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Riflessioni di Azzola (SLC-CGIL) dopo il CDA Telecom del 7-11-2013

Vi riporto questo stralcio  (del quale ho arbitrariamente sottolineato alcune parti) della lettera del Segretario Nazionale SLC-CGIL Michele Azzola al Presidente Letta su TELECOM.
Lo faccio perché “interessarsi” di Telecom è importante non solo perché siamo tutti lavoratori ed anche dello stesso settore, ma impatta anche su Wind, essendo l’azienda che di fatto ha un grosso bacino di utenza, moltissimi lavoratori e certe “sue scelte” incidono pesantemente su tutto il settore, come ad esempio la  vendita di alcuni asset (le torri BTS), il mancato (per ora) scorporo della rete, ecc.

Telecom: Azzola (Slc Cgil) a Letta, Telecom non è affare personale
“Le decisioni di cedere asset strategici all’estero, di non distribuire i dividendi sulle azioni ordinarie e di emettere un convertendo da 1,3 miliardi di euro sono tra loro collegate e non sono nell’interesse dell’azienda, dei piccoli azionisti nè del Paese. Però gli interessi delle banche vengono comunque sempre tutelati” dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.

Il rilancio di una società che ha circa 28 miliardi di indebitamento non può passare infatti attraverso dismissioni di asset che producono risultati finanziari positivi ed un risibile aumento di capitale travestito (il convertendo) finalizzato esclusivamente a proteggere la quota di dividendo delle banche (la cedola per tre anni del 6,125%) che lo hanno sottoscritto.

La riduzione dimensionale di una società non potrà infatti che avere inevitabilmente ripercussioni negative sull’occupazione e sul reddito nazionale in cambio di un marginale aumento della profittabilità nel breve termine funzionale tra l’altro a pagare la cedola (ossia un dividendo per pochi) del convertendo.

Il piano industriale approvato dal CDA del 7 novembre, conferma tutte le preoccupazioni che il sindacato ha manifestato dopo l’accordo intervenuto tra i soci di Telco che assegna a Telefonica il controllo di fatto della società.
Un piano industriale tutto ispirato a fare “cassa” nell’immediato, ma che, di fatto, creerà le condizioni per cui fra pochi anni l’Ebidta dell’azienda subirà contraccolpi tali da non consentire la sopravvivenza dell’azienda italiana.

Sulla scia di quanto già fatto dai “capitani coraggiosi” si sceglie la finanza “creativa” con la vendita, e il conseguente riaffitto, delle torri e degli immobili perseverando su scelte che hanno defraudato il patrimonio della società lasciandone in eredità canoni di locazione, per il patrimonio venduto, a canoni elevatissimi rispetto le condizioni di mercato.

Inoltre, si sceglie di vendere la controllata Tim Argentina, che realizza un aumento dei profitti del 24% nell’ultimo anno, sapendo che la vendita di Tim Brasil è solamente rinviata al momento in cui il controllo di Telefonica sarà operativo e l’antitrust Brasiliano imporrà la dismissione della stessa in considerazione che Telefonica è già presente su quel mercato con il primo operatore.
Infine, vista l’assoluta indisponibilità di Telefonica a varare un aumento di capitale, che resta l’unica soluzione plausibile per il rilancio degli investimenti necessari al Paese, si aumenta l’indebitamento aziendale con un bond convertibile che, in considerazione del rating di Telecom, sarà collocato a tassi di interesse elevatissimi garantendo i dividendi a pochi “fortunati” che contribuirà a trasferire risorse dalle casse di Telecom a quelle delle banche che gestiranno l’operazione, continuando a spolpare un’azienda che solo quindici anni fa era il quinto operatore mondiale.
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Ad un anno …

Ad un anno preciso dall’accordo per evitare esternalizzazione della Rete WIND e per essere antesignani di un accordo che non scaricasse sui lavoratori i guai ed i debiti manageriali (di proprietà passate, in particolare), resto convinto, ancora di più, ancora una volta, che quell’accordo (che deve ancora realizzarsi, deve ancora completarsi) sia stato lungimirante.

Abbia tutelato noi dipendenti sebbene ci sia molto costato in termini economici e di migliorie acquisite. Abbiamo evitato che l’azienda divenisse uno spezzatino, dopo la Rete, sicuramente altri settori sarebbero stati ceduti, venduti, esternalizzati.
Indietro non si torna.
L’accordo va realizzato, va reso operativo perché tornare indietro significa perdere tutto, perdere l’azienda e soprattutto il lavoro, non significa ritornare invece alle condizioni passate, perché le condizioni passate erano figlie di un mercato diverso, di un’economia delle TLC e dell’Italia completamente diverse.
Non capirlo e/o non dirlo significa farsi del male, significa prendere in giro le persone.

Ci siamo mossi in anticipo proprio per non arrivare “con acqua alla gola anche se era già giunta al labbro inferiore”.
Proprio per i debiti (specie per gli interessi), proprio perché a partire da Telecom, Vodafone, Ericsson (aziende che hanno 5-6-10 volte il nostro fatturato) l’unica risposta è sempre e solo licenziare i dipendenti, tagliare stipendi (noi abbiamo tagliato le prestazioni accessorie allo stipendio), proprio per assicurare investimenti futuri e soprattutto conservare il nostro posto di lavoro, abbiamo accettato noi tutti di sottoscrivere quell’accordo.
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Aspettativa Wind

In aggiunta a quanto previsto dal CCNL in termini di aspettativa/congedo, in Wind vige anche una specifica aspettativa, stabilita nell’accordo del dicembre 2003.
Ve la sintetizzo, invitandovi a leggere quanto più completamente è scritto nell’allegato documento

Bisogna avere più di 4 anni di anzianità (tranne se sei un tempo indeterminato e devi curare tuo figlio che ha meno di 8 anni)
Si può prendere una sola volta nella vita lavorativa aziendale
Durata minima 1 mese
Durata massima 6 mesi
Non si riceve stipendio ne si maturano ferie, tredicesima (nulla di nulla)

Limitazioni
Max 1% del totale della forza dell’unità produttiva e tenendo conto delle esigenze tecnico-organizzative con priorità all’assistenza figli, motivi di studio, anzianità di servizio ed, a parità, alla presentazione della domandaStralcio Accordo 6-12-2003

Wind: incontro su ferie/ROL del 29-5-2013

Nel riportare la nota a firma delle RSU Wind Campania-Basilicata, un mio personale commento.
Le ferie, i ROL, i riposi ed i permessi vari vanno goduti. Esistono, vero, alcune limitazioni legate alle esigenze produttive, ma resta il concetto fondamentale che i lavoratori se li debbano godere con l’azienda che deve favorire in ogni modo tale godimento.
Sebbene non si possa sempre accontentarsi del male minore, è pur vero che ogni azione sindacale, politica deve commisurarsi con la realtà senza mai distogliere lo sguardo dal futuro, dalla visione di come la società dovrebbe evolvere, dovrebbe dirigersi.
Ci sono lavoratori non più tali, soprusi, violazione di leggi e norme e dover ribadire ai lavoratori di usufruire delle ferie e dei ROL (riposarsi, stare a casa senza alcuna decurtazione economica) mi sembra un ossimoro.
Ne scrivo al plurale, perchè l’accordo stilato in Wind al 10-10-2012, un accordo sofferto, controverso, che ci è costato soldi ed anche qualche diritto acquisito in cambio di mancata esternalizzazione dei lavoratori della rete (ma anche degli altri, una volta che si avviava lo spezzatino) si sta rivelando un ottimo accordo alla luce (mi spiace dirlo) di quelli sottoscritti in altre grandi aziende TLC italiane.
E ridurre il numero di ferie e ROL che pesano sul bilancio era uno degli obiettivi che ci si poneva.
L’azienda ha dichiarato che l’accordo è stata una scommessa sul futuro, da parte dell’azienda e del sindacato, un patto per lo sviluppo. Non c’è dunque carenza di lavoro, ma bisogna gestire una difficoltà.
La spettanza annua media è di 20,7 ferie a cui si aggiunge 1,5 di residuo medio
La spettanza annua media è sui 13,5 a cui si aggiungono 11,5 di residuo medio.
A cui poi si aggiungono le monetizzazioni.
Quasi 1700 persone avevano residui rol 2010 e 2011. Ad oggi al massimo che hanno 0,5 di rol è pari a 190 persone.
La programmazione delle ferie, 3 settimane nel periodo giugno-ottobre, ha funzionato, c’è una buona fruizione di ferie.
Per il 2013, si prevede che il 20% chiuderebbe con residuo tra i 5-10 giorni e più del 70-75% che chiuderebbero l’anno con più di 10 giorni. Il 40% del 70% chiuderebbe con più di 13 giorni di ROL.
La concentrazione più alta è in Technology
(ed aggiungo personalmente, che è normale visto che l’alto numero di ROL vecchi era in questo settore e che insieme ai riposi compensativi, agli interventi tecnici da fare e la formazione, complica l’utilizzare i ROL)

Comunque il confronto è proseguito in un clima sereno anche perchè l’azienda ha evitato di adottare soluzioni unilaterali, ribadendo la volontà di un confronto.

******* LA NOTA DELLE RSU WIND CAMPANE *******
L’azienda ha illustrato l’andamento dell’accordo di ottobre con riferimento allo Continua a leggere

Wind Retail: premio di risultato OK

Il giorno 24 aprile si sono incontrati la società Wind Retail e le Segreterie Nazionali di
SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL per la consuntivazione del PDR del 2012.
L’azienda ha comunicato che è stato raggiunto il 102,83% dell’obiettivo previsto.
Particolarmente positivo è stato il risultato del Parametro di Performance aziendale
che segna un 15% in più rispetto al target stabilito.
Alla luce di questi risultati il PDR pagherà quindi le seguenti somme:
Q € 1285
7 € 1131
6 € 1028
5 € 861
4 € 771
3 € 710
2 € 625
Nell’esprimere soddisfazione sul funzionamento del meccanismo del Premio, le
OO.SS. hanno chiesto di calendarizzare per il prossimo 22 maggio un incontro
sull’andamento complessivo di Wind Retail e sulle problematiche specifiche delle
varie realtà aziendali.
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

Elezioni RSU Wind Campania: grazie

Provo a ringraziare di persona tutte/i voi che con il voto ma anche semplicemente con l’apprezzamento avete riposto fiducia nella SLC-CGIL ed anche in me nelle elezioni RSU Wind Campania-Basilicata, ma l’impresa è ardua 🙂

Come mio solito avevo scritto in maniera prolissa, ma poi ho pensato che tutto quanto possa io dirvi, oltre al ringraziamento (che non è doveroso, ma semplicemente ed umanamente sentito), è che proseguirò, con la SLC-CGIL,  a continuare le nostre battaglie, le nostre idee di un sindacato che rappresenti e tuteli i lavoratori, facendolo quotidianamente, col confronto, con la consapevolezza che uniti possiamo  migliorare le nostre condizioni lavorative, professionali.

Ho avuto un’affermazione elettorale che va ben oltre le aspettative e, con umiltà ma anche con consapevolezza, questo mi ha riempito di gioia, sebbene tutto ciò significa che le lavoratrici ed i lavoratori ripongono nella SLC-CGIL ed in me, maggiori aspettative, maggiore abnegazione, più impegno, ancora più ascolto e partecipazione alle problematiche lavorative.

Io ci sono e ci sarò, questo è l’impegno che continuerò ad assumermi.

Grazie ancora, spero di meritare la fiducia che direttamente col voto mi avete conferito; grazie anche a coloro che pur non  votandomi hanno espresso un parere favorevole alla mia persona; grazie a coloro che hanno sostenuto e lavorato per il sindacato in questi anni, a qualsiasi titolo o situazione ed a coloro che da oggi in poi vogliono continuare a fare sindacato, ad impegnarsi per la collettività dei lavoratori, per chi è in difficoltà, per chi è ai margini, per un mondo più equo, giusto e solidale.

Il verbale di Commissione è qui

Cosa sta avvenendo in Vodafone

Le vicissitudini di Vodafone riguardano anche noi, come lavoratori, come lavoratori TLC ed in particolare come lavoratori Wind e Telecom.

Non solo dunque la conoscenza diretta delle persone impattate, ma anche la necessità di capire se in questo marasma che sta avvenendo in tutta la società italiana ed in particolare nelle TLC, sia affrontabile col metodo brutale e diciamo pure classico (esternalizzo, licenzio, esuberi, mobilità, ecc) oppure in concerto con i sindacati, quindi trovando soluzioni che contemperino riduzioni di costi, aumento degli investimenti in cambio di stabilità dell’occupazione.


L’azienda registra una scarsa sindacalizzazione, a differenza con quella Wind (dove in  Campania la sindacalizzazione è superiore ai 2/3 della popolazione)

Ma cosa sta succedendo ?

  • Vodafone ha già esternalizzato Call Center (950 in Comdata) e tecnici Rete (335 in ENSI/Ericcson)
  • Vodafone è quella che ha licenziato usando la Legge Fornero sull’art.18, è quella che si è opposta ai 33 reintegrati da Condata dopo aver perso la causa e per ripicca ne ha cacciati altrettanti.

Il giorno 6 marzo 2013 l’azienda ha annunciato di aver predisposto un piano di riorganizzazione, ovvero:

  •  Riduzione dell’organico di 700 unità;
  •  Taglio del costo del lavoro complessivo pari a 80 milioni di euro.

L’azienda ha avviato la procedura di licenziamento collettivo con la legge 223/91 per 700 lavoratori in tutta Italia su un totale di circa 7000 dipendenti

Clicca qui per l’elenco degli esuberi in base alle sedi ed al gruppo di lavoro.
Sul territorio della  Campania il taglio previsto dall’azienda colpirebbe 84 lavoratori su un totale di circa 750. Di questi 84 ben 78 dipendenti lavorano sulla sede di Pozzuoli presso l’ex comprensorio Olivetti

Non è accettabile che una società come Vodafone che non verte in uno stato di crisi, che non ha i conti i rosso e non presenta buchi di bilancio, possa pensare di fronteggiare un abbassamento dei ricavi con misure così drastiche.
Qui significa scaricare sui lavoratori i minori guadagni per l’azienda, continuano a trattarci come pezze, come numeri ma come lavoratori, come classe dei lavoratori, non dobbiamo permetterlo

Non è accettabile che da un lato l’azienda pensi di intervenire nella riduzione del perimetro occupazionale e allo stesso tempo continui a delocalizzare all’estero molte delle sue attività principali, dal servizio clienti alla gestione della rete.

Radio mercato parla anche di acquisizioni, dopo aver assorbito TeleTu … certo che queste informazioni lasciano basiti.
A questa vicenda, poi, si aggiunge quella di Almaviva Catania che lavora per la Vodafone , con a rischio 650 lavoratori

Esprimere solidarietà è importante, ma ancora più importante è attivarci con i colleghi Vodafone per creare un fronte comune, che superi le divisioni aziendali, perché qui è in ballo il futuro di noi lavoratori, dei nostri diritti, del nostro futuro.

Dov’è la politica ? O meglio dov’è la politica che gestisce l’economia, che tuteli chi lavora ?

Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.

(Che Guevara (Ernesto Che Guevara de la Serna)

(ringraziando Max Iannone e Maurizio Barretta per le informazioni)

L'azienda WIND muta

I dati economici di Wind nel 2012 sono in chiaroscuro, con relativi buoni risultati ma che registrano anche dati negativi. Il mercato è complicato, il settore soffre di mancanza di investimenti nonchè di regole certe.

Alcuni brevi dati per capire che il fatturato 2012 scende del 2,6%, che l’EBITDA 2012 cala del 2,7%. L’ARPU del mobile cresce e quello del fisso cala.

Vorrei riflettere su altri aspetti.
In un settore TLC dove Vodafone licenzia, come comunicato in una riunione con i sindacati del 6-3-2013,  ben 700 persone  a cui si aggiungono gli esternalizzati di Rete ed, ancora più in passato, del CC (in Comdata), Telecom prepara altri 5500 esuberi, Almaviva con centinaia di esuberi, ecc ecc il nostro accordo di ottobre 2012  continua ad essere un punto di riferimento. In molti, tra dipendenti ed RSU Vodafone, auspicano un accordo stile Wind.

Sia chiaro …. L’accordo di ottobre 2012 è costato e costa soldi, sacrifici e meno potere di acquisto per le lavoratrici ed i lavoratori, ma è servito per darci garanzie e tutele  occupazionali, serve per fare investimenti per crescere. Esserci mossi in anticipo con lo scopo di difendere il lavoro e quindi i lavoratori ci consente di affrontare questo difficile 2013 preparandoci adeguatamente ai cambiamenti.

Come riportato nel link sui risultati aziendali e nel Bilancio Wind 2012, i risparmi di costi operativi determinati dall’accordo ammontano a 40-45 milioni così come essere ricorsi ad un unico fornitore in luogo dei tanti fornitori, ha consentito un risparmio di altri 40 milioni nel 2013.

Aver sottoscritto (col voto dei lavoratori) un accordo che per certi versi è un passo indietro rispetto al passato, ma che ci consente di mantenere il lavoro nonché il salario (sono state ridotte le prestazioni accessorie, ma il fondoschiena brucia lo stesso) e fare investimenti, significa scommettere sul futuro, su noi stessi e che le analisi fatte ed a voi descritte in passato (declino dei conti Wind causa crisi mercato), sono purtroppo veritiere.

L’azienda sta mutando. Il settore commerciale si riorganizza, sostando anche professionalità qualificate ad altre mansioni, chiudendo canali di vendita non per mancanza di risultati ma per ridurre i costi e per cambio di strategia.
Anche il customer si riorganizza, per ridurre costi, efficientando i processi, con l’obiettivo di internalizzare attività, provando a superare la divisione mobile-fisso, ecc.
Anche la BU Corporate ha difficoltà, dove ci sono tantissimi clienti che “non generano soldi”, dove poco più di 300 clienti/aziende generano la quasi totalità delle entrate economiche e con spese per cliente che superano le entrate per cliente.
Un esempio recente è la soppressione L del CD&A che si occupava della gestione clientela Corporate (Provisioning ed Assurance) le cui funzionalità sono state accorpate in strutture organizzative già presenti.

Questi cambiamenti generano apprensione, tensione ma sono il sintomo che questo accordo si sposta dalla carta alla pratica, che pure gli ottimi risultati conseguiti in questi anni grazie al nostro lavoro, non ci consentono di rilassarci e godercene i frutti viste le condizioni economiche italiane.

E’ necessario tutelare i nostri diritti, dal diritto al lavoro a quelli legislativi e contrattuali; è fondamentale che questo accordo diventi pratica non per servilismo aziendale, ma perché se i sacrifici economici, professionali e produttivi che stiamo già facendo  non si dovessero concretizzare in un miglioramento dei conti economici aziendali, correremo il rischio “di perdere sia Filippo che il panaro”.

—- Andamento del DEBITOo ——
Debito aziendale 2011 = 9346 milioni di euro
Debito aziendale 2012 = 9151 milioni di euro

—- EBITDA ——
EBITDA 2010 = 2130  milioni di euro
EBITDA 2011 = 2120  milioni di euro
EBITDA 2012 = 2063  milioni di euro
(il valore del 2013 sarà importante per conseguire il Premio di Risultato)

—- Gli ultimi risultati di Esercizio ——
Risultato esercizio di gruppo 2008 = 385 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2009 = 308 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2010 = 252 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2011 = 154 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2012 = 124 milioni di euro

Wind sta mutando (risultati economici e non solo)

I dati economici di Wind nel 2012 sono in chiaroscuro, con relativi buoni risultati ma che registrano anche dati negativi.
Il mercato è complicato, il settore soffre di mancanza di investimenti nonchè di regole certe.
Alcuni brevi dati per capire che il fatturato 2012 scende del 2,6%, che l’EBITDA (fondamentale per il calcolo del nostro prossimo Premio di Risultato) cala del 2,7%. L’ARPU del mobile cresce e quello del fisso cala.

Vorrei riflettere con voi su altri aspetti.

In un settore TLC dove Vodafone licenzia, come comunicato in una riunione con i sindacati del 6-3-2013,  ben 700 persone  a cui si aggiungono gli esternalizzati di Rete ed, ancora più in passato, del CC (in Comdata), Telecom prepara altri 5500 esuberi, Almaviva con centinaia di esuberi, ecc ecc il nostro accordo di ottobre 2012  continua ad essere un punto di riferimento. In molti, tra dipendenti ed RSU Vodafone, auspicano un accordo stile Wind.

 Sia chiaro …. L’accordo di ottobre 2012 è costato e costa soldi, sacrifici e meno potere di acquisto per le lavoratrici ed i lavoratori, ma è servito per darci garanzie e tutele  occupazionali, serve per fare investimenti per crescere. Esserci mossi in anticipo con lo scopo di difendere il lavoro e quindi i lavoratori ci consente di affrontare questo difficile 2013 preparandoci adeguatamente ai cambiamenti.

I risparmi di costi operativi determinati dall’accordo ammontano a 40-45 milioni così come essere ricorsi ad un unico fornitore in luogo dei tanti fornitori, ha consentito un risparmio di altri 40 milioni nel 2013.
Aver sottoscritto (col voto dei lavoratori) un accordo che per certi versi è un passo indietro rispetto al passato, ma che ci consente di mantenere il lavoro nonché il salario (sono state ridotte le prestazioni accessorie, ma il fondoschiena brucia lo stesso) e fare investimenti, significa scommettere sul futuro, su noi stessi e che le analisi fatte ed a voi descritte in passato (declino dei conti Wind causa crisi mercato), sono purtroppo veritiere.

L’azienda sta mutando. Il settore commerciale si riorganizza, sostando anche professionalità qualificate ad altre mansioni, chiudendo canali di vendita non per mancanza di risultati ma per ridurre i costi e per cambio di strategia.
Anche il customer si riorganizza, per ridurre costi, efficientando i processi, con l’obiettivo di internalizzare attività, provando a superare la divisione mobile-fisso, ecc.
Anche la BU Corporate ha difficoltà, dove ci sono tantissimi clienti che “non generano soldi”, dove poco più di 300 clienti/aziende generano la quasi totalità delle entrate economiche e con spese per cliente che superano le entrate per cliente.

Un esempio recente è la soppressione L del CD&A che si occupava della gestione clientela Corporate (Provisioning ed Assurance) le cui funzionalità sono state accorpate in strutture organizzative già presenti.

Questi cambiamenti generano apprensione, tensione ma sono il sintomo che questo accordo si sposta dalla carta alla pratica, che pure gli ottimi risultati conseguiti in questi anni grazie al nostro lavoro, non ci consentono di rilassarci e godercene i frutti viste le condizioni economiche italiane.

E’ necessario tutelare i nostri diritti, dal diritto al lavoro a quelli legislativi e contrattuali; è fondamentale che questo accordo diventi pratica non per servilismo aziendale, ma perché se i sacrifici economici, professionali e produttivi che stiamo già facendo  non si dovessero concretizzare in un miglioramento dei conti economici aziendali, correremo il rischio “di perdere sia Filippo che il panaro”.

Debito aziendale 2011 = 9346 milioni di euro
Debito aziendale 2012 = 9151 milioni di euro
EBITDA 2010 = 2130  milioni di euro
EBITDA 2011 = 2120  milioni di euro
EBITDA 2012 = 2063  milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2008 = 385 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2009 = 308 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2010 = 252 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2011 = 154 milioni di euro
Risultato esercizio di gruppo 2012 = 124 milioni di euro

Esuberante Telecom

C’è chi licenzia usando la Fornero, chi licenzia e basta, chi risparmia riducendo premi, indennità, trasferte, pagamento rol ma restando “tutti dentro” e chi fa esuberi come Telecom.
Non c’è una via d’uscita univoca  da questa crisi economica che è divenuta anche sociale, ma prima di tutto umana.

Sembra che Telecom, alle prese con un bilancio troppo in rosso, punti all’ennesima riorganizzazione.
In un piano presentato ai sindacato l’azienda vuole internalizzare attività e recuperare efficienze nelle varie strutture.

Leggendo sul web, per il biennio 2013-2014, l’azienda “vorrebbe proseguire nella difficile gestione dell’occupazione con il sindacato, in continuità con l’accordo del 4 agosto 2010”. Accordo che ha portato, nel triennio 2010-2012 a 3608 mobilità volontarie e a un numero quasi eguale (3.500 persone) di riqualificazioni e reimpieghi professionali.
Secondo l’azienda, nel prossimo biennio le eccedenze sono pari a 2.750 unità l’anno (5.500 nel totale) e l’idea sarebbe quella di gestirle, “visto che la riforma Fornero, con l’innalzamento dell’età pensionabile, ha in sostanza annullato la base esodabile” attraverso più strumenti: la mobilità volontaria per i circa 250 lavoratori che potrebbero avere i requisiti per il raggiungimento della pensione, o volontari che aderiscono anche in assenza degli stessi; un accordo per l’uscita obbligatoria degli aventi diritto a pensione; contratti di solidarietà”.

Uno dei nodi della futura trattativa è quello dei Caring services cioè i call center che Telecom vorrebbe farne una società a parte, per riorganizzarla e recuperare efficienza. L’altro nodo è quello dell’Open Access, i tecnici che lavorano sul campo, oggi al 50 per cento dipendenti diretti e per l’altro 50 per cento dipendenti di aziende che lavorano per Telecom. In questo settore, l’azienda pensa invece a portare all’interno tutto il servizio, per saturare i circa 1.000 esuberi stimati in ambito Open Access

I sindacati affermano che è necessario, in un contesto di criticità occupazionale, un accordo quadro di tutela del lavoro e del perimetro di gruppo che contenga anche certezza su quali attività e con che tempi si procederà a reinternalizzare lavoro per garantire tutti i dipendenti del gruppo Telecom. E’ necessario aprire un confronto serio insieme al coordinamento delle Rsu, senza pregiudiziali della parte aziendale ad ascoltare le soluzioni proposte dal sindacato che possono raggiungere gli stessi obiettivi, con il consenso dei lavoratori” …… e questa parte mi sembra molto simile a quella che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, con tutte le difficoltà, in Wind.