Archivio tag: lavoratore

Permesso retribuito di tre giorni per documentata grave infermità del coniuge o parente stretto

Ai sensi dell’art. 4, c.1, della Legge n. 53/2000 i lavoratori ‹‹hanno diritto ad un permesso retribuito di tre giorni lavorativi all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge o di un parente entro il secondo grado o del convivente, purché la stabile convivenza (…) risulti da certificazione anagrafica››.

In alternativa, in caso di grave infermità, è possibile ‹‹concordare con il datoredi lavoro diverse modalità di espletamento dell’attività lavorativa››.

Il D.M. n. 278/2000 ha stabilito i criteri per la fruizione dei suddetti congedi ma non ha dato una definizione normativa di “grave infermità” e per questo motivo il Ministero del Lavoro, chiamato in causa, è intervenuto con risposta all’interpello n. 16/2008.

Tuttavia, a causa dell’inapplicabilità della soluzione interpretativa adottata nella suddetta risposta, lo stesso Ministero, con nota n. 25/I/0016754 del

25.11.2008, è tornato sulla questione riesaminando la problematica relativa sia alla definizione di “grave infermità”, sia alle modalità di fruizione dei permessi retribuiti.

Alla luce dei nuovi chiarimenti riepiloghiamo brevemente la materia dei “permessi per grave infermità”:

  • · Al lavoratore spettano tre giorni all’anno di permesso retribuito per grave e documentata infermità del coniuge, anche legalmente separato, o di un parente entro il secondo grado, anche non convivente, o di un soggetto componente la sua famiglia anagrafica

In mancanza di una precisa definizione nel testo di cosa si intenda per grave infermità il Ministero rinvia al D.M. n 278/2000 e quindi si possono considerare le seguenti patologie:

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Cassazione: le ferie non godute sono monetizzabili

Da http://www.lavoroediritti.com/2013/08/cassazione-le-ferie-non-godute-sono-monetizzabili/

La Corte di Cassazione, con sentenza nr. 18168 dello scorso 26 luglio, ha affermato che, in caso di mancata fruizione delle ferie, anche senza responsabilità del datore di lavoro, spetta comunque al lavoratore l’indennità sostitutiva.

La pronuncia è giunta in Cassazione a seguito del ricorso proposto dalla Regione Calabria contro la sentenza d’appello che, riteneva monetizzabili le ferie di cui il lavoratore non aveva goduto, anche se, una specifica disposizione pattizia (art. 18, comma 9, c.c.n.l. del 6/7/1995) prevedeva tale monetizzazione solo nell’ipotesi in cui le ferie spettanti non fossero state fruite per esigenze di servizio, situazione nella specie non sussistente.

Gli Ermellini, richiamano al riguardo, il principio giurisprudenziale secondo cui, “in relazione al carattere irrinunciabile del diritto alle ferie, garantito anche dall’art. 36 Cost. e dall’art. 7 della direttiva 2003/88/CE (v. la sentenza 20 gennaio 2009 nei procedimenti riuniti c-350/06 e c-520/06 della Corte di giustizia dell’Unione europea), ove in concreto le ferie non siano effettivamente fruite, anche senza responsabilità del datore di lavoro, spetta al lavoratore l’indennità sostitutiva che ha, per un verso, carattere risarcitorio, in quanto idonea a compensare il danno costituito dalla perdita di un bene (il riposo con recupero delle energie psicofisiche, la possibilità di meglio dedicarsi a relazioni familiari e sociali, l’opportunità di svolgere attività ricreative e simili) al cui soddisfacimento l’istituto delle ferie è destinato.
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Lo straining

…. non è una parolaccia, ma una specifica forma di malessere e disagio sul luogo di lavoro.

Spesso si parla di mobbing  per individuare ogni situazione di malessere e disagio sul luogo di lavoro, nell’ambito clinico ed anche – più recentemente – nel panorama giuridico (prevalentemente giurisprudenziale ma anche normativo) ma sempre più spesso vengono delineate con maggiore precisione delle varie situazioni di conflittualità lavorativa che danneggiano il lavoratore, ma anche l’organizzazione aziendale così come, in senso più ampio, la collettività.


Lo Straining, si differenzia dal Mobbing, per il modo in cui è perpetrata l’azione vessatoria., ovvero mentre il mobbing è una situazione lavorativa di conflittualità sistematica, persistente ed in costante progresso, in cui una o più persone vengono fatte oggetto di azioni ad alto contenuto persecutorio da parte di uno o più aggressori in posizione superiore, inferiore o di parità, con lo scopo di causare alla vittima danni di vario tipo e gravità, lo straining è “una situazione di stress forzato sul posto di lavoro, in cui la vittima subisce almeno una azione che ha come conseguenza un effetto negativo nell’ambiente lavorativo, azione che oltre ad essere stressante, è caratterizzata anche da una durata costante. La vittima è in persistente inferiorità rispetto alla persona che attua lo straining (strainer). Lo straining viene attuato appositamente contro una o più persone, ma sempre in maniera discriminante”. Continua a leggere

Riposi giornalieri (allattamento) e ROL

Allora, la compagna Pagliara ha fatto un’interpellanza e questa è la risposta
Prot. n.° 7718 del 07/02/2013 DIR/URP
Risposta al f. n° 6722 del 04/02/2013

Oggetto: richiesta informazioni – riposi per allattamento.

Gentile utente, in riscontro alla richiesta pervenuta via e-mail in data 4 febbraio 2013, si rappresenta che, gli artt. 1 e 9 della L.53/2000 prevedono misure dirette a garantire la piena tutela della donna lavoratrice e nel contempo, a salvaguardare il suo ruolo essenziale nella famiglia.
In particolare, in riferimento ai sopracitati artt. 1 e 9 della L.53/2000 ed al D.L. 151/2001 – TU della maternità, la lavoratrice in questione ha diritto alle ore giornaliere di allattamento, oltre alla possibilità di cumulare nella stessa giornata i suddetti “riposi” con altre forme di permesso (retribuito o ROL, ore di recupero, banca ore), chiedendo di essere assegnata a turni di lavoro compatibili con la propria qualifica e le comprovate esigenze familiari.
A fronte di tali richieste, il datore di lavoro è tenuto a valutare, con la massima attenzione, ogni soluzione utile ad agevolare la funzione dell’assolvimento genitoriale del dipendente, anche attraverso una diversa organizzazione del lavoro o una flessibilizzazione degli orari e quindi concordare, se possibile, con il lavoratore, un diverso orario di lavoro (interpello n.68/2009 del Ministero del Lavoro – DGAI; artt.3 e 37 della Costituzione). Tale valutazione andrà effettuata con riferimento al caso concreto, avendo riguardo della oggettiva e comprovata situazione di difficoltà familiare ed alle documentate esigenze di accudimento ed educative della prole.
Nello specifico,con la nota di interpello n.16/2011, la DGAI del Ministero del Lavoro evidenzia che, i permessi per riduzione orario lavoro (ROL) costituiscono un istituto di fonte contrattuale che consente al lavoratore di astenersi dall’espletamento della prestazione lavorativa, senza dover subire un decurtazione sulla misura della retribuzione. Tale riduzione determinata in relazione alle mansioni svolte dal lavoratore, si attua attraverso la concessione di permessi orari, la cui durata può anche coincidere con una o più giornate lavorative.
I permessi in questione, che possono essere fruiti sia individualmente che collettivamente, rappresentano una forma di riduzione dell’orario di lavoro annuale, stabilita su base giornaliera o settimanale, in relazione ai diversi settori di appartenenza.

All’uopo occorre precisare che, ogni volta che l’orario di lavoro giornaliero della lavoratrice risulta inferiore al minimo di 6 ore previste dalla legge sull’allattamento, come ad esempio quando capitano eventi particolari ed occasionali (uno sciopero, un permesso retribuito o non retribuito previsto dal CCNL, ecc.), bisogna tener conto dell’orario previsto dal contratto individuale della lavoratrice e non dell’orario di lavoro effettivamente prestato in azienda.
Pertanto, i riposi giornalieri per allattamento non possono subire spostamenti o soppressioni in relazione a particolari evenienze che potrebbero ridurre la durata dell’orario di lavoro, per cui conta l’orario contrattuale di lavoro, non quello prestato.
Al riguardo, anche la circolare INPS n.95 bis-punto 1. del 2006 chiarisce il rapporto tra i permessi orari giornalieri per allattamento e le ore di recupero della banca ore. Ai fini del diritto ai riposi giornalieri, nonché al relativo trattamento economico, va preso in considerazione l’orario di lavoro giornaliero contrattuale, e non quello effettivamente prestato nelle singole giornate.
Ne consegue che i riposi di cui all’oggetto, sono riconosciuti anche laddove la somma delle ore di recupero e delle ore di allattamento, esauriscano l’intero orario giornaliero di lavoro, comportando di fatto, la totale astensione dall’attività lavorativa. La suddetta circolare INPS al punto 2. fornisce ulteriori chiarimenti in merito alla possibilità di riconoscere i riposi giornalieri per allattamento, anche nel caso limite di una lavoratrice madre con contratto part-time orizzontale, che può effettuare solo un’ora di lavoro nell’arco della giornata. Per cui, la probabile coincidenza del riposo giornaliero, con l’unica ora di lavoro, pur comportando una totale astensione della lavoratrice dall’attività lavorativa, non preclude il riconoscimento del diritto al riposo per allattamento.
Al riguardo si ricorda che, i riposi assicurano alla lavoratrice la possibilità di provvedere all’assistenza diretta del bambino, e perciò la distribuzione dell’orario di lavoro deve essere concordata tra la lavoratrice stessa ed il datore di lavoro, tenendo conto anche delle esigenze di servizio. In caso contrario, ovvero, di mancato accordo, la distribuzione dei riposi sarà determinata dall’intervento del Direzione Territoriale del Lavoro, competente per territorio, a cui la lavoratrice potrà inoltrare la richiesta.
In definitiva, con la normativa di riferimento, si promuove l’essenzialità del valore sociale della maternità, garantendo contestualmente, la funzione familiare e lavorativa della donna, nel tentativo di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro della lavoratrice madre, assicurando anche, forme di flessibilità dell’orario e dell’organizzazione del lavoro.

Per ulteriori delucidazioni e/o chiarimenti in merito alla richiesta di distribuzione dei riposi, in caso di mancato accordo con il datore di lavoro (L.1204/71 art.10 e D.P.R. 1026/76), è possibile contattare: la responsabile dell’Unità Operativa Provvedimenti Amministrativi – dr.ssa Amina Laganara – tel. 081.5508497 – e-mail: alaganara@lavoro.gov.it

Distinti saluti
F.to Il Referente URP
(Dr.ssa Credendino Rosa)

Wind: incontro su ferie/ROL del 29-5-2013

Nel riportare la nota a firma delle RSU Wind Campania-Basilicata, un mio personale commento.
Le ferie, i ROL, i riposi ed i permessi vari vanno goduti. Esistono, vero, alcune limitazioni legate alle esigenze produttive, ma resta il concetto fondamentale che i lavoratori se li debbano godere con l’azienda che deve favorire in ogni modo tale godimento.
Sebbene non si possa sempre accontentarsi del male minore, è pur vero che ogni azione sindacale, politica deve commisurarsi con la realtà senza mai distogliere lo sguardo dal futuro, dalla visione di come la società dovrebbe evolvere, dovrebbe dirigersi.
Ci sono lavoratori non più tali, soprusi, violazione di leggi e norme e dover ribadire ai lavoratori di usufruire delle ferie e dei ROL (riposarsi, stare a casa senza alcuna decurtazione economica) mi sembra un ossimoro.
Ne scrivo al plurale, perchè l’accordo stilato in Wind al 10-10-2012, un accordo sofferto, controverso, che ci è costato soldi ed anche qualche diritto acquisito in cambio di mancata esternalizzazione dei lavoratori della rete (ma anche degli altri, una volta che si avviava lo spezzatino) si sta rivelando un ottimo accordo alla luce (mi spiace dirlo) di quelli sottoscritti in altre grandi aziende TLC italiane.
E ridurre il numero di ferie e ROL che pesano sul bilancio era uno degli obiettivi che ci si poneva.
L’azienda ha dichiarato che l’accordo è stata una scommessa sul futuro, da parte dell’azienda e del sindacato, un patto per lo sviluppo. Non c’è dunque carenza di lavoro, ma bisogna gestire una difficoltà.
La spettanza annua media è di 20,7 ferie a cui si aggiunge 1,5 di residuo medio
La spettanza annua media è sui 13,5 a cui si aggiungono 11,5 di residuo medio.
A cui poi si aggiungono le monetizzazioni.
Quasi 1700 persone avevano residui rol 2010 e 2011. Ad oggi al massimo che hanno 0,5 di rol è pari a 190 persone.
La programmazione delle ferie, 3 settimane nel periodo giugno-ottobre, ha funzionato, c’è una buona fruizione di ferie.
Per il 2013, si prevede che il 20% chiuderebbe con residuo tra i 5-10 giorni e più del 70-75% che chiuderebbero l’anno con più di 10 giorni. Il 40% del 70% chiuderebbe con più di 13 giorni di ROL.
La concentrazione più alta è in Technology
(ed aggiungo personalmente, che è normale visto che l’alto numero di ROL vecchi era in questo settore e che insieme ai riposi compensativi, agli interventi tecnici da fare e la formazione, complica l’utilizzare i ROL)

Comunque il confronto è proseguito in un clima sereno anche perchè l’azienda ha evitato di adottare soluzioni unilaterali, ribadendo la volontà di un confronto.

******* LA NOTA DELLE RSU WIND CAMPANE *******
L’azienda ha illustrato l’andamento dell’accordo di ottobre con riferimento allo Continua a leggere

riposo settimanale connesso al risarcimento del danno del lavoratore

Leggo da Sentenze cassazione

La Cassazione affronta il tema del riposo settimanale connesso al risarcimento del danno del lavoratore
Corte di Cassazione Sentenza n. 6727 del 18 marzo 2013

In materia di lavoro la Suprema Corte ha ricordato che il riposo settimanale per il lavoratore è un diritto costituzionalmente garantito e, pertanto, dopo sei giorni trascorsi a lavoro, la pausa è necessaria per recuperare le energie psicofisiche (art. 2109, comma 1, c.c., dall’art. 36, comma 3, della Costituzione).

La sentenza n. 6727 del 18 Marzo 2013 ha stabilito che la mancata concessione del riposo settimanale è illegittima anche se è stata inserita all’interno del contratto di lavoro poichè, secondo quanto dettato dagli artt. 1418 e 1346 c.c.(oltre che dalla costituzione), dette clausole sarebbero comunque nulle per illiceità dell’oggetto.

Gli ermellini hanno affermato che il fatto di perdere il giorno di riposo nell’arco superiore ai sette giorni deve inquadrarsi nell’ambito risarcitorio e non retributivo poichè tale pausa è mira non già a compensare la prestazione lavorativa eccedente, ma ad indennizzare il lavoratore per a perdita del riposo e la conseguente usura psico-fisica ma occorre provare il concreto pregiudizio subito.

Nel caso di specie, il lavoratore ha chiamato in giudizio ilproprio datore di lavoro per vedersi riconosciuto il diritto al risarcimento per l’insufficiente riposo settimanale per l’arco di tempo aprile 1981 – gennaio 1995 oltre al danno da usura psico-fisica da calcolarsi nella misura di 1/26 della retribuzione mensile per ogni giornata di riposo non goduta, ovvero in altro importo ritenuto equo.

Il tribunale che ha trattato il caso in primo grado ha negato questo riconoscimento ma  in appello la sentenza è stata parzialmente riformata e l’azienda è stata condannata al pagamento in favore del dipendente della somma liquidata in via equitativa pari ad €.387,34.
Infine, la Cassazione, dopo aver fatto le succitate considerazioni, ha concluso comunque per il rigetto del ricorso del lavoratore.

Almaviva Contact Comunicato Unitario incontro 2 maggio 2013

Almaviva Contact Comunicato Unitario incontro 2 maggio 2013

Il 2 maggio u.s. si è svolto il secondo incontro fra la società Almaviva Contact e le Segreterie Nazionali, Territoriali ed il coordinamento Nazionale delle RSU aziendali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL e UGL Telecomunicazioni sulla situazione aziendale.

In apertura di incontro è stato stigmatizzato con forza da parte delle OO.SS. la decisione unilaterale dell’azienda di non pagare con la busta paga di aprile l’una tantum contrattuale. A riguardo l’azienda ha affermato che con la busta paga di maggio metterà in pagamento la somma dovuta a seguito del rinnovo del CCNL.
L’Amministratore Delegato di Almaviva Contact ha poi esposto il piano aziendale finalizzato al recupero degli esuberi, alla messa in sicurezza del conto economico e segmento “inbound”. Per quanto riguarda il calo dei volumi ed il conseguente esubero di personale l’azienda ha presentato un piano che, attraverso l’adozione dei Contratti di Solidarietà (CDS), miri a distribuire risorse dalle commesse “scariche” a quelle con maggiori volumi senza che nessun centro operativo perda le commesse ad oggi assegnate.

Un’operazione questa che, sempre secondo il piano aziendale, porterà con gradualità ad una quasi omogenea distribuzione dei CDS attraverso un processo di formazione diffuso ed un’azione di adeguamento tecnologico e dei processi commerciali.

In particolare le fasi presentate dall’azienda sono:
Fase “1” da maggio ad ottobre 2013: le commesse Sogei e Fastweb sono in calo ma ancora operative; si procede al reingresso e formazione del personale attualmente in Cassa Integrazione Straordinaria su Roma;
Riequilibrio fra le sedi siciliane e quella di Napoli. In questa fase le percentuali di CDS arriveranno ad una percentuale così ripartita: Roma 50%; Napoli 40%; Catania e Palermo al 25%; Rende e Milano non farebbero solidarietà.
Fase “2” da novembre 2013 ad aprile 2014: le commesse Sogei e Fastweb verrebbero chiuse; le sedi di Milano e Rende inizierebbero ad adottare i CDS; a Palermo si risolve la questione delle sedi con la definitiva assegnazione da parte della regione di un nuovo centro; la sede di Roma e Napoli verrebbero considerate dall’azienda come i centri con assegnazione prioritaria di nuove commesse.
In questo semestre l’azienda ritiene che le percentuali di solidarietà arriverebbero, sempre nella fase finale della “fase” alle seguenti: Roma 45%; Napoli 35%; Catania e Palermo 25%; Milano e Rende 20%.

Fase “3” da maggio 2014 ad aprile 2015: in questo periodo terminerebbe il processo di riequilibrio dei volumi fra sedi e commesse per arrivare ad aprile 2015 con una stabilizzazione che, nei disegni aziendali, dovrebbe vedere le sedi di Roma e Napoli al 30% e tutte le altre al 25%.
Questo il piano di gestione delle eccedenze.
Gli altri elementi considerati indispensabili dal management aziendali per il rilancio riguardano le seguenti aree di intervento:

Flessibilità: estensione al 60% dei ROL dell’anno in corso da poter essere utilizzati a copertura di improvvisi cali di volume (il nuovo CCNL TLC ha fissato questa percentuale al 30%);
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Allungamento protezione licenziamento

IL MINISTERO DEL LAVORO, CON L’INTERPELLO 6/2013, afferma che il divieto di licenziamento ed il diritto all’indennità di disoccupazione per la lavoratrice madre sussistono fino ad un anno di età del figlio. L’articolo 54, comma 1, del Testo Unico per la tutela della maternità e paternità, Dlgs 151/2001, recita testualmente “ le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro…(….) nonché  fino al compimento di un anno di età’ del bambino.”  

La legge di riforma del mercato del lavoro, L.92/2012, all’art.4, comma 16, è intervenuta  sull’art.55, comma 4, del Testo unico, allungando fino a tre anni il periodo “protetto”.

La norma dell’art.55 comma 4 prevede che la richiesta di dimissioni presentata dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante il primo anno di vita del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento, deve essere convalidata dal Servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio, e, alla suddetta convalida è condizionata la risoluzione del rapporto di lavoro.

Di fatto, adesso, attraverso un colloquio diretto con la lavoratrice/il lavoratore dimissionaria/o i Funzionari delle Direzioni territoriali del lavoro verificano la genuinità della volontà degli stessi e l’assenza di condizionamenti da parte del datore di lavoro.

Infatti, non è più’ entro il primo anno di vita del bambino , o entro il primo anno dall’ingresso dell’adottato in famiglia, ma durante i tre anni di vita del bambino, o tre anni dall’ingresso in famiglia che le dimissioni, o la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, devono essere convalidate dal Servizio ispettivo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali competente per territorio.

In altre parole le dimissioni della lavoratrice sono state estese fino al terzo anno del bambino, rimanendo invariato il periodo di divieto di licenziamento fino ad un anno del bambino.

 

Lavoro, questo sconosciuto

La CGIL ha presentato un Piano per il Lavoro 2013 (https://docs.google.com/file/d/0By9ulGgASb63bGFWZnp6emxMMmc/edit?usp=sharing) , una serie di proposte concrete, a breve ma anche a lungo raggio.

Questo 2012 appena finito evidenzia che se si sommano i lavoratori che nel 2012 si trovavano nella cosiddetta ‘area del disagio’, cioè precari o part time involontari, a quelli della cosiddetta  ‘area della sofferenza occupazionale’, vale a dire disoccupati, scoraggiati immediatamente disponibili a lavorare e persone in Cassa integrazione, si può stimare la stratosferica cifra di circa 9 milioni di persone in drammatica difficoltà con il lavoro

Qui un documento più esaustivo e completo.

Ma se aggiungiamo gli effetti nefasti che sta producendo la Riforma Fornero ed in particolare la riforma dell’art.18 che consente di ricattare con più forza il lavoratore laddove, per motivi economici, seppure avesse ragione, non è più obbligatorio il rientro su posto di lavoro … si lede la dignità delle persone, come sta avvenendo ai 19 operai FIAT, pagati da questa ma che non si devono presentare a lavoro …. un’umiliazione.

Che l’Italia abbia bisogno di riforme è assolutamente vero, ma riformare non significa regredire, significa cambiare ma qui nei cambiamenti ci rimettono sempre e solo i dipendenti e le piccole imprese, quelle a carattere familiare.

Oltre ai colleghi Vodafone di cui abbiamo parlato recentemente anche in Engineering , due lavoratori, assunti a tempo indeterminato, a Napoli sono stati licenziati

Engineering per disfarsi facilmente di lavoratori assunti a tempo indeterminato, li licenzia alla fine di un dato progetto liquidandoli con la frase standard secondo cui: ‘non sono peraltro disponibili in azienda differenti posizioni lavorative in cui poter utilmente impiegare il lavoratore/lavoratrice’.

La politica è assente, qualche sindacato è assente, l’individualismo è imperante, ma tu cittadino, lavoratore, disoccupato, precario che vuoi fare ? Continuare ad assistere ?

Gli iscritti CGIL 2012

Essere iscritti al sindacato significa appartenere ad una comunità.
Significa lottare insieme per un mondo del lavoro che veda al centro il lavoratore ed il lavoro.
Iscriversi al sindacato significare lottare tutti insieme, collegialmente per avere più forza e rappresentatività, per migliorare la condizione di lavoro di tutti. Solo l’azione collettiva, infatti, può porre un argine all’individualismo imperante, oggi più che mai
Anche la SLC-CGIL in Campania e a Napoli è in forte crescita e proverò al più presto a darvi comunicazione dei dati statistici.

Da www.cgil.it riporto sinteticamente

Gli iscritti alla Cgil nel 2012 hanno raggiunto quota 5,7 milioni, con un aumento dello 0,49% sul 2011. La Filcams (commercio) è il primo sindacato di categoria con 432.193 tessere (+8,1%), seguito dalla Funzione pubblica (411.499) e dai metalmeccanici (356.976). Gli attivi risultano 2.716.519 (+1,08%), i pensionati sono 2.996.123, sostanzialmente stabili (-0,04%). Queste le cifre diffuse oggi (22 febbraio) dalla confederazione di Corso Italia, che parla di risultati importanti se collocati in una fase storica caratterizzata da una forte crisi economica con una drammatica riduzione del lavoro.

Cambia la composizione degli iscritti: diminuisce il lavoro strutturato e tradizionale e crescono le altre forme di impiego. In media, spiega il segretario confederale Vincenzo Scudiere, il versamento degli iscritti – che rappresenta l’1% della retribuzione – è diminuito di circa 10 euro. Sono aumentati i tesserati del commercio (+8,1%) e dei trasporti (+1,04%), ma anche quelli al Nidil (gli atipici) con un +16,29% e i disoccupati (+13,78%). La Fiom cala dello 0,49%, mentre la Funzione pubblica rimane stabile a 411.499 tessere. Tra le regioni andate meglio in testa c’è l’Alto Adige. Spicca anche l’Emilia-Romagna, con quasi 11mila iscritti in più, mentre all’ulitmo posto nella classifica delle variazione su base annuale troviamo la Calabria, dove si sono perse oltre 4mila tessere.

“Siamo di fronte a un cambiamento: il lavoro strutturato diminuisce e lascia il posto a tante forme di lavoro povero e precario“. Così commenta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, sottolineando che “è elemento di grande orgoglio per la Cgil che, nella trasformazione, si trovi a rappresentare la parte più debole ed in difficoltà del mondo del lavoro”. La crescita degli iscritti nei trasporti, nella sanità privata, nel terziario e tra i lavoratori precari è il “segno che, al di là di tanta propaganda che viene fatta, riusciamo a dare risposte concrete al lavoro”.

Iscritti 2012 suddivisi per settori   Iscritti 2012 suddivisi per regioni