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Wind: incontro su ferie/ROL del 29-5-2013

Nel riportare la nota a firma delle RSU Wind Campania-Basilicata, un mio personale commento.
Le ferie, i ROL, i riposi ed i permessi vari vanno goduti. Esistono, vero, alcune limitazioni legate alle esigenze produttive, ma resta il concetto fondamentale che i lavoratori se li debbano godere con l’azienda che deve favorire in ogni modo tale godimento.
Sebbene non si possa sempre accontentarsi del male minore, è pur vero che ogni azione sindacale, politica deve commisurarsi con la realtà senza mai distogliere lo sguardo dal futuro, dalla visione di come la società dovrebbe evolvere, dovrebbe dirigersi.
Ci sono lavoratori non più tali, soprusi, violazione di leggi e norme e dover ribadire ai lavoratori di usufruire delle ferie e dei ROL (riposarsi, stare a casa senza alcuna decurtazione economica) mi sembra un ossimoro.
Ne scrivo al plurale, perchè l’accordo stilato in Wind al 10-10-2012, un accordo sofferto, controverso, che ci è costato soldi ed anche qualche diritto acquisito in cambio di mancata esternalizzazione dei lavoratori della rete (ma anche degli altri, una volta che si avviava lo spezzatino) si sta rivelando un ottimo accordo alla luce (mi spiace dirlo) di quelli sottoscritti in altre grandi aziende TLC italiane.
E ridurre il numero di ferie e ROL che pesano sul bilancio era uno degli obiettivi che ci si poneva.
L’azienda ha dichiarato che l’accordo è stata una scommessa sul futuro, da parte dell’azienda e del sindacato, un patto per lo sviluppo. Non c’è dunque carenza di lavoro, ma bisogna gestire una difficoltà.
La spettanza annua media è di 20,7 ferie a cui si aggiunge 1,5 di residuo medio
La spettanza annua media è sui 13,5 a cui si aggiungono 11,5 di residuo medio.
A cui poi si aggiungono le monetizzazioni.
Quasi 1700 persone avevano residui rol 2010 e 2011. Ad oggi al massimo che hanno 0,5 di rol è pari a 190 persone.
La programmazione delle ferie, 3 settimane nel periodo giugno-ottobre, ha funzionato, c’è una buona fruizione di ferie.
Per il 2013, si prevede che il 20% chiuderebbe con residuo tra i 5-10 giorni e più del 70-75% che chiuderebbero l’anno con più di 10 giorni. Il 40% del 70% chiuderebbe con più di 13 giorni di ROL.
La concentrazione più alta è in Technology
(ed aggiungo personalmente, che è normale visto che l’alto numero di ROL vecchi era in questo settore e che insieme ai riposi compensativi, agli interventi tecnici da fare e la formazione, complica l’utilizzare i ROL)

Comunque il confronto è proseguito in un clima sereno anche perchè l’azienda ha evitato di adottare soluzioni unilaterali, ribadendo la volontà di un confronto.

******* LA NOTA DELLE RSU WIND CAMPANE *******
L’azienda ha illustrato l’andamento dell’accordo di ottobre con riferimento allo Continua a leggere

L'azienda WIND muta

I dati economici di Wind nel 2012 sono in chiaroscuro, con relativi buoni risultati ma che registrano anche dati negativi. Il mercato è complicato, il settore soffre di mancanza di investimenti nonchè di regole certe.

Alcuni brevi dati per capire che il fatturato 2012 scende del 2,6%, che l’EBITDA 2012 cala del 2,7%. L’ARPU del mobile cresce e quello del fisso cala.

Vorrei riflettere su altri aspetti.
In un settore TLC dove Vodafone licenzia, come comunicato in una riunione con i sindacati del 6-3-2013,  ben 700 persone  a cui si aggiungono gli esternalizzati di Rete ed, ancora più in passato, del CC (in Comdata), Telecom prepara altri 5500 esuberi, Almaviva con centinaia di esuberi, ecc ecc il nostro accordo di ottobre 2012  continua ad essere un punto di riferimento. In molti, tra dipendenti ed RSU Vodafone, auspicano un accordo stile Wind.

Sia chiaro …. L’accordo di ottobre 2012 è costato e costa soldi, sacrifici e meno potere di acquisto per le lavoratrici ed i lavoratori, ma è servito per darci garanzie e tutele  occupazionali, serve per fare investimenti per crescere. Esserci mossi in anticipo con lo scopo di difendere il lavoro e quindi i lavoratori ci consente di affrontare questo difficile 2013 preparandoci adeguatamente ai cambiamenti.

Come riportato nel link sui risultati aziendali e nel Bilancio Wind 2012, i risparmi di costi operativi determinati dall’accordo ammontano a 40-45 milioni così come essere ricorsi ad un unico fornitore in luogo dei tanti fornitori, ha consentito un risparmio di altri 40 milioni nel 2013.

Aver sottoscritto (col voto dei lavoratori) un accordo che per certi versi è un passo indietro rispetto al passato, ma che ci consente di mantenere il lavoro nonché il salario (sono state ridotte le prestazioni accessorie, ma il fondoschiena brucia lo stesso) e fare investimenti, significa scommettere sul futuro, su noi stessi e che le analisi fatte ed a voi descritte in passato (declino dei conti Wind causa crisi mercato), sono purtroppo veritiere.

L’azienda sta mutando. Il settore commerciale si riorganizza, sostando anche professionalità qualificate ad altre mansioni, chiudendo canali di vendita non per mancanza di risultati ma per ridurre i costi e per cambio di strategia.
Anche il customer si riorganizza, per ridurre costi, efficientando i processi, con l’obiettivo di internalizzare attività, provando a superare la divisione mobile-fisso, ecc.
Anche la BU Corporate ha difficoltà, dove ci sono tantissimi clienti che “non generano soldi”, dove poco più di 300 clienti/aziende generano la quasi totalità delle entrate economiche e con spese per cliente che superano le entrate per cliente.
Un esempio recente è la soppressione L del CD&A che si occupava della gestione clientela Corporate (Provisioning ed Assurance) le cui funzionalità sono state accorpate in strutture organizzative già presenti.

Questi cambiamenti generano apprensione, tensione ma sono il sintomo che questo accordo si sposta dalla carta alla pratica, che pure gli ottimi risultati conseguiti in questi anni grazie al nostro lavoro, non ci consentono di rilassarci e godercene i frutti viste le condizioni economiche italiane.

E’ necessario tutelare i nostri diritti, dal diritto al lavoro a quelli legislativi e contrattuali; è fondamentale che questo accordo diventi pratica non per servilismo aziendale, ma perché se i sacrifici economici, professionali e produttivi che stiamo già facendo  non si dovessero concretizzare in un miglioramento dei conti economici aziendali, correremo il rischio “di perdere sia Filippo che il panaro”.

—- Andamento del DEBITOo ——
Debito aziendale 2011 = 9346 milioni di euro
Debito aziendale 2012 = 9151 milioni di euro

—- EBITDA ——
EBITDA 2010 = 2130  milioni di euro
EBITDA 2011 = 2120  milioni di euro
EBITDA 2012 = 2063  milioni di euro
(il valore del 2013 sarà importante per conseguire il Premio di Risultato)

—- Gli ultimi risultati di Esercizio ——
Risultato esercizio di gruppo 2008 = 385 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2009 = 308 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2010 = 252 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2011 = 154 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2012 = 124 milioni di euro

Wind sta mutando (risultati economici e non solo)

I dati economici di Wind nel 2012 sono in chiaroscuro, con relativi buoni risultati ma che registrano anche dati negativi.
Il mercato è complicato, il settore soffre di mancanza di investimenti nonchè di regole certe.
Alcuni brevi dati per capire che il fatturato 2012 scende del 2,6%, che l’EBITDA (fondamentale per il calcolo del nostro prossimo Premio di Risultato) cala del 2,7%. L’ARPU del mobile cresce e quello del fisso cala.

Vorrei riflettere con voi su altri aspetti.

In un settore TLC dove Vodafone licenzia, come comunicato in una riunione con i sindacati del 6-3-2013,  ben 700 persone  a cui si aggiungono gli esternalizzati di Rete ed, ancora più in passato, del CC (in Comdata), Telecom prepara altri 5500 esuberi, Almaviva con centinaia di esuberi, ecc ecc il nostro accordo di ottobre 2012  continua ad essere un punto di riferimento. In molti, tra dipendenti ed RSU Vodafone, auspicano un accordo stile Wind.

 Sia chiaro …. L’accordo di ottobre 2012 è costato e costa soldi, sacrifici e meno potere di acquisto per le lavoratrici ed i lavoratori, ma è servito per darci garanzie e tutele  occupazionali, serve per fare investimenti per crescere. Esserci mossi in anticipo con lo scopo di difendere il lavoro e quindi i lavoratori ci consente di affrontare questo difficile 2013 preparandoci adeguatamente ai cambiamenti.

I risparmi di costi operativi determinati dall’accordo ammontano a 40-45 milioni così come essere ricorsi ad un unico fornitore in luogo dei tanti fornitori, ha consentito un risparmio di altri 40 milioni nel 2013.
Aver sottoscritto (col voto dei lavoratori) un accordo che per certi versi è un passo indietro rispetto al passato, ma che ci consente di mantenere il lavoro nonché il salario (sono state ridotte le prestazioni accessorie, ma il fondoschiena brucia lo stesso) e fare investimenti, significa scommettere sul futuro, su noi stessi e che le analisi fatte ed a voi descritte in passato (declino dei conti Wind causa crisi mercato), sono purtroppo veritiere.

L’azienda sta mutando. Il settore commerciale si riorganizza, sostando anche professionalità qualificate ad altre mansioni, chiudendo canali di vendita non per mancanza di risultati ma per ridurre i costi e per cambio di strategia.
Anche il customer si riorganizza, per ridurre costi, efficientando i processi, con l’obiettivo di internalizzare attività, provando a superare la divisione mobile-fisso, ecc.
Anche la BU Corporate ha difficoltà, dove ci sono tantissimi clienti che “non generano soldi”, dove poco più di 300 clienti/aziende generano la quasi totalità delle entrate economiche e con spese per cliente che superano le entrate per cliente.

Un esempio recente è la soppressione L del CD&A che si occupava della gestione clientela Corporate (Provisioning ed Assurance) le cui funzionalità sono state accorpate in strutture organizzative già presenti.

Questi cambiamenti generano apprensione, tensione ma sono il sintomo che questo accordo si sposta dalla carta alla pratica, che pure gli ottimi risultati conseguiti in questi anni grazie al nostro lavoro, non ci consentono di rilassarci e godercene i frutti viste le condizioni economiche italiane.

E’ necessario tutelare i nostri diritti, dal diritto al lavoro a quelli legislativi e contrattuali; è fondamentale che questo accordo diventi pratica non per servilismo aziendale, ma perché se i sacrifici economici, professionali e produttivi che stiamo già facendo  non si dovessero concretizzare in un miglioramento dei conti economici aziendali, correremo il rischio “di perdere sia Filippo che il panaro”.

Debito aziendale 2011 = 9346 milioni di euro
Debito aziendale 2012 = 9151 milioni di euro
EBITDA 2010 = 2130  milioni di euro
EBITDA 2011 = 2120  milioni di euro
EBITDA 2012 = 2063  milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2008 = 385 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2009 = 308 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2010 = 252 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2011 = 154 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2012 = 124 milioni di euro

Licenziamenti Vodafone e "ricatto" Autogrill

Che le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori stiano peggiorando o comunque, nel migliore dei casi, sotto attacco (tendendo al peggioramento) è oramai visibilissimo e purtroppo riscontrabile tra i nostri familiari, i nostri amici.
Ci sono imprenditori e manager che ricercano il confronto e soluzioni più adeguate con le parti sociali, ma in tanti aiutati da scelte politiche scellerate invece di investire in tecnologia, migliorie industriali, maggiori servizi, pensano di risparmiare semplicemente abbassando i nostri salari e le nostre tutele.


La colpa è della politica che ha ceduto lo scettro della gestione degli interessi pubblici ai privati, ai singoli, all’economia; la colpa è anche di un certo sindacato che si è legato ai partiti in maniera quasi indissolubile, che interloquisce solo con le aziende, dimenticando i lavoratori; la colpa è anche dei lavoratori/cittadini sempre più individualisti, meno interessati alle sorti della collettività (lavorativa o sociale).
Il tema del lavoro, della creazione di posti di lavoro deve ritornare al centro dei nostri dialoghi, dei nostri voleri.

I colleghi Vodafone, che hanno già subito esternalizzazioni sia al Customer che in Rete (e si vocifera di altre “cessioni”) protesteranno domani 4 febbraio 2013 per i licenziamenti  effettuati ricorrendo alla legge Fornero che ha riformato l’art.18 (licenziamento per giusta causa).
Non entro nel merito se i colleghi impattati meritino o meno il licenziamento. Farei il gioco del padrone. Tutti, lavoratori e datori, sottostiamo alle leggi ed al CCNL che prevede regole e sanzioni anche pesanti.

Resta il problema che un’azienda certamente ricca, in un settore TLC che ha meno ricavi rispetto a prima ma ancora vivo, licenzia 3 persone (2 a Pozzuoli) per motivi economici e noi non possiamo essere indifferenti a tutto questo. Ora con questi 3 licenziamenti, la situazione economica di Vodafone migliorerà ? ahahahahahah

Perché se la politica, i partiti, gli interessi di imprenditori senza scrupoli, hanno generato il mostro “Fornero” con l’assenza di un diffuso movimento di protesta dei lavoratori/cittadini, perché se il sindacato e le aziende non hanno saputo trovare soluzioni adeguate, il peso di questa riforma dell’art.18 andrà tutto sulle nostre spalle. Saremo eternamente ricattati, che siamo bravi o cattivi lavoratori.
Basterà un calo produttivo, qualche conto in rosso (il falso in bilancio in Italia è stato depenalizzato) e siamo tutti ricattabili. Ne basta licenziare due, per tenere sotto scacco 1000 lavoratori.

Ed in quanto a ricatti, ecco la società Autogrill, del gruppo Benetton.
In pratica l’azienda ritenta a licenziare personale, non certo a migliorare i propri servizi. Ora ci riprova, proponendo al singolo lavoratore: o te ne vai oppure ti dimezzo orario di lavoro (50%) e ti devi trasferire a lavorare entro 50km da dov’eri. E per 140 persone (su 9500) inizia il delirio, il ricatto, interrogarsi se subire una decurtazione netta di stipendio (non di soldi accessori) oltre a maggiori spese da sostenere …. Ma per molti, questo lavoro  è l’unico sostentamento.
Vero che la crisi ha ridotti molto i ricavi aziendali stante il minor traffico auto veicolare, ma perché la crisi dobbiamo pagarla sempre e solo noi ?
(il link  all’articolo su “L’Espresso”))

La CGIL ha proposto un piano per il lavoro, per creare lavoro investendo ma necessitiamo di una classe politica nuova, che comprenda che gli investimenti economici sono necessari e soprattutto utili alla collettività sia in termini di migliori e maggiori servizi ma anche per creare posti di lavoro, ma abbiamo bisogno di un interlocutore serio cioè di una politica seria, lungimirante e soprattutto credibile.

I nemici di noi stessi

Non critico nessuno a prescindere o almeno ci provo.
Ho imparato che tutti hanno motivazioni magari incondivisibili come quelle di quegli operai sata/fiat che applaudivano il padrone (Marchionne), lo sfruttatore (Monti), i falsi difensori (cisl e uil *), dimenticando la propria dignità a casa.
Bisogna mettersi in discussione, cambiare prima noi e poi gli altri, essere protagonisti del cambiamento che tutti auspichiamo e che però nessuno vuole mettere in atto.
Non dico fischi (troppo coraggio) ma niente applausi (troppo servilismo).

* mentre sul rinnovo CCNL TeLeComunicazioni i tre sindacati proseguono compatti, purtroppo a livello “alto”, con il fantomatico accordo di produttività, si è consumato per l’ennesima volta uno strappo tra CGIL da parte e  CISL e UIL dall’altra.

Non basta la legge Fornero che ha generato meno tutele per i lavoratori con licenziamenti facili.

Non basta la riforma delle pensioni che ha innalzato fino a 70 l’età per andare in pensione, abbassando anche gli importi delle pensioni (ovvero il cosiddetto coefficiente di trasformazione, un numero che moltiplicato per i soldi versati servirà per calcolare la pensione).

L’accordo sulla produttività parla di sgravi sulla produttività (come il Premio di Risultato) ma non ha alcun impegno vincolante per il Governo. E’ non esigibile, è pieno di intenzioni, ma nulla più.

Detassare la produttività quando la produzione è ferma è stupido.
Detassare la tredicesima per far ripartire i consumi è intelligente, ma non è stato accolto.

L’accordo di produttività consente più facilmente il demansionamento ovvero scendere di livello e dunque dello stipendio.
L’accordo di produttività produrrà un abbassamento dei salari, con i minimi salariali che saranno diversi da Nord a Sud, o tra aziende dello stesso settore …. è il metodo Marchionne che diviene regola.
L’accordo sulla produttività scarica sui lavoratori i costi e le scelte per uscire dalla crisi.
L’accordo di produttività ha sancito l’ennesima frattura sindacale, come era già avvenuto con i vari governi Berlusconi in cambio di promesse mai avveratesi (il milione di posti di lavoro), di incontri segreti, di sgravi ed investimenti inesistenti ma anche con la vicenda FIAT (che si è rivelata un bluff, senza investimenti e con impoverimento del lavoro e dei lavoratori).
L’accordo di produttività consente maggiori poteri alle RSU, ai secondi livelli contrattuali ma svilendo il contratto nazionale.

La CGIL chiedeva anche un’operazione di trasparenza che non è stata accolta. Chi firma i contratti ? Bisogna pesare i vari sindacati affinchè la loro firma sugli accordi abbia un peso, una valenza. Non è possibile autocertificarsi con il numero di iscritti (cioè loro dichiarano quanti iscritti hanno) e soprattutto se 1,2,3 sindacati hanno pochi iscritti o poche RSU, potranno mai firmare accordi quando uno o più sindacati hanno più RSU e/o più iscritti ?

Certo, se aggiungo che il segretario CISL Bonanni ha dichiarato il suo appoggio alla lista di Montezemolo, il quadro è chiaro.

Sia ben chiaro che continuo a ribadire che, personalmente, il sindacato deve colloquiare con la politica ed i partiti/movimenti ma ne deve rimanere estraneo.

 

Comunicato OO.SS. su rinnovo CCNL TLC

(nota personale: sintesi estrema STESSO LAVORO, ALLORA STESSI DIRITTI E STESSI SOLDI “MINIMI” altrimenti si chiama sfruttamento)
Nella notte di sabato 15 dicembre u.s., dopo una trattativa proseguita ininterrottamente per quasi 40 ore, le Segreterie Nazionali, unitamente alla delegazione trattante presente al confronto,  hanno dovuto prendere atto dell’assoluta indisponibilità delle controparti a definire un accordo per il rinnovo del contratto scaduto da 12 mesi.
Dopo una prima fase del confronto incentratasi sulle richieste d’incrementi di flessibilità e di contenimento dei costi avanzate dalle controparti datoriali, richieste che la delegazione sindacale ha analizzato nel merito respingendo alcuni punti irricevibili e negoziando sugli altri temi condizioni che potessero offrire possibilità d’incremento di orari (e quindi di salari) al personale operante nei customer, al momento di negoziare il tema delle clausole sociali ha visto riemergere il forte ostracismo di parte delle imprese e l’impossibilità a proseguire il confronto.
Tutto ciò nonostante l’invito rivolto dalla Commissione di Garanzia alle controparti datoriali a negoziare clausole sociali a tutela dell’occupazione nell’interesse generale del Paese.
Appare evidente il paradosso per cui, mentre le imprese si sentono legittimate a chiedere elementi di flessibilità e riduzione dei costi, al momento di impegnarsi con una norma che indichi, in caso di appalto di attività, come criterio vincolante per la scelta dell’impresa il contratto delle  telecomunicazioni, ci si trova di fronte ad imprese che invocano “la libertà d’impresa” per giustificare che vogliono avere mano libera sul futuro.
Così ne emergerebbe una condizione per cui i committenti si troverebbero a beneficiare delle novità introdotte mentre ci sarebbe la più totale deresponsabilizzazione rispetto a garantire quanto da loro stessi negoziato.
Il metodo utilizzato per respingere le richieste del sindacato appare ancora più spiacevole. Infatti, ci si nasconde dietro frasi incomprensibili che mettono in sequenza parole senza far assumere impegni precisi se non generici richiami all’eticità delle imprese coinvolte.

La replica della delegazione trattante è stata netta e precisa. L’unico codice etico da applicare è il contratto di lavoro. Questo rappresenta un vincolo per i lavoratori e le loro rappresentanze e stupisce apprendere che per le imprese non assume lo stesso valore.
Per quanto attiene la parte economica, infine, pur non essendoci state le condizioni per approfondire la materia, le imprese hanno ripetutamente ricordato la pesante crisi che investe il nostro Paese che crea l’assoluta impossibilità di riconoscere un adeguamento economico in grado  di garantire il recupero del potere di acquisto delle retribuzioni.
La rottura del confronto avrà un impatto molto negativo per l’assetto relazionale del settore. Infatti, il sindacato promuoverà azienda per azienda iniziative finalizzate a modificare  l’impostazione sino a ora adottata.
Si tratta ora di attrezzare la vertenza per dare una risposta dura alle anacronistiche posizioni assunte dalle controparti al tavolo.
In particolare, le Segreterie Nazionali hanno individuato le seguenti linee di azione:
· Richiesta di spostare il confronto in sede di Ministero del Lavoro;
· Assemblee, entro il mese di gennaio, su tutti i luoghi di lavoro per informare i lavoratori e predisporre le future iniziative di lotta;
· Avvio delle procedure per la proclamazione del blocco delle prestazioni accessorie, straordinarie e della reperibilità non appena trascorso il periodo di franchigia imposto dalle leggi vigenti;
· Convocazione, nel mese di febbraio, di un attivo nazionale dei delegati per proclamare lo sciopero generale della categoria e definire le iniziative pubbliche a sostegno della vertenza.
Nel frattempo, ogni confronto aziendale, ad eccezione di quelli derivati dall’apertura di procedure di mobilità, teso a riorganizzare le aziende, firmare accordi formativi, definire nuove articolazioni degli orari dovrà essere sospeso sino al rinnovo del contratto.
A livello territoriale andranno avviate tutte le iniziative di volantinaggio, presidio, manifestazione nei confronti di ogni iniziativa pubblica che coinvolga le aziende del
settore.
Le richieste avanzate dai lavoratori sono giuste, socialmente responsabili ed economicamente compatibili, chi si è preso la responsabilità di respingerle dovrà assumersene tutte le responsabilità davanti ai lavoratori del settore e alle istituzioni.
C’è chi crede che questo Paese abbia un futuro e chi opera per affossare ogni speranza. Facciamo in modo che questi non vincano.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

Mancata erogazione del PdR: Telecom decide uno strappo grave e ingiustificato

Con la retribuzione di novembre i dipendenti Telecom hanno avuto la sorpresa di non vedere erogato l’importo del Premio di Risultato che da anni accompagnava la retribuzione di novembre e rappresentava la seconda tranche del premio.

Questo grave strappo segue quello consumatosi in giugno in cui l’azienda ha deciso di non applicare l’accordo sul premio scaduto, negando l’ultrattività dello stesso, barricandosi dietro cavilli formali per non rinnovare l’accordo stesso per poi convenire, dopo la minaccia di aprire le procedure di sciopero, di erogare una “Una Tantum” di 850 euro per tutti i lavoratori a copertura del periodo 1 gennaio – 30 giugno 2012.

L’azienda, con tali decisioni, ottiene di tagliare il valore del Premio di oltre il 60% rispetto l’anno precedente giustificandosi con la difficile situazione presente sul mercato delle telecomunicazioni.

E’ evidente che nessun dato economico relativo all’anno in corso, comunque letto, giustifica una così drastica riduzione dell’importo economico percepito dai lavoratori.

Tanto più che a fronte di una reale contrazione del fatturato si è registrata una sostanziale tenuta della marginalità, dato che esalta il contributo fornito dai lavoratori.

Appaiono, quindi, del tutto evidenti le ragioni strumentali adottate dall’azienda che mentre risparmia i soldi del mancato rinnovo del contratto nazionale di 1° livello (mancato rinnovo determinato anche dalle rigidità manifestate da Telecom) e risparmia i soldi del Premio di Risultato decide di proseguire la politica delle gratifiche unilaterali che, dietro nomi altisonanti (meritocratiche, canvass, mbo), celano unicamente un sistema che non premia la meritocrazia ma la fedeltà dei dipendenti.

La cosa grave è che i Responsabili aziendali fanno passare il messaggio tra i lavoratori che è il Sindacato a non voler trattare il P.D.R. mentre c’è un’azienda pronta ad erogare il premio. Continua a leggere

Per compiacere i mercati, ci distruggono il futuro

Leggendo il giornale “Servizio Pubblico”, a firma di Nicola Cantelli è riportata una notizia che in TV non ho sentito ma che ho invece ritrovato poi ampiamente diffuso sulla Rete.

Il 15-11-2012, al World Pension Summit ad Amsterdam durante la conferenza che riunisce  i colossi mondiali delle pensioni private (gestiscono 1925 miliardi di euro cioè il Prodotto Interno Lordo italiano), il Ministro Fornero ha affermato “i cambiamenti portati dalla riforma delle pensioni del Governo Monti erano necessari per compiacere i mercati finanziari altrimenti i mercati avrebbero devastato l’Italia”.

Alcune considerazioni a questo punto mi sovvengono.

Un Ministro della Repubblica deve rispondere unicamente allo Stato Italiano, alla Costituzione ed al popolo sovrano, deve rispondere all’interesse pubblico nello Stato NON agli interessi delle banche o delle assicurazioni.

 

E se fallisce uno di questi colossi finanziari (come negli USA nel 2007), che fine fanno le pensioni ? Ecco un altro motivo della necessità vitale di un sistema pensionistico pubblico valido.

La politica è necessaria e vitale e NON deve sottostare all’economia, alle banche, alle lobbies e per fare ciò abbiamo bisogno di politici che dichiarino apertamente cosa vogliono fare, come intendono farlo da chi prendono soldi, quali sono i loro legami con i mercati finanziari.

E noi, come lavoratori che insieme alle aziende versiamo una cospicua parte del nostro stipendio (più del 9% i lavoratori  e circa il 24% le aziende) per ottenere importi pensionistici sempre più bassi e sempre più “lontani” restiamo a guardare L

 

Ci state fregando la pensione

Come sapete, c’è stata l’ennesima riforma delle pensioni dalla quale come lavoratori ne usciamo ancora con le ossa rotta. L’accorpamento di altri enti pensionistici verso il cosiddetto AGO (il fondo pensione gestito dall’INPS) sta portando anche debiti all’istituto della previdenza sociale.
Ma i debiti dell’INPS/AGO sono dovuti al fatto che l’assistenza (cassaintegrazione, assegni familiari, maternità) sono ancora a carico della stessa INPS piuttosto che essere separati…. Ci devono spellare in qualche modo.
Ma la riforma delle pensioni “Fornero” ha innalzato l’età pensionabile a TUTTI (anche a te), ha diminuito l’importo della pensione (anche a te).

L’innalzamento dell’età pensionabile ed anche dei contributi  ha determinato che ci sono lavoratori che avevano contrattato con le proprie aziende di andarsene via prima con degli incentivi. Spostando però la data pensionabile, questi lavoratori si sono trovati ad essere usciti dall’azienda ma a non avere più l’età per andare in pensione. Ecco chi sono gli ESODATI, lavoratori senza più lavoro e senza pensione perché nessuno al Governo ha pensato a questi accordi che spesso proprio lo Stato ha favorito. Ora stanno tentando di salvaguardarli, col Governo che tra ritrattazioni, ampliamenti, soldi da ricercare, incertezza su quanti ne sono, ha un atteggiamento ondivago.

Poi ci sono i fregati dal Governo Berlusconi con la legge 122 del 2010 che finalmente riescono a far accendere un riflettore su di loro (vedi Ballarò, ma non solo) ovvero prima ricongiungere i contributi verso l’INPS/AGO era gratuito. Avevi lavorato per ENEL (che aveva una sua pensione, un suo fondo speciale) o per la scuola (INPDAP) ma anche per l’AGO/INPS ?
Porta i contributi in INPS senza pagare nulla.  L’INPS pagava e  paga pensioni meno vantaggiose a questi istituti pensionistici “di settore”. Continua a leggere

Squallidi localismi

Guardo il TG3 Campania edizione di mezzodì e tra le tante notizie ascolto inizialmente quasi distrattamente, le proteste dei tifosi dell’Avellino.
Uhm vediamo un po di che si tratta … in pratica, si sono riuniti i parlamentari avellinesi di tutti gli schieramenti per opporsi alla legge di stabilità (la Finanziaria di una volta).
In pratica si oppongono alla perdita dello status di capolouogo di provincia di AVELLINO pronti anche a votare contro il Governo anche se dovesse porre la fiducia.
Io provo a stare calmo, ma porca di quella miseria, finora avete votato tutto di Monti, finora non vi siete affatto opposti ai suoi giusti o ingiusti provvedimenti, a non aver tolto soldi ai ricchi e protetto i deboli, a non aver punito le banche ree e causa di questa crisi però ORA LO VOLETE MANDARE A CASA perchè la vostra Avellino non è più capoluogo.
Mettetevi SCUORNO (abbiate vergogna di voi stessi) siete ipocriti, viscidi, demagoghi, populisti, la feccia della gente.
Alimentate ancora le peggiori istanze dei cittadini, prendendoli ancora in giro, ponendogli falsi problemi, falsi obiettivi per continuare con i vostri interessi.
Il buon Totò (monarchico) usava dire “… eppoi uno dice che si butta a sinistra” ma ora aggiornerei il detto “… eppoi uno dice che diventa grillino.