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Elezioni RSU Vodafone Campania: vince la SLC-CGIL

Ecco il comunicato della Segreteria Provinciale SLC-CGIL Campania

Grande vittoria della CGIL all’interno delle sedi Vodafone della Campania (Napoli, Pozzuoli, Salerno, Nola) per il rinnovo delle RSU/RLS tenutesi il 18 e 19 giugno 2013.
La SLC CGIL ottiene, con circa il 65% dei voti, 6 RSU, la maggioranza assoluta dei voti e della Rappresentanza. Grande la differenza di voti rispetto alle altre organizzazioni: seconda la FISTelcon 141 voti (2 RSU) e terza la UILCOMcon 110 voti (1 RSU).
Il risultato elettorale premia il lavoro svolto dalla SLC Napoli e Campania e soprattutto dai delegati e dal comitato degli iscritti che, in questi anni, si sono mobilitati all’interno dei siti di Vodafone per la difesa dei diritti e del lavoro.

Tra l’altro, all’interno di Vodafone, il nostro impegno spesso ci ha visto da soli agire per tutelare le lavoratrici e i lavoratori, davanti a problematiche quali esternalizzazioni di segmenti aziendali e precariato dilagante, attraverso percorsi di stabilizzazione.


Questa vittoria viene in un momento particolare in cui le grandi aziende di Telecomunicazioni si stanno riorganizzando con processi che riguardano direttamente i lavoratori.

Il risultato della SLC Napoli e Campania in Vodafone ribadisce la fiducia che i lavoratori delle TLC dimostrano verso la nostra Organizzazione e verso i nostri delegati, rafforzando l’impegno che quotidianamente la Cgil profonde in questo settore nevralgico dell’economia e dello sviluppo della nostra regione.
SLC CGIL: SEMPRE DALLA PARTE DEI LAVORATORI

Almaviva Contact Comunicato Unitario incontro 2 maggio 2013

Almaviva Contact Comunicato Unitario incontro 2 maggio 2013

Il 2 maggio u.s. si è svolto il secondo incontro fra la società Almaviva Contact e le Segreterie Nazionali, Territoriali ed il coordinamento Nazionale delle RSU aziendali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL e UGL Telecomunicazioni sulla situazione aziendale.

In apertura di incontro è stato stigmatizzato con forza da parte delle OO.SS. la decisione unilaterale dell’azienda di non pagare con la busta paga di aprile l’una tantum contrattuale. A riguardo l’azienda ha affermato che con la busta paga di maggio metterà in pagamento la somma dovuta a seguito del rinnovo del CCNL.
L’Amministratore Delegato di Almaviva Contact ha poi esposto il piano aziendale finalizzato al recupero degli esuberi, alla messa in sicurezza del conto economico e segmento “inbound”. Per quanto riguarda il calo dei volumi ed il conseguente esubero di personale l’azienda ha presentato un piano che, attraverso l’adozione dei Contratti di Solidarietà (CDS), miri a distribuire risorse dalle commesse “scariche” a quelle con maggiori volumi senza che nessun centro operativo perda le commesse ad oggi assegnate.

Un’operazione questa che, sempre secondo il piano aziendale, porterà con gradualità ad una quasi omogenea distribuzione dei CDS attraverso un processo di formazione diffuso ed un’azione di adeguamento tecnologico e dei processi commerciali.

In particolare le fasi presentate dall’azienda sono:
Fase “1” da maggio ad ottobre 2013: le commesse Sogei e Fastweb sono in calo ma ancora operative; si procede al reingresso e formazione del personale attualmente in Cassa Integrazione Straordinaria su Roma;
Riequilibrio fra le sedi siciliane e quella di Napoli. In questa fase le percentuali di CDS arriveranno ad una percentuale così ripartita: Roma 50%; Napoli 40%; Catania e Palermo al 25%; Rende e Milano non farebbero solidarietà.
Fase “2” da novembre 2013 ad aprile 2014: le commesse Sogei e Fastweb verrebbero chiuse; le sedi di Milano e Rende inizierebbero ad adottare i CDS; a Palermo si risolve la questione delle sedi con la definitiva assegnazione da parte della regione di un nuovo centro; la sede di Roma e Napoli verrebbero considerate dall’azienda come i centri con assegnazione prioritaria di nuove commesse.
In questo semestre l’azienda ritiene che le percentuali di solidarietà arriverebbero, sempre nella fase finale della “fase” alle seguenti: Roma 45%; Napoli 35%; Catania e Palermo 25%; Milano e Rende 20%.

Fase “3” da maggio 2014 ad aprile 2015: in questo periodo terminerebbe il processo di riequilibrio dei volumi fra sedi e commesse per arrivare ad aprile 2015 con una stabilizzazione che, nei disegni aziendali, dovrebbe vedere le sedi di Roma e Napoli al 30% e tutte le altre al 25%.
Questo il piano di gestione delle eccedenze.
Gli altri elementi considerati indispensabili dal management aziendali per il rilancio riguardano le seguenti aree di intervento:

Flessibilità: estensione al 60% dei ROL dell’anno in corso da poter essere utilizzati a copertura di improvvisi cali di volume (il nuovo CCNL TLC ha fissato questa percentuale al 30%);
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Wind Retail: premio di risultato OK

Il giorno 24 aprile si sono incontrati la società Wind Retail e le Segreterie Nazionali di
SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL per la consuntivazione del PDR del 2012.
L’azienda ha comunicato che è stato raggiunto il 102,83% dell’obiettivo previsto.
Particolarmente positivo è stato il risultato del Parametro di Performance aziendale
che segna un 15% in più rispetto al target stabilito.
Alla luce di questi risultati il PDR pagherà quindi le seguenti somme:
Q € 1285
7 € 1131
6 € 1028
5 € 861
4 € 771
3 € 710
2 € 625
Nell’esprimere soddisfazione sul funzionamento del meccanismo del Premio, le
OO.SS. hanno chiesto di calendarizzare per il prossimo 22 maggio un incontro
sull’andamento complessivo di Wind Retail e sulle problematiche specifiche delle
varie realtà aziendali.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

Vodafone – Comunicato nazionale

Si è svolto, nella giornata del 21 marzo u.s., l’incontro con i vertici di Vodafone in merito alla riorganizzazione aziendale che prevede 700 esuberi e una riduzione del costo del lavoro di 80 milioni. Riorganizzazione resasi necessaria a causa della crisi economica e dalla selvaggia concorrenza presente nel settore, che hanno determinato una forte contrazione del fatturato con la previsione di altre riduzioni per l’anno in corso.
Il confronto è ripreso dal verbale di rinvio, sottoscritto in data 14 marzo 2013, che ha impegnato l’azienda a trovare soluzioni condivise che evitino i licenziamenti.
Vodafone ha formalizzato una serie di proposte che prevedono il ricorso alla mobilità volontaria, il trasferimento territoriale del personale e la cessione di 2 rami aziendali, inerenti alle attività delle frodi e quelle del facility management, per un totale di circa 60 unità. Soluzioni che negano la volontà di cercare soluzioni non traumatiche.
Inoltre, sono stati proposti una serie d’interventi sul costo del lavoro che contemplano il dimezzamento della base inerente al premio di risultato, un piano di gestione per lo smaltimento delle ferie e dei Rol, la smonetizzazione delle festività coincidenti con i giorni festivi, il ripristino delle maggiorazioni contrattuali per gli istituti come straordinario ecc, l’applicazione del ccnl per quanto riguarda gli scatti di anzianità, la riduzione del 30% della reperibilità, l’assorbimento dei superminimi per quota parte degli aumenti contrattuali, l’utilizzo delle pause per videoterminali per scopi formativi e la riduzione volontaria, all’interno dei customer, dell’orario di lavoro da 8 a 4 ore.
Le Segreterie Nazionali, unitamente al Coordinamento delle RSU, hanno manifestato una decisa contrarietà alle proposte avanzate dall’azienda. In particolare hanno sottolineato che trasferimenti e cessioni di ramo rappresentano soluzioni traumatiche inaccettabili e che il sindacato non potrà mai condividere.
Inoltre, è stato evidenziato come l’insieme delle proposte non consegua l’obiettivo, condiviso, di progettare un rilancio dell’impresa in cui il personale possa riconoscersi, ma rappresentano solo tagli lineari che produrrebbero l’effetto di demotivare fortemente il personale. Condizione che condannerebbe l’azienda ad avvitarsi su se stessa in un lungo declino, come, peraltro, evidenziato dallo stesso Amministratore Delegato durante l’illustrazione del progetto aziendale.
Il Coordinamento unitario, riunitosi in data 22 marzo, ha analizzato l’insieme delle proposte aziendali e ha fatto una valutazione complessiva sullo stato della vertenza.
L’analisi ha fatto emergere con forza come l’insieme delle proposte aziendali vada rigettato perché non adeguato all’obbiettivo e fortemente sbilanciato su tagli nei confronti del personale più debole. In particolare il Coordinamento respinge la possibilità di praticare trasferimenti territoriali e cessioni di ramo d’azienda. Inoltre, sulle richieste di riduzione del costo del lavoro, ha evidenziato come ci sia uno squilibrio inaccettabile.
Oltre a ciò, il Coordinamento ha sottolineato la mancanza, nella proposta aziendale, di una garanzia sul perimetro aziendale e sulla tutela dell’occupazione per un periodo adeguato a traguardare la crisi economica in corso.

Il Coordinamento ha proposto di riprendere la trattativa sulla base di proposte alternative che consentano di perseguire i risultati attesi in un’ottica di equità e solidarietà, per un rilancio vero dell’azienda che guardi alla qualità e all’efficienza. In particolare il Coordinamento ha deciso che l’accordo dovrà definirsi sulla base delle seguenti
linee:
· Analisi puntuale degli esuberi denunciati dall’azienda e verifica sul futuro delle attività impattate dalle procedure (vedi formazione);
· Utilizzo della mobilità volontaria accompagnata da un sistema d’incentivazioni aziendali, definito tra le parti, da estendere a tutto il perimetro aziendale;
· Accoglimento delle domande di riduzione dell’orario da Tempo Pieno a Tempo Parziale avanzato da parte di tutto il personale;
· Riconversione professionale di tutto il personale che dovesse essere in esubero garantendo le attuali sedi di lavoro. Tale processo dovrà essere accompagnato da internalizzazioni diattività oggi gestite all’esterno che dovranno essere dettagliate nella quantità e nella tipologia (appalti e consulenti)
· Individuazione dei volumi di attività delle attività di customer gestiti internamente, esternamente e delocalizzati con la previsione, al fine di garantire una miglior qualità del servizio e una riduzione dei costi determinato dalle recall di reclamo di clienti gestiti
dall’estero, di riportare le attività in Italia;
· Definizione di un periodo temporale adeguato in cui l’azienda s’impegna a garantire l’attuale perimetro di attività e gli attuali livelli occupazionali;
· Superamento dei sistemi retributivi individuali Grand Prix e del Performance Dialoque;
· Condivisione di una razionalizzazione e del contenimento della spesa per gli Stip;
· Informativa aziendale sugli interventi di contenimento dei costi posti a carico dei manager;
· Interventi di contenimento sui costi che garantiscano equità evitando eccessivi sacrifici nei confronti del personale a più basso reddito.
Oltre a questo è evidente che sarà necessario garantire una partecipazione continua del sindacato alla fase di riorganizzazione attraverso il monitoraggio e la verifica sulla completa applicazione dell’intesa raggiunta.
Le Segreterie Nazionali, congiuntamente al Coordinamento, ritengono indispensabile, alla ripresa del confronto, avviare una discussione che ricerchi un’intesa a partire da questi temi preannunciando che, laddove non vi fosse disponibilità aziendale, al termine del prossimo incontro diventerà ineluttabile aprire le procedure di raffreddamento e alzare il livello di scontro con l’azienda per modificare un’impostazione sbagliata e dannosa per il futuro aziendale.
I lavoratori e le loro rappresentanze ritengono indispensabile procedere a un riposizionamento dell’azienda che consenta di rilanciarla, superando anche gli errori commessi dagli attuali vertici, permettendole di attraversare il difficile momento economico attraversato dal settore e dal Paese garantendo gli attuali livelli occupazionali e l’attuale perimetro di attività gestito.
Nel frattempo vanno garantite assemblee dei lavoratori per tenerli costantemente informati sullo stato della vertenza e predisporli a eventuali iniziative di lotta.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

Ecco il volto del padrone Vodafone

Non solo il mancato rinnovo del CCNL TLC di tutte le aziende del settore, non ultimo la legge Fornero che ha dato maggiori possibilità alle aziende per licenziare (con colpevole approvazione anche da parte di partiti che dicono di difendere i lavoratori), ma la Vodafone prosegue nel suo pessimo obiettivo di utilizzare i lavoratori come merce o come stracci.
Dopo l’estate, Vodafone annunciò di voler licenziare tre lavoratori (di cui due in Campania) per “motivi economici”.
Ci furono diverse proteste nonostante la scarsa sindacalizzazione in azienda ed anche un comunicato da parte SLC-CGIL Campania e UILCOM-UIL Campania dove si affermava di aver raggiunto un’intesa con l’azienda Vodafone sul non procedere con i licenziamenti in Campania.

Purtroppo nulla è valso e proprio in questi giorni l’azienda Vodafone persiste nel voler  licenziare “per motivi economici” utilizzando la legge Fornero i tre lavoratori, di cui due in Campania.

Prendermela con il Governo, i partiti ed anche i sindacati che non hanno impedito l’approvazione della legge è fin troppo facile ma ora dobbiamo porre un argine all’applicazione di questa legge che non solo crea problemi ai lavoratori in un momento di profonda crisi economica e sociale, ma anche legislativi con molti giudici che hanno difficoltà nell’interpretare la riforma nel suo complesso.

Tocca a noi lavoratori e cittadini difenderci, facendo capire ai sindacati che devono lottare per tutelare appieno i lavoratori, chiedendo obbligatoriamente ai nostri parlamentari, in previsione delle elezioni di febbraio 2013, di modificare questa legge. Non ci tutelano ? Non li votiamo (ma ricordiamoci che votare è fondamentale, è vitale per la nostra democrazia sebbene il concetto di democrazia è sempre più un vago ricordo nel nostro Paese)

In pratica, nonostante gli stipendi da nababbo per molti manager (l’A.D. Colao guadagna 17 milioni di euro l’anno ”qui il link dell’intervista “) ed i risultati economici in contrazione ma comunque positivi, l’azienda licenzia in maniera meschina, rendendo definitivo il licenziamenti in 27 giorni.

Cosa prevede la legge Fornero sui licenziamenti per motivi economici
Un dipendente licenziato dall’azienda senza un valido motivo, prima della riforma, aveva sempre diritto a tornare al proprio posto. Ora l’obbligo di reintegro esiste soltanto se il licenziamento è avvenuto per gravi discriminazioni razziali, sessuali, politiche o sindacali. Se invece la ragione è di tipo economico, il lavoratore ha diritto a percepire soltanto un risarcimento in denaro, tra 12 e 24 mensilità di stipendio.
In queste situazione (licenziamento per motivo economico), il lavoratore non ha mai diritto a essere reintegrato nell’organico, se non in un caso: quando il motivo dello stesso licenziamento è insussistente o manifestamente infondato.
La riforma Fornero prevede che un giudice disponga il reintegro del dipendente ogni qualvolta il motivo disciplinare del licenziamento è inesistente, manifestamente infondato oppure rientra tra le lievi insubordinazioni nei confronti dei superiori, punibili con una semplice sanzione, se previsto dai contratti collettivi di lavoro.

Dopo la Legge Fornero i licenziamenti individuali per “motivi economici” hanno subito un’impennata, nella diffusa convinzione che una qualunque motivazione basata su fatti “non manifestamente insussistenti” consenta ai datori di lavoro di liberarsi di lavoratori sgraditi, correndo il rischio, al massimo, di dover pagare un indennizzo fissato nei suoi limiti massimi, appunto, in 24 mensilità.
Se il dipendente è stato mandato via dall’azienda per motivi disciplinari la decisione spetta al giudice, che può scegliere se imporre il reintegro o la semplice liquidazione di un risarcimento a carico dell’impresa.

Comunicato OO.SS. su rinnovo CCNL TLC

(nota personale: sintesi estrema STESSO LAVORO, ALLORA STESSI DIRITTI E STESSI SOLDI “MINIMI” altrimenti si chiama sfruttamento)
Nella notte di sabato 15 dicembre u.s., dopo una trattativa proseguita ininterrottamente per quasi 40 ore, le Segreterie Nazionali, unitamente alla delegazione trattante presente al confronto,  hanno dovuto prendere atto dell’assoluta indisponibilità delle controparti a definire un accordo per il rinnovo del contratto scaduto da 12 mesi.
Dopo una prima fase del confronto incentratasi sulle richieste d’incrementi di flessibilità e di contenimento dei costi avanzate dalle controparti datoriali, richieste che la delegazione sindacale ha analizzato nel merito respingendo alcuni punti irricevibili e negoziando sugli altri temi condizioni che potessero offrire possibilità d’incremento di orari (e quindi di salari) al personale operante nei customer, al momento di negoziare il tema delle clausole sociali ha visto riemergere il forte ostracismo di parte delle imprese e l’impossibilità a proseguire il confronto.
Tutto ciò nonostante l’invito rivolto dalla Commissione di Garanzia alle controparti datoriali a negoziare clausole sociali a tutela dell’occupazione nell’interesse generale del Paese.
Appare evidente il paradosso per cui, mentre le imprese si sentono legittimate a chiedere elementi di flessibilità e riduzione dei costi, al momento di impegnarsi con una norma che indichi, in caso di appalto di attività, come criterio vincolante per la scelta dell’impresa il contratto delle  telecomunicazioni, ci si trova di fronte ad imprese che invocano “la libertà d’impresa” per giustificare che vogliono avere mano libera sul futuro.
Così ne emergerebbe una condizione per cui i committenti si troverebbero a beneficiare delle novità introdotte mentre ci sarebbe la più totale deresponsabilizzazione rispetto a garantire quanto da loro stessi negoziato.
Il metodo utilizzato per respingere le richieste del sindacato appare ancora più spiacevole. Infatti, ci si nasconde dietro frasi incomprensibili che mettono in sequenza parole senza far assumere impegni precisi se non generici richiami all’eticità delle imprese coinvolte.

La replica della delegazione trattante è stata netta e precisa. L’unico codice etico da applicare è il contratto di lavoro. Questo rappresenta un vincolo per i lavoratori e le loro rappresentanze e stupisce apprendere che per le imprese non assume lo stesso valore.
Per quanto attiene la parte economica, infine, pur non essendoci state le condizioni per approfondire la materia, le imprese hanno ripetutamente ricordato la pesante crisi che investe il nostro Paese che crea l’assoluta impossibilità di riconoscere un adeguamento economico in grado  di garantire il recupero del potere di acquisto delle retribuzioni.
La rottura del confronto avrà un impatto molto negativo per l’assetto relazionale del settore. Infatti, il sindacato promuoverà azienda per azienda iniziative finalizzate a modificare  l’impostazione sino a ora adottata.
Si tratta ora di attrezzare la vertenza per dare una risposta dura alle anacronistiche posizioni assunte dalle controparti al tavolo.
In particolare, le Segreterie Nazionali hanno individuato le seguenti linee di azione:
· Richiesta di spostare il confronto in sede di Ministero del Lavoro;
· Assemblee, entro il mese di gennaio, su tutti i luoghi di lavoro per informare i lavoratori e predisporre le future iniziative di lotta;
· Avvio delle procedure per la proclamazione del blocco delle prestazioni accessorie, straordinarie e della reperibilità non appena trascorso il periodo di franchigia imposto dalle leggi vigenti;
· Convocazione, nel mese di febbraio, di un attivo nazionale dei delegati per proclamare lo sciopero generale della categoria e definire le iniziative pubbliche a sostegno della vertenza.
Nel frattempo, ogni confronto aziendale, ad eccezione di quelli derivati dall’apertura di procedure di mobilità, teso a riorganizzare le aziende, firmare accordi formativi, definire nuove articolazioni degli orari dovrà essere sospeso sino al rinnovo del contratto.
A livello territoriale andranno avviate tutte le iniziative di volantinaggio, presidio, manifestazione nei confronti di ogni iniziativa pubblica che coinvolga le aziende del
settore.
Le richieste avanzate dai lavoratori sono giuste, socialmente responsabili ed economicamente compatibili, chi si è preso la responsabilità di respingerle dovrà assumersene tutte le responsabilità davanti ai lavoratori del settore e alle istituzioni.
C’è chi crede che questo Paese abbia un futuro e chi opera per affossare ogni speranza. Facciamo in modo che questi non vincano.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

Wind e CCNL: svolta ?

Lunedì 24 e martedì 25 due grossi ed importanti impegni sindacali e quindi che interessano noi lavoratori.
Nella mattinata di Lunedì una delegazione di RSU (Petrucci e Balzamo per la SLC-CGIL Campania-Basilicata) insieme alle Segreterie Nazionali SLC-FISTEL-UILCOM andrà al Ministero dello Sviluppo Economico per un importante incontro con l’azienda Wind in merito all’esternalizzazione di 1600 lavoratori.
Come sempre ci siamo detti, siamo contrari a questa esternalizzazione non solo per l’impatto che avrà sui 1600 (network) ma perché sarebbe la fine dell’azienda Wind, dando il via anche allo smembramento di altri settori. Continuiamo a lavorare per restare tutti dentro, anche con eventuali sacrifici economici “sopportabili”. E’ ciò che ci siamo sempre detti, in assemblea o vis-à-vis.
Nel pomeriggio è probabile che inizi il confronto nel merito tra le parti.

Sempre nel pomeriggio di lunedì 24 inizia il confronto e dunque la ripresa della trattativa sul CCNL (il contratto nazionale del settore TLC che riguarda tutte le aziende TLC) ed è già previsto che il confronto duri anche martedì 25 settembre.

Il senso di responsabilità, di equilibrio nonché di solidarietà (che poi significa anche tutelare se stessi)spero che possa guidare ognuno di noi in queste fasi che saranno certamente concitate e delicate.

Come sempre, resto a disposizione per chiarimenti o delucidazioni.

Contratto TLC: è rottura

Riporto il comunicato del Comitato di Settore dopo la riunione del 22-6-2012 e che ha confermato le profonde divisioni tra le controparti.

E’ necessario che ora i lavoratori facciano sentire la propria voce, che difendano i propri diritti e che facciano capire alle controparti che non è delocalizzando o esternalizzando o, peggio, impoverendo i lavoratori economicamente o dal punto di vista delle tutele che miglioreranno la propria condizione di azienda, anzi.
Ed il Governo deve fare la sua parte, non difendendo se stesso (questo è un governo che spalleggia i più forti, composto da cosiddetti tecnici che appartengono al mondo imprenditoriale e datoriale) ma i cittadini, i lavoratori.

Documento Conclusivo
Comitato di Settore Unitario delle Telecomunicazioni

Il giorno 22 giugno 2012 si è riunito il Comitato di Settore unitario delle Telecomunicazioni di Slc Cgil, Fistel Cisl e  Uilcom Uil per analizzare lo stato della trattativa per il rinnovo del contratto di settore scaduto lo scorso 31 dicembre 2011.

Il Comitato di Settore approva la relazione introduttiva e le conclusioni assumendo i contributi emersi durante il dibattito.

In particolare, il Comitato di Settore esprime forte preoccupazione per lo scenario determinatosi e ribadisce la necessità di realizzare una svolta nel negoziato per raggiungere, in tempi brevi, il rinnovo del contratto.
Va respinta l’idea di produrre una rottura dell’assetto contrattuale, nell’idea che relegare il settore dei Customer in un contratto più povero possa consentire risparmi economici alle aziende committenti. Tale visione, miope e anacronistica finalizzata a “balcanizzare” il settore dei customer, va respinta con forza rilanciando il valore del contratto unico quale strumento di regolazione dei processi produttivi ed elemento anti dumping nella competizione commerciale.

E’ evidente, infatti, che la definizione di due contratti determinerebbe le condizioni per produrre forti processi di disgregazione delle imprese di telecomunicazioni nella ricerca spasmodica del contenimento dei costi.
Appare incomprensibile, a sei mesi dalla scadenza, che non si sia ancora definito l’accordo di rinnovo, lasciando decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori senza il doveroso recupero del potere di acquisto delle retribuzioni in un momento in cui la crisi economica richiederebbe nuovo slancio ai consumi interni.
Il Comitato di Settore impegna le Segreterie Nazionali e la delegazione trattante a realizzare un accordo di rinnovo basato sui contenuti della piattaforma e che comprenda, ineludibilmente, i seguenti aspetti principali:

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Wind: Comunicato sindacale SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

SIAMO TORNATI INDIETRO NEL TEMPO SIA NELLA GESTIONE DEL CUSTOMER CARE MOBILE CHE NELLE RELAZIONI SINDACALI

 In data 17 aprile 2012, l’azienda Wind annunciava la nuova disposizione organizzativa 3/12 relativa, tra l’altro, al Customer Care Management.

Successivamente in data 17 maggio 2012, presso la sede Wind di Pozzuoli, si è svolto un incontro sindacale tra il responsabile del Customer Care Management, Human Resource South e le RSU Wind Campania.

Oggetto di questo incontro, unitamente alla presentazione del nuovo responsabile, è stato la presentazione sommaria di una nuova riorganizzazione delle attività di lavoro che ha destatato enormi perplessità, non solo nel merito tecnico-organizzativo, ma anche nella presenza di numerose funzioni di responsabilità corredate da tanta confusione.

Su questo incontro, le RSU, pur apprezzando le finalità che questa riorganizzazione voleva porre in essere, hanno fin da subito ritenuto questo progetto molto confuso, fumoso e con tante lacune che certamente avrebbero generato problematiche alle lavoratrici ed ai lavoratori, con uno staff molto articolato, verticale e verticistico, dunque poco snello.

Questa riorganizzazione prevede, tra l’altro, la chiusura del gruppo di lavoro CRM e la suddivisione delle risorse del gruppo stesso tra la Frontline ed il gruppo Claims.

Ad una nostra richiesta di approfondimento sui carichi di lavoro, non ci è stata fornita alcuna risposta.

Successivamente, le RSU invitavano l’azienda Wind a riconvocare un tavolo specifico per confrontarsi nel merito delle tematiche esposte di cui sopra.

Infatti, il 6 giugno 2012 le RSU venivano convocate dall’azienda ed oltre alle problematiche citate, ribadivano che da 5 anni ad oggi tutte le riorganizzazioni sono state sempre condivise con le organizzazioni sindacali, nel rispetto dei reciproci ruoli.

Le organizzazioni sindacali si sono sempre mosse con l’obiettivo di assicurare stabilità occupazionale oltre ad una migliore qualità del lavoro, unitamente ad una specializzazione del sito di Pozzuoli chiedendo pertanto all’azienda una proroga temporale per meglio analizzare e risolvere le perplessità ed i dubbi emersi ed a far slittare qualsiasi spostamento organizzativo, con lo scopo di giungere ad un accordo formale tra le parti a garanzia delle stesse.

Contrariamente a quanto richiesto dalle organizzazioni sindacali, l’azienda Wind ha iniziato il processo di riorganizzazione unilateralmente.

Pertanto, a fronte di quanto esposto, le RSU SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL della Campania evidenziano che quest’atto unilaterale sta compromettendo le relazioni sindacali e chiedono un’immediata sospensione della riorganizzazione del Customer Care Mobile e la pianificazione di un nuovo incontro chiarificatore nel più breve tempo possibile, invitando l’azienda a presentarci una concreta ed efficiente riorganizzazione del settore.

Auspichiamo che tutti gli attori principali di questo scenario si assumano la responsabilità del proprio ruolo altrimenti ci riserviamo di mettere in atto tutti gli strumenti sindacali e legislativi atti a garantire la tutela dei lavoratori tutti.

Pozzuoli, 15-06-2012                                                                                                    RSU WIND Campania

Sulla riforma del lavoro

SLC – CGIL Sindacato Lavoratori Comunicazione
FISTel – CISL Federazione Informazione Spettacolo e Telecomunicazioni
UILCOM – UIL Unione Italiana Lavoratori della Comunicazione

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DOCUMENTO UNITARIO
su Riforma Mercato del Lavoro

La riforma messa a punto dal governo, di cui esiste traccia attraverso un documento, riduce i periodi previsti di mobilità, da tre anni ad uno in generale e da quattro ad uno per i lavoratori più anziani nel Mezzogiorno, promettendo, soprattutto in tempo di crisi, un aggravamento sensibile della condizione sociale per centinaia di migliaia di lavoratrici e di lavoratori; modifica strutturalmente quel modello misto di protezione sociale che permetteva l’accesso alla pensione attraverso lo strumento della mobilità; cancella, di fronte al giudice, la possibilità di reintegro dei lavoratori soggetti a licenziamenti economici.
Sono misure pesanti che colpiscono a vario titolo lavoratori ed imprese che determineranno un oggettivo innalzamento del conflitto in azienda in un momento in cui sarebbe necessaria invece una strategia comune in grado di contenere gli effetti della crisi.
Il governo ha deciso di andare avanti senza ricercare la mediazione e l’accordo con il sindacato svelando una posizione sostanzialmente di pregiudiziale contrasto con le OO.SS.
In questi giorni si è registrata una legittima preoccupazione tra i lavoratori di cui le RSU e le strutture unitarie territoriali si sono fatte carico, anche con iniziative per modificare le norme.

SLC/CGIL, FISTEL/CISL e UILCOM/UIL si impegnano, in rapporto con le Segreterie confederali, a sviluppare l’iniziativa unitaria nazionale per aumentare la pressione sul Parlamento e sullo stesso Governo al fine di cambiare gli aspetti più odiosi della manovra.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL
Roma, 29 Marzo 2012