazioni:

– Al lavoratore richiedente i permessi
– Al datore di lavoro e al patronato (se la domanda è stata patrocinata)

Contestualmente alla richiesta di informazioni, la “pratica” dei permessi legge 104 sarà SOSPESA a partire dalla data del 24 novembre 2010 “in attesa di documenti”:

ciò significa che il lavoratore NON può fruire
dei permessi legge 104 per un tempo non indicato dall’INPS

Il lavoratore dovrà produrre immediatamente e comunque entro e non oltre il 31 marzo 2011 la documentazione richiesta dall’INPS: se non lo farà l’INPS comunicherà all’Azienda la cessazione del provvedimento di autorizzazione al conguaglio.

SI INVITANO TUTTI I LAVORATORI INTERESSATI A CONTATTARE LA PROPRIA CATEGORIA CGIL PER MAGGIORI INFORMAZIONI

IRPEF e detrazioni

IRPEF Lorda = (reddito totale – tutti gli oneri deducibili – deduzione abitazione principale) * aliquota (vedi tabella sottostante)

IRPEF Netta =  Irpef lorda – detrazioni per familiari a carico

Come si calcolano le imposte

REDDITO ALIQUOTA IRPEF
da 015.000 euro 23% 23% del reddito
da 15.000,0128.000 euro 27% 3.45027% sulla parte eccedente i 15.000 €
da 28.000,0155.000 euro 38% 6.96038% sulla parte eccedente i 28.000 €
da 55.000,0175.000 euro 41% 17.22041% sulla parte eccedente i 55.000 €
oltre 75.000 euro 43% 25.42043% sulla parte eccedente i 75.000 €

Detrazioni d’imposta per carichi di famiglia

Si è a  carico se il coniuge o i figli non superano gli euro 2840,51.
Le detrazioni per carichi di famiglia sono rapportate a mese e competono dal mese in cui sono verificate a quello in cui sono cessate le condizioni richieste.
Esistono detrazioni per coniuge, per i figli e per altre persone:

a) Detrazione per il coniuge non legalmente ed effettivamente separato
La detrazione spettante è pari a :

Fasce di reddito in euro Importo spettante
Da 0,01 a 15.000,00 800-110*(reddito/15.000)
Da 15.000,01 a 40.000,00 690
Da 40.000,01 a 80.000,00 690*(80.000-reddito)/40.000
Oltre 80.000,00 0

La detrazione per il coniuge è aumentata di un importo pari a:

Fasce di reddito in euro Importo
Da 29.000,01 a 29.200,00 Euro 10,00
Da 29.200,01 a 34.700,00 Euro 20,00
Da 34.700,01 a 35.000,00 Euro 30,00
Da 35.000,01 a 35.100,00 Euro 20,00
Da 35.000,01 a 35.200,00 Euro 10,00

Esempio:
Reddito di 14.000 euro annui à detrazione annua di 697,3 euro
Reddito di 26.000 euro annui à detrazione annua di 690 euro
Reddito di 29.100 euro annui à detrazione annua di 700 euro (690+10)
Reddito di 35.000 euro annui à detrazione annua di 720 euro (690+30)
Reddito di 36.000 euro annui à detrazione annua di 690 euro
Reddito di 45.000 euro annui à detrazione annua di 603,75 euro

b) Detrazione per i figli

La detrazione spettante è pari a :

  1. 800 euro per ciascun figlio
  2. 900 euro per ciascun figlio di età inferiore a tre anni

Queste detrazioni vanno aumentate di 220 euro per ogni figlio portatore di handicap

Se i figli a carico sono più di tre, la detrazione è aumentata di 200 euro per ogni figlio a partire dal primo.

FIGLI IMPORTO DI DETRAZIONE
Maggiori di 3 anni 800*[(95.000-reddito)/95.000]
Minori di 3 anni 900*[(95.000-reddito)/95.000]
Maggiori di 3 anni con handicap 1020*[(95.000-reddito)/95.000]
Minori di 3 anni con handicap 1120*[(95.000-reddito)/95.000]

In presenza di più figli, l’importo di 95.000 euro è aumentato per tutti di 15.000 per ogni figlio successivo al primo.

La detrazione è divisa al 50% tra i genitori non legalmente ed effettivamente separati ovvero, previo accordo tra gli stessi, spetta al genitore che possiede il reddito complessivo di ammontare più elevato. Non è più possibile la ripartizione con percentuali diverse dal 50%.

c)      Detrazione per ogni altra persona

Tale detrazione è pari a 750 euro per ogni altra persona indicata nell’articolo 433 del codice civile che conviva col contribuente.

Tale detrazione va ripartita pro quota tra coloro che ne hanno diritto.

Importo detrazione = 750*(80.000-reddito complessivo)/80.000

d)     Detrazione per redditi lavoratore dipendente

REDDITO IMPORTO DETRAZIONE
Da € 0,01 a € 8.000,00 1.840,00
Da € 8.000,01 a € 15.000,00 1.338,00+502,00*[(15000-reddito)/7000]
Da € 15.000,01 a € 55.000,00 1.338,00*[(55.000-reddito)/40.000]

Se il reddito è compreso tra i 15.000 ed i 55.000 euro, la detrazione è aumentata di un importo pari a :

FASCE DI REDDITO IMPORTO
Da € 23.000,01 a € 24.000,00 Euro 10
Da € 24.000,01 a € 25.000,00 Euro 20
Da € 25.000,01 a € 26.000,00 Euro 30
Da € 26.000,01 a € 27.000,00 Euro 40
Da € 27.000,01 a € 28.000,00 Euro 25

Permessi lavorativi: modificato l'articolo 33 della Legge 104/1992

Da http://www.handylex.org/gun/permessi_lavorativi_modifica_legge_104.shtml

Nella seduta del 3 marzo scorso è stato approvato in via definitiva dal Senato il cosiddetto “Collegato Lavoro” che “rimbalzava” fra i due rami del Parlamento dal 2008.
Il testo (Atti del Senato 1167-B), in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, reca «Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, di incentivi all’occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro».
Fra le moltissime disposizioni in materia di lavoro, per alcune delle quali il Governo è delegato ad emettere propri provvedimenti, il testo contiene anche modifiche all’articolo 33 della Legge 104/1992 relativo ai permessi ai lavoratori che assistono familiari con handicap grave. Modifiche che riguardano sia i dipendenti pubblici che i dipendenti privati.
Vediamo, quindi, cosa comportano le modificazioni alla Legge 104/1992 approvate. L’effetto, a tutta prima, appare piuttosto annacquato rispetto alle intenzioni iniziali del Governo. Tuttavia, non dimentichiamo che queste nuove disposizioni saranno poi oggetto di circolari applicative ministeriali e degli istituti previdenziali.

Beneficiari dei permessi

La prima sostanziale modificazione (introdotta dall’articolo 24 della nuova legge) investe il terzo comma dell’articolo 33 – che viene sostituito – e riguarda proprio la definizione degli aventi diritto ai permessi.
In assenza di ricovero della persona con handicap grave da assistere, potranno godere dei tre giorni di permesso mensile retribuiti e coperti da contributi:
1. il genitore;
2. il coniuge;
3. il parente o l’affine entro il secondo grado (esempio, nonni, nipoti in quanto figli del figlio, fratello).
I parenti ed affini di terzo grado (esempio, zii e bisnonni) possono fruire dei permessi lavorativi solo ad una delle seguenti condizioni:
a) quando i genitori o il coniuge della persona con handicap siano deceduti mancanti; il termine “mancanti” presente nel testo di legge è ambiguo e si presta alle più diverse interpretazioni (non è residente con la persona da assistere? non è noto? c’è stata una disposizione giudiziaria? una separazione?) su cui gli istituti previdenziali avranno margine di proporre le loro interpretazioni e su cui vi saranno evidenti contenziosi.
b) quando i genitori o il coniuge della persona con handicap abbiano più di 65 anni oppure siano affetti da patologie invalidanti.

Va anche sottolineato che scompaiono dalla normativa i requisiti di assistenza esclusiva e continuativa richiesti, in precedenza, nel caso il lavoratore non fosse convivente con la persona con disabilità. L’obbligo di convivenza era stato superato dall’articolo 20, comma 1, della legge 8 marzo 2000, n. 53 a condizione, appunto, che sussistesse la continuità e l’esclusività dell’assistenza. Ma ora quel comma viene parzialmente abrogato. Pertanto, oltre a non esserci obbligo di convivenza, nessuna fonte prevede più quelle condizioni.
Chi non rientra in questa casistica e che finora ha fruito dei permessi grazie la precedente normativa, si vedrà prossimamente revocare le agevolazioni concesse. Tuttavia, chi scrive ha l’impressione che con questa modificazione (nessun requisito di continuità ed esclusività) gli aventi diritto aumenteranno anzichè – come auspicato da parte del Governo – dimunire.

Per i genitori di bambini di età inferiore ai tre anni rimangono invariate le disposizioni precedenti – due ore di permesso giornaliero o prolungamento dell’astensione facoltativa di maternità fino al terzo anno di vita del bambino – e sembra introdotta, con la formulazione diversa del comma 3, anche la possibilità di fruire dei permessi articolati in tre giorni.
Sempre a proposito di genitori, il nuovo testo precisa che entrambi possono avvalersi, alternativamente, dei permessi anche all’interno dello stesso mese. Non si tratta di una novità sostanziale, visto che questa possibilità era già ampiamente applicata operativamente.

Sede di lavoro

Il comma 5 dell’articolo 33 prevedeva che il lavoratore che assiste un familiare con handicap grave abbia diritto a scegliere, ove possibile, la sede più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso. Il primo è un interesse legittimo (peraltro molto aleatorio), ma il secondo è un vero e proprio diritto soggettivo.
Il testo approvato, opportunamente, indica come riferimento il domicilio della persona disabile da assistere, e non più quella dello stesso lavoratore.

Controlli

All’articolo 33 della Legge 104 viene aggiunto un comma che rafforza la possibilità di effettuare controlli sulle condizioni richieste per la legittima fruizione dei permessi lavorativi e ne disciplina gli effetti.
Non si tratta, ovviamente, di controlli preventivi alla concessione dei permessi, poiché questi vengono già effettuati.
Dal comma si comprende già chiaramente quello che verrà poi normato dal punto di vista amministrativo: il datore di lavoro e l’INPS possono richiedere l’effettuazione dei controlli, avvalendosi dei competenti organi della Pubblica Amministrazione (cioè non può effettuarli in proprio). I controlli saranno probabilmente volti ad appurare se l’assistenza al familiare con handicap sia effettiva nei giorni in cui si sono richiesti i permessi lavorativi, anche se questo controllo di merito diventerebbe piuttosto insostenibile avendo abrogato i requisiti di “continuità ed esclusività” dell’assistenza.
Nel caso in cui venga accertata l’insussistenza delle condizioni, il diritto ai benefici decade e si verificano i presupposti per un’azione disciplinare.

Monitoraggio, privacy e semplificazione

La nuova norma fissa l’obbligo per le Pubbliche Amministrazioni di trasmettere alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica, una cospicua serie di dati relativi ai lavoratori che fruiscono dei permessi, al monte ore usate, al rapporto di parentela fra lavoratore e assistito.
Per questa finalità di monitoraggio, la nuova norma autorizza il Dipartimento della Funzione Pubblica al trattamento dei dati personali e sensibili, la cui conservazione non può comunque avere durata superiore a ventiquattro mesi.
Ai fini della comunicazione dei dati, le Amministrazioni Pubbliche sono autorizzate al trattamento dei relativi dati personali e sensibili e provvedono alla conservazione dei dati per un periodo non superiore a trenta giorni dalla loro comunicazione, decorsi i quali, salve specifiche esigenze amministrativo-contabili, ne curano la cancellazione.
Le operazioni rilevanti consistono nella raccolta, conservazione, elaborazione dei dati in forma elettronica e non, nonché nella comunicazione alle amministrazioni interessate.
Sono inoltre consentite la pubblicazione e la divulgazione dei dati e delle elaborazioni esclusivamente in forma anonima.
L’articolo 23 della nuova norma, infine, attribuisce al Governo la delega ad emanare specifici atti volti alla razionalizzazione semplificazionedei documenti da presentare, con particolare riferimento alle persone con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge 5 febbraio 1992, n. 104, o affette da patologie di tipo neuro-degenerativo o oncologico.

Associazioni storiche

Piuttosto singolare è l’ultimo periodo dell’ultimo comma dell’articolo 24 che appare giustapposto e non pertinente con il resto di disposizione.
Il Legislatore ricorda che rimane obbligatorio, per le ASL, l’invio degli elenchi delle persone sottoposte ad accertamenti sanitari, ad ENS, ANMIC e UIC. Questi elenchi devono contenere soltanto il nome, il cognome e l’indirizzo.
Come forse non tutti sanno, infatti, grazie a norme che risalgono al 1970/71, tutti i nominativi di chi viene sottoposto a visita di accertamento per minorazioni civili, vengono trasmessi alle Associazioni cosiddette “storiche”, anche in assenza di autorizzazione o informativa agli interessati.
Il periodo inserito in questa nuova disposizione, sembra mirato a ribadire una normativa datata e messa in discussione da alcune parti, se non addirittura disattesa da alcune ASL.

Il licenziamento

(tratto da “La guida dei lavoratori 2009” e dal CCNL TLC)

Prosegue la serie di email informative su diversi argomenti che riguardano gli aspetti economici, normativi e “di analisi del mercato, della società attuale”.

Tratto l’argomento licenziamento dando alcuni spunti legislativi (codice civile art. 2119, legge 300/70) nonché relativi al CCNL delle TLC. Precisiamo che sintetizzo le informazioni sul licenziamento individuale (quello collettivi hanno norme diverse).

Il licenziamento è considerato  legittimo solo se:

  1. Vi sia una giusta causa o un giustificato motivo (ad esempio il comportamento del lavoratore o ragioni tecnico-organizzative) e deve essere comprovabile;
  2. Il datore di lavoro deve seguire determinate procedure affinché il lavoratore possa contestare il licenziamento:
  • Deve comunicare le dimissioni per iscritto
  • Qualora richiesto dal lavoratore, deve indicarne le motivazioni.

Se l’azienda ha più di 15 dipendenti, grazie all’art.18 della legge 300/1970 (Statuto dei lavoratori), qualora il giudice annulli il licenziamento  si applica la tutela reale (reintegrazione sul posto di lavoro); diversamente (meno di 15 dipendenti) si applica la tutela obbligatoria (riassunzione o indennizzo economico).

La giusta causa (codice civile art. 2119) è un fatto così grave che provoca il licenziamento in tronco.  Di norma, è il CCNL che codifica i vari casi. Non vi è preavviso, né indennità di mancato preavviso.

Il giustificato motivo ha due ipotesi. La prima riguarda gravi mancanze del lavoratore rispetto ad obblighi contrattuali; la seconda è legata ad esigenze organizzative, tecnico-produttive. E’ di difficile contestazione, in quanto la magistratura non sempre ha espresso orientamenti omogenei.

Un lavoratore licenziato deve richiedere le motivazioni entro 15 giorni e, in tal caso,  il datore di lavoro dovrà informarlo entro 7 giorni. Per impugnare un licenziamento si hanno 60 giorni di tempo. La contestazione va fatta per iscritto ed inviata con raccomandata (ricevuta di ritorno) al datore di lavoro. E’ previsto un obbligatorio passaggio di conciliazione ed uno “facoltativo” presso un collegio di arbitrato (entro 20 giorni dal fallito tentativo di conciliazione) che dovrà rispondere entro 30 giorni.

Il licenziamento disciplinare  (si legga sentenza Corte Costituzionale n° 204 del 30-11-82 ed art.7 legge 300/70) può avvenire, a prescindere dal numero di dipendenti aziendali, se :

  • È stato pubblicizzato il codice di disciplina aziendale
  • Contestato per iscritto i fatti addebitati al lavoratore
  • Ascolto del lavoratore a sua difesa, anche con l’assistenza di un rappresentante sindacale

Sono sempre considerati nulli , indipendentemente dalla motivazione adottata, i licenziamenti per credo politico, religioso, razziali, di lingua, sesso, di età, di orientamento sessuale, convinzioni personali, presenza di handicap, di appartenenza sindacale o per svolgimento di attività sindacali.

Non si può licenziare per causa matrimonio (nel periodo che va tra la richiesta di pubblicazione e fino ad un anno del matrimonio) e può essere impugnato anche dopo 60 giorni.

E’ vietato il licenziamento durante il periodo di gravidanza fino ad un anno di vita del bambino (o nei primi 3 mesi dal parto in caso di aborto o morte del figlio).

Sono esclusi dalle tutele i lavoratori 60-enni con requisiti pensionistici, i lavoratori domestici, i lavoratori assunti in prova (per un periodo max di 6 mesi) ed i dirigenti.

Licenziamento con preavviso

A parte il licenziamento in tronco (per giusta causa) il datore è tenuto a dare preavviso nei termini e nei modi previsti dal CCNL. Se non si rispetta il preavviso, il datore di lavoro deve pagare  la retribuzione che sarebbe spettata durante il periodo di preavviso, a meno di un accordo tra lavoratore e datore di lavoro. Esempio, se si riceve licenziamento con dispensa di effettuare il preavviso, Il lavoratore può rifiutare  tale dispensa chiedendo con raccomandata  con ricevuta di ritorno l’effettuazione del servizio del preavviso. Se durante il preavviso avviene una malattia o un infortunio, il preavviso s’interrompe. Il periodo di ferie non può essere computato come preavviso.

Ecco il nostro CCNL (art.48) quali motivazioni riporta per licenziamento con preavviso

Licenziamento con preavviso CCNL TLC

Licenziamento senza preavviso

E’ stato già discusso in precedenza ovvero cause così gravi da prevedere il licenziamento in tronco.


Preavviso di licenziamento (e di dimissioni)

Affidamento di 310 incarichi a medici specialisti esterni

Avviso Pubblico per l’affidamento di n. 310 incarichi a medici esterni Specialisti in Medicina Legale o in altre branche di interesse istituzionale per l’espletamento degli adempimenti sanitari di cui all’art. 20 del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni dalla Legge 3 agosto 2009, n. 102 e per la gestione delle conseguenti ricadute funzionali sull’attività istituzionale dei Centri Medico Legali INPS libero professionale di attività medico-legale.

In considerazione delle nuove funzioni attribuite all’INPS dall’articolo 20 del decreto legge 1 luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, in materia di accertamenti sanitari di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità e delle conseguenti ricadute funzionali sull’attività istituzionale dei Centri Medico Legali, tenuto conto dell’esigenza di garantire l’efficiente funzionamento dei CML, l’Istituto intende ricorrere all’affidamento di n. 310 incarichi a medici esterni specialisti in medicina legale o in altre branche di interesse istituzionale.

Modalità presentazione della domanda

Le domande, da compilare secondo lo schema allegato, unitamente al curriculum professionale, dovranno essere spedite esclusivamente al seguente indirizzo di posta elettronica coordinamentogenerale.medicolegale@inps.it, entro il giorno 17 dicembre 2009.

L’Istituto si riserva la facoltà di richiedere i documenti comprovanti il possesso dei titoli dichiarati nel curriculum professionale.

Gli interessati potranno sottoporre eventuali quesiti esclusivamente utilizzando il soprarichiamato indirizzo di posta elettronica.

Incompatibilità

Gli aspiranti agli incarichi, al momento della sottoscrizione del contratto devono trovarsi nelle seguenti condizioni:

non essere stati sottoposti, negli ultimi cinque anni, a procedimenti penali con sentenza passata in giudicato e non

essere stati, nello stesso arco di tempo, destinatari di sanzioni disciplinari;

– non aver procedimenti penali in corso;

– non ricoprire analoghi incarichi presso Commissioni mediche ASL;

– non eseguire consulenze tecniche di parte per conto e nell’interesse di privati attinenti con l’attività dell’INPS e non

effettuare consulenze tecniche d’ufficio nei procedimenti giudiziari nei quali l’INPS figura quale legittimato passivo;

– non avere incarichi politici o amministrativi presso organi o istituzioni territoriali e/o nazionali.