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Almaviva Contact Comunicato Unitario incontro 2 maggio 2013

Almaviva Contact Comunicato Unitario incontro 2 maggio 2013

Il 2 maggio u.s. si è svolto il secondo incontro fra la società Almaviva Contact e le Segreterie Nazionali, Territoriali ed il coordinamento Nazionale delle RSU aziendali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL e UGL Telecomunicazioni sulla situazione aziendale.

In apertura di incontro è stato stigmatizzato con forza da parte delle OO.SS. la decisione unilaterale dell’azienda di non pagare con la busta paga di aprile l’una tantum contrattuale. A riguardo l’azienda ha affermato che con la busta paga di maggio metterà in pagamento la somma dovuta a seguito del rinnovo del CCNL.
L’Amministratore Delegato di Almaviva Contact ha poi esposto il piano aziendale finalizzato al recupero degli esuberi, alla messa in sicurezza del conto economico e segmento “inbound”. Per quanto riguarda il calo dei volumi ed il conseguente esubero di personale l’azienda ha presentato un piano che, attraverso l’adozione dei Contratti di Solidarietà (CDS), miri a distribuire risorse dalle commesse “scariche” a quelle con maggiori volumi senza che nessun centro operativo perda le commesse ad oggi assegnate.

Un’operazione questa che, sempre secondo il piano aziendale, porterà con gradualità ad una quasi omogenea distribuzione dei CDS attraverso un processo di formazione diffuso ed un’azione di adeguamento tecnologico e dei processi commerciali.

In particolare le fasi presentate dall’azienda sono:
Fase “1” da maggio ad ottobre 2013: le commesse Sogei e Fastweb sono in calo ma ancora operative; si procede al reingresso e formazione del personale attualmente in Cassa Integrazione Straordinaria su Roma;
Riequilibrio fra le sedi siciliane e quella di Napoli. In questa fase le percentuali di CDS arriveranno ad una percentuale così ripartita: Roma 50%; Napoli 40%; Catania e Palermo al 25%; Rende e Milano non farebbero solidarietà.
Fase “2” da novembre 2013 ad aprile 2014: le commesse Sogei e Fastweb verrebbero chiuse; le sedi di Milano e Rende inizierebbero ad adottare i CDS; a Palermo si risolve la questione delle sedi con la definitiva assegnazione da parte della regione di un nuovo centro; la sede di Roma e Napoli verrebbero considerate dall’azienda come i centri con assegnazione prioritaria di nuove commesse.
In questo semestre l’azienda ritiene che le percentuali di solidarietà arriverebbero, sempre nella fase finale della “fase” alle seguenti: Roma 45%; Napoli 35%; Catania e Palermo 25%; Milano e Rende 20%.

Fase “3” da maggio 2014 ad aprile 2015: in questo periodo terminerebbe il processo di riequilibrio dei volumi fra sedi e commesse per arrivare ad aprile 2015 con una stabilizzazione che, nei disegni aziendali, dovrebbe vedere le sedi di Roma e Napoli al 30% e tutte le altre al 25%.
Questo il piano di gestione delle eccedenze.
Gli altri elementi considerati indispensabili dal management aziendali per il rilancio riguardano le seguenti aree di intervento:

Flessibilità: estensione al 60% dei ROL dell’anno in corso da poter essere utilizzati a copertura di improvvisi cali di volume (il nuovo CCNL TLC ha fissato questa percentuale al 30%);
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Delirio datoriale sul rinnovo CCNL TLC

Ho avuto il piacere di partecipare all’ultimo giorno di trattativa che poi ha sancito la rottura sul rinnovo del contratto nazionale delle aziende di telecomunicazioni.

Contratto scaduto da un anno, con riflessi economici e normativi che si fanno sentire sia sulle aziende ma soprattutto sui lavoratori.

Il contratto non è stato rinnovato perché le aziende, specie quelle committenti ma non solo loro, hanno rifiutato l’idea di far applicare il contratto TLC a tutte le aziende con le quali lavorano. Non è un vezzo o una sciocchezza.

Uno dei gravi problemi del nostro settore  è quello che tantissime attività di lavoro sono demandate a ditte (e quindi lavoratori) che applicano contratti più vantaggiosi per le aziende (ma svantaggiosi per i lavoratori). In pratica per specularci sopra, le aziende invece che far svolgere A TE un’attività lavorativa, la demandano a fornitori o ditte esterne che spesso non inquadrano il lavoratore, o hanno minimi salariali più bassi, o norme che non li tutelano a sufficienza.

Questo non solo fa perdere lavoro  a te (gli costi troppo rispetto agli esterni), ma terrà sempre sotto scacco e sotto sfruttamento anche gli altri lavoratori. Gli unici che ci guadagnano sono le aziende.

Le aziende su questo punto sono state irremovibili e tutti gli sforzi fatti da parte sindacale per “tenere il tavolo” cioè fare in modo che non si arrivasse ad una rottura, sono stati buttati al vento.

Si chiama dumping, sfruttano i “Call Center” (ma vale anche per la Rete) che prendono sgravi, che qualcuno ha definito “da sotto scala”, che fanno offerte al ribasso (sulla nostra pelle)

Figurarsi che non avevamo ancora affrontato l’argomento rinnovo economico e la parte esternalizzazione/delocalizzazione.

Da quanto ho appreso in quella serata, la parte sindacale aveva anche mostrato disponibilità a ragionare anche su qualche “peggioramento” rispetto all’ultimo contratto, proprio con l’intento di estendere diritti a tutti, allargare le tutele

Per chi come in tanti, si aspettava anche di parlare di sicurezza, di ampliare qualche diritto, di veder riconosciuti inquadramenti professionali (ad esempio il famigerato 5S,  già presente ma mai applicato con Telecom che si è inalberata) si è sorbito chiusure, chiusure, chiusure, poi restrizioni, peggioramenti normativi, giorni di malattia non pagati, provvedimenti disciplinari più facili con lo scopo di licenziare,  utilizzare i ROL su imposizione aziendale se ci sono cali di volumi, se ci sono cali di attività oppure non pagare lo straordinario se non si raggiunge un minimo di ore di straordinario mensile.

Insomma una vera delusione, che non deve avvilirci, anzi che serva da sprone (o sprono ?) per una nuova ripresa delle agitazioni, per la prossima manifestazione che si terrà quando i sindacati chiederanno al Ministero di farsi da intermediatore affinchè le richieste dei lavoratori siano accolte.

Il comunicato delle Segreterie Nazionali

Riposi compensativi (Wind)

Per coloro che prestano attività di lavoro notturno nello specifico in regime di reperibilità  è previsto un riposo compensativo.

Evidenzio che il riposo compensativo, secondo l’accordo del 29 novembre 2002 e ribadito nell’accordo di ottobre 2012, sarà goduto , fatto salve inderogabili esigenze di servizio, nella stessa giornata in cui è stato effettuato l’intervento per il lavoro svolto dopo le ore 24:00, nella prima giornata utile successiva …………

Si tratta di sicurezza,  di tutela ed incolumità del lavoratore perché dopo aver lavorato normalmente durante la giornata per 8 ore nonché essere intervenuti anche di notte, il riposarsi è fondamentale anche per evitare che la stanchezza possa farci commettere errori/distrazioni alla guida o in ufficio.

I riposi compensativi in vigore dal 1 gennaio 2013

    • La regola è “Quante ore lavori di notte, tante ore riposi“ (si leggano però le specifiche sottostanti).
    • Se lavori per 4 o più ore ma di queste almeno 2 ore sono state effettuate nella fascia 02:00-05:00 allora spettano 8 ore di riposo.
      • Esempio intervento che dura 5 ore , dalle 23:00 alle 04:00 à Spettano 8 ore di riposo perché l’intervento è superiore alle 4 ore ed almeno 2 ore sono nella fascia 02:00-05:00 (appunto dalle 02:00 alle 04:00)
      • Esempio intervento che dura 5 ore, dalle 22:00 alle 03:00 à Spettano 5 ore perché la fascia 02:00-05:00 è toccata per una sola ora (dalle 02:00 alle 03:00); quindi essendo un intervento superiore a 4 ore, la fascia  è quella 22:00-07:00 che prevede un riposo di durata pari all’intervento effettuato, quindi 5 ore.
    • Se hai lavorato più di 4 ore in reperibilità (esempio 6 ore), ti assenti il giorno dopo per l’intera giornata (8 ore). Le due ore di differenza per le quali hai riposato di più, le recupererai entro 30 giorni lavorando di più in prestazione ordinaria, a fine turno di lavoro (almeno un’ora).

Firma e diffondi subito l'appello "Fermiamo la guerra a Gaza"

www.perlapace.it firma su qui

Firma e diffondi l’appello “Fermiamo la guerra a Gaza”

che abbiamo scritto in queste ore mentre si intensificano i bombardamenti e le stragi di vite umane.

Dobbiamo chiedere all’Italia e all’Europa di farla finita con i silenzi, l’inerzia e le complicità che ancora una volta accompagnano questa tragedia.
Contiamo sulla vostra collaborazione per far crescere la mobilitazione.

Costruiamo una grande rete di gruppi, associazioni e persone per far crescere la pressione sui responsabili della politica nazionale ed europea.

                                        Fermiamo la guerra a Gaza

L’Italia e l’Europa hanno il dovere di fermare la guerra a Gaza. Lo possono e lo debbono fare agendo con intelligenza e determinazione nell’interesse superiore dei diritti umani, della sicurezza internazionale, della giustizia e della pace. L’Italia, che vanta ottime relazioni sia con Israele che con i palestinesi, può fare molto. Ma deve cambiare: smettere di essere di parte, assumere un ruolo attivo, propositivo e progettuale. Nel Mediterraneo, in Europa e all’Onu. L’Italia deve essere consapevole dei suoi limiti ma anche delle sue risorse, della sua prossimità e delle sue responsabilità. Cominciamo subito: mobilitiamoci per fermare le armi, chiediamo al Consiglio, alla Commissione e al Parlamento Europeo di agire immediatamente, riconosciamo alla Palestina lo status di osservatore all’Onu, smettiamo di vendere armi a Israele e in Medio Oriente e chiediamo all’Europa di fare altrettanto. L’inazione degli altri non può più giustificare la nostra. Continua a leggere

Pronto Soccorso Aziendale – Piccole ferite

Beninteso che queste “pillole” non vogliono certamente sostituirsi ai corsi che dovrebbero tenersi in ogni azienda né agli specifici compiti degli addetti al Primo Soccorso.
Sono tratte dal manuale allegato redatto da Paolo Tarlini per Professione Sicurezza

Prestare soccorso ad una persona in difficoltà comporta anche delle precise responsabilità. Bisogna che gli incaricati al primo soccorso in azienda abbiano ben presente ciò che devono o non devono fare e siano in grado di eseguire una scala di priorità nel prestare l’assistenza.

Il trattamento tempestivo ed appropriato che un individuo ferito riceve fin dall’inizio, può essere determinante riguardo alla possibilità di sopravvivenza e di guarigione dello stesso infortunato.
Il soccorso ad un individuo in difficoltà è un dovere morale e civile per ogni uomo; l’omissione di soccorso nel nostro ordinamento giuridico viene considerata un reato ed è perseguita come tale.

ESTRATTO DAL D.lgs. 81/2008
“Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro” (art. 20 comma 1).
“Il datore di lavoro designa preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di…omissis…primo soccorso…”(art. 18. comma 1, lettera b))

ESTRATTO DAL CODICE PENALE
“… Chi trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’Autorità è punito con la reclusione fino a tre mesi …” (Art. 593 del C.P.)

Istruzioni di carattere generale
Per aiutare l’addetto al primo soccorso ad effettuare correttamente i suoi compiti, riteniamo utile fornire alcuni suggerimenti pratici di carattere generale:
_ non somministrare assolutamente farmaci;
_ eventualmente dove necessario, monitorare alcuni parametri biologici quali il battito cardiaco e/o la pressione arteriosa sistemica, per comunicarli ai soccorritori;
_ per detergere e pulire le ferite può essere sufficiente l’acqua corrente, meglio una soluzione antisettica;
_ usare sempre materiali sterili monouso (garze, bende, cotone idrofilo, guanti);
_ lavare e disinfettare le mani e se possibile indossare guanti sterili.

Le ferite
Una ferita è un’interruzione della continuità della cute o delle mucose con danneggiamento dei tessuti sottostanti.
Viene definita ferita superficiale se interessa solo i primi strati della cute, profonda se interessa muscoli, ossa o organi interni, penetrante se l’azione traumatica raggiunge cavità anatomiche come l’addome o il torace.

PICCOLE FERITE
Il trattamento delle piccole ferite sarà principalmente volto ad evitare il rischio di infezione,
attraverso le seguenti operazioni:
_ lavarsi bene le mani
_ utilizzare guanti monouso
_ lavare la ferita con acqua e sapone (farla sanguinare sotto l’acqua corrente);
_ disinfettare i margini della ferita
_ coprire con garza sterile fissata tutt’intorno da cerotto oppure protette da tubolare di rete
_ non usare pomate, polveri cicatrizzanti o antibiotici
_ lasciare la medicazione per un paio di giorni prima di toglierla

È importante ricordare che la maggior parte delle piccole ferite sarebbe sufficiente una compressione di circa 10 minuti per arrestare l’emorragia, mentre il continuo movimento di detersione impedisce il normale formarsi del coagulo.

Approvato emendamento contro le delocalizzazioni

E’ stato approvato un emendamento dalle competenti Commissioni Parlamentari sulle delocalizzazioni che in qualche modo potrebbero “favorire”  i lavoratori nel senso di rendere le delocalizzazioni più ardue, più complicate. Un emendamento che la SLC ha fortemente voluto a differenza di qualche altra sigla sindacale, ma lasciamo stare le polemiche.

In sintesi, il testo rappresenta un’autentica svolta per il settore dei call center ed un efficace strumento di contrasto al fenomeno delle delocalizzazioni.

Partendo dal diritto dei cittadini ad essere informati preventivamente sul dislocamento fisico del call center che sta per trattare i loro dati personali e, conseguentemente, di poter  scegliere che la chiamata venga gestita in Italia, obbliga le aziende a predisporre un idoneo servizio gestito su territorio nazionale non potendo prevedere con esattezza quanti cittadini sceglierebbero di “delocalizzare” la chiamata e quanti non.

L’obbligo di dichiarazione al Ministero del Lavoro ed al Garante della Privacy, da parte di aziende che de localizzano, rispettivamente di quante persone sono coinvolte e di quali misure si applicano a tutela della garanzia dei dati sensibili porterebbe finalmente all’emersione del fenomeno delocalizzazioni in tutta la sua reale portata sia in termini di impatto occupazionale che sulla sicurezza degli individui e del Paese.

L’esclusione dalle misure di sgravio di quelle aziende che delocalizzano rappresenta poi un primo, interessante, tentativo di mettere ordine alle agevolazioni provando a finalizzarle il più possibile alla creazione ed al mantenimento dei posti di lavoro.

I documenti sono qui ubicati

Fastweb: ceduta rete e call center

Il settore TLC non ha pace ed oramai le aziende, per far fronte alle difficoltà economiche ma anche per non rinunciare ai propri soldini scaricano sui dipendenti, sui lavoratori il peso di tali difficoltà.

Qui l’Accordo Fastweb con i sindacati ma di seguito anche un articolo pubblicato su Il sole 24 Ore, “il giornale dei padroni”.

http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-05-14/fastweb-cede-rami-azienda-121009.shtml?uuid=AbesmOcF

Fastweb cede due rami d’azienda e 700 dipendenti a Huawei e Visiant

Fastweb ha concluso l’accordo con i sindacati per la cessione di due rami di azienda a Huawei Technologies e Visiant Next. La notizia, anticipata dall’agenzia Radiocor-Il Sole 24 Ore, viene confermata dall’azienda. Riguarda circa 700 lavoratori su un totale di 3.400 dipendenti. La trattativa è stata lunga e «difficile», dicono i sindacati,  che già oggi incontreranno i lavoratori in assemblea per chiudere la riserva entro venerdì.

Nel dettaglio, il ramo destinato al colosso cinese Huawei, con circa 100 lavoratori, è «Field network & creations & operations» e «Network integration». E’ coinvolto personale di Bari, Bologna, Catania, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Sesto Fiorentino, Torino. Al gruppo italiano Visiant è destinato invece il ramo d’azienda Customer Care & Customer Base management, con circa 600 dipendenti a Bologna, Catania, Genova, Milano, Napoli, Roma, Torino.

Tra le condizioni per i lavoratori, spiega Giorgio Serao della segreteria nazionale Fistel Cisl, c’è la garanzia che la commessa durerà 7 anni in un caso e 5 nell’altro. E’ inoltre stato concordato che in caso di recessione anticipata dell’appalto, cessione dell’attività o fallimento delle società che assorbono i rami d’azienda, i dipendenti debbano essere reintegrati in Fastweb.

I dipendenti, inoltre, manterranno lo stesso trattamento economico, le ferie e avranno la garanzia di lavorare entro 15 chilometri dalla sede di Fastweb. Prima che il contratto finisca, Visiant Next, che ha una delle due commesse, verrà inglobata da Visiant Contact, garantendo ai lavoratori la maggiore sicurezza legata alla diversificazione su più clienti. I passaggi, e dunque l’accordo definitivo, dovranno avvenire entro il primo luglio di quest’anno.

Continuiamo così

Una personale condivisione sindacale con voi.

Il rispetto del mansionario ovvero lavorare in pieno rispetto delle leggi, degli accordi sindacali, di sicurezza, delle stesse procedure aziendali sta mettendo in difficoltà l’azienda.
Non solo nella Rete che ha sempre lavorato con eccellenza ed abnegazione ora si nota un evidente rallentamento dovuto alla procedura di mobilitazione ed al rispetto del mansionario, degli orari di lavoro, ma anche in altri gruppi l’effetto inizia ad intravedersi.
Se l’azienda reputa di poter fare a meno dei lavoratori, di dipendenti diretti, si renderà conto che sta commettendo un grave errore ….. in questo modo potrà solo risparmiare sulla nostra pelle ma efficienza, qualità, professionalità ed abnegazione le trova solo al nostro interno. E noi TUTTI vogliamo lavorare in Wind.

Anche le voci di dissuasione, di inutilità della forme di protesta, “che tutto è deciso” (e quindi dobbiamo subire ed abbassare la testa) sono tanto forti, perchè denotano che l’azienda ha timore, che non si aspettava una reazione da parte delle lavoratrici e dei lavoratori così veemente.

Il comunicato stampa pubblicato sulla Intranet aziendale è fin troppo categorico, fin troppo rassicurativo, fin troppo fiducioso. Ci vogliono convincere che è una cosa giusta e necessaria ed dunque, a mio avviso, lo interpreto proprio come un timore nei riguardi di ciò che sta avvenendo in tutta Italia.

Chi è convinto dei propri mezzi, delle proprie ragioni, non ribadisce concetti già espressi, non si presta con insistenza a dare un’interpretazione diversa di quella che è la realtà. Non cita la storia di Vimpelcom quasi a scusante, a giustificazione (“L’avvio del progetto da parte di Wind segue inoltre la tendenza portata avanti da VimpelCom che sta implementando questo modello in altri Paesi del Gruppo“).
La storia di tutte le esternalizzazioni ha sempre visto due aspetti: rapidità d’esecuzione aziendale e ridimensionamento successivo dei lavoratori esternalizzati. Qui “il parto è stato ed è fin troppo lungo” …… e sul secondo preferisco glissare.

Devono creare una spaccatura interna ai lavoratori, tra Rete ed il resto dell’azienda ed anche all’interno della stessa Rete (chi si salva e chi si attacca al tram) ma è in questi momenti che bisogna dimostrare che guardiamo oltre il nostro naso, che siamo maturi di non badare ad oggi, ma al futuro collettivo.

Non si sciopera per far contento il sindacato ….. si sciopera per il proprio posto di lavoro, per la stabilità del proprio lavoro.

Concludo invitando tutti a rispettare l’astensione dallo sciopero, dalle attività di reperibilità, a partecipare agli scioperi ed a tutte le manifestazioni che si metteranno in campo, al rispetto del mansionario (stando attenti però a non prestare il fianco ….. prima di qualsiasi iniziativa, confrontatevi con la RSU; evitiamo di farci male facendo azioni non consentite e quindi punibili).

Aumentano le morti sul lavoro

Una mattina come tante; ti svegli, fai una colazione fugace, qualche chiacchiera con i familiari, la promessa di rivedersi la sera, insomma una mattina come tante. Ti avvii a lavoro, con tanti pensieri, mille impegni da mantenere, la voglia di essere presente per i tuoi familiari, i tuoi bambini, magari la partita di calcetto con gli amici.
A lavoro, avevi già segnalato quel pericolo all’azienda, alle RLS, ma nonostante la buona volontà e soprattutto alla ripetitività ed all’abitudine, non hai prestato la giusta attenzione …. ed è successo. Tutto in fumo, tutto finito.
Nel 2010, ben 1080 persone non sono rientrate a casa, in pratica 3 al giorno.

Rifletti su questo che sembra un numero ma invece significa MORTE
Dai 1050 del 2009, un incremento considerevole, assurdo …. nei periodi di crisi, la sicurezza è sempre più una chimera, perchè aziende vogliono risparmiare ed i lavoratori, sempre più sfruttati, accettano condizioni capestro. Beninteso che la troppa sicurezza, la ripetitività e l’abitudine dei lavoratori incide tantissimo sui numerosi incidenti.

Il totale dei morti sui luoghi di lavoro è di 593 , + 6,5% rispetto al 2009. Se si considerano i lavoratori morti in itinere o che lavorano sulle strade spostandosi con mezzi di trasporto propri o aziendali si arriva a contare 1080 vittime (487 vittime). Venticinquemila sono invece gli invalidi.

Le morti sui cantieri hanno superato l’agricoltura facendo registrare il 28,4% del totale delle vittime (167 morti). Il lavoro agricolo con il 28,1% (165 morti) ha fatto segnare comunque un incremento superiore al 4%. Seguono l’industria con il 12,5% del totale delle vittime (73 morti), l’autotrasporto con l’8,7% (51 morti), l’artigianato con il 4,4% (30 morti nell’installazione o manutenzione di impianti elettrici, fotovoltaici, revisione caldaie ecc.), l’Esercito italiano con l’1,9% (12 vittime di cui 11 in Afghanistan).

Tra le vittime gli stranieri sono stati il 10,1% (60 vittime) di cui il 41% romeni. Nella fascia d’età compresa tra i 19 e i 39 anni la percentuale raggiunge il 15% sul totale degli stranieri.

Ad agosto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva definito la legge 81/2008 (la legge sulla sicurezza sul lavoro): <<un lusso che non ci possiamo permettere>>

"Grazie caro papà" – LETTERA DEL FIGLIO DI PAOLO BORSELLINO

MANFREDI BORSELLINO. Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.

Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.

Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell’ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l’inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell’uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.
Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell’economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo “preparati” qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni.
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