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Permesso retribuito di tre giorni per documentata grave infermità del coniuge o parente stretto

Ai sensi dell’art. 4, c.1, della Legge n. 53/2000 i lavoratori ‹‹hanno diritto ad un permesso retribuito di tre giorni lavorativi all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge o di un parente entro il secondo grado o del convivente, purché la stabile convivenza (…) risulti da certificazione anagrafica››.

In alternativa, in caso di grave infermità, è possibile ‹‹concordare con il datoredi lavoro diverse modalità di espletamento dell’attività lavorativa››.

Il D.M. n. 278/2000 ha stabilito i criteri per la fruizione dei suddetti congedi ma non ha dato una definizione normativa di “grave infermità” e per questo motivo il Ministero del Lavoro, chiamato in causa, è intervenuto con risposta all’interpello n. 16/2008.

Tuttavia, a causa dell’inapplicabilità della soluzione interpretativa adottata nella suddetta risposta, lo stesso Ministero, con nota n. 25/I/0016754 del

25.11.2008, è tornato sulla questione riesaminando la problematica relativa sia alla definizione di “grave infermità”, sia alle modalità di fruizione dei permessi retribuiti.

Alla luce dei nuovi chiarimenti riepiloghiamo brevemente la materia dei “permessi per grave infermità”:

  • · Al lavoratore spettano tre giorni all’anno di permesso retribuito per grave e documentata infermità del coniuge, anche legalmente separato, o di un parente entro il secondo grado, anche non convivente, o di un soggetto componente la sua famiglia anagrafica

In mancanza di una precisa definizione nel testo di cosa si intenda per grave infermità il Ministero rinvia al D.M. n 278/2000 e quindi si possono considerare le seguenti patologie:

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Permesso Lutto

Argomento certamente non piacevole, ma si paventa una novità interpretativa rispetto al CCNL TLC che prevede tre giorni di permesso in caso di grave infermità di un proprio familiare oppure di lutto (alternativi l’uno all’altro ed in caso di più lutti, il totale è sempre di 3 giorni), sia del coniuge, anche se legalmente separato, o di un parente entro il secondo grado, anche se non convivente o di un soggetto componente la famiglia anagrafica.
Generalmente, per 1° grado si intendono: padre/madre, figlio; per 2° grado: nonno. Nipote.

Tali permessi vanno usati entro 7 giorni dall’avvenimento ma non è questo “il problema”.

Il CCNL TLC NON riporta nulla  “sugli affini entro il primo grado” ovvero nuora/genero e suocera/o” e quindi tali permessi non sono mai stati concessi in queste evenienze.

La SLC-CGIL Campania (per tramite di Antonella Pagliara) ha posto un interpello che allego e sintetizzo di presso.
………
Quanto alla parentela, l’art.78 del c.c. prevede che “l’affinità” è il vincolo che intercorre tra un coniuge ed i parenti dell’altro coniuge. Così ad esempio, il grado di affinità tra suocero/nuora o suocero/genero è di 1°grado, quello tra cognati è di 2°grado e così via. (così come stabilito dalla legge 53/2000; n.d.a.)
Pertanto, possono usufruire dei tre giorni di permesso per lutto tutti i lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che del settore privato, con contratto di lavoro a tempo determinato, a tempo indeterminato o part-time.
…….

Riposi giornalieri (allattamento) e ROL

Allora, la compagna Pagliara ha fatto un’interpellanza e questa è la risposta
Prot. n.° 7718 del 07/02/2013 DIR/URP
Risposta al f. n° 6722 del 04/02/2013

Oggetto: richiesta informazioni – riposi per allattamento.

Gentile utente, in riscontro alla richiesta pervenuta via e-mail in data 4 febbraio 2013, si rappresenta che, gli artt. 1 e 9 della L.53/2000 prevedono misure dirette a garantire la piena tutela della donna lavoratrice e nel contempo, a salvaguardare il suo ruolo essenziale nella famiglia.
In particolare, in riferimento ai sopracitati artt. 1 e 9 della L.53/2000 ed al D.L. 151/2001 – TU della maternità, la lavoratrice in questione ha diritto alle ore giornaliere di allattamento, oltre alla possibilità di cumulare nella stessa giornata i suddetti “riposi” con altre forme di permesso (retribuito o ROL, ore di recupero, banca ore), chiedendo di essere assegnata a turni di lavoro compatibili con la propria qualifica e le comprovate esigenze familiari.
A fronte di tali richieste, il datore di lavoro è tenuto a valutare, con la massima attenzione, ogni soluzione utile ad agevolare la funzione dell’assolvimento genitoriale del dipendente, anche attraverso una diversa organizzazione del lavoro o una flessibilizzazione degli orari e quindi concordare, se possibile, con il lavoratore, un diverso orario di lavoro (interpello n.68/2009 del Ministero del Lavoro – DGAI; artt.3 e 37 della Costituzione). Tale valutazione andrà effettuata con riferimento al caso concreto, avendo riguardo della oggettiva e comprovata situazione di difficoltà familiare ed alle documentate esigenze di accudimento ed educative della prole.
Nello specifico,con la nota di interpello n.16/2011, la DGAI del Ministero del Lavoro evidenzia che, i permessi per riduzione orario lavoro (ROL) costituiscono un istituto di fonte contrattuale che consente al lavoratore di astenersi dall’espletamento della prestazione lavorativa, senza dover subire un decurtazione sulla misura della retribuzione. Tale riduzione determinata in relazione alle mansioni svolte dal lavoratore, si attua attraverso la concessione di permessi orari, la cui durata può anche coincidere con una o più giornate lavorative.
I permessi in questione, che possono essere fruiti sia individualmente che collettivamente, rappresentano una forma di riduzione dell’orario di lavoro annuale, stabilita su base giornaliera o settimanale, in relazione ai diversi settori di appartenenza.

All’uopo occorre precisare che, ogni volta che l’orario di lavoro giornaliero della lavoratrice risulta inferiore al minimo di 6 ore previste dalla legge sull’allattamento, come ad esempio quando capitano eventi particolari ed occasionali (uno sciopero, un permesso retribuito o non retribuito previsto dal CCNL, ecc.), bisogna tener conto dell’orario previsto dal contratto individuale della lavoratrice e non dell’orario di lavoro effettivamente prestato in azienda.
Pertanto, i riposi giornalieri per allattamento non possono subire spostamenti o soppressioni in relazione a particolari evenienze che potrebbero ridurre la durata dell’orario di lavoro, per cui conta l’orario contrattuale di lavoro, non quello prestato.
Al riguardo, anche la circolare INPS n.95 bis-punto 1. del 2006 chiarisce il rapporto tra i permessi orari giornalieri per allattamento e le ore di recupero della banca ore. Ai fini del diritto ai riposi giornalieri, nonché al relativo trattamento economico, va preso in considerazione l’orario di lavoro giornaliero contrattuale, e non quello effettivamente prestato nelle singole giornate.
Ne consegue che i riposi di cui all’oggetto, sono riconosciuti anche laddove la somma delle ore di recupero e delle ore di allattamento, esauriscano l’intero orario giornaliero di lavoro, comportando di fatto, la totale astensione dall’attività lavorativa. La suddetta circolare INPS al punto 2. fornisce ulteriori chiarimenti in merito alla possibilità di riconoscere i riposi giornalieri per allattamento, anche nel caso limite di una lavoratrice madre con contratto part-time orizzontale, che può effettuare solo un’ora di lavoro nell’arco della giornata. Per cui, la probabile coincidenza del riposo giornaliero, con l’unica ora di lavoro, pur comportando una totale astensione della lavoratrice dall’attività lavorativa, non preclude il riconoscimento del diritto al riposo per allattamento.
Al riguardo si ricorda che, i riposi assicurano alla lavoratrice la possibilità di provvedere all’assistenza diretta del bambino, e perciò la distribuzione dell’orario di lavoro deve essere concordata tra la lavoratrice stessa ed il datore di lavoro, tenendo conto anche delle esigenze di servizio. In caso contrario, ovvero, di mancato accordo, la distribuzione dei riposi sarà determinata dall’intervento del Direzione Territoriale del Lavoro, competente per territorio, a cui la lavoratrice potrà inoltrare la richiesta.
In definitiva, con la normativa di riferimento, si promuove l’essenzialità del valore sociale della maternità, garantendo contestualmente, la funzione familiare e lavorativa della donna, nel tentativo di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro della lavoratrice madre, assicurando anche, forme di flessibilità dell’orario e dell’organizzazione del lavoro.

Per ulteriori delucidazioni e/o chiarimenti in merito alla richiesta di distribuzione dei riposi, in caso di mancato accordo con il datore di lavoro (L.1204/71 art.10 e D.P.R. 1026/76), è possibile contattare: la responsabile dell’Unità Operativa Provvedimenti Amministrativi – dr.ssa Amina Laganara – tel. 081.5508497 – e-mail: alaganara@lavoro.gov.it

Distinti saluti
F.to Il Referente URP
(Dr.ssa Credendino Rosa)

Wind: incontro su ferie/ROL del 29-5-2013

Nel riportare la nota a firma delle RSU Wind Campania-Basilicata, un mio personale commento.
Le ferie, i ROL, i riposi ed i permessi vari vanno goduti. Esistono, vero, alcune limitazioni legate alle esigenze produttive, ma resta il concetto fondamentale che i lavoratori se li debbano godere con l’azienda che deve favorire in ogni modo tale godimento.
Sebbene non si possa sempre accontentarsi del male minore, è pur vero che ogni azione sindacale, politica deve commisurarsi con la realtà senza mai distogliere lo sguardo dal futuro, dalla visione di come la società dovrebbe evolvere, dovrebbe dirigersi.
Ci sono lavoratori non più tali, soprusi, violazione di leggi e norme e dover ribadire ai lavoratori di usufruire delle ferie e dei ROL (riposarsi, stare a casa senza alcuna decurtazione economica) mi sembra un ossimoro.
Ne scrivo al plurale, perchè l’accordo stilato in Wind al 10-10-2012, un accordo sofferto, controverso, che ci è costato soldi ed anche qualche diritto acquisito in cambio di mancata esternalizzazione dei lavoratori della rete (ma anche degli altri, una volta che si avviava lo spezzatino) si sta rivelando un ottimo accordo alla luce (mi spiace dirlo) di quelli sottoscritti in altre grandi aziende TLC italiane.
E ridurre il numero di ferie e ROL che pesano sul bilancio era uno degli obiettivi che ci si poneva.
L’azienda ha dichiarato che l’accordo è stata una scommessa sul futuro, da parte dell’azienda e del sindacato, un patto per lo sviluppo. Non c’è dunque carenza di lavoro, ma bisogna gestire una difficoltà.
La spettanza annua media è di 20,7 ferie a cui si aggiunge 1,5 di residuo medio
La spettanza annua media è sui 13,5 a cui si aggiungono 11,5 di residuo medio.
A cui poi si aggiungono le monetizzazioni.
Quasi 1700 persone avevano residui rol 2010 e 2011. Ad oggi al massimo che hanno 0,5 di rol è pari a 190 persone.
La programmazione delle ferie, 3 settimane nel periodo giugno-ottobre, ha funzionato, c’è una buona fruizione di ferie.
Per il 2013, si prevede che il 20% chiuderebbe con residuo tra i 5-10 giorni e più del 70-75% che chiuderebbero l’anno con più di 10 giorni. Il 40% del 70% chiuderebbe con più di 13 giorni di ROL.
La concentrazione più alta è in Technology
(ed aggiungo personalmente, che è normale visto che l’alto numero di ROL vecchi era in questo settore e che insieme ai riposi compensativi, agli interventi tecnici da fare e la formazione, complica l’utilizzare i ROL)

Comunque il confronto è proseguito in un clima sereno anche perchè l’azienda ha evitato di adottare soluzioni unilaterali, ribadendo la volontà di un confronto.

******* LA NOTA DELLE RSU WIND CAMPANE *******
L’azienda ha illustrato l’andamento dell’accordo di ottobre con riferimento allo Continua a leggere

L'importanza delle agibilità sindacali

In questo periodo di forte crisi economica ma anche sociale, anche il sindacato è sotto mira, talvolta  pretestuosamente ma anche per “quanto non ha fatto e non fa”, per qualche connivenza inutile ed anche per le agevolazioni di cui dispone, tra cui i permessi sindacali (Agibilità Sindacali).

Continuo a pensare che per difendersi ed opporsi al potere delle aziende, il singolo lavoratore ha ben poche speranze di vincere o finanche di migliorare la propria condizione. Il sindacato nasce come associazione di lavoratori per promuovere il lavoro e difendere i lavoratori ed anche le agibilità sindacali servono per realizzare tutto ciò.

Ecco comunicato della SLC-CGIL e delle RSU SLC-CGIL di Almaviva (una grande azienda call center italiana con circa 14.800 dipendenti in Italia, cioè più del doppio di Wind) dove la stessa azienda ha sospeso le agibilità sindacali per le RSU SLC-CGIL. Un chiaro atto discriminatorio ed intimidatorio. Senza voler dimenticare la ben più nota vicenda FIAT dove l’intera sigla FIOM-CGIL è stata estromessa, bandita, dall’azienda.

Non è il caso di Wind ovviamente perché qui il sindacato è forte e lo è perché ha un alto numero di iscritti, perché le lavoratrici ed i lavoratori non solo compiono il proprio dovere ma sanno mostrare “il pugno duro” quando i loro diritti ed i loro interessi sono stati minacciati. Ecco perché sottolineo l’importanza del tesserarsi,  oltre a poter indirizzare il lavoro del sindacato verso le esigenze reali e concrete dei lavoratori.

Spesso sento la lamentela che le agibilità sindacali, cioè i permessi sindacali, siano un privilegio. Non sono di questo avviso perché chi si adopera per fare sindacato tutti i giorni, parlare con i colleghi, fare incontri, prepararsi, ascoltare, informare, discutere con la controparte aziendale, richiede tempo. Spesso si rimane in ufficio oltre il proprio orario di lavoro.

Chi eventualmente abusa di questi permessi, questa è in fin dei conti  la critica che talvolta sento, certamente non fa gli interessi dei lavoratori ma di sicuro non bisogna fare “di un’erba un fascio”.

La legge prevede, per il settore privato, che ogni RSU (che rappresenta tutti i lavoratori, tesserati e non tesserati) abbia diritto a 96 ore annue (8 ore al mese).

A questi permessi, le Organizzazioni Sindacali e Wind hanno aggiunto altre 40.000 (quarantamila) ore di permesso sindacale su tutto il territorio italiano, che sono suddivise tra le varie regioni, secondo il numero di dipendenti nonché il numero di tesserati (ed a loro volta si suddividono a seconda del peso delle sigle sindacali).

Lo stesso accordo, tra l’altro, prevede anche il colloquio retribuito tra dipendente ed RSU, su richiesta del lavoratore.

Esternalizzazione Wind – Relazione assemblea

La mia relazione sulla situazione relativa all’esternalizzazione dei 1600 lavoratori Network di Wind, dopo l’incontro al Mi.s.e.del 24-9-2012

Per inciso, quest’assemblea, ha l’importante compito di dare il mandato a noi RSU di poter iniziare a trattare con l’azienda e dunque non è assolutamente questa l’assemblea dove si decide se accettare o meno quanto proposto dall’azienda.

Penso e ripenso a il tutto sia iniziato quasi un anno e mezzo fa.
Vi ricordate gli scioperi ? Vi ricordate i soldi persi durante la procedura di raffreddamento ? Vi ricordate le tensioni, le preoccupazioni perché pensavamo di essere un’azienda spezzatino ?

Come in quei mesi, non vi chiedo solidarietà per i 1600 che dovrebbero essere cacciati, ma di badare al vostro interesse, di pensare che se va via la Rete, allora il processo di smembramento di Wind è iniziato e nessuno potrà più fermarlo.

Le trattative sindacali di questi ultimi anni oramai sono solo cassa integrazione, mobilità, esternalizzazioni, esodi ed esuberi. Oggi abbiamo la possibilità di poter invertire la ruota, di essere artefici e protagonisti del nostro futuro, non solo col nostro lavoro quotidiano, ma anche nel dettare un nuovo modello, dove i lavoratori decidono di investire nel proprio lavoro, di dare credito alla propria azienda.
Grazie all’abnegazione di noi tutti, lavoratrici e lavoratori, unitamente al cambio del management aziendale, siamo riusciti ad ottenere l’importante dichiarazione di ritiro dell’esternalizzazione previo accordo tra azienda e sindacato.

——- SIGNIFICATO CONCRETO DELL’ESTERNALIZZAZIONE —-
Non voglio elencare alcuni difficili realtà che riguardano il nostro settore, ma probabilmente dobbiamo ben capire cosa significare essere esternalizzato, ovvero espulso dalla propria azienda come un reietto, spesso senza specifiche colpe, senza poter dire la propria, elemosinando il mantenimento di condizioni di miglior favore nel passaggio tra le aziende, come se fossimo dei pacchi e spesso nemmeno gli accordi sono rispettati (vedi i lavoratori della rete ex-Vodafone esternalizzati quasi un anno fa con la proposta di ENSI-Ericcson all’incentivo all’esodo, alla minaccia della cassa integrazione).

La stessa Ericcson (ENSI) che Il 18 luglio 2012 sfruttando la legge 223/91 ha chiesto la mobilità quindi il successivo e prossimo licenziamento di 374 lavoratori.
Per non citare le condizioni di lavoro che spesso in queste aziende sono pessime (ne parlavo in questi giorni con alcuni colleghi ex Sirti)

Nokia-Siemens-Network ha dichiarato 445 esuberi su 1110 persone
Alcatel Lucent – Dopo aver annunciato 490 esuberi, l’azienda ha deciso, grazie alle pressioni del sindacato, di ridurre il numero a 245 su un totale di 2.100 addetti.
Sirti1.000 esuberi dichiarati con ricorso alla cassaintegrazione
Telecom ha esternalizzato Call Center, IT e sfrutta gli esuberi in rete
Vodafone ha esternalizzato Rete e Call Center
Fastweb ha esternalizzato Rete e Call Center
H3G in pratica ha solo la parte commerciale, esternalizzando la Rete (760 lavoratori) in ENSI
Wind ha esternalizzato un Call Center, ha delocalizzato in Italia ed all’estero, ha svuotato IT
ENSI/Ericcson è l’emblema delle esternalizzazioni. Nel 2005 prende i lavoratori H3G, poi inizia a mandare in Romania il centro di supervisione.

Nel 2009 (dopo 4 anni) piano esuberi per 300 persone poi divenute 160.
Nel 2009 erano 6500 dipendenti, ora dopo 3 anni sono 5000.
E dopo aver acquisito i 335 lavoratori rete ex-Vodafone, ecco i 374 posti in mobilità.
In ambito Customer vogliamo ricordare la ancora più triste vicenda dei colleghi Wind ceduti in Omnia Network ?

Oppure i 133 colleghi Vodafone esternalizzzati in Comdata dei quali 33 di essi hanno vinto una causa di reintegro in azienda e che per ripicca l’azienda stessa ha messo in mobilità 33 dipendenti per “esubero strutturale”

Per rispondere alla diminuzione dei costi e fare fronte al mercato, la risposta delle aziende è stata esternalizzare. I lavoratori ci hanno perso in stabilità lavorativa, economicamente ed in migliori condizioni di lavoro.

Possiamo invertire la rotta, possiamo essere artefici e protagonisti del nostro futuro, possiamo creare un nuovo modo per rispondere alla crisi economica , perché un lavoratore senza lavoro si chiama DISOCCUPATO.
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Congedo retribuito per due anni per assistenza a persone con handicap grave

Si tratta di potersi assentare per assistere un proprio familiare con handicap GRAVE, in maniera retribuita e fino a due anni.

I congedi retribuiti per due anni per assistenza a persone con handicap grave
I congedi retribuiti biennali sono definiti inizialmente dalla Legge 388/2000. Da ultimo, tuttavia, il Decreto Legislativo del 18 luglio 2011, n. 119 ha profondamente rivisto la disciplina dei congedi retribuiti di ventiquattro mesi, in particolare per quanto riguarda gli aventi diritto e le modalità di accesso all’agevolazione.

Gli aventi diritto

Il Decreto Legislativo 119/2011, pur confermando i beneficiari potenziali (coniuge, genitori, figli, fratelli e sorelle) previsti dalla normativa e dalla giurisprudenza precedente, fissa condizioni diverse di priorità nell’accesso ai congedi.

L’ordine di priorità è: coniuge convivente , genitori, figli, fratelli e sorelle. Rimane ferma la condizione dell’assenza di ricovero con le eccezioni che vedremo in seguito.
In caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, ha diritto a fruire del congedo il padre o la madre anche adottivi (anche se non conviventi con il figlio). Da far rilevare che non viene previsto alcun limite di età di chi dovrebbe assistere il disabile.

I congedi non possono essere concessi ai figli nel caso in cui il genitore con handicap grave sia sposato e la moglie dello stesso sia presente non invalida.

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Congedo straordinario per cure lavoratore disabile

L’argomento tratta del congedo per farsi curare da parte di chi ha una disabilità. Infatti non potendo usufruire del congedo biennale retribuito da due anni perché questo è per assistere un disabile, è prevista la possibilità di questo congedo straordinario per cure.
Proverò a sintetizzare come sempre, ma come sempre sarò logorroico anche perché le fonti da cui ho prelevato le informazioni sono diverse 🙂

La normativa prevede che gli invalidi civili con riduzione della capacità lavorativa superiore al 50% possono usufruire di un congedo per cure (art. 26 Legge n. 118/1971 – art. 10 Decreto Legislativo n. 509/1988).

Il congedo in questione:

  • non può superare i 30 giorni anche non continuativi
  • le cure devono essere collegate all’infermità invalidante ed effettuate per effettive esigenze terapeutiche e riabilitative
  • è riconducibile all’assenza per malattia (art. 2110 Codice Civile)
  • è vincolato all’autorizzazione del medico della ASL territorialmente competente.

Si precisa a fronte di diverse Interpretazioni, Interpelli e Circolari che:

  • Il congedo di trenta giorni, anche non continuativi, per cure diverse è retribuito a carico del datore di lavoro, in quanto, seppure equiparato alla condizione di malattia, non è indennizzabile da parte dell’INPS
  • Il periodo di congedo straordinario per cure diverse non è computabile, in quanto “ulteriore” nel periodo di comporto per malattia individuato dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro
  • La domanda di congedo per cure va rivolta al proprio datore di lavoro previa autorizzazione del medico della ASL di residenza, che deve certificare che le cure sono collegate all’infermità invalidante ed effettuate per effettive esigenze terapeutiche e riabilitative.

Esiste dunque, in quanto non espressamente disciplinato, la situazione in cui il datore di lavoro potrebbe non corrispondere la retribuzione per quei 30 giorni l’anno, cioè potrebbe accordare il diritto ad assentarsi per il congedo, ma non quello alla retribuzione.

In tantissime aziende questo problema certamente  ma nel caso in cui così non fosse, rivolgersi al patronato. Fare riferimento alla Sentenza di Cassazione Sez. Lav.3500/84 che conferma che i 30 giorni sono retribuiti.

Guida INCA CGIL su permessi disabili

La normativa sui R.O.L. in Wind (CCNL TLC+accordi)

Provo a ricapitolare in un unico post le informazioni contrattuali relative ai R.O.L.

Mi rendo conto  che è “un papiello” però spero di contribuire ad avere una sorta di promemoria complessivo, globale sull’argomento.

Dal contratto nazionale (CCNL) scaduto da 7 mesi (tanto per non dimenticarlo)

Articolo 26 commi 9-10-11-12  RIDUZIONE ORARIO LAVORO

9. Ferma restando la durata dell’orario di lavoro contrattuale di 40 ore settimanali, viene riconosciuta una riduzione di orario di lavoro di 72 ore in ragione di anno di servizio ed in misura proporzionale ridotta per frazione di anno. Per i lavoratori addetti a turni avvicendati, così come definiti al comma 6 che prestano la loro attività in sistemi di turnazione di 15 o più turni settimanali comprendendo il turno notturno e/o quelli di sabato e di domenica, sarà inoltre riconosciuto, a decorrere dal 1 gennaio 2004, un ulteriore permesso annuo di 8 ore, computato in ragione di anno di servizio o di frazione di esso, assorbibile fino a concorrenza dalle eventuali riduzioni definite negli accordi aziendali.

10. I lavoratori potranno fruire di detta riduzione con permessi individuali retribuiti per gruppi di ore non inferiori a 2 (superato da accordo aziendale Wind); i permessi dovranno essere fruiti di norma nel corso dell’anno di maturazione; l’azienda potrà stabilire, previo esame congiunto (non un accordo, n.d.a.) con la RSU e le rispettive OO.SS. stipulanti il presente CCNL, diverse modalità di utilizzazione delle ore di riduzione compatibilmente con le specifiche esigenze aziendali. A livello aziendale potranno essere stipulati accordi che prevedano fruizioni collettive di detti permessi.

11. La fruizione di detti permessi individuali retribuiti (come di quelli previsti per ex festività) avverrà previa richiesta da effettuarsi almeno venti giorni prima e nel rispetto di un tasso di assenza contemporanea a tale titolo non superiore al 5% dei lavoratori normalmente addetti al turno. Nel caso in cui non sia rispettato il termine di preavviso di venti giorni la fruizione dei permessi richiesti avverrà compatibilmente con le specifiche  esigenze aziendali e mediante rotazione che non implichi complessivamente assenza superiore ad un tetto compreso tra l’8,5% e l’11,5% dei  lavoratori normalmente addetti al turno (superato da accordo aziendale Wind solo in caso di malattia bambino tra 3 ed 8 anni).

12. I permessi eccezionalmente non fruiti entro l’anno di maturazione continuano a confluire, salvo diversi accordi aziendali, a decorrere dal 1° gennaio 2010, in un apposito Conto ore individuale per un ulteriore periodo di ventiquattro mesi (superato da accordo aziendale Wind), per consentirne la fruizione da parte del lavoratore secondo le modalità di preavviso ed alle condizioni indicate al precedente comma 11. Al termine di tale periodo, le eventuali ore che risultassero ancora accantonate, saranno liquidate con la retribuzione in atto nel mese di scadenza.

Da accordi aziendali WIND

Come sempre, gli accordi di II livello o integrativi o aziendali, sovrastano le norme del CCNL se sono di miglior favore.

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Compendio su legge 104

Riporto l’ottimo lavoro di sintesi effettuato da Raffaele Puzio, resp. ufficio handicap della SLC-CGIL di Napoli inerente informazioni e note sulla legge 104/92

Condizione principale per usufruire dei permessi è che la persona con disabilità sia in possesso della certificazione di “handicap in situazione di gravità”.

CHI HA DIRITTO AI PERMESSI

Tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici, pubblici e privati, regolarmente residenti in Italia, con un rapporto di lavoro dipendente, anche a tempo determinato. Anche i cittadini extracomunitari regolari possono accedere ai permessi della legge 104/92.

CHI NE E’ ESCLUSO

Non possono chiedere i benefici della legge 104/92 i lavoratori domestici, quelli a domicilio e i lavoratori agricoli giornalieri.

FERIE E MENSILITA’ AGGIUNTIVE

A seguito della norma antidiscriminatoria europea recepita con dlgs n.216/2003, l’INPS  e l’INPDAP hanno precisato che “eventuali decurtazioni di ferie e 13° mensilità dei permessi retribuiti, ex art. 33 della legge 104/92, risultano inammissibili se non addirittura potrebbero configurare specifiche discriminazioni”.

I PERMESSI DURANTELA CASSAINTEGRAZIONE

Il lavoratore cassaintegrato può accedere ai permessi della legge 104/92 per assistere un familiare disabile solo quando è sottoposto ad una CIG con orario ridotto. In questo caso è necessario riproporzionare il numero di giorni di permesso mensili con lo stesso criterio utilizzato per il part time verticale.

Il lavoratore in Cassa Integrazione a 0 (zero) ore non ha diritto ai permessi della legge 104/92 poiché non è impegnato in alcuna attività lavorativa.

COPPIE DI FATTO

Anche le coppie di fatto con figli disabili possono accedere ai benefici previsti dalla legge 104/92, poiché la norma non parla di coniugi regolarmente sposati, ma di genitori. In virtù di questa precisazione la coppia di fatto può anche non convivere.

FRAZIONAMENTO PERMESSI

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