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TELEMACO – In caso di licenziamento

Telemaco è il fondo pensione complementare delle Telecomunicazioni.
Nel caso in cui si interrompa, per scelta o subendo, il rapporto lavorativo, ecco le due situazioni che si verrebbero a creare, ovvero riscossione della propria posizione o anticipo della prestazione cioè dell’importo pensionistico.

Il riscatto della posizione maturata
In presenza di situazioni di particolare delicatezza e rilevanza attinenti alla tua vita lavorativa, puoi inoltre riscattare, in tutto o in parte, la posizione maturata, indipendentemente dagli anni che ancora mancano al raggiungimento della pensione. In tal caso devi inviare apposita domanda a TELEMACO mediante raccomandata A.R.

Entro sei mesi dal ricevimento della domanda, TELEMACO provvede alla liquidazione della posizione individuale.
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Allungamento protezione licenziamento

IL MINISTERO DEL LAVORO, CON L’INTERPELLO 6/2013, afferma che il divieto di licenziamento ed il diritto all’indennità di disoccupazione per la lavoratrice madre sussistono fino ad un anno di età del figlio. L’articolo 54, comma 1, del Testo Unico per la tutela della maternità e paternità, Dlgs 151/2001, recita testualmente “ le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro…(….) nonché  fino al compimento di un anno di età’ del bambino.”  

La legge di riforma del mercato del lavoro, L.92/2012, all’art.4, comma 16, è intervenuta  sull’art.55, comma 4, del Testo unico, allungando fino a tre anni il periodo “protetto”.

La norma dell’art.55 comma 4 prevede che la richiesta di dimissioni presentata dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante il primo anno di vita del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento, deve essere convalidata dal Servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio, e, alla suddetta convalida è condizionata la risoluzione del rapporto di lavoro.

Di fatto, adesso, attraverso un colloquio diretto con la lavoratrice/il lavoratore dimissionaria/o i Funzionari delle Direzioni territoriali del lavoro verificano la genuinità della volontà degli stessi e l’assenza di condizionamenti da parte del datore di lavoro.

Infatti, non è più’ entro il primo anno di vita del bambino , o entro il primo anno dall’ingresso dell’adottato in famiglia, ma durante i tre anni di vita del bambino, o tre anni dall’ingresso in famiglia che le dimissioni, o la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, devono essere convalidate dal Servizio ispettivo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali competente per territorio.

In altre parole le dimissioni della lavoratrice sono state estese fino al terzo anno del bambino, rimanendo invariato il periodo di divieto di licenziamento fino ad un anno del bambino.

 

Cosa sta avvenendo in Vodafone

Le vicissitudini di Vodafone riguardano anche noi, come lavoratori, come lavoratori TLC ed in particolare come lavoratori Wind e Telecom.

Non solo dunque la conoscenza diretta delle persone impattate, ma anche la necessità di capire se in questo marasma che sta avvenendo in tutta la società italiana ed in particolare nelle TLC, sia affrontabile col metodo brutale e diciamo pure classico (esternalizzo, licenzio, esuberi, mobilità, ecc) oppure in concerto con i sindacati, quindi trovando soluzioni che contemperino riduzioni di costi, aumento degli investimenti in cambio di stabilità dell’occupazione.


L’azienda registra una scarsa sindacalizzazione, a differenza con quella Wind (dove in  Campania la sindacalizzazione è superiore ai 2/3 della popolazione)

Ma cosa sta succedendo ?

  • Vodafone ha già esternalizzato Call Center (950 in Comdata) e tecnici Rete (335 in ENSI/Ericcson)
  • Vodafone è quella che ha licenziato usando la Legge Fornero sull’art.18, è quella che si è opposta ai 33 reintegrati da Condata dopo aver perso la causa e per ripicca ne ha cacciati altrettanti.

Il giorno 6 marzo 2013 l’azienda ha annunciato di aver predisposto un piano di riorganizzazione, ovvero:

  •  Riduzione dell’organico di 700 unità;
  •  Taglio del costo del lavoro complessivo pari a 80 milioni di euro.

L’azienda ha avviato la procedura di licenziamento collettivo con la legge 223/91 per 700 lavoratori in tutta Italia su un totale di circa 7000 dipendenti

Clicca qui per l’elenco degli esuberi in base alle sedi ed al gruppo di lavoro.
Sul territorio della  Campania il taglio previsto dall’azienda colpirebbe 84 lavoratori su un totale di circa 750. Di questi 84 ben 78 dipendenti lavorano sulla sede di Pozzuoli presso l’ex comprensorio Olivetti

Non è accettabile che una società come Vodafone che non verte in uno stato di crisi, che non ha i conti i rosso e non presenta buchi di bilancio, possa pensare di fronteggiare un abbassamento dei ricavi con misure così drastiche.
Qui significa scaricare sui lavoratori i minori guadagni per l’azienda, continuano a trattarci come pezze, come numeri ma come lavoratori, come classe dei lavoratori, non dobbiamo permetterlo

Non è accettabile che da un lato l’azienda pensi di intervenire nella riduzione del perimetro occupazionale e allo stesso tempo continui a delocalizzare all’estero molte delle sue attività principali, dal servizio clienti alla gestione della rete.

Radio mercato parla anche di acquisizioni, dopo aver assorbito TeleTu … certo che queste informazioni lasciano basiti.
A questa vicenda, poi, si aggiunge quella di Almaviva Catania che lavora per la Vodafone , con a rischio 650 lavoratori

Esprimere solidarietà è importante, ma ancora più importante è attivarci con i colleghi Vodafone per creare un fronte comune, che superi le divisioni aziendali, perché qui è in ballo il futuro di noi lavoratori, dei nostri diritti, del nostro futuro.

Dov’è la politica ? O meglio dov’è la politica che gestisce l’economia, che tuteli chi lavora ?

Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.

(Che Guevara (Ernesto Che Guevara de la Serna)

(ringraziando Max Iannone e Maurizio Barretta per le informazioni)

Licenziamenti Vodafone e "ricatto" Autogrill

Che le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori stiano peggiorando o comunque, nel migliore dei casi, sotto attacco (tendendo al peggioramento) è oramai visibilissimo e purtroppo riscontrabile tra i nostri familiari, i nostri amici.
Ci sono imprenditori e manager che ricercano il confronto e soluzioni più adeguate con le parti sociali, ma in tanti aiutati da scelte politiche scellerate invece di investire in tecnologia, migliorie industriali, maggiori servizi, pensano di risparmiare semplicemente abbassando i nostri salari e le nostre tutele.


La colpa è della politica che ha ceduto lo scettro della gestione degli interessi pubblici ai privati, ai singoli, all’economia; la colpa è anche di un certo sindacato che si è legato ai partiti in maniera quasi indissolubile, che interloquisce solo con le aziende, dimenticando i lavoratori; la colpa è anche dei lavoratori/cittadini sempre più individualisti, meno interessati alle sorti della collettività (lavorativa o sociale).
Il tema del lavoro, della creazione di posti di lavoro deve ritornare al centro dei nostri dialoghi, dei nostri voleri.

I colleghi Vodafone, che hanno già subito esternalizzazioni sia al Customer che in Rete (e si vocifera di altre “cessioni”) protesteranno domani 4 febbraio 2013 per i licenziamenti  effettuati ricorrendo alla legge Fornero che ha riformato l’art.18 (licenziamento per giusta causa).
Non entro nel merito se i colleghi impattati meritino o meno il licenziamento. Farei il gioco del padrone. Tutti, lavoratori e datori, sottostiamo alle leggi ed al CCNL che prevede regole e sanzioni anche pesanti.

Resta il problema che un’azienda certamente ricca, in un settore TLC che ha meno ricavi rispetto a prima ma ancora vivo, licenzia 3 persone (2 a Pozzuoli) per motivi economici e noi non possiamo essere indifferenti a tutto questo. Ora con questi 3 licenziamenti, la situazione economica di Vodafone migliorerà ? ahahahahahah

Perché se la politica, i partiti, gli interessi di imprenditori senza scrupoli, hanno generato il mostro “Fornero” con l’assenza di un diffuso movimento di protesta dei lavoratori/cittadini, perché se il sindacato e le aziende non hanno saputo trovare soluzioni adeguate, il peso di questa riforma dell’art.18 andrà tutto sulle nostre spalle. Saremo eternamente ricattati, che siamo bravi o cattivi lavoratori.
Basterà un calo produttivo, qualche conto in rosso (il falso in bilancio in Italia è stato depenalizzato) e siamo tutti ricattabili. Ne basta licenziare due, per tenere sotto scacco 1000 lavoratori.

Ed in quanto a ricatti, ecco la società Autogrill, del gruppo Benetton.
In pratica l’azienda ritenta a licenziare personale, non certo a migliorare i propri servizi. Ora ci riprova, proponendo al singolo lavoratore: o te ne vai oppure ti dimezzo orario di lavoro (50%) e ti devi trasferire a lavorare entro 50km da dov’eri. E per 140 persone (su 9500) inizia il delirio, il ricatto, interrogarsi se subire una decurtazione netta di stipendio (non di soldi accessori) oltre a maggiori spese da sostenere …. Ma per molti, questo lavoro  è l’unico sostentamento.
Vero che la crisi ha ridotti molto i ricavi aziendali stante il minor traffico auto veicolare, ma perché la crisi dobbiamo pagarla sempre e solo noi ?
(il link  all’articolo su “L’Espresso”))

La CGIL ha proposto un piano per il lavoro, per creare lavoro investendo ma necessitiamo di una classe politica nuova, che comprenda che gli investimenti economici sono necessari e soprattutto utili alla collettività sia in termini di migliori e maggiori servizi ma anche per creare posti di lavoro, ma abbiamo bisogno di un interlocutore serio cioè di una politica seria, lungimirante e soprattutto credibile.

Ecco il volto del padrone Vodafone

Non solo il mancato rinnovo del CCNL TLC di tutte le aziende del settore, non ultimo la legge Fornero che ha dato maggiori possibilità alle aziende per licenziare (con colpevole approvazione anche da parte di partiti che dicono di difendere i lavoratori), ma la Vodafone prosegue nel suo pessimo obiettivo di utilizzare i lavoratori come merce o come stracci.
Dopo l’estate, Vodafone annunciò di voler licenziare tre lavoratori (di cui due in Campania) per “motivi economici”.
Ci furono diverse proteste nonostante la scarsa sindacalizzazione in azienda ed anche un comunicato da parte SLC-CGIL Campania e UILCOM-UIL Campania dove si affermava di aver raggiunto un’intesa con l’azienda Vodafone sul non procedere con i licenziamenti in Campania.

Purtroppo nulla è valso e proprio in questi giorni l’azienda Vodafone persiste nel voler  licenziare “per motivi economici” utilizzando la legge Fornero i tre lavoratori, di cui due in Campania.

Prendermela con il Governo, i partiti ed anche i sindacati che non hanno impedito l’approvazione della legge è fin troppo facile ma ora dobbiamo porre un argine all’applicazione di questa legge che non solo crea problemi ai lavoratori in un momento di profonda crisi economica e sociale, ma anche legislativi con molti giudici che hanno difficoltà nell’interpretare la riforma nel suo complesso.

Tocca a noi lavoratori e cittadini difenderci, facendo capire ai sindacati che devono lottare per tutelare appieno i lavoratori, chiedendo obbligatoriamente ai nostri parlamentari, in previsione delle elezioni di febbraio 2013, di modificare questa legge. Non ci tutelano ? Non li votiamo (ma ricordiamoci che votare è fondamentale, è vitale per la nostra democrazia sebbene il concetto di democrazia è sempre più un vago ricordo nel nostro Paese)

In pratica, nonostante gli stipendi da nababbo per molti manager (l’A.D. Colao guadagna 17 milioni di euro l’anno ”qui il link dell’intervista “) ed i risultati economici in contrazione ma comunque positivi, l’azienda licenzia in maniera meschina, rendendo definitivo il licenziamenti in 27 giorni.

Cosa prevede la legge Fornero sui licenziamenti per motivi economici
Un dipendente licenziato dall’azienda senza un valido motivo, prima della riforma, aveva sempre diritto a tornare al proprio posto. Ora l’obbligo di reintegro esiste soltanto se il licenziamento è avvenuto per gravi discriminazioni razziali, sessuali, politiche o sindacali. Se invece la ragione è di tipo economico, il lavoratore ha diritto a percepire soltanto un risarcimento in denaro, tra 12 e 24 mensilità di stipendio.
In queste situazione (licenziamento per motivo economico), il lavoratore non ha mai diritto a essere reintegrato nell’organico, se non in un caso: quando il motivo dello stesso licenziamento è insussistente o manifestamente infondato.
La riforma Fornero prevede che un giudice disponga il reintegro del dipendente ogni qualvolta il motivo disciplinare del licenziamento è inesistente, manifestamente infondato oppure rientra tra le lievi insubordinazioni nei confronti dei superiori, punibili con una semplice sanzione, se previsto dai contratti collettivi di lavoro.

Dopo la Legge Fornero i licenziamenti individuali per “motivi economici” hanno subito un’impennata, nella diffusa convinzione che una qualunque motivazione basata su fatti “non manifestamente insussistenti” consenta ai datori di lavoro di liberarsi di lavoratori sgraditi, correndo il rischio, al massimo, di dover pagare un indennizzo fissato nei suoi limiti massimi, appunto, in 24 mensilità.
Se il dipendente è stato mandato via dall’azienda per motivi disciplinari la decisione spetta al giudice, che può scegliere se imporre il reintegro o la semplice liquidazione di un risarcimento a carico dell’impresa.

In caso di malattia (visita controllo, reperibilità, licenziamento)

in caso di malattia, ricordiamoci di far valere i nostri diritti stando anche attenti a non commettere “disattenzioni”.

Capita spesso che i medici che effettuano la visita di controllo, giungano al di fuori dell’orario che per il settore privato e per il nostro CCNL  resta sempre la fascia 10-12 e 17-19.
Se avete la necessità impellente di un controllo  medico, di un’ulteriore visita insomma vi dovete allontanare dal domicilio per motivi strettamente ed unicamente legati alla patologia, vi ricordo che è opportuno avvisare in azienda e soprattutto è necessario che abbiate una giustificazione per iscritto da parte del medico o della struttura ospedaliera presso la quale vi siete fatti controllare.
Avvisate in azienda se ovviamente sussistono le condizioni fisiche e psicologiche per poterlo fare.

I controlli possono essere effettuati tutti i giorni, compresi i festivi e le domeniche.

Una volta ricevuta la visita, non si è più tenuti a rispettare le fasce di reperibilità e si è passibili anche di licenziamento in caso di inadempienze.

 Approfondimento

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Non tutti sono uguali

Non sempre è utile accomunare tutti sullo stesso piano, perchè le differenze esistono, basta guardarle.

La CISL per bocca del suo Segretario Bonanni ha dato il suo assenso al cosiddetto piano produttività e la UIL di Angeletti ci farà sapere domani lunedì. La UGL ha già firmato.

Fin qui tutto ok, normale dialettica e visione diversa degli interessi dei lavoratori, ma ascoltando la TV e radio, apprendo che Montezemolo farà la sua lista per le prossime elezioni politiche. In democrazia tutti possono farlo, ci mancherebbe anche se vorrei capire se difenderà i lavoratori o i finanzieri, se farà leggi e proposte per noi o per l’impresa.
Apprendo che appoggerà il Premier Monti anche alle elezioni del 2013 quindi anche la legge Fornero sul licenziamento, sull’art.18, sulle pensioni (ci andremo in pensione??)  e che anche Bonanni sosterrà questo progetto di Montezemolo e quindi Monti. Oh cavolo, sarà un omonimo, un cugino, un fratello, non può essere lui, il Segretario della CISL.
Vuoi vedere che Bonanni della CISL ha votato questo piano produttività solo perché lo ha fatto Monti e non nell’interesse dei lavoratori ? Magari deve farsi il suo bel spazio in questo nuovo progetto politico.

—– E’ lecito e democratico che un accordo si firmi senza il sindacato più grande numericamente ? Che magari ha il più alto numero di RSU quindi eletti votati dai lavoratori ? —
(perché UIL e CISL non vogliono far conteggiare, certificare gli iscritti sindacali in maniera ufficiale ?) **
E la mia mente va indietro, a quando la CISL e la UIL sempre capeggiate da Bonanni e da Angeletti hanno appoggiato per ben due volte il Governo Berlusconi, fidandosi di lui, facendo accordi per creare i fantomatici milioni di posti di lavoro, di fare riforme, dare incentivi dei quali nulla si è visto anzi lo sfascio italiano si è amplificato.

Sempre CISL e UIL sono i firmatari dell’accordo separato in FIAT che ha peggiorato le condizioni di lavoro di quei lavoratori e non ha prodotto un posto di lavoro in più, continuano con la cassa integrazione e non ha fatto, la FIAT, nemmeno un investimento. Creando, tra l’altro, pericolosissimi precedenti normativi che tutte le altre aziende vorrebbero perseguire, scaricando sui lavoratori la crisi e soprattutto aver estromesso il sindacato più rappresentativo dalla fabbrica.
In Wind, la SLC-CGIL (sia Italia che Campania) ha la maggioranza assoluta (oltre il 50%) delle RSU e forse anche degli iscritti (di sicuro la maggioranza relativa); potremmo firmare o meno gli accordi da soli, ad esempio ma finora non è stato così.

Io non dico “a bando” CISL e UIL, ne accomuno le RSU (almeno non tutte) a quanto fatto dai loro Segretari, però non dite che siamo tutti uguali, non vi arrabbiate quando alcuni sindacati si lamentano che non possono fare nulla se ci sono sindacati che appoggiano leggi e politici che poco o nulla hanno in condivisione con gli interessi di chi lavora.

Votare o tesserarsi CISL significa anche appoggiare le scelte di Bonanni che automaticamente ed inevitabilmente sono contrari ai nostri interessi da lavoratori; vedremo se UIL finalmente saprà respingere questo modo di fare che finora ha invece appoggiato.


Continuo a pensare ed a lottare per un sindacato INDIPENDENTE dai partiti ma non dalla politica (che è cosa diversa dei partiti) perchè deve tutelare e difendere anche gli interessi dei lavoratori e quindi il connubio sindacato-politica è benvenuto (non quello sindacato-partiti).

** In nessun paese europeo accade infatti che non si sappia bene quale sia l’efficacia giuridica di un contratto collettivo non sottoscritto da tutti i sindacati rappresentativi, che sia incerta la natura e la composizione delle rappresentanze sindacali aziendali, che appaia possibile espellere dalla rappresentanza in azienda il sindacato che dissente dal contenuto di un accordo e, pur essendo rappresentativo, non lo sigla (Luigi Mariucci).

Esternalizzazione Wind – Relazione assemblea

La mia relazione sulla situazione relativa all’esternalizzazione dei 1600 lavoratori Network di Wind, dopo l’incontro al Mi.s.e.del 24-9-2012

Per inciso, quest’assemblea, ha l’importante compito di dare il mandato a noi RSU di poter iniziare a trattare con l’azienda e dunque non è assolutamente questa l’assemblea dove si decide se accettare o meno quanto proposto dall’azienda.

Penso e ripenso a il tutto sia iniziato quasi un anno e mezzo fa.
Vi ricordate gli scioperi ? Vi ricordate i soldi persi durante la procedura di raffreddamento ? Vi ricordate le tensioni, le preoccupazioni perché pensavamo di essere un’azienda spezzatino ?

Come in quei mesi, non vi chiedo solidarietà per i 1600 che dovrebbero essere cacciati, ma di badare al vostro interesse, di pensare che se va via la Rete, allora il processo di smembramento di Wind è iniziato e nessuno potrà più fermarlo.

Le trattative sindacali di questi ultimi anni oramai sono solo cassa integrazione, mobilità, esternalizzazioni, esodi ed esuberi. Oggi abbiamo la possibilità di poter invertire la ruota, di essere artefici e protagonisti del nostro futuro, non solo col nostro lavoro quotidiano, ma anche nel dettare un nuovo modello, dove i lavoratori decidono di investire nel proprio lavoro, di dare credito alla propria azienda.
Grazie all’abnegazione di noi tutti, lavoratrici e lavoratori, unitamente al cambio del management aziendale, siamo riusciti ad ottenere l’importante dichiarazione di ritiro dell’esternalizzazione previo accordo tra azienda e sindacato.

——- SIGNIFICATO CONCRETO DELL’ESTERNALIZZAZIONE —-
Non voglio elencare alcuni difficili realtà che riguardano il nostro settore, ma probabilmente dobbiamo ben capire cosa significare essere esternalizzato, ovvero espulso dalla propria azienda come un reietto, spesso senza specifiche colpe, senza poter dire la propria, elemosinando il mantenimento di condizioni di miglior favore nel passaggio tra le aziende, come se fossimo dei pacchi e spesso nemmeno gli accordi sono rispettati (vedi i lavoratori della rete ex-Vodafone esternalizzati quasi un anno fa con la proposta di ENSI-Ericcson all’incentivo all’esodo, alla minaccia della cassa integrazione).

La stessa Ericcson (ENSI) che Il 18 luglio 2012 sfruttando la legge 223/91 ha chiesto la mobilità quindi il successivo e prossimo licenziamento di 374 lavoratori.
Per non citare le condizioni di lavoro che spesso in queste aziende sono pessime (ne parlavo in questi giorni con alcuni colleghi ex Sirti)

Nokia-Siemens-Network ha dichiarato 445 esuberi su 1110 persone
Alcatel Lucent – Dopo aver annunciato 490 esuberi, l’azienda ha deciso, grazie alle pressioni del sindacato, di ridurre il numero a 245 su un totale di 2.100 addetti.
Sirti1.000 esuberi dichiarati con ricorso alla cassaintegrazione
Telecom ha esternalizzato Call Center, IT e sfrutta gli esuberi in rete
Vodafone ha esternalizzato Rete e Call Center
Fastweb ha esternalizzato Rete e Call Center
H3G in pratica ha solo la parte commerciale, esternalizzando la Rete (760 lavoratori) in ENSI
Wind ha esternalizzato un Call Center, ha delocalizzato in Italia ed all’estero, ha svuotato IT
ENSI/Ericcson è l’emblema delle esternalizzazioni. Nel 2005 prende i lavoratori H3G, poi inizia a mandare in Romania il centro di supervisione.

Nel 2009 (dopo 4 anni) piano esuberi per 300 persone poi divenute 160.
Nel 2009 erano 6500 dipendenti, ora dopo 3 anni sono 5000.
E dopo aver acquisito i 335 lavoratori rete ex-Vodafone, ecco i 374 posti in mobilità.
In ambito Customer vogliamo ricordare la ancora più triste vicenda dei colleghi Wind ceduti in Omnia Network ?

Oppure i 133 colleghi Vodafone esternalizzzati in Comdata dei quali 33 di essi hanno vinto una causa di reintegro in azienda e che per ripicca l’azienda stessa ha messo in mobilità 33 dipendenti per “esubero strutturale”

Per rispondere alla diminuzione dei costi e fare fronte al mercato, la risposta delle aziende è stata esternalizzare. I lavoratori ci hanno perso in stabilità lavorativa, economicamente ed in migliori condizioni di lavoro.

Possiamo invertire la rotta, possiamo essere artefici e protagonisti del nostro futuro, possiamo creare un nuovo modo per rispondere alla crisi economica , perché un lavoratore senza lavoro si chiama DISOCCUPATO.
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Assocontact "Troppe limitazioni alla libertà d'impresa"

Articolo letto e pubblicato su http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/16673_call-center-assocontact-troppe-limitazioni-alla-liberta-di-impresa.htm

 L’associazione giudica negativamente l’emendamento al Dl Sviluppo che elimina i benefici fiscali per le aziende che delocalizzano: “Regole in contraddizione con la normativa comunitaria”

di Federica Meta

Assocontact scende in campo contro l’emendamento al Dl Sviluppo secondo cui i call center che delocalizzano le attività verso paesi esteri non potranno godere di benefici fiscali e contributivi da parte del nostro Paese.

Secondo l’associazione “le limitazioni che il testo tende ad introdurre sulla possibilità di svolgere attività di call center all’estero suscitano contrarietà come considerazione generale, in quanto a nostro parere qualunque limitazione alla libertà di impresa non può essere da noi accolta favorevolmente, ma anche sotto un profilo strettamente giuridico”. Inoltre il provvedimenro appare “in palese il contrasto con i principi di libera circolazione comunitaria della “sanzione” sugli incentivi ex l. 407/90”.

Assocontact solleva dubbi anche sulla parte relativa al trattamento dei dati personali (il provvedimento impone alle aziende che operano all’estero di comunicare ai cittadini-clienti il paese in cui sono stati trasferiti i dati sensibili): “la normativa italiana e comunitaria costituivano già idonea garanzia per i consumatori non apparendo quindi necessario un intervento specifico del legislatore su tale materia”.

Perplessità, infine, anche sull’efficacia generale del “precetto normativo in termine di sostegno all’occupazione , considerato anche che in altri settori si assiste ad un diverso bilanciamento delle attività domestiche rispetto a quelle estere, in assenza di un quadro regolamentare così invasivo rispetto alla libertà d’impresa costituzionalmente garantita”. Un giudizio positivo viene invece espresso sul tema delle collaborazioni coordinate e continuative utilizzate per le attività di vendita Outbound che l’emendamento stabilisce siano regolate mediante la definzione di contratti nazionali. “Si tratta un importante passo avanti perché permette di preservare più di 35.000 posti di lavoro, eliminando aree grigie di incertezza interpretativa, e rappresenta il completamento del processo di industrializzazione del settore iniziato nel 2006″

Assocontact riconosce l’attenzione mostrata dal legislatore nei riguardi del settore che rappresenta oltre 80.000 addetti di cui il 70% donne ed il 80% giovani al primo impiego, pur ritenendo necessario che il percorso di dialogo con il Governo e le parti sociali continui nel tempo e non si interrompa con il licenziamento del testo relativo alle misure urgenti per la crescita del Paese – conclude la nota – L’obiettivo dell’Associazione rimane infatti lo sviluppo del settore e la sua definitiva trasformazione in una vera e propria industry di servizi altamente qualificati, professionalizzanti e ad alto valore aggiunto”.

L’emendamento invece ha incassato il parere favorevole dei sindacati. “Finalmente è riconosciuto il diritto del cittadino-cliente di essere informato sul luogo fisico in cui saranno gestiti i suoi dati personali consentendogli di opporre un rifiuto al trattamento di dati in paesi diversi dall’Italia – dice Emilio Miceli, segretario generale Slc Cgil – E’ un emendamento che incoraggia a proseguire nella battaglia contro il mercato nero dei database di dati sensibili”. Inoltre “per la prima volta, si sancisce il principio che le aziende che delocalizzano le attività verso paesi esteri non potranno godere di benefici fiscali e contributivi da parte del nostro Paese”.

Si tratta, precisa Miceli, “di poche e chiare regole, peraltro già introdotte in altri paesi occidentali, a partire dagli Stati Uniti, per portare trasparenza in un settore in cui i cittadini ed i lavoratori rischiano che il proprio profilo personale sia subordinato a un sistema tutto incentrato sul profitto

La norma, inoltre, consente di dare una speranza per il futuro di migliaia di donne e uomini, soprattutto giovani, che lavorano dentro i call center, spesso meridionali che non hanno altre opportunità, ma che in questi anni hanno potuto costruirsi una famiglia e vivere decentemente. Con questo emendamento, infine, si aiutano le aziende di call center a non cedere alla tentazione di abbandonare le aree più depresse del paese per localizzarsi in paesi dove non vigono nè diritti né regole”.

Fondo pensione – riscatto parziale o totale

Il sito principale è  www.covip.it  mentre per il fondo pensionistico complementare delle TLC è www.fondotelemaco.it

Nel caso in cui si cambi azienda, le quote maturate vengono trasferite nel fondo pensione complementare a cui aderisce la nuova azienda (magari è lo stesso fondo pensione se ad esempio si resta nelle TLC).

In caso di licenziamento, è’ possibile riscattare parzialmente o totalmente le posizione maturate. Non mi riferisco alla richiesta di anticipazione sulle quote maturate (equivalente all’anticipo del TFR).

La semplice perdita del posto di lavoro non consente il riscatto della posizione individuale maturata presso il fondo; il D. Lgs. 252 del 2005 introduce e disciplina il riscatto parziale o totale dei fondi pensione. Prima del decreto, non era obbligatoria alcuna forma di riscatto.

In caso di dimissioni o licenziamento individuale, ha diritto a riscattare soltanto il 50% di quanto versato ( nel caso di inoccupazione per periodi compresi tra 12 e 48 mesi; il ricorso a procedure di mobilità, la cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria).

Il riscatto e il trasferimento di quote si escludono a vicenda. In altre parole, se opta per il riscatto, e trova un altro impiego con lo stesso o diverso fondo di categoria, perde la quota del 50% maturata nel precedente impiego, quota che non viene girata nel nuovo fondo.

Può ottenere il riscatto totale chi resta disoccupato più di 48 mesi, o subisce un’invalidità permanente che riduce la capacità lavorativa a meno di un terzo.