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Elezioni RSU Vodafone Campania: vince la SLC-CGIL

Ecco il comunicato della Segreteria Provinciale SLC-CGIL Campania

Grande vittoria della CGIL all’interno delle sedi Vodafone della Campania (Napoli, Pozzuoli, Salerno, Nola) per il rinnovo delle RSU/RLS tenutesi il 18 e 19 giugno 2013.
La SLC CGIL ottiene, con circa il 65% dei voti, 6 RSU, la maggioranza assoluta dei voti e della Rappresentanza. Grande la differenza di voti rispetto alle altre organizzazioni: seconda la FISTelcon 141 voti (2 RSU) e terza la UILCOMcon 110 voti (1 RSU).
Il risultato elettorale premia il lavoro svolto dalla SLC Napoli e Campania e soprattutto dai delegati e dal comitato degli iscritti che, in questi anni, si sono mobilitati all’interno dei siti di Vodafone per la difesa dei diritti e del lavoro.

Tra l’altro, all’interno di Vodafone, il nostro impegno spesso ci ha visto da soli agire per tutelare le lavoratrici e i lavoratori, davanti a problematiche quali esternalizzazioni di segmenti aziendali e precariato dilagante, attraverso percorsi di stabilizzazione.


Questa vittoria viene in un momento particolare in cui le grandi aziende di Telecomunicazioni si stanno riorganizzando con processi che riguardano direttamente i lavoratori.

Il risultato della SLC Napoli e Campania in Vodafone ribadisce la fiducia che i lavoratori delle TLC dimostrano verso la nostra Organizzazione e verso i nostri delegati, rafforzando l’impegno che quotidianamente la Cgil profonde in questo settore nevralgico dell’economia e dello sviluppo della nostra regione.
SLC CGIL: SEMPRE DALLA PARTE DEI LAVORATORI

Wind: incontro su ferie/ROL del 29-5-2013

Nel riportare la nota a firma delle RSU Wind Campania-Basilicata, un mio personale commento.
Le ferie, i ROL, i riposi ed i permessi vari vanno goduti. Esistono, vero, alcune limitazioni legate alle esigenze produttive, ma resta il concetto fondamentale che i lavoratori se li debbano godere con l’azienda che deve favorire in ogni modo tale godimento.
Sebbene non si possa sempre accontentarsi del male minore, è pur vero che ogni azione sindacale, politica deve commisurarsi con la realtà senza mai distogliere lo sguardo dal futuro, dalla visione di come la società dovrebbe evolvere, dovrebbe dirigersi.
Ci sono lavoratori non più tali, soprusi, violazione di leggi e norme e dover ribadire ai lavoratori di usufruire delle ferie e dei ROL (riposarsi, stare a casa senza alcuna decurtazione economica) mi sembra un ossimoro.
Ne scrivo al plurale, perchè l’accordo stilato in Wind al 10-10-2012, un accordo sofferto, controverso, che ci è costato soldi ed anche qualche diritto acquisito in cambio di mancata esternalizzazione dei lavoratori della rete (ma anche degli altri, una volta che si avviava lo spezzatino) si sta rivelando un ottimo accordo alla luce (mi spiace dirlo) di quelli sottoscritti in altre grandi aziende TLC italiane.
E ridurre il numero di ferie e ROL che pesano sul bilancio era uno degli obiettivi che ci si poneva.
L’azienda ha dichiarato che l’accordo è stata una scommessa sul futuro, da parte dell’azienda e del sindacato, un patto per lo sviluppo. Non c’è dunque carenza di lavoro, ma bisogna gestire una difficoltà.
La spettanza annua media è di 20,7 ferie a cui si aggiunge 1,5 di residuo medio
La spettanza annua media è sui 13,5 a cui si aggiungono 11,5 di residuo medio.
A cui poi si aggiungono le monetizzazioni.
Quasi 1700 persone avevano residui rol 2010 e 2011. Ad oggi al massimo che hanno 0,5 di rol è pari a 190 persone.
La programmazione delle ferie, 3 settimane nel periodo giugno-ottobre, ha funzionato, c’è una buona fruizione di ferie.
Per il 2013, si prevede che il 20% chiuderebbe con residuo tra i 5-10 giorni e più del 70-75% che chiuderebbero l’anno con più di 10 giorni. Il 40% del 70% chiuderebbe con più di 13 giorni di ROL.
La concentrazione più alta è in Technology
(ed aggiungo personalmente, che è normale visto che l’alto numero di ROL vecchi era in questo settore e che insieme ai riposi compensativi, agli interventi tecnici da fare e la formazione, complica l’utilizzare i ROL)

Comunque il confronto è proseguito in un clima sereno anche perchè l’azienda ha evitato di adottare soluzioni unilaterali, ribadendo la volontà di un confronto.

******* LA NOTA DELLE RSU WIND CAMPANE *******
L’azienda ha illustrato l’andamento dell’accordo di ottobre con riferimento allo Continua a leggere

Riposo giornaliero (allattamento) e ROL

A seguito dell’interpello della compagna Pagliara della SLC-CGIL, una importante risposta da parte del Ministero del Lavoro in merito ai riposi giornalieri da utilizzare con i ROL.

Si ricorda a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori che in riferimento agli artt. 1 e 9 della L.53/2000 ed al D.L. 151/2001 – TU della maternità, la lavoratrice ha diritto alle ore giornaliere di allattamento, e alla possibilità di cumulare nella stessa giornata i suddetti “riposi” con altre forme di permesso (retribuito o ROL, ore di recupero, banca ore).
Tutti gli istituti su citati, sono riconosciuti anche laddove la somma delle ore di recupero (rol) e delle ore di allattamento, esauriscano l’intero orario giornaliero di lavoro, comportando di fatto, la totale astensione dall’attività lavorativa.

Pertanto, i riposi giornalieri per allattamento non possono subire spostamenti o soppressioni in relazione a particolari evenienze che potrebbero ridurre la durata dell’orario di lavoro, per cui conta l’orario contrattuale di lavoro, non quello prestato.

Si invita quindi a segnalare alla Rsu Slc Cgil, eventuali casi di mancata/errata applicazione della normativa da parte dell’azienda.

Di seguito è riportata la circolare ministeriale Prot. n.° 7718 del 07/02/2013.

Segreteria Slc Cgil
Antonella Pagliara

Almaviva Contact Comunicato Unitario incontro 2 maggio 2013

Almaviva Contact Comunicato Unitario incontro 2 maggio 2013

Il 2 maggio u.s. si è svolto il secondo incontro fra la società Almaviva Contact e le Segreterie Nazionali, Territoriali ed il coordinamento Nazionale delle RSU aziendali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL e UGL Telecomunicazioni sulla situazione aziendale.

In apertura di incontro è stato stigmatizzato con forza da parte delle OO.SS. la decisione unilaterale dell’azienda di non pagare con la busta paga di aprile l’una tantum contrattuale. A riguardo l’azienda ha affermato che con la busta paga di maggio metterà in pagamento la somma dovuta a seguito del rinnovo del CCNL.
L’Amministratore Delegato di Almaviva Contact ha poi esposto il piano aziendale finalizzato al recupero degli esuberi, alla messa in sicurezza del conto economico e segmento “inbound”. Per quanto riguarda il calo dei volumi ed il conseguente esubero di personale l’azienda ha presentato un piano che, attraverso l’adozione dei Contratti di Solidarietà (CDS), miri a distribuire risorse dalle commesse “scariche” a quelle con maggiori volumi senza che nessun centro operativo perda le commesse ad oggi assegnate.

Un’operazione questa che, sempre secondo il piano aziendale, porterà con gradualità ad una quasi omogenea distribuzione dei CDS attraverso un processo di formazione diffuso ed un’azione di adeguamento tecnologico e dei processi commerciali.

In particolare le fasi presentate dall’azienda sono:
Fase “1” da maggio ad ottobre 2013: le commesse Sogei e Fastweb sono in calo ma ancora operative; si procede al reingresso e formazione del personale attualmente in Cassa Integrazione Straordinaria su Roma;
Riequilibrio fra le sedi siciliane e quella di Napoli. In questa fase le percentuali di CDS arriveranno ad una percentuale così ripartita: Roma 50%; Napoli 40%; Catania e Palermo al 25%; Rende e Milano non farebbero solidarietà.
Fase “2” da novembre 2013 ad aprile 2014: le commesse Sogei e Fastweb verrebbero chiuse; le sedi di Milano e Rende inizierebbero ad adottare i CDS; a Palermo si risolve la questione delle sedi con la definitiva assegnazione da parte della regione di un nuovo centro; la sede di Roma e Napoli verrebbero considerate dall’azienda come i centri con assegnazione prioritaria di nuove commesse.
In questo semestre l’azienda ritiene che le percentuali di solidarietà arriverebbero, sempre nella fase finale della “fase” alle seguenti: Roma 45%; Napoli 35%; Catania e Palermo 25%; Milano e Rende 20%.

Fase “3” da maggio 2014 ad aprile 2015: in questo periodo terminerebbe il processo di riequilibrio dei volumi fra sedi e commesse per arrivare ad aprile 2015 con una stabilizzazione che, nei disegni aziendali, dovrebbe vedere le sedi di Roma e Napoli al 30% e tutte le altre al 25%.
Questo il piano di gestione delle eccedenze.
Gli altri elementi considerati indispensabili dal management aziendali per il rilancio riguardano le seguenti aree di intervento:

Flessibilità: estensione al 60% dei ROL dell’anno in corso da poter essere utilizzati a copertura di improvvisi cali di volume (il nuovo CCNL TLC ha fissato questa percentuale al 30%);
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Elezioni RSU Wind Campania: grazie

Provo a ringraziare di persona tutte/i voi che con il voto ma anche semplicemente con l’apprezzamento avete riposto fiducia nella SLC-CGIL ed anche in me nelle elezioni RSU Wind Campania-Basilicata, ma l’impresa è ardua 🙂

Come mio solito avevo scritto in maniera prolissa, ma poi ho pensato che tutto quanto possa io dirvi, oltre al ringraziamento (che non è doveroso, ma semplicemente ed umanamente sentito), è che proseguirò, con la SLC-CGIL,  a continuare le nostre battaglie, le nostre idee di un sindacato che rappresenti e tuteli i lavoratori, facendolo quotidianamente, col confronto, con la consapevolezza che uniti possiamo  migliorare le nostre condizioni lavorative, professionali.

Ho avuto un’affermazione elettorale che va ben oltre le aspettative e, con umiltà ma anche con consapevolezza, questo mi ha riempito di gioia, sebbene tutto ciò significa che le lavoratrici ed i lavoratori ripongono nella SLC-CGIL ed in me, maggiori aspettative, maggiore abnegazione, più impegno, ancora più ascolto e partecipazione alle problematiche lavorative.

Io ci sono e ci sarò, questo è l’impegno che continuerò ad assumermi.

Grazie ancora, spero di meritare la fiducia che direttamente col voto mi avete conferito; grazie anche a coloro che pur non  votandomi hanno espresso un parere favorevole alla mia persona; grazie a coloro che hanno sostenuto e lavorato per il sindacato in questi anni, a qualsiasi titolo o situazione ed a coloro che da oggi in poi vogliono continuare a fare sindacato, ad impegnarsi per la collettività dei lavoratori, per chi è in difficoltà, per chi è ai margini, per un mondo più equo, giusto e solidale.

Il verbale di Commissione è qui

Vodafone – Comunicato nazionale

Si è svolto, nella giornata del 21 marzo u.s., l’incontro con i vertici di Vodafone in merito alla riorganizzazione aziendale che prevede 700 esuberi e una riduzione del costo del lavoro di 80 milioni. Riorganizzazione resasi necessaria a causa della crisi economica e dalla selvaggia concorrenza presente nel settore, che hanno determinato una forte contrazione del fatturato con la previsione di altre riduzioni per l’anno in corso.
Il confronto è ripreso dal verbale di rinvio, sottoscritto in data 14 marzo 2013, che ha impegnato l’azienda a trovare soluzioni condivise che evitino i licenziamenti.
Vodafone ha formalizzato una serie di proposte che prevedono il ricorso alla mobilità volontaria, il trasferimento territoriale del personale e la cessione di 2 rami aziendali, inerenti alle attività delle frodi e quelle del facility management, per un totale di circa 60 unità. Soluzioni che negano la volontà di cercare soluzioni non traumatiche.
Inoltre, sono stati proposti una serie d’interventi sul costo del lavoro che contemplano il dimezzamento della base inerente al premio di risultato, un piano di gestione per lo smaltimento delle ferie e dei Rol, la smonetizzazione delle festività coincidenti con i giorni festivi, il ripristino delle maggiorazioni contrattuali per gli istituti come straordinario ecc, l’applicazione del ccnl per quanto riguarda gli scatti di anzianità, la riduzione del 30% della reperibilità, l’assorbimento dei superminimi per quota parte degli aumenti contrattuali, l’utilizzo delle pause per videoterminali per scopi formativi e la riduzione volontaria, all’interno dei customer, dell’orario di lavoro da 8 a 4 ore.
Le Segreterie Nazionali, unitamente al Coordinamento delle RSU, hanno manifestato una decisa contrarietà alle proposte avanzate dall’azienda. In particolare hanno sottolineato che trasferimenti e cessioni di ramo rappresentano soluzioni traumatiche inaccettabili e che il sindacato non potrà mai condividere.
Inoltre, è stato evidenziato come l’insieme delle proposte non consegua l’obiettivo, condiviso, di progettare un rilancio dell’impresa in cui il personale possa riconoscersi, ma rappresentano solo tagli lineari che produrrebbero l’effetto di demotivare fortemente il personale. Condizione che condannerebbe l’azienda ad avvitarsi su se stessa in un lungo declino, come, peraltro, evidenziato dallo stesso Amministratore Delegato durante l’illustrazione del progetto aziendale.
Il Coordinamento unitario, riunitosi in data 22 marzo, ha analizzato l’insieme delle proposte aziendali e ha fatto una valutazione complessiva sullo stato della vertenza.
L’analisi ha fatto emergere con forza come l’insieme delle proposte aziendali vada rigettato perché non adeguato all’obbiettivo e fortemente sbilanciato su tagli nei confronti del personale più debole. In particolare il Coordinamento respinge la possibilità di praticare trasferimenti territoriali e cessioni di ramo d’azienda. Inoltre, sulle richieste di riduzione del costo del lavoro, ha evidenziato come ci sia uno squilibrio inaccettabile.
Oltre a ciò, il Coordinamento ha sottolineato la mancanza, nella proposta aziendale, di una garanzia sul perimetro aziendale e sulla tutela dell’occupazione per un periodo adeguato a traguardare la crisi economica in corso.

Il Coordinamento ha proposto di riprendere la trattativa sulla base di proposte alternative che consentano di perseguire i risultati attesi in un’ottica di equità e solidarietà, per un rilancio vero dell’azienda che guardi alla qualità e all’efficienza. In particolare il Coordinamento ha deciso che l’accordo dovrà definirsi sulla base delle seguenti
linee:
· Analisi puntuale degli esuberi denunciati dall’azienda e verifica sul futuro delle attività impattate dalle procedure (vedi formazione);
· Utilizzo della mobilità volontaria accompagnata da un sistema d’incentivazioni aziendali, definito tra le parti, da estendere a tutto il perimetro aziendale;
· Accoglimento delle domande di riduzione dell’orario da Tempo Pieno a Tempo Parziale avanzato da parte di tutto il personale;
· Riconversione professionale di tutto il personale che dovesse essere in esubero garantendo le attuali sedi di lavoro. Tale processo dovrà essere accompagnato da internalizzazioni diattività oggi gestite all’esterno che dovranno essere dettagliate nella quantità e nella tipologia (appalti e consulenti)
· Individuazione dei volumi di attività delle attività di customer gestiti internamente, esternamente e delocalizzati con la previsione, al fine di garantire una miglior qualità del servizio e una riduzione dei costi determinato dalle recall di reclamo di clienti gestiti
dall’estero, di riportare le attività in Italia;
· Definizione di un periodo temporale adeguato in cui l’azienda s’impegna a garantire l’attuale perimetro di attività e gli attuali livelli occupazionali;
· Superamento dei sistemi retributivi individuali Grand Prix e del Performance Dialoque;
· Condivisione di una razionalizzazione e del contenimento della spesa per gli Stip;
· Informativa aziendale sugli interventi di contenimento dei costi posti a carico dei manager;
· Interventi di contenimento sui costi che garantiscano equità evitando eccessivi sacrifici nei confronti del personale a più basso reddito.
Oltre a questo è evidente che sarà necessario garantire una partecipazione continua del sindacato alla fase di riorganizzazione attraverso il monitoraggio e la verifica sulla completa applicazione dell’intesa raggiunta.
Le Segreterie Nazionali, congiuntamente al Coordinamento, ritengono indispensabile, alla ripresa del confronto, avviare una discussione che ricerchi un’intesa a partire da questi temi preannunciando che, laddove non vi fosse disponibilità aziendale, al termine del prossimo incontro diventerà ineluttabile aprire le procedure di raffreddamento e alzare il livello di scontro con l’azienda per modificare un’impostazione sbagliata e dannosa per il futuro aziendale.
I lavoratori e le loro rappresentanze ritengono indispensabile procedere a un riposizionamento dell’azienda che consenta di rilanciarla, superando anche gli errori commessi dagli attuali vertici, permettendole di attraversare il difficile momento economico attraversato dal settore e dal Paese garantendo gli attuali livelli occupazionali e l’attuale perimetro di attività gestito.
Nel frattempo vanno garantite assemblee dei lavoratori per tenerli costantemente informati sullo stato della vertenza e predisporli a eventuali iniziative di lotta.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

L'azienda WIND muta

I dati economici di Wind nel 2012 sono in chiaroscuro, con relativi buoni risultati ma che registrano anche dati negativi. Il mercato è complicato, il settore soffre di mancanza di investimenti nonchè di regole certe.

Alcuni brevi dati per capire che il fatturato 2012 scende del 2,6%, che l’EBITDA 2012 cala del 2,7%. L’ARPU del mobile cresce e quello del fisso cala.

Vorrei riflettere su altri aspetti.
In un settore TLC dove Vodafone licenzia, come comunicato in una riunione con i sindacati del 6-3-2013,  ben 700 persone  a cui si aggiungono gli esternalizzati di Rete ed, ancora più in passato, del CC (in Comdata), Telecom prepara altri 5500 esuberi, Almaviva con centinaia di esuberi, ecc ecc il nostro accordo di ottobre 2012  continua ad essere un punto di riferimento. In molti, tra dipendenti ed RSU Vodafone, auspicano un accordo stile Wind.

Sia chiaro …. L’accordo di ottobre 2012 è costato e costa soldi, sacrifici e meno potere di acquisto per le lavoratrici ed i lavoratori, ma è servito per darci garanzie e tutele  occupazionali, serve per fare investimenti per crescere. Esserci mossi in anticipo con lo scopo di difendere il lavoro e quindi i lavoratori ci consente di affrontare questo difficile 2013 preparandoci adeguatamente ai cambiamenti.

Come riportato nel link sui risultati aziendali e nel Bilancio Wind 2012, i risparmi di costi operativi determinati dall’accordo ammontano a 40-45 milioni così come essere ricorsi ad un unico fornitore in luogo dei tanti fornitori, ha consentito un risparmio di altri 40 milioni nel 2013.

Aver sottoscritto (col voto dei lavoratori) un accordo che per certi versi è un passo indietro rispetto al passato, ma che ci consente di mantenere il lavoro nonché il salario (sono state ridotte le prestazioni accessorie, ma il fondoschiena brucia lo stesso) e fare investimenti, significa scommettere sul futuro, su noi stessi e che le analisi fatte ed a voi descritte in passato (declino dei conti Wind causa crisi mercato), sono purtroppo veritiere.

L’azienda sta mutando. Il settore commerciale si riorganizza, sostando anche professionalità qualificate ad altre mansioni, chiudendo canali di vendita non per mancanza di risultati ma per ridurre i costi e per cambio di strategia.
Anche il customer si riorganizza, per ridurre costi, efficientando i processi, con l’obiettivo di internalizzare attività, provando a superare la divisione mobile-fisso, ecc.
Anche la BU Corporate ha difficoltà, dove ci sono tantissimi clienti che “non generano soldi”, dove poco più di 300 clienti/aziende generano la quasi totalità delle entrate economiche e con spese per cliente che superano le entrate per cliente.
Un esempio recente è la soppressione L del CD&A che si occupava della gestione clientela Corporate (Provisioning ed Assurance) le cui funzionalità sono state accorpate in strutture organizzative già presenti.

Questi cambiamenti generano apprensione, tensione ma sono il sintomo che questo accordo si sposta dalla carta alla pratica, che pure gli ottimi risultati conseguiti in questi anni grazie al nostro lavoro, non ci consentono di rilassarci e godercene i frutti viste le condizioni economiche italiane.

E’ necessario tutelare i nostri diritti, dal diritto al lavoro a quelli legislativi e contrattuali; è fondamentale che questo accordo diventi pratica non per servilismo aziendale, ma perché se i sacrifici economici, professionali e produttivi che stiamo già facendo  non si dovessero concretizzare in un miglioramento dei conti economici aziendali, correremo il rischio “di perdere sia Filippo che il panaro”.

—- Andamento del DEBITOo ——
Debito aziendale 2011 = 9346 milioni di euro
Debito aziendale 2012 = 9151 milioni di euro

—- EBITDA ——
EBITDA 2010 = 2130  milioni di euro
EBITDA 2011 = 2120  milioni di euro
EBITDA 2012 = 2063  milioni di euro
(il valore del 2013 sarà importante per conseguire il Premio di Risultato)

—- Gli ultimi risultati di Esercizio ——
Risultato esercizio di gruppo 2008 = 385 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2009 = 308 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2010 = 252 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2011 = 154 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2012 = 124 milioni di euro

Wind sta mutando (risultati economici e non solo)

I dati economici di Wind nel 2012 sono in chiaroscuro, con relativi buoni risultati ma che registrano anche dati negativi.
Il mercato è complicato, il settore soffre di mancanza di investimenti nonchè di regole certe.
Alcuni brevi dati per capire che il fatturato 2012 scende del 2,6%, che l’EBITDA (fondamentale per il calcolo del nostro prossimo Premio di Risultato) cala del 2,7%. L’ARPU del mobile cresce e quello del fisso cala.

Vorrei riflettere con voi su altri aspetti.

In un settore TLC dove Vodafone licenzia, come comunicato in una riunione con i sindacati del 6-3-2013,  ben 700 persone  a cui si aggiungono gli esternalizzati di Rete ed, ancora più in passato, del CC (in Comdata), Telecom prepara altri 5500 esuberi, Almaviva con centinaia di esuberi, ecc ecc il nostro accordo di ottobre 2012  continua ad essere un punto di riferimento. In molti, tra dipendenti ed RSU Vodafone, auspicano un accordo stile Wind.

 Sia chiaro …. L’accordo di ottobre 2012 è costato e costa soldi, sacrifici e meno potere di acquisto per le lavoratrici ed i lavoratori, ma è servito per darci garanzie e tutele  occupazionali, serve per fare investimenti per crescere. Esserci mossi in anticipo con lo scopo di difendere il lavoro e quindi i lavoratori ci consente di affrontare questo difficile 2013 preparandoci adeguatamente ai cambiamenti.

I risparmi di costi operativi determinati dall’accordo ammontano a 40-45 milioni così come essere ricorsi ad un unico fornitore in luogo dei tanti fornitori, ha consentito un risparmio di altri 40 milioni nel 2013.
Aver sottoscritto (col voto dei lavoratori) un accordo che per certi versi è un passo indietro rispetto al passato, ma che ci consente di mantenere il lavoro nonché il salario (sono state ridotte le prestazioni accessorie, ma il fondoschiena brucia lo stesso) e fare investimenti, significa scommettere sul futuro, su noi stessi e che le analisi fatte ed a voi descritte in passato (declino dei conti Wind causa crisi mercato), sono purtroppo veritiere.

L’azienda sta mutando. Il settore commerciale si riorganizza, sostando anche professionalità qualificate ad altre mansioni, chiudendo canali di vendita non per mancanza di risultati ma per ridurre i costi e per cambio di strategia.
Anche il customer si riorganizza, per ridurre costi, efficientando i processi, con l’obiettivo di internalizzare attività, provando a superare la divisione mobile-fisso, ecc.
Anche la BU Corporate ha difficoltà, dove ci sono tantissimi clienti che “non generano soldi”, dove poco più di 300 clienti/aziende generano la quasi totalità delle entrate economiche e con spese per cliente che superano le entrate per cliente.

Un esempio recente è la soppressione L del CD&A che si occupava della gestione clientela Corporate (Provisioning ed Assurance) le cui funzionalità sono state accorpate in strutture organizzative già presenti.

Questi cambiamenti generano apprensione, tensione ma sono il sintomo che questo accordo si sposta dalla carta alla pratica, che pure gli ottimi risultati conseguiti in questi anni grazie al nostro lavoro, non ci consentono di rilassarci e godercene i frutti viste le condizioni economiche italiane.

E’ necessario tutelare i nostri diritti, dal diritto al lavoro a quelli legislativi e contrattuali; è fondamentale che questo accordo diventi pratica non per servilismo aziendale, ma perché se i sacrifici economici, professionali e produttivi che stiamo già facendo  non si dovessero concretizzare in un miglioramento dei conti economici aziendali, correremo il rischio “di perdere sia Filippo che il panaro”.

Debito aziendale 2011 = 9346 milioni di euro
Debito aziendale 2012 = 9151 milioni di euro
EBITDA 2010 = 2130  milioni di euro
EBITDA 2011 = 2120  milioni di euro
EBITDA 2012 = 2063  milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2008 = 385 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2009 = 308 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2010 = 252 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2011 = 154 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2012 = 124 milioni di euro

Esuberante Telecom

C’è chi licenzia usando la Fornero, chi licenzia e basta, chi risparmia riducendo premi, indennità, trasferte, pagamento rol ma restando “tutti dentro” e chi fa esuberi come Telecom.
Non c’è una via d’uscita univoca  da questa crisi economica che è divenuta anche sociale, ma prima di tutto umana.

Sembra che Telecom, alle prese con un bilancio troppo in rosso, punti all’ennesima riorganizzazione.
In un piano presentato ai sindacato l’azienda vuole internalizzare attività e recuperare efficienze nelle varie strutture.

Leggendo sul web, per il biennio 2013-2014, l’azienda “vorrebbe proseguire nella difficile gestione dell’occupazione con il sindacato, in continuità con l’accordo del 4 agosto 2010”. Accordo che ha portato, nel triennio 2010-2012 a 3608 mobilità volontarie e a un numero quasi eguale (3.500 persone) di riqualificazioni e reimpieghi professionali.
Secondo l’azienda, nel prossimo biennio le eccedenze sono pari a 2.750 unità l’anno (5.500 nel totale) e l’idea sarebbe quella di gestirle, “visto che la riforma Fornero, con l’innalzamento dell’età pensionabile, ha in sostanza annullato la base esodabile” attraverso più strumenti: la mobilità volontaria per i circa 250 lavoratori che potrebbero avere i requisiti per il raggiungimento della pensione, o volontari che aderiscono anche in assenza degli stessi; un accordo per l’uscita obbligatoria degli aventi diritto a pensione; contratti di solidarietà”.

Uno dei nodi della futura trattativa è quello dei Caring services cioè i call center che Telecom vorrebbe farne una società a parte, per riorganizzarla e recuperare efficienza. L’altro nodo è quello dell’Open Access, i tecnici che lavorano sul campo, oggi al 50 per cento dipendenti diretti e per l’altro 50 per cento dipendenti di aziende che lavorano per Telecom. In questo settore, l’azienda pensa invece a portare all’interno tutto il servizio, per saturare i circa 1.000 esuberi stimati in ambito Open Access

I sindacati affermano che è necessario, in un contesto di criticità occupazionale, un accordo quadro di tutela del lavoro e del perimetro di gruppo che contenga anche certezza su quali attività e con che tempi si procederà a reinternalizzare lavoro per garantire tutti i dipendenti del gruppo Telecom. E’ necessario aprire un confronto serio insieme al coordinamento delle Rsu, senza pregiudiziali della parte aziendale ad ascoltare le soluzioni proposte dal sindacato che possono raggiungere gli stessi obiettivi, con il consenso dei lavoratori” …… e questa parte mi sembra molto simile a quella che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, con tutte le difficoltà, in Wind.

I nemici di noi stessi

Non critico nessuno a prescindere o almeno ci provo.
Ho imparato che tutti hanno motivazioni magari incondivisibili come quelle di quegli operai sata/fiat che applaudivano il padrone (Marchionne), lo sfruttatore (Monti), i falsi difensori (cisl e uil *), dimenticando la propria dignità a casa.
Bisogna mettersi in discussione, cambiare prima noi e poi gli altri, essere protagonisti del cambiamento che tutti auspichiamo e che però nessuno vuole mettere in atto.
Non dico fischi (troppo coraggio) ma niente applausi (troppo servilismo).

* mentre sul rinnovo CCNL TeLeComunicazioni i tre sindacati proseguono compatti, purtroppo a livello “alto”, con il fantomatico accordo di produttività, si è consumato per l’ennesima volta uno strappo tra CGIL da parte e  CISL e UIL dall’altra.

Non basta la legge Fornero che ha generato meno tutele per i lavoratori con licenziamenti facili.

Non basta la riforma delle pensioni che ha innalzato fino a 70 l’età per andare in pensione, abbassando anche gli importi delle pensioni (ovvero il cosiddetto coefficiente di trasformazione, un numero che moltiplicato per i soldi versati servirà per calcolare la pensione).

L’accordo sulla produttività parla di sgravi sulla produttività (come il Premio di Risultato) ma non ha alcun impegno vincolante per il Governo. E’ non esigibile, è pieno di intenzioni, ma nulla più.

Detassare la produttività quando la produzione è ferma è stupido.
Detassare la tredicesima per far ripartire i consumi è intelligente, ma non è stato accolto.

L’accordo di produttività consente più facilmente il demansionamento ovvero scendere di livello e dunque dello stipendio.
L’accordo di produttività produrrà un abbassamento dei salari, con i minimi salariali che saranno diversi da Nord a Sud, o tra aziende dello stesso settore …. è il metodo Marchionne che diviene regola.
L’accordo sulla produttività scarica sui lavoratori i costi e le scelte per uscire dalla crisi.
L’accordo di produttività ha sancito l’ennesima frattura sindacale, come era già avvenuto con i vari governi Berlusconi in cambio di promesse mai avveratesi (il milione di posti di lavoro), di incontri segreti, di sgravi ed investimenti inesistenti ma anche con la vicenda FIAT (che si è rivelata un bluff, senza investimenti e con impoverimento del lavoro e dei lavoratori).
L’accordo di produttività consente maggiori poteri alle RSU, ai secondi livelli contrattuali ma svilendo il contratto nazionale.

La CGIL chiedeva anche un’operazione di trasparenza che non è stata accolta. Chi firma i contratti ? Bisogna pesare i vari sindacati affinchè la loro firma sugli accordi abbia un peso, una valenza. Non è possibile autocertificarsi con il numero di iscritti (cioè loro dichiarano quanti iscritti hanno) e soprattutto se 1,2,3 sindacati hanno pochi iscritti o poche RSU, potranno mai firmare accordi quando uno o più sindacati hanno più RSU e/o più iscritti ?

Certo, se aggiungo che il segretario CISL Bonanni ha dichiarato il suo appoggio alla lista di Montezemolo, il quadro è chiaro.

Sia ben chiaro che continuo a ribadire che, personalmente, il sindacato deve colloquiare con la politica ed i partiti/movimenti ma ne deve rimanere estraneo.