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TELEMACO – In caso di licenziamento

Telemaco è il fondo pensione complementare delle Telecomunicazioni.
Nel caso in cui si interrompa, per scelta o subendo, il rapporto lavorativo, ecco le due situazioni che si verrebbero a creare, ovvero riscossione della propria posizione o anticipo della prestazione cioè dell’importo pensionistico.

Il riscatto della posizione maturata
In presenza di situazioni di particolare delicatezza e rilevanza attinenti alla tua vita lavorativa, puoi inoltre riscattare, in tutto o in parte, la posizione maturata, indipendentemente dagli anni che ancora mancano al raggiungimento della pensione. In tal caso devi inviare apposita domanda a TELEMACO mediante raccomandata A.R.

Entro sei mesi dal ricevimento della domanda, TELEMACO provvede alla liquidazione della posizione individuale.
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Riscatto laurea (dopo Fornero)

Avevamo già trattato l’argomento in alcuni post tra cui questo oppure quest’ultimo

Con la riforma Fornero relativa alle pensioni, qualche modifica è stata apportata anche al riscatto degli anni di laurea.

L’allungamento della vita lavorativa annunciato dalla riforma Fornero modifica lo sfondo per chi vuole riscattare gli anni di laurea.

Quando esistevano le pensioni di anzianità, era decisamente opportuno versare rate a copertura degli anni di studio, specie nel caso di neoassunti, con stipendi più bassi da cui dipendevano rate più contenute.

Infatti, secondo le vecchie normative era possibile andare in pensione dopo un determinato numero di anni, pur non avendo raggiunto l’età per la pensione di vecchiaia: in quest’ottica, poter contare gli anni universitari insieme a quelli di lavoro era senza dubbio conveniente. Ora, il requisito di vecchiaia – a regime 66 anni per uomini e donne, aumentati ogni due anni in base alle statistiche sulla vita media – prevale spesso su quello contributivo: 42 anni per gli uomini e 41 per le donne, che vengono anch’essi incrementati in base all’evoluzione della vita media

Il riscatto conviene ancora se permette di accelerare i tempi del pensionamento (innalzati dalla riforma Fornero) oppure per far rientrare il contribuente nel novero di chi potrà calcolare la pensione col sistema interamente retributivo, cioè chi potrà vantare almeno 18 anni di versamento di contributi entro il 31 dicembre 1995.

Per tutti gli altri il versamento del riscatto non è di per sé inutile, ma viene ad assumere una valenza più finanziaria che previdenziale. In altri termini, il riscatto ora come ora non velocizzerà l’uscita dal mercato del lavoro, ma aumenterà l’ammontare del vitalizio.

Per chi avesse già iniziato a versare rate del riscatto, esiste la possibilità di interrompere i pagamenti, ma non quella di ottenere il rimborso delle cifre già pagate.

Alcuni esempi http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2012/01/30/pop_25chianticipachino.shtml

Un trentenne che si è laureato in corso, e ha iniziato a lavorare a ventidue, per esempio, potrà staccare tre anni e mezzo prima, a 65 anni e mezzo anziché a 69. Se invece ha cominciato a venticinque, come è più probabile, il riscatto non gli permetterà di anticipare il pensionamento. Un quarantenne e un cinquantenne potranno smettere 4 anni e sei mesi prima (sempre se hanno iniziato a lavorare subito dopo il diploma)

Pensione "per i quindicenni"

Dal sito http://job.fanpage.it/in-pensione-di-vecchiaia-chi-ha-15-anni-di-contributi-versati-entro-il-1992/ leggo e riporto, sintetizzando

I lavoratori “quindicenni”, ossia coloro che hanno 15 anni di contributi versati all’Inps prima del 31 dicembre 1992, possono accedere alla pensione di vecchiaia pur non avendo 20 anni di contribuzione previsti dalla riforma pensioni del Governo Monti.
Qui la circolare INPS
l Ministero del lavoro Elsa Fornero ha dato il via libera all’emissione da parte dell’Inps di una circolare contenente una deroga a quanto previsto dalla riforma pensioni per la nuova pensione di vecchiaia, ossia l’estensione a tutti dei 20 anni di contributi minimi per l’accesso.

“Saranno 65 mila i cittadini italiani cui spetteranno i cosiddetti contributi silenti, ovvero i contributi versati per 15 anni che rischiavano di non essere più recuperati”, secondo il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua.

Il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali ha ordinato all’Inps di emettere una circolare in merito per chiarire il quadro circa il mantenimento del diritto di queste decine di migliaia di lavoratori ad accedere alla pensione di vecchiaia con i requisiti contributivi di 15 anni della Riforma Amato del 1992. E puntualmente, l’Inps ha emesso la circolare n. 16 del 1 febbraio 2013, a chiarimento di tutto.
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Esuberante Telecom

C’è chi licenzia usando la Fornero, chi licenzia e basta, chi risparmia riducendo premi, indennità, trasferte, pagamento rol ma restando “tutti dentro” e chi fa esuberi come Telecom.
Non c’è una via d’uscita univoca  da questa crisi economica che è divenuta anche sociale, ma prima di tutto umana.

Sembra che Telecom, alle prese con un bilancio troppo in rosso, punti all’ennesima riorganizzazione.
In un piano presentato ai sindacato l’azienda vuole internalizzare attività e recuperare efficienze nelle varie strutture.

Leggendo sul web, per il biennio 2013-2014, l’azienda “vorrebbe proseguire nella difficile gestione dell’occupazione con il sindacato, in continuità con l’accordo del 4 agosto 2010”. Accordo che ha portato, nel triennio 2010-2012 a 3608 mobilità volontarie e a un numero quasi eguale (3.500 persone) di riqualificazioni e reimpieghi professionali.
Secondo l’azienda, nel prossimo biennio le eccedenze sono pari a 2.750 unità l’anno (5.500 nel totale) e l’idea sarebbe quella di gestirle, “visto che la riforma Fornero, con l’innalzamento dell’età pensionabile, ha in sostanza annullato la base esodabile” attraverso più strumenti: la mobilità volontaria per i circa 250 lavoratori che potrebbero avere i requisiti per il raggiungimento della pensione, o volontari che aderiscono anche in assenza degli stessi; un accordo per l’uscita obbligatoria degli aventi diritto a pensione; contratti di solidarietà”.

Uno dei nodi della futura trattativa è quello dei Caring services cioè i call center che Telecom vorrebbe farne una società a parte, per riorganizzarla e recuperare efficienza. L’altro nodo è quello dell’Open Access, i tecnici che lavorano sul campo, oggi al 50 per cento dipendenti diretti e per l’altro 50 per cento dipendenti di aziende che lavorano per Telecom. In questo settore, l’azienda pensa invece a portare all’interno tutto il servizio, per saturare i circa 1.000 esuberi stimati in ambito Open Access

I sindacati affermano che è necessario, in un contesto di criticità occupazionale, un accordo quadro di tutela del lavoro e del perimetro di gruppo che contenga anche certezza su quali attività e con che tempi si procederà a reinternalizzare lavoro per garantire tutti i dipendenti del gruppo Telecom. E’ necessario aprire un confronto serio insieme al coordinamento delle Rsu, senza pregiudiziali della parte aziendale ad ascoltare le soluzioni proposte dal sindacato che possono raggiungere gli stessi obiettivi, con il consenso dei lavoratori” …… e questa parte mi sembra molto simile a quella che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, con tutte le difficoltà, in Wind.

I nemici di noi stessi

Non critico nessuno a prescindere o almeno ci provo.
Ho imparato che tutti hanno motivazioni magari incondivisibili come quelle di quegli operai sata/fiat che applaudivano il padrone (Marchionne), lo sfruttatore (Monti), i falsi difensori (cisl e uil *), dimenticando la propria dignità a casa.
Bisogna mettersi in discussione, cambiare prima noi e poi gli altri, essere protagonisti del cambiamento che tutti auspichiamo e che però nessuno vuole mettere in atto.
Non dico fischi (troppo coraggio) ma niente applausi (troppo servilismo).

* mentre sul rinnovo CCNL TeLeComunicazioni i tre sindacati proseguono compatti, purtroppo a livello “alto”, con il fantomatico accordo di produttività, si è consumato per l’ennesima volta uno strappo tra CGIL da parte e  CISL e UIL dall’altra.

Non basta la legge Fornero che ha generato meno tutele per i lavoratori con licenziamenti facili.

Non basta la riforma delle pensioni che ha innalzato fino a 70 l’età per andare in pensione, abbassando anche gli importi delle pensioni (ovvero il cosiddetto coefficiente di trasformazione, un numero che moltiplicato per i soldi versati servirà per calcolare la pensione).

L’accordo sulla produttività parla di sgravi sulla produttività (come il Premio di Risultato) ma non ha alcun impegno vincolante per il Governo. E’ non esigibile, è pieno di intenzioni, ma nulla più.

Detassare la produttività quando la produzione è ferma è stupido.
Detassare la tredicesima per far ripartire i consumi è intelligente, ma non è stato accolto.

L’accordo di produttività consente più facilmente il demansionamento ovvero scendere di livello e dunque dello stipendio.
L’accordo di produttività produrrà un abbassamento dei salari, con i minimi salariali che saranno diversi da Nord a Sud, o tra aziende dello stesso settore …. è il metodo Marchionne che diviene regola.
L’accordo sulla produttività scarica sui lavoratori i costi e le scelte per uscire dalla crisi.
L’accordo di produttività ha sancito l’ennesima frattura sindacale, come era già avvenuto con i vari governi Berlusconi in cambio di promesse mai avveratesi (il milione di posti di lavoro), di incontri segreti, di sgravi ed investimenti inesistenti ma anche con la vicenda FIAT (che si è rivelata un bluff, senza investimenti e con impoverimento del lavoro e dei lavoratori).
L’accordo di produttività consente maggiori poteri alle RSU, ai secondi livelli contrattuali ma svilendo il contratto nazionale.

La CGIL chiedeva anche un’operazione di trasparenza che non è stata accolta. Chi firma i contratti ? Bisogna pesare i vari sindacati affinchè la loro firma sugli accordi abbia un peso, una valenza. Non è possibile autocertificarsi con il numero di iscritti (cioè loro dichiarano quanti iscritti hanno) e soprattutto se 1,2,3 sindacati hanno pochi iscritti o poche RSU, potranno mai firmare accordi quando uno o più sindacati hanno più RSU e/o più iscritti ?

Certo, se aggiungo che il segretario CISL Bonanni ha dichiarato il suo appoggio alla lista di Montezemolo, il quadro è chiaro.

Sia ben chiaro che continuo a ribadire che, personalmente, il sindacato deve colloquiare con la politica ed i partiti/movimenti ma ne deve rimanere estraneo.

 

La Ricongiunzione impossibile, medicina amara di un Sistema in agonia

http://www.altalex.com/index.php?idstr=38&idnot=60156

Sistema di riferimento

L’Italia è il paese dei campanili, delle classi sociali, dei gruppi di potere o d’influenza. Questa frammentazione si è riflessa sull’atomizzazione del sistema previdenziale. Sono nati Istituti, Casse e Fondi per ogni categoria di lavoratori: pubblici e privati, statali ed enti locali, autonomi e dipendenti, parasubordinati e liberi professionisti. E nell’ambito di queste macro divisioni altri di Fondi e casse: piloti, ferrotranvieri, ostetrici, gas, clero, coltivatori diretti, artigiani, commercianti, architetti, avvocati, medici e così via. E poi si distingue tra Fondi alternativi, sostitutivi, integrativi del Fondo dell’assicurazione generale obbligatoria.

Ogni micro sistema ha avuto (e in parte conserva) il suo Consiglio di amministrazione, i suoi Comitati (a gestione sindacale), la sua piramide burocratica, il suo bilancio, le sue regole di accesso alla pensione e il suo sistema di calcolo. Ogni gruppo ha accumulato e difeso nel tempo i suoi privilegi, chiamati specificità o peculiarità connaturali alla tipologia di lavoro. Così abbiamo avuto le pensioni calcolate sull’ultima retribuzione rivalutata, pensioni liquidate con appena 14 anni 6 mesi di servizio e tanto altro. Anche l’aliquota di contribuzione è diversificata, tanto a carico dei datori di lavoro tanto a carico dei lavoratori.

Erano gli anni dell’euforia della crescita, della spesa facile. Gli anni in cui i lavoratori superavano di gran lunga i pensionati. Poi il ciclo si è invertito e la scure dei tagli si è abbattuta su tutti al fine di porre un freno alla spesa e di perseguire un minimo di equità sociale tra tutti i lavoratori. Sono così state eliminate molte sperequazioni non giustificate dalla tipologia di lavoro.

Ad iniziare dalla riforma Amato e passando per le riforme Dini-Prodi-Maroni–Sacconi fino ad arrivare all’ultima sforbiciata della Fornero, tutte le Gestioni sono state interessate da un progressivo innalzamento dell’età pensionabile e da nuovi e meno favorevoli sistemi di calcolo della pensione. A soffrirne maggiormente sono stati i lavoratori che avevano goduto di maggiori privilegi.

La normativa delle ricongiunzioni

In questo scenario s’inserisce la triste esperienza di quanti si sono trovati, per le diverse vicissitudini della vita, con posizioni contributive frammentate in diverse Gestioni, con la conseguenza di non raggiungere i requisiti per la pensione in nessuna gestione.

Per far fronte agli effetti più acuti del sistema intervenne la legge 322/58 che consentiva la costituzione della posizione assicurativa gratuita a quanti non maturavano il diritto a pensione presso “forme obbligatorie di previdenza sostitutive dell’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti o ad altre forme di previdenza”.

Il DPR 1092/73 prevede il computo, a titolo gratuito, presso lo Stato dei servi resi allo Stato o ad altri Enti, con iscrizione all’INPS o ad altri Fondi (artt. 11 e 12).

In seguito il malessere si è acuito ed è intervenuta la legge 29/79 che prevede:

  • la ricongiunzione nel Fondo dei Lavoratori Dipendenti dei contributi versati nellaGestioni speciale dei lavoratori autonomi, che avviene con il pagamento di un onere da parte del richiedente. L’onere è giustificato dal passaggio da un regime meno conveniente a uno più conveniente (art. 1);
  • la ricongiunzione presso l’INPS dei periodi contributivi maturati in ordinamenti pensionistici “alternativi” senza oneri per il richiedente. Il diverso trattamento rispetto al primo caso, era giustificato dal fatto che i contributi passavano da un regime pensionistico più conveniente ad uno meno conveniente (INPS), per i diversi requisiti di accesso e di calcolo della pensione (art. 1). Dallo 01 luglio 2010 anche tale tipo di ricongiunzione è diventato oneroso (legge 122/2010);
  • la ricongiunzione, a titolo oneroso, dall’INPS ad altri Fondi (art. 2)

Nel 1990 è intervenuta la legge n. 45 che rende possibile ricongiungere i periodi di contribuzione versati presso le varie casse di previdenza per i liberi professionisti con quelli esistenti presso le gestioni obbligatorie di previdenza per i lavoratori dipendenti, pubblici o privati, o per lavoratori autonomi.

Sono parimenti ricongiungibili i periodi di contribuzione presso diverse gestioni previdenziali per liberi professionisti. Anche tale tipo di ricongiunzione è oneroso.

Le innovazioni della legge 30 luglio 2010, n. 122

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Non tutti sono uguali

Non sempre è utile accomunare tutti sullo stesso piano, perchè le differenze esistono, basta guardarle.

La CISL per bocca del suo Segretario Bonanni ha dato il suo assenso al cosiddetto piano produttività e la UIL di Angeletti ci farà sapere domani lunedì. La UGL ha già firmato.

Fin qui tutto ok, normale dialettica e visione diversa degli interessi dei lavoratori, ma ascoltando la TV e radio, apprendo che Montezemolo farà la sua lista per le prossime elezioni politiche. In democrazia tutti possono farlo, ci mancherebbe anche se vorrei capire se difenderà i lavoratori o i finanzieri, se farà leggi e proposte per noi o per l’impresa.
Apprendo che appoggerà il Premier Monti anche alle elezioni del 2013 quindi anche la legge Fornero sul licenziamento, sull’art.18, sulle pensioni (ci andremo in pensione??)  e che anche Bonanni sosterrà questo progetto di Montezemolo e quindi Monti. Oh cavolo, sarà un omonimo, un cugino, un fratello, non può essere lui, il Segretario della CISL.
Vuoi vedere che Bonanni della CISL ha votato questo piano produttività solo perché lo ha fatto Monti e non nell’interesse dei lavoratori ? Magari deve farsi il suo bel spazio in questo nuovo progetto politico.

—– E’ lecito e democratico che un accordo si firmi senza il sindacato più grande numericamente ? Che magari ha il più alto numero di RSU quindi eletti votati dai lavoratori ? —
(perché UIL e CISL non vogliono far conteggiare, certificare gli iscritti sindacali in maniera ufficiale ?) **
E la mia mente va indietro, a quando la CISL e la UIL sempre capeggiate da Bonanni e da Angeletti hanno appoggiato per ben due volte il Governo Berlusconi, fidandosi di lui, facendo accordi per creare i fantomatici milioni di posti di lavoro, di fare riforme, dare incentivi dei quali nulla si è visto anzi lo sfascio italiano si è amplificato.

Sempre CISL e UIL sono i firmatari dell’accordo separato in FIAT che ha peggiorato le condizioni di lavoro di quei lavoratori e non ha prodotto un posto di lavoro in più, continuano con la cassa integrazione e non ha fatto, la FIAT, nemmeno un investimento. Creando, tra l’altro, pericolosissimi precedenti normativi che tutte le altre aziende vorrebbero perseguire, scaricando sui lavoratori la crisi e soprattutto aver estromesso il sindacato più rappresentativo dalla fabbrica.
In Wind, la SLC-CGIL (sia Italia che Campania) ha la maggioranza assoluta (oltre il 50%) delle RSU e forse anche degli iscritti (di sicuro la maggioranza relativa); potremmo firmare o meno gli accordi da soli, ad esempio ma finora non è stato così.

Io non dico “a bando” CISL e UIL, ne accomuno le RSU (almeno non tutte) a quanto fatto dai loro Segretari, però non dite che siamo tutti uguali, non vi arrabbiate quando alcuni sindacati si lamentano che non possono fare nulla se ci sono sindacati che appoggiano leggi e politici che poco o nulla hanno in condivisione con gli interessi di chi lavora.

Votare o tesserarsi CISL significa anche appoggiare le scelte di Bonanni che automaticamente ed inevitabilmente sono contrari ai nostri interessi da lavoratori; vedremo se UIL finalmente saprà respingere questo modo di fare che finora ha invece appoggiato.


Continuo a pensare ed a lottare per un sindacato INDIPENDENTE dai partiti ma non dalla politica (che è cosa diversa dei partiti) perchè deve tutelare e difendere anche gli interessi dei lavoratori e quindi il connubio sindacato-politica è benvenuto (non quello sindacato-partiti).

** In nessun paese europeo accade infatti che non si sappia bene quale sia l’efficacia giuridica di un contratto collettivo non sottoscritto da tutti i sindacati rappresentativi, che sia incerta la natura e la composizione delle rappresentanze sindacali aziendali, che appaia possibile espellere dalla rappresentanza in azienda il sindacato che dissente dal contenuto di un accordo e, pur essendo rappresentativo, non lo sigla (Luigi Mariucci).

Ci state fregando la pensione

Come sapete, c’è stata l’ennesima riforma delle pensioni dalla quale come lavoratori ne usciamo ancora con le ossa rotta. L’accorpamento di altri enti pensionistici verso il cosiddetto AGO (il fondo pensione gestito dall’INPS) sta portando anche debiti all’istituto della previdenza sociale.
Ma i debiti dell’INPS/AGO sono dovuti al fatto che l’assistenza (cassaintegrazione, assegni familiari, maternità) sono ancora a carico della stessa INPS piuttosto che essere separati…. Ci devono spellare in qualche modo.
Ma la riforma delle pensioni “Fornero” ha innalzato l’età pensionabile a TUTTI (anche a te), ha diminuito l’importo della pensione (anche a te).

L’innalzamento dell’età pensionabile ed anche dei contributi  ha determinato che ci sono lavoratori che avevano contrattato con le proprie aziende di andarsene via prima con degli incentivi. Spostando però la data pensionabile, questi lavoratori si sono trovati ad essere usciti dall’azienda ma a non avere più l’età per andare in pensione. Ecco chi sono gli ESODATI, lavoratori senza più lavoro e senza pensione perché nessuno al Governo ha pensato a questi accordi che spesso proprio lo Stato ha favorito. Ora stanno tentando di salvaguardarli, col Governo che tra ritrattazioni, ampliamenti, soldi da ricercare, incertezza su quanti ne sono, ha un atteggiamento ondivago.

Poi ci sono i fregati dal Governo Berlusconi con la legge 122 del 2010 che finalmente riescono a far accendere un riflettore su di loro (vedi Ballarò, ma non solo) ovvero prima ricongiungere i contributi verso l’INPS/AGO era gratuito. Avevi lavorato per ENEL (che aveva una sua pensione, un suo fondo speciale) o per la scuola (INPDAP) ma anche per l’AGO/INPS ?
Porta i contributi in INPS senza pagare nulla.  L’INPS pagava e  paga pensioni meno vantaggiose a questi istituti pensionistici “di settore”. Continua a leggere

TLC – ancora scontro sul rinnovo CCNL

Purtroppo in linea con il comunicato precedente, ecco un ulteriore comunicato in riferimento al rinnovo del nostro contratto nazionale, dunque valido per tutti i lavoratori e le aziende del settore TLC che vi aderiscono.

Sono state avviate le procedure di raffreddamento con un settembre che a prescindere dalle condizioni climatiche si preannuncia molto bollente.

 Si invita, nel comunicato, a sospendere “tutte le trattative inerenti le riorganizzazioni aziendali”   nonché “la

definizione di percorsi formativi finanziati procedendo a non sottoscrivere accordi sulle procedure di mobilità, sul ricorso ad ammortizzatori sociali, su progetti formativi e altre intese finalizzate a incrementare efficienze aziendali

Per quanto concerne Wind noi stiamo dialogando con l’azienda proprio sull’efficientamento e la riorganizzazione per tentare (meglio essere sempre prudenti) di evitare l’esternalizzazione di 1600 colleghe/i  e dunque il messaggio di sospensione  è in antitesi con ciò che stiamo facendo con la stessa Segreteria Nazionale.

Ovviamente condivido la finalità e lo scopo di tale messaggio, cioè fare pressing su ASSTEL e che ci sono tante altre aziende che hanno ancora “più necessità di noi di un confronto sull’ottimizzazione e riorganizzazione nonché formazione” però ai lavoratori bisogna dare messaggi che non diano adito ad incomprensioni.

Il 26 luglio sarà decisa la data per lo sciopero sul rinnovo del contratto nazionale.

Rinnovare il contratto nazionale significa soldi, recupero del potere di acquisto dei beni, significa più tutele e garanzie, insomma non è un argomento sciocco o che poco impatta sulla nostra vita lavorativa, anzi è di fondamentale importanza.

INPS – ANF – Tabelle

Gli assegni familiari si fondano sul concetto che, in base al numero dei componenti familiari ed al loro reddito totale, esistono tabelle che ci indicano l’importo mensile da ricevere (mediante l’azienda, in genere)
Alcuni mi chiedono se esistono tabelle in base alla propria condizione e quindi vi allego questo promemoria

Se poi siete interessati ad una specifica tabella, andate sul sito INPS oppure può vederne alcune su  documenti ANF dove ho archiviato alcuni moduli e documenti inerenti l’argomento (è in continua popolazione)

NUCLEI FAMILIARI SENZA FIGLI

TABELLA 21A Con i soli coniugi oppure con entrambi i coniugi e almeno un fratello, sorella o nipote e senza componenti inabili.
TABELLA 21C Con i soli coniugi oppure con entrambi i coniugi (di cui almeno uno inabile) e almeno un fratello, sorella o nipote non inabile.
TABELLA 20A Con entrambi i coniugi e almeno un fratello, sorella o nipote inabile.
TABELLA 21B Con il richiedente (non inabile) celibe/nubile, separato/separata, divorziato/divorziata,vedovo/vedova, abbandonato/abbandonata,
straniero/straniera ovvero con coniuge residente in un paese estero non  convenzionato e con almeno un fratello, sorella o nipote non inabile.
TABELLA 21D Con il richiedente (inabile) celibe/nubile separato/separata, divorziato/divorziata,vedovo/vedova, abbandonato/abbandonata, straniero/straniera ovvero con coniuge residente in un paese estero non
convenzionato inabile e almeno un fratello,sorella o nipote non inabile.
TABELLA 20B Con il richiedente celibe/nubile, separato/separata, divorziato/divorziata, vedovo/vedova, abbandonato/abbandonata, straniero/straniera ovvero con coniugeresidente in un paese estero non convenzionato e con almeno un fratello, sorella onipote inabile.

NUCLEI FAMILIARI CON FIGLI

TABELLA 11 Con almeno un figlio minore, entrambi i genitori e senza componenti inabili.
TABELLA 14 Con almeno un figlio minore, entrambi i genitori e almeno un componente inabile.
TABELLA 12 Con almeno un figlio minore, un solo genitore e senza componenti inabili.
TABELLA 15 Con almeno un figlio minore, un solo genitore e almeno un componente inabile.
TABELLA 13 Con solo orfani minori titolari di pensione ai superstiti, non inabili.
TABELLA 16 Con solo orfani titolari di pensione ai superstiti di cui almeno un minore e almeno
uno inabile.

NUCLEI FAMILIARI SENZA FIGLI MINORI

TABELLA 17 Con entrambi i genitori ed almeno un figlio maggiorenne inabile.
TABELLA 18 Con un solo genitore ed almeno un figlio maggiorenne inabile.
TABELLA 19 Con solo orfani maggiorenni inabili, titolari di pensione ai superstiti.