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Riposi giornalieri (allattamento) e ROL

Allora, la compagna Pagliara ha fatto un’interpellanza e questa è la risposta
Prot. n.° 7718 del 07/02/2013 DIR/URP
Risposta al f. n° 6722 del 04/02/2013

Oggetto: richiesta informazioni – riposi per allattamento.

Gentile utente, in riscontro alla richiesta pervenuta via e-mail in data 4 febbraio 2013, si rappresenta che, gli artt. 1 e 9 della L.53/2000 prevedono misure dirette a garantire la piena tutela della donna lavoratrice e nel contempo, a salvaguardare il suo ruolo essenziale nella famiglia.
In particolare, in riferimento ai sopracitati artt. 1 e 9 della L.53/2000 ed al D.L. 151/2001 – TU della maternità, la lavoratrice in questione ha diritto alle ore giornaliere di allattamento, oltre alla possibilità di cumulare nella stessa giornata i suddetti “riposi” con altre forme di permesso (retribuito o ROL, ore di recupero, banca ore), chiedendo di essere assegnata a turni di lavoro compatibili con la propria qualifica e le comprovate esigenze familiari.
A fronte di tali richieste, il datore di lavoro è tenuto a valutare, con la massima attenzione, ogni soluzione utile ad agevolare la funzione dell’assolvimento genitoriale del dipendente, anche attraverso una diversa organizzazione del lavoro o una flessibilizzazione degli orari e quindi concordare, se possibile, con il lavoratore, un diverso orario di lavoro (interpello n.68/2009 del Ministero del Lavoro – DGAI; artt.3 e 37 della Costituzione). Tale valutazione andrà effettuata con riferimento al caso concreto, avendo riguardo della oggettiva e comprovata situazione di difficoltà familiare ed alle documentate esigenze di accudimento ed educative della prole.
Nello specifico,con la nota di interpello n.16/2011, la DGAI del Ministero del Lavoro evidenzia che, i permessi per riduzione orario lavoro (ROL) costituiscono un istituto di fonte contrattuale che consente al lavoratore di astenersi dall’espletamento della prestazione lavorativa, senza dover subire un decurtazione sulla misura della retribuzione. Tale riduzione determinata in relazione alle mansioni svolte dal lavoratore, si attua attraverso la concessione di permessi orari, la cui durata può anche coincidere con una o più giornate lavorative.
I permessi in questione, che possono essere fruiti sia individualmente che collettivamente, rappresentano una forma di riduzione dell’orario di lavoro annuale, stabilita su base giornaliera o settimanale, in relazione ai diversi settori di appartenenza.

All’uopo occorre precisare che, ogni volta che l’orario di lavoro giornaliero della lavoratrice risulta inferiore al minimo di 6 ore previste dalla legge sull’allattamento, come ad esempio quando capitano eventi particolari ed occasionali (uno sciopero, un permesso retribuito o non retribuito previsto dal CCNL, ecc.), bisogna tener conto dell’orario previsto dal contratto individuale della lavoratrice e non dell’orario di lavoro effettivamente prestato in azienda.
Pertanto, i riposi giornalieri per allattamento non possono subire spostamenti o soppressioni in relazione a particolari evenienze che potrebbero ridurre la durata dell’orario di lavoro, per cui conta l’orario contrattuale di lavoro, non quello prestato.
Al riguardo, anche la circolare INPS n.95 bis-punto 1. del 2006 chiarisce il rapporto tra i permessi orari giornalieri per allattamento e le ore di recupero della banca ore. Ai fini del diritto ai riposi giornalieri, nonché al relativo trattamento economico, va preso in considerazione l’orario di lavoro giornaliero contrattuale, e non quello effettivamente prestato nelle singole giornate.
Ne consegue che i riposi di cui all’oggetto, sono riconosciuti anche laddove la somma delle ore di recupero e delle ore di allattamento, esauriscano l’intero orario giornaliero di lavoro, comportando di fatto, la totale astensione dall’attività lavorativa. La suddetta circolare INPS al punto 2. fornisce ulteriori chiarimenti in merito alla possibilità di riconoscere i riposi giornalieri per allattamento, anche nel caso limite di una lavoratrice madre con contratto part-time orizzontale, che può effettuare solo un’ora di lavoro nell’arco della giornata. Per cui, la probabile coincidenza del riposo giornaliero, con l’unica ora di lavoro, pur comportando una totale astensione della lavoratrice dall’attività lavorativa, non preclude il riconoscimento del diritto al riposo per allattamento.
Al riguardo si ricorda che, i riposi assicurano alla lavoratrice la possibilità di provvedere all’assistenza diretta del bambino, e perciò la distribuzione dell’orario di lavoro deve essere concordata tra la lavoratrice stessa ed il datore di lavoro, tenendo conto anche delle esigenze di servizio. In caso contrario, ovvero, di mancato accordo, la distribuzione dei riposi sarà determinata dall’intervento del Direzione Territoriale del Lavoro, competente per territorio, a cui la lavoratrice potrà inoltrare la richiesta.
In definitiva, con la normativa di riferimento, si promuove l’essenzialità del valore sociale della maternità, garantendo contestualmente, la funzione familiare e lavorativa della donna, nel tentativo di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro della lavoratrice madre, assicurando anche, forme di flessibilità dell’orario e dell’organizzazione del lavoro.

Per ulteriori delucidazioni e/o chiarimenti in merito alla richiesta di distribuzione dei riposi, in caso di mancato accordo con il datore di lavoro (L.1204/71 art.10 e D.P.R. 1026/76), è possibile contattare: la responsabile dell’Unità Operativa Provvedimenti Amministrativi – dr.ssa Amina Laganara – tel. 081.5508497 – e-mail: alaganara@lavoro.gov.it

Distinti saluti
F.to Il Referente URP
(Dr.ssa Credendino Rosa)

Pensione "per i quindicenni"

Dal sito http://job.fanpage.it/in-pensione-di-vecchiaia-chi-ha-15-anni-di-contributi-versati-entro-il-1992/ leggo e riporto, sintetizzando

I lavoratori “quindicenni”, ossia coloro che hanno 15 anni di contributi versati all’Inps prima del 31 dicembre 1992, possono accedere alla pensione di vecchiaia pur non avendo 20 anni di contribuzione previsti dalla riforma pensioni del Governo Monti.
Qui la circolare INPS
l Ministero del lavoro Elsa Fornero ha dato il via libera all’emissione da parte dell’Inps di una circolare contenente una deroga a quanto previsto dalla riforma pensioni per la nuova pensione di vecchiaia, ossia l’estensione a tutti dei 20 anni di contributi minimi per l’accesso.

“Saranno 65 mila i cittadini italiani cui spetteranno i cosiddetti contributi silenti, ovvero i contributi versati per 15 anni che rischiavano di non essere più recuperati”, secondo il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua.

Il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali ha ordinato all’Inps di emettere una circolare in merito per chiarire il quadro circa il mantenimento del diritto di queste decine di migliaia di lavoratori ad accedere alla pensione di vecchiaia con i requisiti contributivi di 15 anni della Riforma Amato del 1992. E puntualmente, l’Inps ha emesso la circolare n. 16 del 1 febbraio 2013, a chiarimento di tutto.
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Congedo Obbligatorio e Facoltativo per Nascita figlio/a

Pubblico un documento giratomi da Antonella Pagliara (SLC-CGIL Napoli)

Firmato il decreto contenente le modalità per la fruizione del congedo obbligatorio di un giorno e di quello facoltativo, di due giorni, da parte del padre, anche in caso di adozione o affido.

La “Legge Fornero”, introduce, in via sperimentale per gli anni 2013-2015, il congedo obbligatorio e il congedo facoltativo del padre, oltre a forme di contributi economici alla madre, per favorirne il rientro nel mondo del lavoro al termine dei congedo obbligatorio. Il congedo obbligatorio e quello facoltativo del padre, fruibili entro il quinto mese di vita del figlio, vengono introdotti per le nascite avvenute dal 1° gennaio 2013.
La modalità per la fruizione del congedo obbligatorio di un giorno e di quello facoltativo, di due giorni, da parte del padre, è subordinata alla presentazione di una richiesta dei giorni prescelti per astenersi dal lavoro in forma scritta al datore di lavoro, almeno quindici giorni prima dei medesimi.
Il congedo obbligatorio è fruibile anche durante il congedo di maternità della madre lavoratrice, in aggiunta ad esso.

Diversamente, la fruizione, da parte del padre, del congedo facoltativo di uno o due giorni, anche continuativi, è condizionata alla scelta della madre lavoratrice di non fruire di altrettanti giorni del proprio congedo di maternità, con conseguente anticipazione del termine finale del congedo post partum della madre per un numero di giorni pari al numero di giorni fruiti dal padre. In tal caso, il padre lavoratore deve allegare alla richiesta una dichiarazione della madre di non fruizione del congedo dì maternità a lei spettante per un numero di giorni equivalente a quello fruito dal padre, con conseguente riduzione del congedo medesimo e la predetta documentazione dovrà essere trasmessa anche ai datore di lavoro della madre.

A carico dell’Inps è posto il pagamento dell’indennità pari al 100% della retribuzione spettante:
– per il periodo di due giorni goduto in sostituzione della madre è riconosciuta un’indennità giornaliera a carico dell’INPS pari al 100 per cento della retribuzione;
– per il restante giorno in aggiunta all’obbligo di astensione della madre è riconosciuta un’indennità pari al 100 per cento della retribuzione.

Inoltre, vengono dettate le regole per la fruizione, da parte della madre, di contributi economici per l’acquisto di servizi di baby-sitting o per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, in luogo del congedo parentale.
Si precisa, in tal senso, che la richiesta possa essere presentata anche dalla lavoratrice che abbia già usufruito in parte del congedo parentale e il contributo, in entrambi i casi, avrà un importo pari ad euro 300 mensili, per un massimo di sei mesi.
Nel caso in cui la madre opti per il servizio di baby sitting si è scelto di utilizzare il sistema, già collaudato, dei buoni lavoro o voucher, mentre nel caso dei servizi pubblici per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, il contributo verrà erogato dall’lNPS direttamente, alla struttura interessata, ovviamente fino a concorrenza dei 300 mensili.
In merito alle modalità di ammissione, si dispone che la lavoratrice che voglia accedere a uno dei due,presenti domanda tramite i canali telematici dell’lNPS, secondo le modalità che verranno stabilite dall’istituto stesso, indicando nella domanda a quale dei due benefici intende accedere e per quante mensilità.
Sono escluse dai detti benefici:
– le madri totalmente esentate dal pagamento della rete pubblica del servizi per l’infanzia o dei servizi privati convenzionati;
– le madri che usufruiscono del benefici di cui al Fondo per le politiche relative ai diritti ed alle pari opportunità.
Usufruiscono, invece, dei benefici in misura ridotta (proporzionata in base alla ridotta entità della prestazione lavorativa) le lavoratrici con contratto di lavoro part-time. Coerentemente, poi, al ridotto diritto al congedo parentale, le lavoratrici iscritte alla gestione separata possono usufruire dei benefici al massimo per tre mesi.
Infine, viene chiarito che la scelta, da parte della madre, di usufruire dei citati servizi, comporta una riduzione di un mese del periodo di congedo parentale a lei spettante per ogni quota mensile richiesta

In caso di malattia (visita controllo, reperibilità, licenziamento)

in caso di malattia, ricordiamoci di far valere i nostri diritti stando anche attenti a non commettere “disattenzioni”.

Capita spesso che i medici che effettuano la visita di controllo, giungano al di fuori dell’orario che per il settore privato e per il nostro CCNL  resta sempre la fascia 10-12 e 17-19.
Se avete la necessità impellente di un controllo  medico, di un’ulteriore visita insomma vi dovete allontanare dal domicilio per motivi strettamente ed unicamente legati alla patologia, vi ricordo che è opportuno avvisare in azienda e soprattutto è necessario che abbiate una giustificazione per iscritto da parte del medico o della struttura ospedaliera presso la quale vi siete fatti controllare.
Avvisate in azienda se ovviamente sussistono le condizioni fisiche e psicologiche per poterlo fare.

I controlli possono essere effettuati tutti i giorni, compresi i festivi e le domeniche.

Una volta ricevuta la visita, non si è più tenuti a rispettare le fasce di reperibilità e si è passibili anche di licenziamento in caso di inadempienze.

 Approfondimento

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Riposo giornaliero (allattamento) anche per i papà con moglie casalinga

In pratica anche i papà la cui moglie è una casalinga possono utilizzare le due ore di allattamento (se il contratto è 40 ore settimanale) fino ad un anno di età del nascituro/a.

Estrapolo da http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=5958

Al padre lavoratore dipendente ( circ. 182/93 ):

  • quando il figlio è affidato al solo padre ;
  • in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga (anche nel caso di lavoratrice dipendente che non si può avvalere dell’astensione facoltativa perché appartenente a categorie non aventi diritto es. lavoratrice domestica e a domicilio );
  • nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente , ma lavoratrice autonoma libera professionista , ecc.( purché lavoratrice avente diritto ad un trattamento di maternità dall’Inps o da un altro Ente previdenziale);circ. 95bis/2006;
  • nel caso di madre casalinga senza eccezioni ed indipendentemente dalla sussistenza di comprovate situazioni che determinano l’oggettiva impossibilità della madre stessa di accudire il bambino circ. 118/2009
  • in caso di morte o di grave infermità della madre indipendentemente dalla sua condizione di lavoratrice o meno ( circ. 48/87 , circ 109/2000 , Circ. 8/2003 , circ. 95bis/2006 ).

La Ricongiunzione impossibile, medicina amara di un Sistema in agonia

http://www.altalex.com/index.php?idstr=38&idnot=60156

Sistema di riferimento

L’Italia è il paese dei campanili, delle classi sociali, dei gruppi di potere o d’influenza. Questa frammentazione si è riflessa sull’atomizzazione del sistema previdenziale. Sono nati Istituti, Casse e Fondi per ogni categoria di lavoratori: pubblici e privati, statali ed enti locali, autonomi e dipendenti, parasubordinati e liberi professionisti. E nell’ambito di queste macro divisioni altri di Fondi e casse: piloti, ferrotranvieri, ostetrici, gas, clero, coltivatori diretti, artigiani, commercianti, architetti, avvocati, medici e così via. E poi si distingue tra Fondi alternativi, sostitutivi, integrativi del Fondo dell’assicurazione generale obbligatoria.

Ogni micro sistema ha avuto (e in parte conserva) il suo Consiglio di amministrazione, i suoi Comitati (a gestione sindacale), la sua piramide burocratica, il suo bilancio, le sue regole di accesso alla pensione e il suo sistema di calcolo. Ogni gruppo ha accumulato e difeso nel tempo i suoi privilegi, chiamati specificità o peculiarità connaturali alla tipologia di lavoro. Così abbiamo avuto le pensioni calcolate sull’ultima retribuzione rivalutata, pensioni liquidate con appena 14 anni 6 mesi di servizio e tanto altro. Anche l’aliquota di contribuzione è diversificata, tanto a carico dei datori di lavoro tanto a carico dei lavoratori.

Erano gli anni dell’euforia della crescita, della spesa facile. Gli anni in cui i lavoratori superavano di gran lunga i pensionati. Poi il ciclo si è invertito e la scure dei tagli si è abbattuta su tutti al fine di porre un freno alla spesa e di perseguire un minimo di equità sociale tra tutti i lavoratori. Sono così state eliminate molte sperequazioni non giustificate dalla tipologia di lavoro.

Ad iniziare dalla riforma Amato e passando per le riforme Dini-Prodi-Maroni–Sacconi fino ad arrivare all’ultima sforbiciata della Fornero, tutte le Gestioni sono state interessate da un progressivo innalzamento dell’età pensionabile e da nuovi e meno favorevoli sistemi di calcolo della pensione. A soffrirne maggiormente sono stati i lavoratori che avevano goduto di maggiori privilegi.

La normativa delle ricongiunzioni

In questo scenario s’inserisce la triste esperienza di quanti si sono trovati, per le diverse vicissitudini della vita, con posizioni contributive frammentate in diverse Gestioni, con la conseguenza di non raggiungere i requisiti per la pensione in nessuna gestione.

Per far fronte agli effetti più acuti del sistema intervenne la legge 322/58 che consentiva la costituzione della posizione assicurativa gratuita a quanti non maturavano il diritto a pensione presso “forme obbligatorie di previdenza sostitutive dell’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti o ad altre forme di previdenza”.

Il DPR 1092/73 prevede il computo, a titolo gratuito, presso lo Stato dei servi resi allo Stato o ad altri Enti, con iscrizione all’INPS o ad altri Fondi (artt. 11 e 12).

In seguito il malessere si è acuito ed è intervenuta la legge 29/79 che prevede:

  • la ricongiunzione nel Fondo dei Lavoratori Dipendenti dei contributi versati nellaGestioni speciale dei lavoratori autonomi, che avviene con il pagamento di un onere da parte del richiedente. L’onere è giustificato dal passaggio da un regime meno conveniente a uno più conveniente (art. 1);
  • la ricongiunzione presso l’INPS dei periodi contributivi maturati in ordinamenti pensionistici “alternativi” senza oneri per il richiedente. Il diverso trattamento rispetto al primo caso, era giustificato dal fatto che i contributi passavano da un regime pensionistico più conveniente ad uno meno conveniente (INPS), per i diversi requisiti di accesso e di calcolo della pensione (art. 1). Dallo 01 luglio 2010 anche tale tipo di ricongiunzione è diventato oneroso (legge 122/2010);
  • la ricongiunzione, a titolo oneroso, dall’INPS ad altri Fondi (art. 2)

Nel 1990 è intervenuta la legge n. 45 che rende possibile ricongiungere i periodi di contribuzione versati presso le varie casse di previdenza per i liberi professionisti con quelli esistenti presso le gestioni obbligatorie di previdenza per i lavoratori dipendenti, pubblici o privati, o per lavoratori autonomi.

Sono parimenti ricongiungibili i periodi di contribuzione presso diverse gestioni previdenziali per liberi professionisti. Anche tale tipo di ricongiunzione è oneroso.

Le innovazioni della legge 30 luglio 2010, n. 122

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Apprendistato: norme e contributi

Con la circolare n. 128 del 2 novembre scorso, l’Inps riepiloga le principali novità in materia di apprendistato, alla luce del recente riordino legislativo di questo istituto contrattuale, fornendo indicazioni in merito agli aspetti contributivi.

A tale proposito si evidenzia, tra le più recenti misure, l’azzeramento dei contributi a carico del datore di lavoro, previsto per i contratti di apprendistato stipulati dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2016 da datori di lavoro che occupano fino a nove dipendenti (legge 12 novembre 2012, n. 183).
Per quanto concerne la tutela previdenziale e assistenziale per i lavoratori, le forme assicurative e il carico contributivo rimangono, fino al 31 dicembre 2012, quelle tracciate dalla legge Finanziaria 2007 (L. 296/06, art. 1, comma 773) e dal conseguente DM 28/3/2007, che ha ripartito le aliquote contributive alle varie gestioni previdenziali di competenza.

Pertanto, gli apprendisti rimarranno tutelati fino alla fine dell’anno dalle seguenti assicurazioni: IVS; malattia; maternità; assegno per il nucleo familiare e assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

A partire dal 1° gennaio 2013, poi, anche gli apprendisti saranno destinatari dell’ASpI (Assicurazione sociale per l’impiego). Sempre con decorrenza dal 1° gennaio 2013, muterà anche il carico contributivo aziendale, che risentirà dell’aumento derivante dall’onere (1,61%), relativo alla nuova forma assicurativa.

Ci state fregando la pensione

Come sapete, c’è stata l’ennesima riforma delle pensioni dalla quale come lavoratori ne usciamo ancora con le ossa rotta. L’accorpamento di altri enti pensionistici verso il cosiddetto AGO (il fondo pensione gestito dall’INPS) sta portando anche debiti all’istituto della previdenza sociale.
Ma i debiti dell’INPS/AGO sono dovuti al fatto che l’assistenza (cassaintegrazione, assegni familiari, maternità) sono ancora a carico della stessa INPS piuttosto che essere separati…. Ci devono spellare in qualche modo.
Ma la riforma delle pensioni “Fornero” ha innalzato l’età pensionabile a TUTTI (anche a te), ha diminuito l’importo della pensione (anche a te).

L’innalzamento dell’età pensionabile ed anche dei contributi  ha determinato che ci sono lavoratori che avevano contrattato con le proprie aziende di andarsene via prima con degli incentivi. Spostando però la data pensionabile, questi lavoratori si sono trovati ad essere usciti dall’azienda ma a non avere più l’età per andare in pensione. Ecco chi sono gli ESODATI, lavoratori senza più lavoro e senza pensione perché nessuno al Governo ha pensato a questi accordi che spesso proprio lo Stato ha favorito. Ora stanno tentando di salvaguardarli, col Governo che tra ritrattazioni, ampliamenti, soldi da ricercare, incertezza su quanti ne sono, ha un atteggiamento ondivago.

Poi ci sono i fregati dal Governo Berlusconi con la legge 122 del 2010 che finalmente riescono a far accendere un riflettore su di loro (vedi Ballarò, ma non solo) ovvero prima ricongiungere i contributi verso l’INPS/AGO era gratuito. Avevi lavorato per ENEL (che aveva una sua pensione, un suo fondo speciale) o per la scuola (INPDAP) ma anche per l’AGO/INPS ?
Porta i contributi in INPS senza pagare nulla.  L’INPS pagava e  paga pensioni meno vantaggiose a questi istituti pensionistici “di settore”. Continua a leggere

Incentivo straordinario per la stabilizzazione di rapporti di lavoro

Dal sito INPS

I datori di lavoro che entro il 31 marzo 2013 stabilizzano rapporti di lavoro a termine, di collaborazione coordinata (anche in modalità progetto) e di associazione in partecipazione con apporto di lavoro, possono essere ammessi ad un incentivo pari a 12mila euro. Incentivi di importo minore possono essere riconosciuti a chi instaura, sempre entro il 31 marzo 2013, rapporti di lavoro a tempo determinato di durata minima di 12 mesi.
L’incentivo riguarda uomini con meno di 30 anni o donne di qualunque età, ed è autorizzato dall’Inps nei limiti delle risorse appositamente stanziate dall’apposito decreto del ministero del lavoro.
Le modalità di invio della domanda di ammissione all’incentivo sono illustrate nella circolare n° 122 del 17 ottobre 2012.
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Congedo retribuito per due anni per assistenza a persone con handicap grave

Si tratta di potersi assentare per assistere un proprio familiare con handicap GRAVE, in maniera retribuita e fino a due anni.

I congedi retribuiti per due anni per assistenza a persone con handicap grave
I congedi retribuiti biennali sono definiti inizialmente dalla Legge 388/2000. Da ultimo, tuttavia, il Decreto Legislativo del 18 luglio 2011, n. 119 ha profondamente rivisto la disciplina dei congedi retribuiti di ventiquattro mesi, in particolare per quanto riguarda gli aventi diritto e le modalità di accesso all’agevolazione.

Gli aventi diritto

Il Decreto Legislativo 119/2011, pur confermando i beneficiari potenziali (coniuge, genitori, figli, fratelli e sorelle) previsti dalla normativa e dalla giurisprudenza precedente, fissa condizioni diverse di priorità nell’accesso ai congedi.

L’ordine di priorità è: coniuge convivente , genitori, figli, fratelli e sorelle. Rimane ferma la condizione dell’assenza di ricovero con le eccezioni che vedremo in seguito.
In caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, ha diritto a fruire del congedo il padre o la madre anche adottivi (anche se non conviventi con il figlio). Da far rilevare che non viene previsto alcun limite di età di chi dovrebbe assistere il disabile.

I congedi non possono essere concessi ai figli nel caso in cui il genitore con handicap grave sia sposato e la moglie dello stesso sia presente non invalida.

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