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Vodafone: i documenti dell'accordo del 4 maggio 2013

In riferimento all’accordo del 4 maggio 2013, ecco i documenti finali.

Vodafone – Accordo Economico Aziendale – 4 maggio 2013
Vodafone – Accordo Normativa – 4 maggio 2013
Vodafone – Accordo Quadro – 4 maggio 2013
Vodafone – Premio di Risultato – 4 maggio 2013
Vodafone – Una Tantum – 4 maggio 2013
Vodafone – Bozza Verbale Conciliazione – 4 maggio 2013

Ecco alcuni alcuni articoli giornalistici sull’argomento:

Il Sole 24 Ore del 5-5-2013 e Corriere delle Comunicazioni

Wind Retail: premio di risultato OK

Il giorno 24 aprile si sono incontrati la società Wind Retail e le Segreterie Nazionali di
SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL per la consuntivazione del PDR del 2012.
L’azienda ha comunicato che è stato raggiunto il 102,83% dell’obiettivo previsto.
Particolarmente positivo è stato il risultato del Parametro di Performance aziendale
che segna un 15% in più rispetto al target stabilito.
Alla luce di questi risultati il PDR pagherà quindi le seguenti somme:
Q € 1285
7 € 1131
6 € 1028
5 € 861
4 € 771
3 € 710
2 € 625
Nell’esprimere soddisfazione sul funzionamento del meccanismo del Premio, le
OO.SS. hanno chiesto di calendarizzare per il prossimo 22 maggio un incontro
sull’andamento complessivo di Wind Retail e sulle problematiche specifiche delle
varie realtà aziendali.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

Vodafone – Comunicato nazionale

Si è svolto, nella giornata del 21 marzo u.s., l’incontro con i vertici di Vodafone in merito alla riorganizzazione aziendale che prevede 700 esuberi e una riduzione del costo del lavoro di 80 milioni. Riorganizzazione resasi necessaria a causa della crisi economica e dalla selvaggia concorrenza presente nel settore, che hanno determinato una forte contrazione del fatturato con la previsione di altre riduzioni per l’anno in corso.
Il confronto è ripreso dal verbale di rinvio, sottoscritto in data 14 marzo 2013, che ha impegnato l’azienda a trovare soluzioni condivise che evitino i licenziamenti.
Vodafone ha formalizzato una serie di proposte che prevedono il ricorso alla mobilità volontaria, il trasferimento territoriale del personale e la cessione di 2 rami aziendali, inerenti alle attività delle frodi e quelle del facility management, per un totale di circa 60 unità. Soluzioni che negano la volontà di cercare soluzioni non traumatiche.
Inoltre, sono stati proposti una serie d’interventi sul costo del lavoro che contemplano il dimezzamento della base inerente al premio di risultato, un piano di gestione per lo smaltimento delle ferie e dei Rol, la smonetizzazione delle festività coincidenti con i giorni festivi, il ripristino delle maggiorazioni contrattuali per gli istituti come straordinario ecc, l’applicazione del ccnl per quanto riguarda gli scatti di anzianità, la riduzione del 30% della reperibilità, l’assorbimento dei superminimi per quota parte degli aumenti contrattuali, l’utilizzo delle pause per videoterminali per scopi formativi e la riduzione volontaria, all’interno dei customer, dell’orario di lavoro da 8 a 4 ore.
Le Segreterie Nazionali, unitamente al Coordinamento delle RSU, hanno manifestato una decisa contrarietà alle proposte avanzate dall’azienda. In particolare hanno sottolineato che trasferimenti e cessioni di ramo rappresentano soluzioni traumatiche inaccettabili e che il sindacato non potrà mai condividere.
Inoltre, è stato evidenziato come l’insieme delle proposte non consegua l’obiettivo, condiviso, di progettare un rilancio dell’impresa in cui il personale possa riconoscersi, ma rappresentano solo tagli lineari che produrrebbero l’effetto di demotivare fortemente il personale. Condizione che condannerebbe l’azienda ad avvitarsi su se stessa in un lungo declino, come, peraltro, evidenziato dallo stesso Amministratore Delegato durante l’illustrazione del progetto aziendale.
Il Coordinamento unitario, riunitosi in data 22 marzo, ha analizzato l’insieme delle proposte aziendali e ha fatto una valutazione complessiva sullo stato della vertenza.
L’analisi ha fatto emergere con forza come l’insieme delle proposte aziendali vada rigettato perché non adeguato all’obbiettivo e fortemente sbilanciato su tagli nei confronti del personale più debole. In particolare il Coordinamento respinge la possibilità di praticare trasferimenti territoriali e cessioni di ramo d’azienda. Inoltre, sulle richieste di riduzione del costo del lavoro, ha evidenziato come ci sia uno squilibrio inaccettabile.
Oltre a ciò, il Coordinamento ha sottolineato la mancanza, nella proposta aziendale, di una garanzia sul perimetro aziendale e sulla tutela dell’occupazione per un periodo adeguato a traguardare la crisi economica in corso.

Il Coordinamento ha proposto di riprendere la trattativa sulla base di proposte alternative che consentano di perseguire i risultati attesi in un’ottica di equità e solidarietà, per un rilancio vero dell’azienda che guardi alla qualità e all’efficienza. In particolare il Coordinamento ha deciso che l’accordo dovrà definirsi sulla base delle seguenti
linee:
· Analisi puntuale degli esuberi denunciati dall’azienda e verifica sul futuro delle attività impattate dalle procedure (vedi formazione);
· Utilizzo della mobilità volontaria accompagnata da un sistema d’incentivazioni aziendali, definito tra le parti, da estendere a tutto il perimetro aziendale;
· Accoglimento delle domande di riduzione dell’orario da Tempo Pieno a Tempo Parziale avanzato da parte di tutto il personale;
· Riconversione professionale di tutto il personale che dovesse essere in esubero garantendo le attuali sedi di lavoro. Tale processo dovrà essere accompagnato da internalizzazioni diattività oggi gestite all’esterno che dovranno essere dettagliate nella quantità e nella tipologia (appalti e consulenti)
· Individuazione dei volumi di attività delle attività di customer gestiti internamente, esternamente e delocalizzati con la previsione, al fine di garantire una miglior qualità del servizio e una riduzione dei costi determinato dalle recall di reclamo di clienti gestiti
dall’estero, di riportare le attività in Italia;
· Definizione di un periodo temporale adeguato in cui l’azienda s’impegna a garantire l’attuale perimetro di attività e gli attuali livelli occupazionali;
· Superamento dei sistemi retributivi individuali Grand Prix e del Performance Dialoque;
· Condivisione di una razionalizzazione e del contenimento della spesa per gli Stip;
· Informativa aziendale sugli interventi di contenimento dei costi posti a carico dei manager;
· Interventi di contenimento sui costi che garantiscano equità evitando eccessivi sacrifici nei confronti del personale a più basso reddito.
Oltre a questo è evidente che sarà necessario garantire una partecipazione continua del sindacato alla fase di riorganizzazione attraverso il monitoraggio e la verifica sulla completa applicazione dell’intesa raggiunta.
Le Segreterie Nazionali, congiuntamente al Coordinamento, ritengono indispensabile, alla ripresa del confronto, avviare una discussione che ricerchi un’intesa a partire da questi temi preannunciando che, laddove non vi fosse disponibilità aziendale, al termine del prossimo incontro diventerà ineluttabile aprire le procedure di raffreddamento e alzare il livello di scontro con l’azienda per modificare un’impostazione sbagliata e dannosa per il futuro aziendale.
I lavoratori e le loro rappresentanze ritengono indispensabile procedere a un riposizionamento dell’azienda che consenta di rilanciarla, superando anche gli errori commessi dagli attuali vertici, permettendole di attraversare il difficile momento economico attraversato dal settore e dal Paese garantendo gli attuali livelli occupazionali e l’attuale perimetro di attività gestito.
Nel frattempo vanno garantite assemblee dei lavoratori per tenerli costantemente informati sullo stato della vertenza e predisporli a eventuali iniziative di lotta.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

L'azienda WIND muta

I dati economici di Wind nel 2012 sono in chiaroscuro, con relativi buoni risultati ma che registrano anche dati negativi. Il mercato è complicato, il settore soffre di mancanza di investimenti nonchè di regole certe.

Alcuni brevi dati per capire che il fatturato 2012 scende del 2,6%, che l’EBITDA 2012 cala del 2,7%. L’ARPU del mobile cresce e quello del fisso cala.

Vorrei riflettere su altri aspetti.
In un settore TLC dove Vodafone licenzia, come comunicato in una riunione con i sindacati del 6-3-2013,  ben 700 persone  a cui si aggiungono gli esternalizzati di Rete ed, ancora più in passato, del CC (in Comdata), Telecom prepara altri 5500 esuberi, Almaviva con centinaia di esuberi, ecc ecc il nostro accordo di ottobre 2012  continua ad essere un punto di riferimento. In molti, tra dipendenti ed RSU Vodafone, auspicano un accordo stile Wind.

Sia chiaro …. L’accordo di ottobre 2012 è costato e costa soldi, sacrifici e meno potere di acquisto per le lavoratrici ed i lavoratori, ma è servito per darci garanzie e tutele  occupazionali, serve per fare investimenti per crescere. Esserci mossi in anticipo con lo scopo di difendere il lavoro e quindi i lavoratori ci consente di affrontare questo difficile 2013 preparandoci adeguatamente ai cambiamenti.

Come riportato nel link sui risultati aziendali e nel Bilancio Wind 2012, i risparmi di costi operativi determinati dall’accordo ammontano a 40-45 milioni così come essere ricorsi ad un unico fornitore in luogo dei tanti fornitori, ha consentito un risparmio di altri 40 milioni nel 2013.

Aver sottoscritto (col voto dei lavoratori) un accordo che per certi versi è un passo indietro rispetto al passato, ma che ci consente di mantenere il lavoro nonché il salario (sono state ridotte le prestazioni accessorie, ma il fondoschiena brucia lo stesso) e fare investimenti, significa scommettere sul futuro, su noi stessi e che le analisi fatte ed a voi descritte in passato (declino dei conti Wind causa crisi mercato), sono purtroppo veritiere.

L’azienda sta mutando. Il settore commerciale si riorganizza, sostando anche professionalità qualificate ad altre mansioni, chiudendo canali di vendita non per mancanza di risultati ma per ridurre i costi e per cambio di strategia.
Anche il customer si riorganizza, per ridurre costi, efficientando i processi, con l’obiettivo di internalizzare attività, provando a superare la divisione mobile-fisso, ecc.
Anche la BU Corporate ha difficoltà, dove ci sono tantissimi clienti che “non generano soldi”, dove poco più di 300 clienti/aziende generano la quasi totalità delle entrate economiche e con spese per cliente che superano le entrate per cliente.
Un esempio recente è la soppressione L del CD&A che si occupava della gestione clientela Corporate (Provisioning ed Assurance) le cui funzionalità sono state accorpate in strutture organizzative già presenti.

Questi cambiamenti generano apprensione, tensione ma sono il sintomo che questo accordo si sposta dalla carta alla pratica, che pure gli ottimi risultati conseguiti in questi anni grazie al nostro lavoro, non ci consentono di rilassarci e godercene i frutti viste le condizioni economiche italiane.

E’ necessario tutelare i nostri diritti, dal diritto al lavoro a quelli legislativi e contrattuali; è fondamentale che questo accordo diventi pratica non per servilismo aziendale, ma perché se i sacrifici economici, professionali e produttivi che stiamo già facendo  non si dovessero concretizzare in un miglioramento dei conti economici aziendali, correremo il rischio “di perdere sia Filippo che il panaro”.

—- Andamento del DEBITOo ——
Debito aziendale 2011 = 9346 milioni di euro
Debito aziendale 2012 = 9151 milioni di euro

—- EBITDA ——
EBITDA 2010 = 2130  milioni di euro
EBITDA 2011 = 2120  milioni di euro
EBITDA 2012 = 2063  milioni di euro
(il valore del 2013 sarà importante per conseguire il Premio di Risultato)

—- Gli ultimi risultati di Esercizio ——
Risultato esercizio di gruppo 2008 = 385 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2009 = 308 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2010 = 252 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2011 = 154 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2012 = 124 milioni di euro

Wind sta mutando (risultati economici e non solo)

I dati economici di Wind nel 2012 sono in chiaroscuro, con relativi buoni risultati ma che registrano anche dati negativi.
Il mercato è complicato, il settore soffre di mancanza di investimenti nonchè di regole certe.
Alcuni brevi dati per capire che il fatturato 2012 scende del 2,6%, che l’EBITDA (fondamentale per il calcolo del nostro prossimo Premio di Risultato) cala del 2,7%. L’ARPU del mobile cresce e quello del fisso cala.

Vorrei riflettere con voi su altri aspetti.

In un settore TLC dove Vodafone licenzia, come comunicato in una riunione con i sindacati del 6-3-2013,  ben 700 persone  a cui si aggiungono gli esternalizzati di Rete ed, ancora più in passato, del CC (in Comdata), Telecom prepara altri 5500 esuberi, Almaviva con centinaia di esuberi, ecc ecc il nostro accordo di ottobre 2012  continua ad essere un punto di riferimento. In molti, tra dipendenti ed RSU Vodafone, auspicano un accordo stile Wind.

 Sia chiaro …. L’accordo di ottobre 2012 è costato e costa soldi, sacrifici e meno potere di acquisto per le lavoratrici ed i lavoratori, ma è servito per darci garanzie e tutele  occupazionali, serve per fare investimenti per crescere. Esserci mossi in anticipo con lo scopo di difendere il lavoro e quindi i lavoratori ci consente di affrontare questo difficile 2013 preparandoci adeguatamente ai cambiamenti.

I risparmi di costi operativi determinati dall’accordo ammontano a 40-45 milioni così come essere ricorsi ad un unico fornitore in luogo dei tanti fornitori, ha consentito un risparmio di altri 40 milioni nel 2013.
Aver sottoscritto (col voto dei lavoratori) un accordo che per certi versi è un passo indietro rispetto al passato, ma che ci consente di mantenere il lavoro nonché il salario (sono state ridotte le prestazioni accessorie, ma il fondoschiena brucia lo stesso) e fare investimenti, significa scommettere sul futuro, su noi stessi e che le analisi fatte ed a voi descritte in passato (declino dei conti Wind causa crisi mercato), sono purtroppo veritiere.

L’azienda sta mutando. Il settore commerciale si riorganizza, sostando anche professionalità qualificate ad altre mansioni, chiudendo canali di vendita non per mancanza di risultati ma per ridurre i costi e per cambio di strategia.
Anche il customer si riorganizza, per ridurre costi, efficientando i processi, con l’obiettivo di internalizzare attività, provando a superare la divisione mobile-fisso, ecc.
Anche la BU Corporate ha difficoltà, dove ci sono tantissimi clienti che “non generano soldi”, dove poco più di 300 clienti/aziende generano la quasi totalità delle entrate economiche e con spese per cliente che superano le entrate per cliente.

Un esempio recente è la soppressione L del CD&A che si occupava della gestione clientela Corporate (Provisioning ed Assurance) le cui funzionalità sono state accorpate in strutture organizzative già presenti.

Questi cambiamenti generano apprensione, tensione ma sono il sintomo che questo accordo si sposta dalla carta alla pratica, che pure gli ottimi risultati conseguiti in questi anni grazie al nostro lavoro, non ci consentono di rilassarci e godercene i frutti viste le condizioni economiche italiane.

E’ necessario tutelare i nostri diritti, dal diritto al lavoro a quelli legislativi e contrattuali; è fondamentale che questo accordo diventi pratica non per servilismo aziendale, ma perché se i sacrifici economici, professionali e produttivi che stiamo già facendo  non si dovessero concretizzare in un miglioramento dei conti economici aziendali, correremo il rischio “di perdere sia Filippo che il panaro”.

Debito aziendale 2011 = 9346 milioni di euro
Debito aziendale 2012 = 9151 milioni di euro
EBITDA 2010 = 2130  milioni di euro
EBITDA 2011 = 2120  milioni di euro
EBITDA 2012 = 2063  milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2008 = 385 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2009 = 308 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2010 = 252 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2011 = 154 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2012 = 124 milioni di euro

I nemici di noi stessi

Non critico nessuno a prescindere o almeno ci provo.
Ho imparato che tutti hanno motivazioni magari incondivisibili come quelle di quegli operai sata/fiat che applaudivano il padrone (Marchionne), lo sfruttatore (Monti), i falsi difensori (cisl e uil *), dimenticando la propria dignità a casa.
Bisogna mettersi in discussione, cambiare prima noi e poi gli altri, essere protagonisti del cambiamento che tutti auspichiamo e che però nessuno vuole mettere in atto.
Non dico fischi (troppo coraggio) ma niente applausi (troppo servilismo).

* mentre sul rinnovo CCNL TeLeComunicazioni i tre sindacati proseguono compatti, purtroppo a livello “alto”, con il fantomatico accordo di produttività, si è consumato per l’ennesima volta uno strappo tra CGIL da parte e  CISL e UIL dall’altra.

Non basta la legge Fornero che ha generato meno tutele per i lavoratori con licenziamenti facili.

Non basta la riforma delle pensioni che ha innalzato fino a 70 l’età per andare in pensione, abbassando anche gli importi delle pensioni (ovvero il cosiddetto coefficiente di trasformazione, un numero che moltiplicato per i soldi versati servirà per calcolare la pensione).

L’accordo sulla produttività parla di sgravi sulla produttività (come il Premio di Risultato) ma non ha alcun impegno vincolante per il Governo. E’ non esigibile, è pieno di intenzioni, ma nulla più.

Detassare la produttività quando la produzione è ferma è stupido.
Detassare la tredicesima per far ripartire i consumi è intelligente, ma non è stato accolto.

L’accordo di produttività consente più facilmente il demansionamento ovvero scendere di livello e dunque dello stipendio.
L’accordo di produttività produrrà un abbassamento dei salari, con i minimi salariali che saranno diversi da Nord a Sud, o tra aziende dello stesso settore …. è il metodo Marchionne che diviene regola.
L’accordo sulla produttività scarica sui lavoratori i costi e le scelte per uscire dalla crisi.
L’accordo di produttività ha sancito l’ennesima frattura sindacale, come era già avvenuto con i vari governi Berlusconi in cambio di promesse mai avveratesi (il milione di posti di lavoro), di incontri segreti, di sgravi ed investimenti inesistenti ma anche con la vicenda FIAT (che si è rivelata un bluff, senza investimenti e con impoverimento del lavoro e dei lavoratori).
L’accordo di produttività consente maggiori poteri alle RSU, ai secondi livelli contrattuali ma svilendo il contratto nazionale.

La CGIL chiedeva anche un’operazione di trasparenza che non è stata accolta. Chi firma i contratti ? Bisogna pesare i vari sindacati affinchè la loro firma sugli accordi abbia un peso, una valenza. Non è possibile autocertificarsi con il numero di iscritti (cioè loro dichiarano quanti iscritti hanno) e soprattutto se 1,2,3 sindacati hanno pochi iscritti o poche RSU, potranno mai firmare accordi quando uno o più sindacati hanno più RSU e/o più iscritti ?

Certo, se aggiungo che il segretario CISL Bonanni ha dichiarato il suo appoggio alla lista di Montezemolo, il quadro è chiaro.

Sia ben chiaro che continuo a ribadire che, personalmente, il sindacato deve colloquiare con la politica ed i partiti/movimenti ma ne deve rimanere estraneo.

 

Mancata erogazione del PdR: Telecom decide uno strappo grave e ingiustificato

Con la retribuzione di novembre i dipendenti Telecom hanno avuto la sorpresa di non vedere erogato l’importo del Premio di Risultato che da anni accompagnava la retribuzione di novembre e rappresentava la seconda tranche del premio.

Questo grave strappo segue quello consumatosi in giugno in cui l’azienda ha deciso di non applicare l’accordo sul premio scaduto, negando l’ultrattività dello stesso, barricandosi dietro cavilli formali per non rinnovare l’accordo stesso per poi convenire, dopo la minaccia di aprire le procedure di sciopero, di erogare una “Una Tantum” di 850 euro per tutti i lavoratori a copertura del periodo 1 gennaio – 30 giugno 2012.

L’azienda, con tali decisioni, ottiene di tagliare il valore del Premio di oltre il 60% rispetto l’anno precedente giustificandosi con la difficile situazione presente sul mercato delle telecomunicazioni.

E’ evidente che nessun dato economico relativo all’anno in corso, comunque letto, giustifica una così drastica riduzione dell’importo economico percepito dai lavoratori.

Tanto più che a fronte di una reale contrazione del fatturato si è registrata una sostanziale tenuta della marginalità, dato che esalta il contributo fornito dai lavoratori.

Appaiono, quindi, del tutto evidenti le ragioni strumentali adottate dall’azienda che mentre risparmia i soldi del mancato rinnovo del contratto nazionale di 1° livello (mancato rinnovo determinato anche dalle rigidità manifestate da Telecom) e risparmia i soldi del Premio di Risultato decide di proseguire la politica delle gratifiche unilaterali che, dietro nomi altisonanti (meritocratiche, canvass, mbo), celano unicamente un sistema che non premia la meritocrazia ma la fedeltà dei dipendenti.

La cosa grave è che i Responsabili aziendali fanno passare il messaggio tra i lavoratori che è il Sindacato a non voler trattare il P.D.R. mentre c’è un’azienda pronta ad erogare il premio. Continua a leggere

Firma e diffondi subito l'appello "Fermiamo la guerra a Gaza"

www.perlapace.it firma su qui

Firma e diffondi l’appello “Fermiamo la guerra a Gaza”

che abbiamo scritto in queste ore mentre si intensificano i bombardamenti e le stragi di vite umane.

Dobbiamo chiedere all’Italia e all’Europa di farla finita con i silenzi, l’inerzia e le complicità che ancora una volta accompagnano questa tragedia.
Contiamo sulla vostra collaborazione per far crescere la mobilitazione.

Costruiamo una grande rete di gruppi, associazioni e persone per far crescere la pressione sui responsabili della politica nazionale ed europea.

                                        Fermiamo la guerra a Gaza

L’Italia e l’Europa hanno il dovere di fermare la guerra a Gaza. Lo possono e lo debbono fare agendo con intelligenza e determinazione nell’interesse superiore dei diritti umani, della sicurezza internazionale, della giustizia e della pace. L’Italia, che vanta ottime relazioni sia con Israele che con i palestinesi, può fare molto. Ma deve cambiare: smettere di essere di parte, assumere un ruolo attivo, propositivo e progettuale. Nel Mediterraneo, in Europa e all’Onu. L’Italia deve essere consapevole dei suoi limiti ma anche delle sue risorse, della sua prossimità e delle sue responsabilità. Cominciamo subito: mobilitiamoci per fermare le armi, chiediamo al Consiglio, alla Commissione e al Parlamento Europeo di agire immediatamente, riconosciamo alla Palestina lo status di osservatore all’Onu, smettiamo di vendere armi a Israele e in Medio Oriente e chiediamo all’Europa di fare altrettanto. L’inazione degli altri non può più giustificare la nostra. Continua a leggere

Wind: risultati dei primi 9 mesi

All’EBITDA è legato al PdR anche se quello 2012 non è legato ad alcun Premio di Risultato

L’articolo originario

Nel periodo gennaio-settembre ricavi a 4.058 miliardi di euro, boom del 43,1% del fatturato da Internet mobile. Vimpelcom chiude il terzo trimestre con ricavi in flessione del 3% a 5,75 miliardi di dollari

di Paolo Anastasio

 

Wind Telecomunicazioni ha chiuso i primi nove mesi 2012 con ricavi totali per 4.058 milioni di euro,  in flessione del 2,1%, con una crescita organica, al netto dell’impatto della terminazione mobile, pari al 2,1%. L’Ebitda ammonta a 1.549 milioni di euro, in flessione del 2,4% rispetto al 2011, margine stabile al 38,2%, e i risultati nel segmento dati ricavi da Internet mobile in aumento del 43,1%, ricavi da messaggistica in aumento del 10,7%, ricavi da Broadband fisso Ull +9%. Boom dei clienti telefonia mobile in crescita del 3,1%, con 66% delle acquisizioni nette nei 9 mesi e record di acquisizioni lorde a luglio; in crescita anche i clienti telefonia fissa voce Ull con +5,5%, e i clienti Broadband fisso Ull +6,9%.

Nei primi nove mesi del 2012, Wind ha registrato una crescita del 3,1% degli clienti di telefonia mobile, che raggiungono quota 21,5 milioni, e un incremento del 5,5% dei clienti di telefonia fissa, un aumento del 6,9% per quanto riguarda il broadband.

I ricavi da servizi hanno raggiunto quota 3,81 miliardi con una crescita – si legge nella nota di Wind – al netto del taglio della terminazione mobile, pari allo 0,7%. I ricavi da servizi mobili evidenziano una flessione del 3,7%, dovuta in primo luogo all’impatto regolatorio del taglio della terminazione mobile, al netto del quale presentano una crescita organica del 2,4% trainati dall’ottima performance dei ricavi da dati. Continua a leggere

Lo sciopero europeo del 14-11-2012

Innanzitutto lo sciopero è di 4 ore (intero turno per le aziende che devono garantire servizio pubblico secondo la 146/90).
Ci sarà manifestazione a Napoli alle ore 9:30 a Piazza del Gesù Nuovo.

Le  motivazioni, traendo spunto dai due volantini/manifesti al link nonché dalla dichiarazioni della Segretaria Camusso
Lo sciopero è europeo indetto dalla Confederazione europea dei sindacati perché la crisi è anche europea e la risposta va data collegialmente, perché sono sempre i lavoratori ed i cittadini a pagare il prezzo più alto.

Perché le politiche di austerità stanno creando problemi e povertà.
“Da una parte i governi e l’Europa con le loro politiche di austerità e tagli al welfare, dall’altra i manifestanti, sempre più esasperati, a contestare politiche e classi dirigenti.  Tra queste due parti contrapposte non ha dubbi dove schierarsi il premio Nobel all’economia Paul Krugman, secondo cui i manifestanti in Grecia e in Spagna “hanno ragione”, “ulteriori misure di austerity non servono a nessun proposito, Con i tagli ai salari e alle protezioni sociali si aggravano le disuguaglianze e l’ingiustizia sociale e ormai sono 25 milioni gli europei che non hanno lavoro e in alcuni paesi il tasso di disoccupazione giovanile supera il 50 per cento” (rassegna.it)

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: “La legge di stabilità è una legge miope che non dà futuro. Bisogna rispondere con una richiesta di cambiare politica. La relazione tra rigore e disoccupazione è direttamente proporzionale, così tutti i paesi sono destinati a non avere futuro. La legge di stabilità del governo Monti deriva proprio dell’austerity ed è figlia di quelle politiche di austerità europee e di una scelta miope che non da’ futuro. Duole constatare – inoltre – che siamo l’unico paese in cui l’iniziativa sarà della sola Cgil e non di tutti i sindacati come avviene negli altri. E’ una caratteristica che ha attraversato tutta la crisi”.

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