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Riflessioni di Azzola (SLC-CGIL) dopo il CDA Telecom del 7-11-2013

Vi riporto questo stralcio  (del quale ho arbitrariamente sottolineato alcune parti) della lettera del Segretario Nazionale SLC-CGIL Michele Azzola al Presidente Letta su TELECOM.
Lo faccio perché “interessarsi” di Telecom è importante non solo perché siamo tutti lavoratori ed anche dello stesso settore, ma impatta anche su Wind, essendo l’azienda che di fatto ha un grosso bacino di utenza, moltissimi lavoratori e certe “sue scelte” incidono pesantemente su tutto il settore, come ad esempio la  vendita di alcuni asset (le torri BTS), il mancato (per ora) scorporo della rete, ecc.

Telecom: Azzola (Slc Cgil) a Letta, Telecom non è affare personale
“Le decisioni di cedere asset strategici all’estero, di non distribuire i dividendi sulle azioni ordinarie e di emettere un convertendo da 1,3 miliardi di euro sono tra loro collegate e non sono nell’interesse dell’azienda, dei piccoli azionisti nè del Paese. Però gli interessi delle banche vengono comunque sempre tutelati” dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.

Il rilancio di una società che ha circa 28 miliardi di indebitamento non può passare infatti attraverso dismissioni di asset che producono risultati finanziari positivi ed un risibile aumento di capitale travestito (il convertendo) finalizzato esclusivamente a proteggere la quota di dividendo delle banche (la cedola per tre anni del 6,125%) che lo hanno sottoscritto.

La riduzione dimensionale di una società non potrà infatti che avere inevitabilmente ripercussioni negative sull’occupazione e sul reddito nazionale in cambio di un marginale aumento della profittabilità nel breve termine funzionale tra l’altro a pagare la cedola (ossia un dividendo per pochi) del convertendo.

Il piano industriale approvato dal CDA del 7 novembre, conferma tutte le preoccupazioni che il sindacato ha manifestato dopo l’accordo intervenuto tra i soci di Telco che assegna a Telefonica il controllo di fatto della società.
Un piano industriale tutto ispirato a fare “cassa” nell’immediato, ma che, di fatto, creerà le condizioni per cui fra pochi anni l’Ebidta dell’azienda subirà contraccolpi tali da non consentire la sopravvivenza dell’azienda italiana.

Sulla scia di quanto già fatto dai “capitani coraggiosi” si sceglie la finanza “creativa” con la vendita, e il conseguente riaffitto, delle torri e degli immobili perseverando su scelte che hanno defraudato il patrimonio della società lasciandone in eredità canoni di locazione, per il patrimonio venduto, a canoni elevatissimi rispetto le condizioni di mercato.

Inoltre, si sceglie di vendere la controllata Tim Argentina, che realizza un aumento dei profitti del 24% nell’ultimo anno, sapendo che la vendita di Tim Brasil è solamente rinviata al momento in cui il controllo di Telefonica sarà operativo e l’antitrust Brasiliano imporrà la dismissione della stessa in considerazione che Telefonica è già presente su quel mercato con il primo operatore.
Infine, vista l’assoluta indisponibilità di Telefonica a varare un aumento di capitale, che resta l’unica soluzione plausibile per il rilancio degli investimenti necessari al Paese, si aumenta l’indebitamento aziendale con un bond convertibile che, in considerazione del rating di Telecom, sarà collocato a tassi di interesse elevatissimi garantendo i dividendi a pochi “fortunati” che contribuirà a trasferire risorse dalle casse di Telecom a quelle delle banche che gestiranno l’operazione, continuando a spolpare un’azienda che solo quindici anni fa era il quinto operatore mondiale.
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Wind: incontro su ferie/ROL del 29-5-2013

Nel riportare la nota a firma delle RSU Wind Campania-Basilicata, un mio personale commento.
Le ferie, i ROL, i riposi ed i permessi vari vanno goduti. Esistono, vero, alcune limitazioni legate alle esigenze produttive, ma resta il concetto fondamentale che i lavoratori se li debbano godere con l’azienda che deve favorire in ogni modo tale godimento.
Sebbene non si possa sempre accontentarsi del male minore, è pur vero che ogni azione sindacale, politica deve commisurarsi con la realtà senza mai distogliere lo sguardo dal futuro, dalla visione di come la società dovrebbe evolvere, dovrebbe dirigersi.
Ci sono lavoratori non più tali, soprusi, violazione di leggi e norme e dover ribadire ai lavoratori di usufruire delle ferie e dei ROL (riposarsi, stare a casa senza alcuna decurtazione economica) mi sembra un ossimoro.
Ne scrivo al plurale, perchè l’accordo stilato in Wind al 10-10-2012, un accordo sofferto, controverso, che ci è costato soldi ed anche qualche diritto acquisito in cambio di mancata esternalizzazione dei lavoratori della rete (ma anche degli altri, una volta che si avviava lo spezzatino) si sta rivelando un ottimo accordo alla luce (mi spiace dirlo) di quelli sottoscritti in altre grandi aziende TLC italiane.
E ridurre il numero di ferie e ROL che pesano sul bilancio era uno degli obiettivi che ci si poneva.
L’azienda ha dichiarato che l’accordo è stata una scommessa sul futuro, da parte dell’azienda e del sindacato, un patto per lo sviluppo. Non c’è dunque carenza di lavoro, ma bisogna gestire una difficoltà.
La spettanza annua media è di 20,7 ferie a cui si aggiunge 1,5 di residuo medio
La spettanza annua media è sui 13,5 a cui si aggiungono 11,5 di residuo medio.
A cui poi si aggiungono le monetizzazioni.
Quasi 1700 persone avevano residui rol 2010 e 2011. Ad oggi al massimo che hanno 0,5 di rol è pari a 190 persone.
La programmazione delle ferie, 3 settimane nel periodo giugno-ottobre, ha funzionato, c’è una buona fruizione di ferie.
Per il 2013, si prevede che il 20% chiuderebbe con residuo tra i 5-10 giorni e più del 70-75% che chiuderebbero l’anno con più di 10 giorni. Il 40% del 70% chiuderebbe con più di 13 giorni di ROL.
La concentrazione più alta è in Technology
(ed aggiungo personalmente, che è normale visto che l’alto numero di ROL vecchi era in questo settore e che insieme ai riposi compensativi, agli interventi tecnici da fare e la formazione, complica l’utilizzare i ROL)

Comunque il confronto è proseguito in un clima sereno anche perchè l’azienda ha evitato di adottare soluzioni unilaterali, ribadendo la volontà di un confronto.

******* LA NOTA DELLE RSU WIND CAMPANE *******
L’azienda ha illustrato l’andamento dell’accordo di ottobre con riferimento allo Continua a leggere

Cosa sta avvenendo in Vodafone

Le vicissitudini di Vodafone riguardano anche noi, come lavoratori, come lavoratori TLC ed in particolare come lavoratori Wind e Telecom.

Non solo dunque la conoscenza diretta delle persone impattate, ma anche la necessità di capire se in questo marasma che sta avvenendo in tutta la società italiana ed in particolare nelle TLC, sia affrontabile col metodo brutale e diciamo pure classico (esternalizzo, licenzio, esuberi, mobilità, ecc) oppure in concerto con i sindacati, quindi trovando soluzioni che contemperino riduzioni di costi, aumento degli investimenti in cambio di stabilità dell’occupazione.


L’azienda registra una scarsa sindacalizzazione, a differenza con quella Wind (dove in  Campania la sindacalizzazione è superiore ai 2/3 della popolazione)

Ma cosa sta succedendo ?

  • Vodafone ha già esternalizzato Call Center (950 in Comdata) e tecnici Rete (335 in ENSI/Ericcson)
  • Vodafone è quella che ha licenziato usando la Legge Fornero sull’art.18, è quella che si è opposta ai 33 reintegrati da Condata dopo aver perso la causa e per ripicca ne ha cacciati altrettanti.

Il giorno 6 marzo 2013 l’azienda ha annunciato di aver predisposto un piano di riorganizzazione, ovvero:

  •  Riduzione dell’organico di 700 unità;
  •  Taglio del costo del lavoro complessivo pari a 80 milioni di euro.

L’azienda ha avviato la procedura di licenziamento collettivo con la legge 223/91 per 700 lavoratori in tutta Italia su un totale di circa 7000 dipendenti

Clicca qui per l’elenco degli esuberi in base alle sedi ed al gruppo di lavoro.
Sul territorio della  Campania il taglio previsto dall’azienda colpirebbe 84 lavoratori su un totale di circa 750. Di questi 84 ben 78 dipendenti lavorano sulla sede di Pozzuoli presso l’ex comprensorio Olivetti

Non è accettabile che una società come Vodafone che non verte in uno stato di crisi, che non ha i conti i rosso e non presenta buchi di bilancio, possa pensare di fronteggiare un abbassamento dei ricavi con misure così drastiche.
Qui significa scaricare sui lavoratori i minori guadagni per l’azienda, continuano a trattarci come pezze, come numeri ma come lavoratori, come classe dei lavoratori, non dobbiamo permetterlo

Non è accettabile che da un lato l’azienda pensi di intervenire nella riduzione del perimetro occupazionale e allo stesso tempo continui a delocalizzare all’estero molte delle sue attività principali, dal servizio clienti alla gestione della rete.

Radio mercato parla anche di acquisizioni, dopo aver assorbito TeleTu … certo che queste informazioni lasciano basiti.
A questa vicenda, poi, si aggiunge quella di Almaviva Catania che lavora per la Vodafone , con a rischio 650 lavoratori

Esprimere solidarietà è importante, ma ancora più importante è attivarci con i colleghi Vodafone per creare un fronte comune, che superi le divisioni aziendali, perché qui è in ballo il futuro di noi lavoratori, dei nostri diritti, del nostro futuro.

Dov’è la politica ? O meglio dov’è la politica che gestisce l’economia, che tuteli chi lavora ?

Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.

(Che Guevara (Ernesto Che Guevara de la Serna)

(ringraziando Max Iannone e Maurizio Barretta per le informazioni)

Lavoro, questo sconosciuto

La CGIL ha presentato un Piano per il Lavoro 2013 (https://docs.google.com/file/d/0By9ulGgASb63bGFWZnp6emxMMmc/edit?usp=sharing) , una serie di proposte concrete, a breve ma anche a lungo raggio.

Questo 2012 appena finito evidenzia che se si sommano i lavoratori che nel 2012 si trovavano nella cosiddetta ‘area del disagio’, cioè precari o part time involontari, a quelli della cosiddetta  ‘area della sofferenza occupazionale’, vale a dire disoccupati, scoraggiati immediatamente disponibili a lavorare e persone in Cassa integrazione, si può stimare la stratosferica cifra di circa 9 milioni di persone in drammatica difficoltà con il lavoro

Qui un documento più esaustivo e completo.

Ma se aggiungiamo gli effetti nefasti che sta producendo la Riforma Fornero ed in particolare la riforma dell’art.18 che consente di ricattare con più forza il lavoratore laddove, per motivi economici, seppure avesse ragione, non è più obbligatorio il rientro su posto di lavoro … si lede la dignità delle persone, come sta avvenendo ai 19 operai FIAT, pagati da questa ma che non si devono presentare a lavoro …. un’umiliazione.

Che l’Italia abbia bisogno di riforme è assolutamente vero, ma riformare non significa regredire, significa cambiare ma qui nei cambiamenti ci rimettono sempre e solo i dipendenti e le piccole imprese, quelle a carattere familiare.

Oltre ai colleghi Vodafone di cui abbiamo parlato recentemente anche in Engineering , due lavoratori, assunti a tempo indeterminato, a Napoli sono stati licenziati

Engineering per disfarsi facilmente di lavoratori assunti a tempo indeterminato, li licenzia alla fine di un dato progetto liquidandoli con la frase standard secondo cui: ‘non sono peraltro disponibili in azienda differenti posizioni lavorative in cui poter utilmente impiegare il lavoratore/lavoratrice’.

La politica è assente, qualche sindacato è assente, l’individualismo è imperante, ma tu cittadino, lavoratore, disoccupato, precario che vuoi fare ? Continuare ad assistere ?

Licenziamenti Vodafone e "ricatto" Autogrill

Che le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori stiano peggiorando o comunque, nel migliore dei casi, sotto attacco (tendendo al peggioramento) è oramai visibilissimo e purtroppo riscontrabile tra i nostri familiari, i nostri amici.
Ci sono imprenditori e manager che ricercano il confronto e soluzioni più adeguate con le parti sociali, ma in tanti aiutati da scelte politiche scellerate invece di investire in tecnologia, migliorie industriali, maggiori servizi, pensano di risparmiare semplicemente abbassando i nostri salari e le nostre tutele.


La colpa è della politica che ha ceduto lo scettro della gestione degli interessi pubblici ai privati, ai singoli, all’economia; la colpa è anche di un certo sindacato che si è legato ai partiti in maniera quasi indissolubile, che interloquisce solo con le aziende, dimenticando i lavoratori; la colpa è anche dei lavoratori/cittadini sempre più individualisti, meno interessati alle sorti della collettività (lavorativa o sociale).
Il tema del lavoro, della creazione di posti di lavoro deve ritornare al centro dei nostri dialoghi, dei nostri voleri.

I colleghi Vodafone, che hanno già subito esternalizzazioni sia al Customer che in Rete (e si vocifera di altre “cessioni”) protesteranno domani 4 febbraio 2013 per i licenziamenti  effettuati ricorrendo alla legge Fornero che ha riformato l’art.18 (licenziamento per giusta causa).
Non entro nel merito se i colleghi impattati meritino o meno il licenziamento. Farei il gioco del padrone. Tutti, lavoratori e datori, sottostiamo alle leggi ed al CCNL che prevede regole e sanzioni anche pesanti.

Resta il problema che un’azienda certamente ricca, in un settore TLC che ha meno ricavi rispetto a prima ma ancora vivo, licenzia 3 persone (2 a Pozzuoli) per motivi economici e noi non possiamo essere indifferenti a tutto questo. Ora con questi 3 licenziamenti, la situazione economica di Vodafone migliorerà ? ahahahahahah

Perché se la politica, i partiti, gli interessi di imprenditori senza scrupoli, hanno generato il mostro “Fornero” con l’assenza di un diffuso movimento di protesta dei lavoratori/cittadini, perché se il sindacato e le aziende non hanno saputo trovare soluzioni adeguate, il peso di questa riforma dell’art.18 andrà tutto sulle nostre spalle. Saremo eternamente ricattati, che siamo bravi o cattivi lavoratori.
Basterà un calo produttivo, qualche conto in rosso (il falso in bilancio in Italia è stato depenalizzato) e siamo tutti ricattabili. Ne basta licenziare due, per tenere sotto scacco 1000 lavoratori.

Ed in quanto a ricatti, ecco la società Autogrill, del gruppo Benetton.
In pratica l’azienda ritenta a licenziare personale, non certo a migliorare i propri servizi. Ora ci riprova, proponendo al singolo lavoratore: o te ne vai oppure ti dimezzo orario di lavoro (50%) e ti devi trasferire a lavorare entro 50km da dov’eri. E per 140 persone (su 9500) inizia il delirio, il ricatto, interrogarsi se subire una decurtazione netta di stipendio (non di soldi accessori) oltre a maggiori spese da sostenere …. Ma per molti, questo lavoro  è l’unico sostentamento.
Vero che la crisi ha ridotti molto i ricavi aziendali stante il minor traffico auto veicolare, ma perché la crisi dobbiamo pagarla sempre e solo noi ?
(il link  all’articolo su “L’Espresso”))

La CGIL ha proposto un piano per il lavoro, per creare lavoro investendo ma necessitiamo di una classe politica nuova, che comprenda che gli investimenti economici sono necessari e soprattutto utili alla collettività sia in termini di migliori e maggiori servizi ma anche per creare posti di lavoro, ma abbiamo bisogno di un interlocutore serio cioè di una politica seria, lungimirante e soprattutto credibile.

Sulla situazione politica ed economica italiana

Articolo scritto via email da Giovanni Ricciardiello

L’uscita della Fiat dalla Confindustria era indubbiamente prevedibile che venisse presa da esempio da tutte le grandi aziende come mezzo per divincolarsi dai vincoli derivati dal CNL di pertinenza.
Sono sicuro che l’episodio della Fiat, gravissimo per la perdita dei diritti sindacali, non sia stato preso con il giusto peso.

I responsabili? La mancata mobilitazione delle sigle CISL e UIL e soprattutto dei politici: BERSANI, VENDOLA e chiunque si spaccia di sinistra.
Quelli di destra? Certo che hanno colpa, ma non come quelli di sinistra: si sa, loro (dx) fanno interessi delle aziende e non dei lavoratori.

La nostra attuale crisi economica non è un momento transitorio come vogliono farci credere, ma il nostro nuovo status economico.

Per cambiare davvero è necessario apportare i seguenti cambiamenti:
1a) Controllo fiscale – con la piattaforma informatica unica, a cui tutti gli enti statali (Regioni, Ufficio delle imposte, uffici catastali, CNR..) si collegano, il controllo può risultare sicuramente rapido ed immediato;
1b) Controllo del lavoro – gli ispettori del lavoro nella funzione civile non ha portato a nessun risultato, spostiamo l’attività ai militari (finanza, carabinieri)
1c) Controllo del territorio – eliminazione del corpo dei vigili urbani

2) Lavoro – gestito dal collocamento costituito da tre settori: Formazione, Selezione e Analisi degli andamenti economici dei settori merceologici. Nei primi due settori dovranno esserci solo Psicologi e Sociologi che costituendo dei moduli formativi (personalizzabile per ogni settore merceologico)riescono a formare e selezionare il personale che sarebbe impiegabile solo attraverso la trattativa tra: collocamento, azienda e lavoratore. Il terzo settore, costituito da soli matematici, prevederebbero l’abbassamento o l’innalzamento di produzione di alcuni settori merceologici. In caso di crisi, i lavoratori a cui il contratto sarebbe a rischio sarebbero richiamati nuovamente nel flusso di formazione e selezione. Per il ciclo di formazione e selezione il lavoratore avrebbe il sostentamento del collocamento.

3) Elezioni politiche – la nomina diretta dei candidati al parlamento

Solo così si può cambiare l’Italia, altrimenti, “governarla sarebbe inutile”.

Per il cambiamento è necessario mandare a casa chi non ha cambiato fino adesso il sistema o chi non ha rinunciato al vitalizio politico o al finanziamento ai partiti: Berlusconi, Bersani, Casini, Prodi.

Infostrada chiude. Bluff o verità ?

Leggendo l’articolo pubblicato su http://www.tomshw.it/cont/news/infostrada-potrebbe-chiudere-per-colpa-di-telecom-italia/42037/1.html (riporto di seguito) che si rifa ad un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, un po’ mi sono spaventato.
Beninteso che questo argomento deve essere dibattuto immediatamente con l’azienda, non cado dalle nuvole leggendo questa notizia.
Non ultimo nella convention di qualche settimana fa, proprio Ibarra aveva disquisito sui costi che l’azienda ha nei riguardi di Telecom, con canoni esosi che unitamente alla forte concorrenza, alla mancanza di regole certe (colpa della politica) e soprattutto di trasparenza e di parità tra gli operatori (la Rete nelle mani di Telecom) rendono la fonia fissa un vero e proprio rischio.

Mi auguro che l’A.D. voglia forzare la mano affinchè ci sia effettiva trasparenza e concorrenza tra gli operatori, tentando di smuovere le acqua impantanate di un settore vitale per l’economia italiana ma con la lobby Telecom che troppo pesantemente incide sulle scelte politiche a danno degli altri operatori; però è inutile nascondere che simili dichiarazioni destano preoccupazioni in tanti lavoratori.

E’ compito del sindacato fare in modo che ai lavoratori, stante anche l’accordo di ottobre 2012, siano date tutte le garanzie possibili ma anche chiedere alla politica di fare scelte, di decidere nell’interesse dei cittadini e dei lavoratori

L’articolo su Tom’s Hardware
La mancanza di concorrenza potrebbe far chiudere Infostrada, minaccia l’AD Wind Maximo Ibarra in un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera. Un’occasione che è servita anche a sostenere la proposta di una newco che raccolga gli asset delle varie telco, e si occupi di creare un’infrastruttura moderna e comune.

Si tratta di un progetto a lungo termine, medio nel migliore dei casi, ma ci sono problemi più pressanti di cui occuparsi nell’immediato. ”Senza un intervento deciso delle Authority potremmo essere costretti a valutare la chiusura di Infostrada, il più importante operatore alternativo a Telecom Italia sulla rete fissa con 2,5 milioni di clienti diretti”, ha infatti affermato il dirigente.

Le condotte di Telecom hanno compromesso la capacità competitiva di concorrenti efficienti”, continua Ibarra, riferendosi in particolar modo ai prezzi pagati da Telecom per l’unbundling. Infostrada vorrebbe quindi che l’antitrust fissasse un prezzo ai 9,26 euro al mese.
”C’è qualcosa che non va se la voce di costo più importante per l’azienda è quella che va a Telecom, più alta anche di quella del personale. Non è un problema di buoni o cattivi ma sarebbe un peccato per il Paese perdere la concorrenza vitale di Infostrada”.
In effetti su Telecom Italia grava un’indagine per abuso di posizione dominante – nata proprio su segnalazione di Infostrada e Wind – che si concluderà nei prossimi mesi. Si attende il giudizio dell’Antitrust, ma forse Ibarra non dovrebbe riporre troppe speranze in una vittoria delle sue ragioni.

Per l’AGCOM infatti Telecom Italia agisce nel rispetto delle regole, e l’Autorità Garante ha anche ricordato che il prezzo praticato dall’ex monopolista è in linea con quelli di grandi paesi europei, e inferiore ad altri. Il Corriere delle Comunicazioni ricorda (http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/18921_ibarra-ok-a-newco-delle-reti-ma-serve-parita-di-accesso.htm)inoltre che la Commissione Europa punta a stabilire un prezzo dell’unbundling tra gli otto e i dieci euro in tutta l’Unione.

Insomma, se Infostrada è destinata a chiudere se le cose non cambiano, meglio per Ibarra tenere le valige pronte. Francamente però dubitiamo che la minaccia sarà messa in pratica. Quanto al progetto di una società super partes che gestisca la nuova infrastruttura, l’idea è certamente di quelle buone, ma vale la pena ricordare che il suo primo sostenitore Franco Bassanini è sia presidente della Cassa Depositi (che finanzierebbe il progetto) sia presidente di Metroweb. Una doppia posizione che non suscita veri e propri sospetti, ma qualche perplessità sì.

I nemici di noi stessi

Non critico nessuno a prescindere o almeno ci provo.
Ho imparato che tutti hanno motivazioni magari incondivisibili come quelle di quegli operai sata/fiat che applaudivano il padrone (Marchionne), lo sfruttatore (Monti), i falsi difensori (cisl e uil *), dimenticando la propria dignità a casa.
Bisogna mettersi in discussione, cambiare prima noi e poi gli altri, essere protagonisti del cambiamento che tutti auspichiamo e che però nessuno vuole mettere in atto.
Non dico fischi (troppo coraggio) ma niente applausi (troppo servilismo).

* mentre sul rinnovo CCNL TeLeComunicazioni i tre sindacati proseguono compatti, purtroppo a livello “alto”, con il fantomatico accordo di produttività, si è consumato per l’ennesima volta uno strappo tra CGIL da parte e  CISL e UIL dall’altra.

Non basta la legge Fornero che ha generato meno tutele per i lavoratori con licenziamenti facili.

Non basta la riforma delle pensioni che ha innalzato fino a 70 l’età per andare in pensione, abbassando anche gli importi delle pensioni (ovvero il cosiddetto coefficiente di trasformazione, un numero che moltiplicato per i soldi versati servirà per calcolare la pensione).

L’accordo sulla produttività parla di sgravi sulla produttività (come il Premio di Risultato) ma non ha alcun impegno vincolante per il Governo. E’ non esigibile, è pieno di intenzioni, ma nulla più.

Detassare la produttività quando la produzione è ferma è stupido.
Detassare la tredicesima per far ripartire i consumi è intelligente, ma non è stato accolto.

L’accordo di produttività consente più facilmente il demansionamento ovvero scendere di livello e dunque dello stipendio.
L’accordo di produttività produrrà un abbassamento dei salari, con i minimi salariali che saranno diversi da Nord a Sud, o tra aziende dello stesso settore …. è il metodo Marchionne che diviene regola.
L’accordo sulla produttività scarica sui lavoratori i costi e le scelte per uscire dalla crisi.
L’accordo di produttività ha sancito l’ennesima frattura sindacale, come era già avvenuto con i vari governi Berlusconi in cambio di promesse mai avveratesi (il milione di posti di lavoro), di incontri segreti, di sgravi ed investimenti inesistenti ma anche con la vicenda FIAT (che si è rivelata un bluff, senza investimenti e con impoverimento del lavoro e dei lavoratori).
L’accordo di produttività consente maggiori poteri alle RSU, ai secondi livelli contrattuali ma svilendo il contratto nazionale.

La CGIL chiedeva anche un’operazione di trasparenza che non è stata accolta. Chi firma i contratti ? Bisogna pesare i vari sindacati affinchè la loro firma sugli accordi abbia un peso, una valenza. Non è possibile autocertificarsi con il numero di iscritti (cioè loro dichiarano quanti iscritti hanno) e soprattutto se 1,2,3 sindacati hanno pochi iscritti o poche RSU, potranno mai firmare accordi quando uno o più sindacati hanno più RSU e/o più iscritti ?

Certo, se aggiungo che il segretario CISL Bonanni ha dichiarato il suo appoggio alla lista di Montezemolo, il quadro è chiaro.

Sia ben chiaro che continuo a ribadire che, personalmente, il sindacato deve colloquiare con la politica ed i partiti/movimenti ma ne deve rimanere estraneo.

 

Mancata erogazione del PdR: Telecom decide uno strappo grave e ingiustificato

Con la retribuzione di novembre i dipendenti Telecom hanno avuto la sorpresa di non vedere erogato l’importo del Premio di Risultato che da anni accompagnava la retribuzione di novembre e rappresentava la seconda tranche del premio.

Questo grave strappo segue quello consumatosi in giugno in cui l’azienda ha deciso di non applicare l’accordo sul premio scaduto, negando l’ultrattività dello stesso, barricandosi dietro cavilli formali per non rinnovare l’accordo stesso per poi convenire, dopo la minaccia di aprire le procedure di sciopero, di erogare una “Una Tantum” di 850 euro per tutti i lavoratori a copertura del periodo 1 gennaio – 30 giugno 2012.

L’azienda, con tali decisioni, ottiene di tagliare il valore del Premio di oltre il 60% rispetto l’anno precedente giustificandosi con la difficile situazione presente sul mercato delle telecomunicazioni.

E’ evidente che nessun dato economico relativo all’anno in corso, comunque letto, giustifica una così drastica riduzione dell’importo economico percepito dai lavoratori.

Tanto più che a fronte di una reale contrazione del fatturato si è registrata una sostanziale tenuta della marginalità, dato che esalta il contributo fornito dai lavoratori.

Appaiono, quindi, del tutto evidenti le ragioni strumentali adottate dall’azienda che mentre risparmia i soldi del mancato rinnovo del contratto nazionale di 1° livello (mancato rinnovo determinato anche dalle rigidità manifestate da Telecom) e risparmia i soldi del Premio di Risultato decide di proseguire la politica delle gratifiche unilaterali che, dietro nomi altisonanti (meritocratiche, canvass, mbo), celano unicamente un sistema che non premia la meritocrazia ma la fedeltà dei dipendenti.

La cosa grave è che i Responsabili aziendali fanno passare il messaggio tra i lavoratori che è il Sindacato a non voler trattare il P.D.R. mentre c’è un’azienda pronta ad erogare il premio. Continua a leggere

Per compiacere i mercati, ci distruggono il futuro

Leggendo il giornale “Servizio Pubblico”, a firma di Nicola Cantelli è riportata una notizia che in TV non ho sentito ma che ho invece ritrovato poi ampiamente diffuso sulla Rete.

Il 15-11-2012, al World Pension Summit ad Amsterdam durante la conferenza che riunisce  i colossi mondiali delle pensioni private (gestiscono 1925 miliardi di euro cioè il Prodotto Interno Lordo italiano), il Ministro Fornero ha affermato “i cambiamenti portati dalla riforma delle pensioni del Governo Monti erano necessari per compiacere i mercati finanziari altrimenti i mercati avrebbero devastato l’Italia”.

Alcune considerazioni a questo punto mi sovvengono.

Un Ministro della Repubblica deve rispondere unicamente allo Stato Italiano, alla Costituzione ed al popolo sovrano, deve rispondere all’interesse pubblico nello Stato NON agli interessi delle banche o delle assicurazioni.

 

E se fallisce uno di questi colossi finanziari (come negli USA nel 2007), che fine fanno le pensioni ? Ecco un altro motivo della necessità vitale di un sistema pensionistico pubblico valido.

La politica è necessaria e vitale e NON deve sottostare all’economia, alle banche, alle lobbies e per fare ciò abbiamo bisogno di politici che dichiarino apertamente cosa vogliono fare, come intendono farlo da chi prendono soldi, quali sono i loro legami con i mercati finanziari.

E noi, come lavoratori che insieme alle aziende versiamo una cospicua parte del nostro stipendio (più del 9% i lavoratori  e circa il 24% le aziende) per ottenere importi pensionistici sempre più bassi e sempre più “lontani” restiamo a guardare L